di Cinzia Raineri
linkiesta.it, 13 settembre 2024
Negli ultimi anni è aumentata la tendenza a criminalizzare il disagio giovanile, invece di promuovere il reinserimento sociale dei giovani detenuti. Gli Istituti Penali Minorili (Ipm) appaiono spesso come bombe pronte a esplodere, ma la realtà è più complessa. Negli ultimi anni si è delineata una crescente tendenza a criminalizzare i giovani, concretizzata dal Decreto Caivano. Ma anziché favorire il reinserimento, finisce per stigmatizzare ulteriormente i ragazzi, trattandoli come bersagli di un sistema che, invece di rieducarli, li punisce. Le condizioni di reclusione, il confronto con le proprie colpe e il contesto sociale da cui provengono i giovani detenuti rendono il percorso di reinserimento nella società una sfida difficile. E, a volte, la fuga sembra l’unica via d’uscita.
di Girolamo Monaco*
Avvenire, 13 settembre 2024
Di fronte al disagio delle carceri minorili, le rivolte e le evasioni di questi giorni, io devo scrivere ancora, perché sembra “un tunnel senza fine”. Non si può fare rieducazione o trattamento di giustizia esecutiva, non esiste carcere umanizzato, non si può fare nulla di civile che legalmente riduce la libertà individuale senza avere il coraggio (il coraggioso lavoro di chi scommette nel futuro evolutivo di questa umanità) di attivare una pedagogia della speranza e della possibilità, elaborare cioè una prassi, dettagliata e individualizzata per ogni persona detenuta, del progetto e per il riscatto. Anche (e soprattutto) il carcere deve avere un progetto. E ci vuole speranza oggi per parlare di queste cose.
di Maria Vazzana
Il Giorno, 13 settembre 2024
Il cappellano storico dell’istituto di via dei Calchi Taeggi da sempre in prima linea: “Piccoli gruppi di lavoro per fare dell’istituto un centro con funzioni educative”. Tra i cambiamenti la creazione di una squadra per la “gestione condivisa”. Rivolte, incendi, evasioni. Una sequenza che è diventata tristemente routine al carcere minorile Beccaria, dove la pace si è ridotta a una parentesi tra un’emergenza e l’altra. “Sarebbe da sciocchi continuare ad assistere a questi avvenimenti senza cambiare nulla” riflette don Gino Rigoldi, 84 anni, il cappellano storico dell’istituto penitenziario di via Calchi Taeggi, da oltre mezzo secolo impegnato con i giovani detenuti. E non sono solo parole, le sue. “Perché il cambiamento è già in atto. Nel progetto che tutti insieme stiamo mettendo in campo si prevede la creazione di piccoli gruppi, da 10 ragazzi al massimo, che avranno sempre gli stessi adulti di riferimento”.
di Ermes Antonucci
Il Foglio, 13 settembre 2024
Il provvedimento in esame alla Camera introduce in un colpo solo 24 tra nuovi reati, aggravanti e inasprimenti di pene. neanche stessimo vivendo un’emergenza nazionale. Creare nuovi reati non costa niente e ha molta resa sul piano della propaganda. Pena, carcere, manette. Il ddl Sicurezza, tanto caro alla destra securitaria e in esame alla Camera in questi giorni, segna il trionfo del populismo penale. Leggendo con attenzione il testo del provvedimento si scopre che questo introduce 24 tra nuovi reati, aggravanti e inasprimenti di pene. Ventiquattro, in un colpo solo. Neanche stessimo vivendo una situazione di emergenza nazionale. Altro che panpenalismo. In fondo la premier Meloni lo aveva annunciato, intervistata una settimana fa su Rete 4: “La sicurezza sarà la mia priorità nei prossimi mesi”. Tanto non costa nulla. Basta inserire un breve inciso in qualche articolo del codice penale e il gioco è fatto. Il prodotto viene realizzato, a gratis, e può essere venduto all’opinione pubblica.
di Luca Liverani
Avvenire, 13 settembre 2024
Niente più rinvio di pena per le donne in gravidanza o con figli di meno di un anno. L’eventuale differimento della carcerazione - quando il ddl sarà approvato definitivamente anche al Senato - sarà esaminato caso per caso dai giudici. È successo ieri alla Camera, nel corso delle votazioni sul “ddl sicurezza”. L’aula ha approvato l’articolo 15 che rende facoltativo - e non più obbligatorio - il rinvio della pena per le neo-madri detenute. Forza Italia, che inizialmente si era detta contraria, stavolta invece ha votato con Fdi e Lega. Cambio di opinione degli azzurri anche sullo Ius scholae, su cui quest’estate Fi aveva assunto una posizione diversa dal centrodestra. Nel ddl giro di vite anche sulla coltivazione di cannabis light, manifestazioni contro le opere pubbliche, occupazioni abusive di case.
di Valentina Stella
Il Dubbio, 13 settembre 2024
Opposizioni sulle barricate, il Pd accusa FI: “Siete ricattati dagli alleati”. L’azzurro Pittalis: “Ridicolo”. È ripreso ieri mattina nell’aula della Camera l’esame del ddl sicurezza. Le votazioni sono ripartite dagli emendamenti all’articolo 15, che modifica le norme penali sulle detenute madri. L’aula, a scrutinio segreto richiesto da Pd e Avs, ha respinto gli emendamenti soppressivi dell’articolo 15 che avrebbero eliminato l’obbligatorietà del differimento della pena. I voti a favore sono stati 119, i contrari alla soppressione 157. Dunque è passato l’articolo che rende facoltativo e non più obbligatorio il rinvio della pena per le donne in gravidanza e le madri con figli di età inferiore ad un anno.
di Christian Campigli
Il Tempo, 13 settembre 2024
Approvato in Aula con 163 voti a favore e 116 contrari l’art. 15 del Ddl Sicurezza. Pittalis (FI): “Le opposizioni usano il tema per portare un attacco senza senso”. Mistificare la realtà, buttarla in caciara e cercare (senza, per altro, mai riuscirci) di creare zizzania tra i tre partiti che sostengono la maggioranza di centrodestra. E questa l’apocrifa trinità sulla quale si regge l’opposizione progressista. Salda come un castello di stuzzicadenti, pronto a crollare al primo soffio di vento. La polemica odierna si impernia sul ddl Sicurezza e, in particolar modo, sulla norma che cerca di mettere un freno a quelle ladre (in particolar modo le borseggiatrici della metro, spesso giovani donne di origine rom e sinti) che non potevano fino ad oggi essere fermate perché costantemente in stato interessante.
di Antonella Mascali
Il Fatto Quotidiano, 13 settembre 2024
La maggioranza boccia il testo 5S per eliminare l’improcedibilità d’ufficio voluta dalla legge Cartabia. Sicurezza, sicurezza invocano un giorno sì e un giorno pure il partito della premier Giorgia Meloni, FdI, e la Lega. Ma quando c’è da passare ai fatti è tutta un’altra storia. Mercoledì, con il parere contrario del governo, la Camera a maggioranza ha bocciato un emendamento targato M5S che chiedeva il ripristino della procedibilità d’ufficio per il furto aggravato, tra i reati retrocessi a procedibili solo con la querela della persona offesa in seguito alla riforma Cartabia. Chi meglio del governo “ordine e sicurezza” poteva sanare questa ingiustizia per le vittime? E, invece, l’emendamento a firma, tra gli altri, dei deputati Marianna Ricciardi, Federico Cafiero de Raho, Valentina D’Osso e Alfonso Colucci è stato bocciato. Secondo il tam tam a Montecitorio, la bocciatura non è stata per il merito quanto per il fatto che l’ordine di scuderia della maggioranza era di respingere tutto quanto provenisse dall’opposizione.
di Simona Musco
Il Dubbio, 13 settembre 2024
Meno potere alla polizia giudiziaria in fatto di intercettazioni, più responsabilità per il pm. Mira a questo la proposta di legge depositata martedì dal deputato di Forza Italia Tommaso Calderone, che prevede modifiche all’articolo 268 del codice di procedura penale in materia di trascrizione di contenuti di intercettazioni non rilevanti. La proposta, finalizzata “a riportare il procedimento penale nell’alveo degli irrinunciabili principi costituzionali che lo presidiano e lo governano”, prevede un controllo del magistrato titolare delle indagini sulle cosiddette intercettazioni non rilevanti: “La polizia giudiziaria - spiega infatti Calderone al Dubbio - ha potere di vita e di morte, allo stato attuale. Spetta a loro stabilire quali intercettazioni sono rilevanti e quali no, con la conseguenza che queste ultime sfuggono al controllo del pm. Ma quelle intercettazioni possono essere rilevanti per la difesa, che solo dopo ore e ore di ascolti potrà poi individuarle.
di Valentina Stella
Il Dubbio, 13 settembre 2024
Il presidente del Cnf, Francesco Greco, audito in commissione Affari costituzionali alla Camera sulle riforme che sanciscono il “divorzio” fra le due magistrature: “Il Csm non sia più l’organo di autogoverno delle correnti”. “È necessario considerare l’opportunità di avere due concorsi separati per la magistratura requirente e per i giudicanti. Questo rappresenta un punto saliente per realizzare davvero due carriere distinte, garantendo un giusto processo con tre soggetti che siano realmente estranei tra loro: il giudice, il pubblico ministero e l’avvocato.
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