di Paola Cigarini*
adista.it, 18 gennaio 2025
Si è svolta a Modena il 1° gennaio scorso, Giornata mondiale della Pace, la 1° marcia per la pace “Fuori la guerra dalla storia”, per rimarcare l’urgenza della pace fondata sulla giustizia. in Piazza Grande, oltre al sindaco di Modena Massimo Mezzetti e a mons. Erio Castellucci, arcivescovo di ModenaNonantola e vescovo di Carpi, che ha presentato il messaggio di papa Francesco “Rimetti a noi i nostri debiti: concedici la tua pace”, sono intervenuti Claudio Baraldi (Università di Modena e Reggio Emilia, delegato del rettore alla Rete delle Università per la Pace); don Mattia Ferrari (cappellano Mediterranea Saving Humans); Paola Cigarini (Gruppo Carcere&Città - Progetto Peter Pan) e Fausto Gianelli (Associazione Europea Avvocati per la Democrazia e i Diritti umani). Di seguito riportiamo l’intervento di Paola Cigarini.
di Giuseppe Dacquì*
L’Unità, 18 gennaio 2025
L’affaire Sala, conclusosi nel migliore dei modi, offre lo spunto per diverse riflessioni sulle condizioni delle carceri, sul rispetto delle convenzioni internazionali in tema di diritti fondamentali dell’uomo, sulle pene, sulla rieducazione del condannato, sul perdono, sull’amnistia, sulla concezione del diritto penale. Le società moderne pensano a un modello organizzativo della vita sociale improntato sulla tutela dell’ordine politico, sociale ed economico. Alcune di esse tendono a tutelare e conservare l’ordine attraverso norme rigorose, rigide che prevedono sanzioni sempre più elevate in ipotesi di trasgressioni più frequenti e che destano allarme sociale; altre, invece, mirano a una politica criminale meno repressiva.
di Leonardo Fiorentini
L’Unità, 18 gennaio 2025
Un documento Onu che denuncia il rischio violazione delle convenzioni sui diritti umani, civili e politici. Proprio nei giorni in cui la mobilitazione contro il DdL sicurezza si diffonde per il paese con le manifestazioni della rete “A Pieno Regime” nelle maggiori città è spuntata fuori una lettera che è nel cassetto della Presidente Meloni dal 19 dicembre. Si tratta di un documento firmato da ben sei relatori speciali dell’alto Commissariato per i Diritti Umani delle Nazioni Unite che analizza il provvedimento ora in discussione in commissione al Senato, evidenziando le norme in contrasto con le convenzioni internazionali.
di Giuliano Santoro
Il Manifesto, 18 gennaio 2025
Centinaia di persone a Roma e in altre città. Non si ferma la mobilitazione per il diritto al dissenso. Piazza Sant’Andrea della Valle è il dente di asfalto che si incunea verso corso Rinascimento, dove affaccia Palazzo Madama. È qui che si ritrovano in centinaia, con tanto di fiaccole e cartelli, per protestare contro il Ddl sicurezza. L’idea l’ha lanciata Amnesty International e raccolta dalla rete “A Pieno Regime”, organizzazione di scopo, composita e plurale che dopo la grande manifestazione dello scorso 14 dicembre continua a mobilitarsi per fermare il disegno di legge che ormai anche diversi organismi internazionali (Ocse, Consiglio d’Europa e Nazioni unite) considerano al di là delle normali garanzie offerte dai sistemi liberaldemocratici.
di Alice Dominese
Il Domani, 18 gennaio 2025
“I poliziotti chiedono semplicemente delle garanzie di lavoro operative serene, oltre una fruibile e adeguata tutela legale, al pari di quelle che stanno chiedendo i medici nei pronto soccorso e i professori aggrediti in classe” dice il segretario Siap. Il ministero dell’Interno ha di recente fatto circolare dei dati che rilevano un aumento sostanziale delle manifestazioni e dei feriti tra gli agenti di polizia in Italia. Nel 2024 sarebbero state organizzate 12.302 manifestazioni (una media di circa 34 al giorno, in crescita di quasi il 10 per cento rispetto al 2023), con 273 poliziotti feriti.
di Marco Iasevoli
Avvenire, 18 gennaio 2025
Previste mobilitazioni per sensibilizzare l’opinione pubblica che culmineranno con le due giornate dell’inaugurazione dell’anno giudiziario. Non è escluso lo sciopero. Via tutti quando parla il rappresentante del ministro Carlo Nordio. Oppure con cartelli in mano a difesa della Costituzione. O magari presentarsi compatti in toga. Al Comitato direttivo centrale dell’Anm di questa mattina sono in discussione le possibili modalità di protesta dei magistrati contro la riforma costituzionale che prevede la separazione delle carriere tra giudici e pm in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario, venerdì prossimo in Cassazione e il giorno dopo nelle Corti d’appello.
di Giulia Merlo
Il Domani, 18 gennaio 2025
L’Anm medita manifestazioni in vista dell’apertura dell’anno giudiziario. La modifica costituzionale non produrrà effetti concreti sulle persone. Barbara Berlusconi: “È un primo passo ma ha un grande significato”. La strada è ancora lunga perché la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri possa entrare in vigore, ma il primo via libera della Camera ha già enfatizzato l’effetto di contrapposizione tra governo e magistratura in corso da mesi. Da un lato il centrodestra ha esultato, con Forza Italia che ha dedicato il sì al defunto Silvio Berlusconi (la figlia Barbara, al Tg1, ha detto che “è solo un primo passo, ma ha un grande significato simbolico.
di Errico Novi
Il Dubbio, 18 gennaio 2025
Carriere separate, oggi le toghe definiscono il piano: possibili proteste-choc per drammatizzare la riforma. Si dovrebbe partire da Berlusconi. O dalla sua iperbole: le toghe rosse. Che non erano così a sinistra neppure all’epoca in cui il Cav se le trovò tutte contro. Però è vero che giovedì, dopo il sì della Camera al ddl Nordio, è stata la “rossa” Md a chiamare alle armi. La corrente guidata da Stefano Musolino prefigura uno scenario da democrazia sotto assedio: “Alle inaugurazioni dell’anno giudiziario nelle Corti d’appello, i magistrati, con toga indosso e copia della Costituzione alla mano, abbandonino l’aula, in forma composta, nel momento in cui il rappresentante del ministro prenderà la parola”.
di Mario Di Vito
Il Manifesto, 18 gennaio 2025
Nei Paesi che dividono i giudici, il Governo controlla sempre l’esercizio dell’azione penale. Separazione delle carriere e garantismo hanno tra loro lo stesso rapporto che c’è tra due rette parallele nella geometria euclidea: non si incontrano mai. Basta guardare come funzionano i sistemi giudiziari che separano la figura del magistrato requirente da quella del magistrato giudicante per accorgersene. Al di là degli squilli del governo e dei suoi propagandisti - che definiscono la riforma come luminoso esempio di rispetto delle garanzie processuali e un po’ litigano sul copyright: Forza Italia dice che questo era “il sogno di Berlusconi”, Nordio sostiene di parlare del tema nientemeno che dal 1997 -, il risultato più ovvio della svolta che si vorrebbe dare alla giurisdizione italiana consisterà nella trasformazione del pm in un agente di polizia con la laurea in legge in tasca e la toga addosso, perché il suo unico compito sarà quello di individuare, perseguitare e reprimere i cattivi soggetti.
di Valentina Stella
Il Dubbio, 18 gennaio 2025
Approvato in prima lettura il ddl sulla separazione delle carriere. Ne parliamo con Stefano Musolino, Segretario di Magistratura Democratica. La maggioranza parlamentare ha esultato dicendo: “Si realizza il sogno di Silvio Berlusconi”. Lei che ha pensato? Che si realizza il sogno di un uomo ricco e potente che percepiva l’autonomia della magistratura come un intralcio alle sue attività e il rispetto delle regole come un impaccio all’espansione dei suoi interessi. Un sogno molto distante da quello dei comuni cittadini i cui diritti sono tutelati solo dal rispetto delle regole e da una magistratura autonoma e indipendente.
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