di Raffaella Calandra
Il Sole 24 Ore, 14 settembre 2024
Melillo: “L’impresa criminale si sviluppa secondo gli stessi parametri di quella legale”. Il provvedimento era stato annunciato dopo la morte di Satnam Singh, il bracciante dell’Agro Pontino abbandonato con il braccio amputato e lasciato morire lì. Dopo tre mesi, il governo si prepara a presentare un nuovo pacchetto di interventi. Norme in via di perfezionamento, da portare in Consiglio dei Ministri forse già la settimana prossima. La prospettiva, soprattutto, il rafforzamento dell’opera di prevenzione. Parola d’ordine, sempre più, anche delle misure dell’autorità giudiziaria nel contrasto allo sfruttamento del lavoro.
di Luigi Ferrarella
Corriere della Sera, 14 settembre 2024
Il bandito degli anni 70-80 sarà trasferito in Veneto, in una Rsa dedicata a pazienti con demenze. Il Tribunale di Sorveglianza di Milano ha dato il via libera definitivo: “La sua pericolosità è attenuata”. “Il peggioramento della malattia neurovegetativa” di Renato Vallanzasca ormai “implica la sua mancanza di autonomia”, mentre la “pericolosità sociale risulta sostanzialmente attenuata in considerazione tanto delle attuali condizioni di salute debilitanti, quanto della risalenza nel tempo dei fatti e della regolare condotta tenuta nel corso dei permessi premio ultimamente usufruiti”. Per questo il Tribunale di Sorveglianza di Milano ha disposto il differimento della pena, in regime di detenzione domiciliare una “Rsa-struttura residenziale per persone affette da Alzheimer/demenza”, per il bandito degli anni 70-80 in carcere da 52 dei suoi 74 anni per scontare quattro ergastoli per omicidi, rapimenti, rapine e evasioni.
di Davide Steccanella*
Il Dubbio, 14 settembre 2024
La difesa di Vallanzasca, durata per quasi tre anni, è stata la più cocente e avvilente delusione professionale della mia “modesta” carriera, al punto che ancora oggi, quando ci penso, mi provoca una grande tristezza e cerco vilmente di rimuoverla dal mio passato e mi fa fatica anche solo parlarne, ma credo che vada fatto, visto che tutti i media stanno seguendo l’ultima notizia, che ci dice che ormai, dopo più di mezzo secolo in gabbia, è un detenuto affetto da demenza senile tale da richiederne il ricovero in una struttura in grado di affrontare la conclamata patologia.
di Valentina Stella
Il Dubbio, 14 settembre 2024
I difensori parlano dopo l’ergastolo per il ragazzo che ha ucciso i genitori. L’ergastolo per Benno Neumair è ora definitivo: la Cassazione ha infatti confermato due giorni fa la condanna alla massima pena per il 33enne bolzanino per il duplice omicidio e l’occultamento dei cadaveri dei genitori Laura Perselli e Peter Neumair. Il delitto avvenne il 4 gennaio del 2021, quando il giovane uccise i genitori per poi gettarli nel fiume Isarco. Neumair era stato condannato con lo stesso verdetto sia in primo grado, nel novembre 2022, che in appello nell’ottobre 2023. Le sentenze di merito avevano escluso il riconoscimento della seminfermità previa esclusione dell’aggravante della premeditazione per l’omicidio della madre.
di Paola Rossi
Il Sole 24 Ore, 14 settembre 2024
L’orientamento delle sezioni Unite ha affermato che il pericolo della circolazione verso terzi se è insussistente non scrimina la condotta di chi riprende le parti intime di minori anche inconsapevoli. La ripresa video di un minore nudo inconsapevole comporta che egli sia stato utilizzato nel realizzare quello che è materiale pedopornografico facendo scattare l’imputazione per il reato previsto dall’articolo 600 ter, comma 1, n. 1, del Codice penale. L’inconsapevolezza del minore di venir ripreso non esclude quindi che egli sia stato “usato” dall’adulto che lo riprende al fine di soddisfare un bisogno sessuale o stimolarlo. Infatti, il reato di pornografia minorile commesso da chi produce materiale pedopornografico - non destinato alla diffusione a terzi - non si concretizza solo nel caso in cui il minore non sia rappresentato nelle immagini realizzate o quando vi sia coinvolto un soggetto consenziente che abbia già raggiunto l’età per esprimere il consenso sessuale.
di Roberto Bertoncini
toscanaoggi.it, 14 settembre 2024
Le principali criticità secondo il Garante dei detenuti della Toscana, Giuseppe Fanfani. Un’organizzazione strutturata e professionale per il reinserimento in società delle persone e una miglior qualità della detenzione che, a eccezione delle piccole realtà, manca di dimensione umana. Sono queste le principali criticità che il garante dei detenuti della Toscana, Giuseppe Fanfani, individua all’interno delle carceri regionali. Un sistema detentivo non dissimile da quello nazionale, ma con almeno una variante positiva. “In Toscana non esistono carceri con oltre mille persone - spiega - In un carcere piccolo è possibile avere un rapporto positivo con i detenuti, puoi conoscerli meglio, capire i loro problemi e quindi anche gestirli meglio. Nelle strutture più grandi sei solo un numero ed è un dramma spaventoso: Prato è la struttura più grande con oltre 500 persone, segue Sollicciano con poco meno e poi ci sono San Gimignano, Pisa e Livorno”. Ma chiariamo bene un punto: nelle carceri piccole si sta un po’ meglio, ma nessuna delle strutture è tendenzialmente vocata a un processo di reinserimento.
di Simona Lorenzetti
Corriere di Torino, 14 settembre 2024
L’insediamento del nuovo Pg: massima attenzione a mafia e anarchici. Il tailleur color Tiffany che spunta tra le pieghe della toga racconta che Lucia Musti non ha paura di osare. E non teme di andare controcorrente e raccogliere le sfide, anche le più difficili. Come quella di assumere la guida della Procura generale di Torino, a capo di un distretto che getta lo sguardo su un territorio che comprende il Piemonte e la Valle d’aosta. Lei stessa lo ammette, quando chiarisce che avrebbe potuto rimanere nella comfort zone di Bologna. Ma Torino per lei “è la raccolta di una sfida”, “l’occasione per misurarsi con un’altra Italia”.
di Alice Dominese
Il Domani, 14 settembre 2024
“In queste strutture fatiscenti e insalubri si fa fatica a gestire un’esistenza” scrivono le detenute. Il loro intento è quello di richiamare l’attenzione pubblica su una situazione definita di “emergenza totale nelle carceri”. “Affinché - si legge nella lettera inviata alla direttrice dell’istituto e al presidente Mattarella - venga concessa qualsiasi misura che riduca il sovraffollamento e/o la liberazione anticipata speciale di 75 giorni”. “Io ho fatto 5 giorni e perso quasi 5 kg, oggi ho staccato, Paola inizia giovedì fino a domenica, poi inizio io. Siamo una quindicina per gruppo, attacchiamo e stacchiamo a rotazione, tot 57 donne” questo il messaggio di una delle detenute del carcere Lorusso e Cutugno di Torino, in sciopero della fame dal 5 settembre. Una protesta condivisa con il comitato Mamme in piazza per la libertà di dissenso.
di Giusi Spica
La Repubblica, 14 settembre 2024
Iniziativa nazionale promossa nel capoluogo dal comitato “Esistono i diritti”. Tra i nomi in campo padre Notari, Micciché, Cuffaro, Valentina Chinnici. E tanti altri rappresentati della cultura e della società civile. Da più di un mese digiunano a turno, dalle 8 alle 24, per chiedere l’amnistia per i reati minori. E dare così ossigeno alle carceri dove ormai la situazione è esplosiva. Trentacinque fra attivisti, consiglieri comunali e deputati regionali di vario colore politico, giornalisti, attori e rappresentanti della società civile palermitana iscritti al comitato “Esistono i diritti” hanno lanciato lo sciopero della fame a staffetta, promosso a livello nazionale dal gruppo “Bellezza radicale” e dall’associazione “Nessuno tocchi Caino”.
di Sara Sonnessa
torinocronaca.it, 14 settembre 2024
Istituto Penale Minorile “Ferrante Aporti”. Un nome che potrebbe evocare rieducazione e speranza, ma che oggi suona come sinonimo di degrado e abbandono. È il luogo che, tra l’1 e il 2 agosto, ha assistito a una rivolta notturna, l’ennesima, che ha lasciato dietro di sé devastazione, indagini, e il solito, noto, scenario di fallimento. Una struttura messa in ginocchio, 18 detenuti sotto accusa, di cui 15 minori, bambini che la società ha già condannato, non solo per i crimini che si dice abbiano commesso, ma per l’indifferenza che li avvolge. Oggi, settimane dopo quella notte, nulla è cambiato. O meglio, qualcosa è cambiato: la struttura non è più quella. Le sue mura sono state violate non solo dalle mani dei detenuti, ma dall’incuria di chi dovrebbe proteggerle, curarle, renderle luoghi di recupero. I lavori di ripristino proseguono, ma l’istituto resta un monumento al fallimento di un sistema che non sa più nemmeno come salvare i suoi figli più giovani.
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