di Narges Mohammadi*
Corriere della Sera, 16 settembre 2024
In esclusiva, a due anni da quel giorno, pubblichiamo la lettera che l’attivista e premio Nobel per la pace Narges Mohammadi ci ha mandato da Evin, il carcere più famigerato in Iran. È il 16 settembre 2022 quando Mahsa Zhina Amini, una ragazza curda di 22 anni, muore in un ospedale a Teheran dopo 72 ore di coma. L’hanno ridotta così i calci e i pugni della polizia morale del regime per una ciocca di capelli che le esce dal velo. Da quel giorno, migliaia di ragazze e ragazzi, e poi donne e uomini, scendono per le strade per chiedere la fine del regime. Nei mesi successivi la dittatura uccide oltre 600 manifestanti e incarcera più di ventimila attivisti. Le proteste diminuiscono, le strade si svuotano. Il regime impicca, ricatta, punisce, ma non riesce a fermare la nascita e l’espansione - fuori e dentro il Paese - del movimento Donna, Vita, Libertà: una rivoluzione sociale nel nome di Mahsa Amini e di tutte le donne iraniane senza diritti, che spaventa gli ayatollah. In esclusiva, a due anni da quel giorno, pubblichiamo la lettera che l’attivista e premio Nobel per la pace Narges Mohammadi ci ha mandato da Evin, il carcere più famigerato in Iran. Mohammadi fa il punto di questo tempo incerto e di cambiamento mentre annuncia uno sciopero della fame per il secondo anniversario del movimento “Donna, Vita, Libertà” e dell’uccisione di Mahsa (Zhina) Amini. Con lei, 34 compagne di cella.
di Giampiero Catone
La Discussione, 15 settembre 2024
Sono passati decenni dall’ultima amnistia. Per i reati minori e solo per quelli servono percorsi rieducativi. L’impegno di sacerdoti e volontari per una nuova umanità. “Aprirò una Porta santa in carcere”. Sono le parole cariche di speranza annunciate da Papa Francesco. Un prezioso intento che diffonde una luce di misericordia in un contesto che si fa giorno dopo giorno più drammatico: nelle carceri italiane i suicidi sono una emergenza intollerabile, il sovraffollamento è una condizione disumana, così come le difficoltà di tutto il personale che è esposto a mille problemi e rischi. Ciò che serve sono pene giuste, severe ma in un contesto profondamente diverso civile e umano da quello che oggi viviamo in Italia.
di Aldo Grasso
Corriere della Sera, 15 settembre 2024
“In galera, in galera!”, gridava Giorgio Bracardi. Rischia la galera chi occupa abusivamente una casa, chi blocca una strada o una ferrovia (già battezzata “norma anti-Gandhi”), chi commette misfatti nelle adiacenze di una stazione ferroviaria. Il provvedimento in esame alla Camera, fortemente voluto dal governo Meloni, ha introdotto nuovi reati, aggravanti, inasprimenti di pene e criminalizzazione del dissenso. Il ddl Sicurezza inserisce nel Codice penale anche un nuovo articolo, il 415-bis, denominato “rivolta all’interno di un istituto penitenziario”, prevedendo come pena base la reclusione da due a otto anni.
di Antonio Nastasio*
bergamonews.it, 15 settembre 2024
Il caos implode tra le sbarre delle patrie galere sotto il peso della sua incapacità, e nonostante questo cerca consenso tra le sue rovine. È noto nella storia dell’umanità che, di fronte agli errori, si cerchi sempre un “colpevole” lontano da sé stessi, come per il carcere, sprofondato in un caos totale, schiacciato da regole obsolete, condannato ad un fallimento ormai evidente a tutti. I fatti riportati dai mass media mostrano il sistema penitenziario italiano in pieno conflitto interno, un colosso al collasso, vittima di una cronica mancanza di visione strategica e di una palese attesa del cosa fare e del dove andare. Anziché affrontare le cause profonde della crisi del sistema carcerario, chi governa ha trasformato le carceri in vere e proprie zone di conflitto, rispondendo alla violenza con altra violenza, anziché il dialogo; dando così avvio ad un circolo vizioso che anche volesse intraprendere la strada per migliorare, non fa che peggiorare la situazione.
di Annachiara Valle
Famiglia Cristiana, 15 settembre 2024
Invece che prevedere che nessun bambino possa mai finire dietro le sbarre, la maggioranza rende più facile che madre e piccolo (anche quello non ancora nato) finiscano in galera. Con buona pace di pedagogisti e democrazia. Più duri persino dell’articolo 146 del Codice Rocco, approvato sotto il fascismo. I parlamentari di maggioranza non hanno avuto esitazione, nell’introdurre 24 nuovi reati e aggravanti, a premere sull’acceleratore della sicurezza, nemmeno fossimo in uno stato d’emergenza, e a sancire che sì, in Italia si può anche nascere in carcere o esservi detenuti fin dai primissimi mesi di vita. E così se nel 1930 si pensava al “superiore interesse del minore” stabilendo che “esecuzione della pena è differita in primis se deve avere luogo nei confronti di donna incinta; in secondo luogo se deve avere luogo nei confronti di madre di infante di età inferiore a 1 anno”, nel 2024 si rende questa norma “facoltativa”.
di Stefania Valbonesi
perunaltracitta.org, 15 settembre 2024
È ormai passato quasi un anno e mezzo, da quell’aprile del 2023 quando la Corte d’Assise d’Appello di Torino comminò ad Alfredo Cospito 22 anni e alla sua compagna Anna Beniamino 18. In quell’occasione, fece la sua ultima apparizione pubblica. Da allora, sul suo caso e su di lui, è calato un assoluto silenzio. Eppure, la questione sollevata da Alfredo Cospito, l’anarchico al 41 bis che portò avanti un lungo sciopero della fame (iniziato il 20 ottobre 2022, conclusosi il 19 aprile 2023) per sensibilizzare l’opinione pubblica sul trattamento dei condannati al 41bis, era diventato tema caldo di dibattito sociale e politico. Cospito interruppe il digiuno nel momento in cui la Corte Costituzionale ritenne costituzionalmente illegittimo l’articolo del codice che “vieta al giudice di considerare eventuali circostanze attenuanti come prevalenti sulla circostanza aggravante della recidiva nei casi in cui il reato è punito con la pena edittale dell’ergastolo”. Per mesi il dibattito rimase aperto sui media e nell’agone politico, ma anche nelle piazze dove cortei e movimenti di sostegno si alternavano, con una scia di condanne che non coinvolse solo gli anarchici. La condanna successiva alla sentenza della Suprema Corte, fu, come ricordavamo, di 22 anni per Cospito e di 18 per Anna Beniamino, la compagna, anche lei ritenuta parte attiva nell’attentato di Fossano, tuttavia non in regime di 41bis.
Il Dubbio, 15 settembre 2024
Per Samuele Ciambriello, Garante della regione Campania e portavoce nazionale si rischia “un impatto esplosivo sul sistema penitenziario”. Il Portavoce e il Coordinamento della conferenza nazionale dei garanti territoriali delle persone private della libertà personale esprimono “ancora una volta preoccupazione per lo scollamento tra la realtà drammatica delle carceri italiane e i provvedimenti normativi già promulgati o in corso di approvazione”. È quanto si legge in un comunicato che critica fortemente il ddl Sicurezza in discussione in Parlamento. “Sovraffollate e con un numero altissimo di suicidi tra persone detenute e agenti di polizia penitenziaria, le carceri sono una polveriera: esasperazione, abbandono e indifferenza verso il modo dell’esecuzione della pena, che non può consistere in trattamenti contrari al senso di umanità, fanno di questo momento storico il più delicato dopo la sentenza “Torreggiani” della Corte europea dei diritti dell’uomo”, si legge ancora.
di Francesco Boezi
Il Giornale, 15 settembre 2024
Niente più rinvio obbligatorio della pena per le madri condannate, sia nel caso in cui siano in stato interessante sia qualora abbiano bambini di al massimo un anno. Questa è la novità più rilevante tra quelle contenute nell’articolo 12 dell Ddl sicurezza, che sta per ricevere il via libera dalla Camera dei deputati. I parlamentari proseguiranno con l’esame approfondito del decreto nella prossima settimana. Un provvedimento che la sinistra continua a contestare ma su cui la maggioranza non ha dubbi. “Gli slogan dei contrari si commentano da soli”, ha detto il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, riferendosi all’intero pacchetto. E il governo ha una linea consolidata e unitaria: la sicurezza come priorità assoluta. Il centrodestra, poi, è convinto che lo stato dell’arte, almeno prima di questo Ddl, non producesse effetti concreti.
di Giovanni Bianconi
Corriere della Sera, 15 settembre 2024
Sei anni per aver trattenuto illegalmente 147 persone a bordo di una nave, “piegando strumentalmente le norme alla strategia dei porti chiusi”, non sono una richiesta politica contro l’atto politico di un ministro. Sono piuttosto la valutazione giuridica di un comportamento considerato illegittimo in base alle leggi nazionali e alle Convenzioni internazionali. Un reato, secondo la valutazione dei pubblici ministeri, commesso non per attuare la linea politica di un governo, bensì l’autopromozione della propria personale posizione. Anche in chiave elettorale. È il punto chiave, per quanto scivoloso, del processo e dell’atto d’accusa finale: alla sbarra non è la politica ma il comportamento di un politico, ribadiscono i pm, sapendo che la difesa ha battuto e batterà proprio su questo punto.
di Marco Cremonesi
Corriere della Sera, 15 settembre 2024
Con la richiesta di condanna a 6 anni dei pm di Palermo che hanno indagato sull’allora ministro dell’Interno Matteo Salvini per la vicenda Open Arms, è scattata l’offensiva d’autunno della Lega, inaugurata con il video su sfondo nero profondo del vicepremier. Il processo diventa così l’occasione per chiamare i militanti alla protesta anche di piazza contro i “processi politici”. I tipografi abituali della Lega sono già allertati: a ore riceveranno i file dei volantini, con citazione di frasi della requisitoria dei pm, che saranno distribuiti nelle centinaia di gazebo che il partito sta organizzando per i prossimi fine settimana. Fino al 18 ottobre, quando la legale del segretario leghista - Giulia Bongiorno - terrà a Palermo la sua arringa difensiva. Per quel giorno, Salvini ha precettato i parlamentari: dovranno essere tutti di fronte al Tribunale, sfondo anche di una manifestazione di piazza. Una fragorosa iniziativa che, in un’intervista a Libero, Salvini ha spiegato così: “C’è una responsabilità politica della sinistra, che ha deciso di vendicarsi del sottoscritto mandandomi a processo. Un film già visto con Silvio Berlusconi e che stiamo vedendo - per certi aspetti - perfino con Donald Trump”.
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