garantedetenutilazio.it, 17 settembre 2024
In un volume edito dall’Università Sapienza alcune riflessioni sul ruolo della lettura dietro le sbarre. In attesa della versione cartacea, è scaricabile gratuitamente dal sito dell’Università Sapienza editrice la versione in formato Pdf del volume “Liber/liberi- Libri, carte e parole nelle realtà carcerarie”, a cura di Marta Marchetti, Pisana Posocco e Arianna Punzi che raccoglie gli atti delle tre giornate di studio organizzate dalla Facoltà di Lettere e Filosofia della Sapienza sul ruolo che i libri hanno all’interno dei contesti penitenziari (Roma 8-10 giugno 2022) e si interroga su come esso, in tutte le sue varie funzioni, possa contribuire in maniera sostanziale al rispetto dell’articolo 27 della Costituzione italiana per il quale le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato.
di Giangiacomo Schiavi
Corriere della Sera, 17 settembre 2024
Nei giorni in cui i ragazzi che sbagliano finiscono dentro, don Mazzi li porta fuori: li invita a uscire dalle prigioni vere e da quelle metaforiche, li contagia con parole che invitano all’ascolto, a lasciarsi alle spalle i rancori, le paure, la rabbia. Lo fa da sempre, il dialogo coi giovani per lui resta il viaggio, meglio se attraverso una Carovana che nel tempo è diventata un metodo, la bandiera di Exodus, comunità che nasce sulla strada con un progetto educativo itinerante, alternativo, a volte contestato perché fin troppo libero, ma dentro questa libertà, spiega il don, nascono sentimenti di amicizia, di fratellanza, di reciproco aiuto.
di Ester Nemo
Il Manifesto, 17 settembre 2024
Su “Haaretz” il piano del ministro della difesa di Tel Aviv. Uno schema organizzato e supervisionato dai consulenti legali dell’esercito. Richiedenti asilo africani arruolati nell’esercito israeliano per combattere nella Striscia, in cambio di un permesso di soggiorno permanente. La rivelazione, con relative bacchettate per i grossi interrogativi etici che una simile pratica solleva, è arrivata dalle colonne del quotidiano israeliano Haaretz.
di Michele Manfrin
L’Indipendente, 17 settembre 2024
Da 57 giorni Paul Watson, fondatore dell’organizzazione per la salvaguardia del mare Sea Shepherd, si trova nel carcere di Nuuk, in Groenlandia. La detenzione va avanti dal 21 luglio, quando l’uomo è stato incarcerato in ottemperanza ad un mandato di arresto internazionale richiesto dal Giappone, che lo accusa di reati come “cospirazione per violazione di domicilio”, “violazione e distruzione di proprietà” e “ostruzione al commercio”. Watson da tutta la vita si batte per contrastare la pesca illegale e difendere il mare e le forme di vita che lo abitano, scontrandosi con gli interessi dell’industria ittica e navale. Nei due lunghi mesi di detenzione non è arrivata una sola parola in sua difesa da parte della fondazione che ha costituito nel lontano 1977 e che ha lasciato nel 2022. Un silenzio assordante, apparentemente immotivato ma che in realtà ha radici concrete nella strada che l’organizzazione ha intrapreso negli ultimi anni, con la quale Watson non era d’accordo. L’Indipendente ne ha chiesto conto a Sea Sheperd Italia, ottenendo le risposte assai evasive che vi riportiamo di seguito.
di Giacomo Galeazzi
interris.it, 16 settembre 2024
Il problema delle carceri “non si risolvono con la bacchetta magica dell’indulto e dell’amnistia. Così come non servono le bandierine ideologiche. E le volgarità sociale e culturali di affermazioni come ‘buttiamo la chiavè”. Il presidente del Cnel, Renato Brunetta avverte che “su questo tema non ci dobbiamo dividere”. Per inquadrare il quadro della situazione della carceri italiane, che “rappresenta un fallimento totale nella storia repubblicana”, Brunetta cita Francesco De Gregori che canta “nessuno si senta escluso”. E cioè l’articolo 27 della Costituzione che sintetizza dicendo che servono “lavoro e dignità”. Secondo Alcide De Gasperi la “politica vuol dire realizzare”. Questo è “il cuore della cultura di governo”.
di Denise Amerini
sinistrasindacale.it, 16 settembre 2024
Youssef è morto. Morto carbonizzato in carcere, dove era recluso in attesa di giudizio, a soli 18 anni. Youssef, arrivato in Italia dopo aver vissuto i campi di concentramento e le torture in Libia, dopo un viaggio che lo aveva visto attraversare il Mediterraneo legato mani e piedi. Un ragazzo con importanti problemi di sofferenza psichica. Morto in un carcere sovraffollato all’incredibile, dove non avrebbe dovuto stare. Un carcere dove sono presenti 1.100 detenuti, a fronte di 445 posti disponibili. Un luogo dove lo Stato dovrebbe prendersi cura di chi ha in custodia, dove le strutture, le forniture dovrebbero essere adeguate a prevenire e impedire certi episodi, autolesionismo, suicidi. Un esempio. I materassi ignifughi. Ci sono? Dove sono? La situazione delle carceri, veri e propri contenitori di marginalità, disagio, sofferenza, vere e proprie discariche sociali, è ormai davvero al limite. Ce lo dicono i numerosi, troppi suicidi, arrivati ormai a 70. Ce lo dicono le tante proteste, legate all’invivibilità degli spazi, all’assenza di veri percorsi di socializzazione e rieducazione. Problemi che quotidianamente si registrano e che rischiano di sfociare in rivolte.
di Giovanni Negri
Il Sole 24 Ore, 16 settembre 2024
Con il testo del Governo trasformati in illecito penale il blocco stradale o dei treni. Molte disposizioni sono state criticate perché puntano a reprimere le proteste e per la loro connotazione ideologica. Alla ripresa dei lavori parlamentari dopo la pausa estiva è proprio il tema della sicurezza a polarizzare la maggiore tensione tra le forze politiche. Che ci sia un allarme sociale diffuso, al di là di singoli ed efferati episodi di violenza, è tutto da verificare, anche se i dati attestano una crescita delle denunce sino a superare i livelli antecedenti all’epoca Covid.
di Giovanni Negri
Il Sole 24 Ore, 16 settembre 2024
Intervista a Fabio Roia, Presidente del Tribunale di Milano. Idati si prestano a una doppia lettura: da un lato, “l’aumento dei presidi di sicurezza” e, in alcuni casi, della fiducia nello Stato. Dall’altro la persistenza di una serie di reati “inaccettabili”, che vanno però studiati e non solo repressi. A commentare con queste parole le statistiche del Viminale pubblicate in queste pagine è Fabio Roia, presidente del Tribunale di Milano.
di Claudio Cerasa
Il Foglio, 16 settembre 2024
Il carcere per sei anni è ridicolo. Il processo no. Augurarsi che Salvini venga condannato è sciocco. Ma dovesse succedere due suggerimenti: commutare la pena e costringere il vicepremier a studiare i trattati europei (e farsi un giro su una nave ong). Diciamoci la verità: si può dire davvero che ci sia un accanimento? Prima i fatti, poi il commento. I fatti li conoscete e riguardano il processo a Matteo Salvini. Il leader della Lega è imputato per sequestro di persona e rifiuto d’atti d’ufficio per aver ritardato lo sbarco di 147 migranti a bordo della nave della ong Open Arms nell’agosto del 2019, quanto ricopriva la carica di ministro dell’Interno con il governo Conte. Sabato scorso la richiesta di condanna per il ministro Salvini è stata formulata dalla procuratrice aggiunta di Palermo, Marzia Sabella, con queste parole: “Il diniego consapevole e volontario ha leso la libertà personale di 147 persone per nessuna, ma proprio per nessuna, apprezzabile ragione… Anche per ciascuna di queste persone ci accingiamo a chiedere la condanna dell’imputato oltre che per difendere i confini del diritto. Per questo chiediamo la condanna alla pena di anni sei di reclusione”.
di Giovanni Bianconi
Corriere della Sera, 16 settembre 2024
Processo Open Arms: furono i parlamentari del Movimento a mandare l’ex alleato davanti ai giudici. Mentre tecnico-giuridici sono stati i calcoli che hanno portato alla richiesta di sei anni di reclusione. Raggiunta partendo dal minimo della pena previsto dal codice penale. Il processo Salvini-Open Arms non è un processo politico, ma è un processo di derivazione politica. A consentirne la celebrazione, infatti, è stato il Senato della Repubblica quando nel 2020 concesse l’autorizzazione a procedere ribaltando la decisione dell’apposita Giunta: finì 149 a 141, con il voto favorevole e decisivo dei Cinque Stelle. I quali a marzo 2019, quando ancora governavano con la Lega, si schierarono invece contro il processo all’allora ministro dell’Interno ugualmente accusato di sequestro di persona per aver trattenuto 150 migranti a bordo della nave italiana Diciotti, e per il quale un altro tribunale per i reati ministeriali aveva chiesto l’autorizzazione.
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