di Franz Kafka
Il Dubbio, 16 settembre 2024
Pubblichiamo di seguito un estratto del racconto “Nella colonia penale” di Franz Kafka (ed. Feltrinelli, Collana Zoom Filtri). La macabra operazione avviene in presenza di un esploratore che domanda incredulo al giudice-ufficiale: “l’uomo conosce la sua condanna?”; “no, ne sarebbe nata solo confusione”. In questo racconto kafka mette in scena l’esecuzione di un soldato condannato per insubordinazione attraverso uno strumento di tortura che imprime la “sentenza” direttamente sul corpo.
di Giulia Merlo
Il Domani, 16 settembre 2024
Dall’Inghilterra alla Svizzera fino in Germania, i crimini con armi da taglio sono un’emergenza sempre più diffusa. In Italia si inaspriscono le pene con il dl Caivano, ma manca un sistema di prevenzione, soprattutto per i giovani. Il primo giorno di scuola, in un istituto alberghiero di Pompei, un tredicenne ha accoltellato alla schiena un coetaneo per una ragazza. L’aggressione è avvenuta all’uscita e la vittima ha riportato lievi ferite da taglio, mentre l’autore è stato identificato e la sua posizione adesso è al vaglio della procura dei minori di Napoli.
di Pasquale Pugliese*
Il Fatto Quotidiano, 16 settembre 2024
Oltre agli insopportabili omicidi di bambini nelle troppe guerre del pianeta, a cominciare dalla mattanza di Gaza, ci sono state recentemente due stragi in cui gli adolescenti sono stati carnefici, oltre che vittime, che è necessario non dimenticare. La prima strage è avvenuta in Italia, a Paderno Dugnano, nella quale un 17enne ha ucciso entrambi i genitori e il fratello dodicenne con un coltello da cucina. Di questa terribile vicenda è passato sostanzialmente sotto silenzio un particolare significativo emerso dai colloqui del ragazzo con gli inquirenti, ossia le sue dichiarazioni di pensare spesso alla guerra e che avrebbe voluto andare a combattere in Ucraina. Senza voler fare facili equazioni, non c’è dubbio che due anni e mezzo di vera e propria propaganda di guerra sui media, volta a promuovere la violenza delle armi per gestire il conflitto tra Russia e Ucraina, anziché la tessitura dei negoziati, ha generato anche nel nostro paese una implicita pedagogia bellicista che comincia a dare, sui soggetti più fragili, i suoi frutti avvelenati.
di Luciano Casolari*
Il Fatto Quotidiano, 16 settembre 2024
I delitti commessi da persone affette da psicosi, se pur rari, ci sono sempre stati e, presumibilmente, ci saranno sempre, se queste persone non verranno curate. Allora perché questo allarme sociale? Emerge l’ipotesi inquietante che ci sia la volontà di occuparsi di alcuni delitti per incutere timore nella gente. Un popolo pieno di paure è pronto ad accettare leggi draconiane, a fornire al potente di turno libertà di comando assoluto. In questo clima, la morte di decine di migranti non turba le nostre coscienze, in quanto la paura del diverso, della persona con altra cultura, religione o colore della pelle si è impossessata di noi.
di Luigi Manconi
La Repubblica, 16 settembre 2024
Secondo un antico aforisma, per andare avanti è necessario fare qualche passo indietro. Tradotto nel linguaggio politico contemporaneo si può dire che il destino dei progressisti dei giorni nostri passi attraverso la capacità di rivisitare il passato: e recuperare diritti e acquisizioni che, nel tempo, non si sa bene come e perché sono stati smarriti. Di conseguenza, per essere alla pari con il progresso, si deve essere un po’ - almeno un po’ - conservatori. È questo che viene in mente quando si ragiona sulla proposta di un nuovo referendum in materia di cittadinanza che, appunto, chiede di tornare alla normativa precedente il 1992: quando per poter diventare italiani servivano 5 anni di legale soggiorno in questo Paese.
di Maria Novella De Luca
La Repubblca, 16 settembre 2024
Valanga di audizioni perché non arrivi in Aula: ignorati gli appelli della Consulta. Il Pd: “Siamo all’ostruzionismo, la battaglia slitta ancora. Chiamate sigle improbabili solo per perdere tempo”. E sempre più malati per il diritto a morire prendono la via della Svizzera. La sofferenza può attendere, la Politica ha altro da fare. Si apre con una nuova sconfitta sul fronte della legge sul suicidio assistito questo autunno 2024, segnato ormai da decine e decine di malati terminali e persone con gravissime disabilità che si mettono in viaggio verso la Svizzera per essere aiutati a morire, in un infinito pellegrinaggio del dolore. O scelgono di restare e combattere - a volte per anni - nei tribunali di tutta Italia per ottenere la libertà di scelta sul fine vita.
di Paolo Dimalio
Il Fatto Quotidiano, 16 settembre 2024
Ecco perché le rassicurazioni del governo non stanno in piedi. La filiera della canapa è a un passo dal baratro, dopo il sì della Camera dei deputati all’articolo 18 del disegno di legge Sicurezza. Manca solo il timbro del Senato, per cancellare un comparto economico con 13 mila lavoratori e 3 mila aziende. Gli imprenditori sono scesi in trincea, perfino Coldiretti è sul piede di guerra. Il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida tace, le uniche parole memorabili furono di scherno: “Cannabis light? Meglio il thc”.
di Domenico Quirico
La Stampa, 16 settembre 2024
Si intravedono gli “Stati uniti del tank”, tenuti insieme dalla volontà di costruire armi e da una difesa “necessaria”. Il paradosso è che quello che unirà veramente il Continente non saranno pace e diritti, ma l’industria militare. Sì, è vero, ci siamo sbagliati. Spieghiamoci lealmente: perché probabilmente non si è chiuso un capitolo, si è chiusa una Storia. Son troppe le cose che si intravedono in filigrana rispetto a quelle che si vedono di acchito. Guerre e crisi rovesciano sempre le gerarchie delle evidenze e anche delle utopie. L’Europa, ahimè!, perennemente incompiuta di Spinelli e Schumann si realizzerà dunque attraverso il carro armato, il missile, il caccia intercettatore, il drone? Si intravedono gli Stati uniti del tank! Costruire insieme armi sbaraglierà le barricate dei pestiferi egoismi e sovranismi? Il business comunitario della Difesa, astuta metafora, sembra essere la nuova frontiera che non conosce ostacoli, solo cifre, risultati e incassi. Si levano gli esegeti: la storia è cambiata, l’odio lussureggia, nel continente cozzano e si impattano furori, spedizioni punitive, aggressioni. Siamo al corpo a corpo abituale, bisogna difendersi. Se poi questo arrotonda i conti capitalistici, rilancia l’economia meglio ancora.
di Domenico Quirico
La Stampa, 16 settembre 2024
Si intravedono gli “Stati uniti del tank”, tenuti insieme dalla volontà di costruire armi e da una difesa “necessaria”. Il paradosso è che quello che unirà veramente il Continente non saranno pace e diritti, ma l’industria militare. Sì, è vero, ci siamo sbagliati. Spieghiamoci lealmente: perché probabilmente non si è chiuso un capitolo, si è chiusa una Storia. Son troppe le cose che si intravedono in filigrana rispetto a quelle che si vedono di acchito. Guerre e crisi rovesciano sempre le gerarchie delle evidenze e anche delle utopie. L’Europa, ahimè!, perennemente incompiuta di Spinelli e Schumann si realizzerà dunque attraverso il carro armato, il missile, il caccia intercettatore, il drone? Si intravedono gli Stati uniti del tank! Costruire insieme armi sbaraglierà le barricate dei pestiferi egoismi e sovranismi? Il business comunitario della Difesa, astuta metafora, sembra essere la nuova frontiera che non conosce ostacoli, solo cifre, risultati e incassi. Si levano gli esegeti: la storia è cambiata, l’odio lussureggia, nel continente cozzano e si impattano furori, spedizioni punitive, aggressioni. Siamo al corpo a corpo abituale, bisogna difendersi. Se poi questo arrotonda i conti capitalistici, rilancia l’economia meglio ancora.
di Francesca Mannocchi
La Stampa, 16 settembre 2024
West Bank in declino allarmante tra violenze dei coloni e distruzione delle infrastrutture. L’Onu: “Economia palestinese in ginocchio dopo undici mesi di guerra. Gaza è in rovina”. L’economia palestinese è in ginocchio dopo 11 mesi di offensiva militare israeliana a Gaza. È quanto affermano le Nazioni Unite in un lungo, dettagliato rapporto pubblicato pochi giorni fa. Pedro Manuel Moreno, vicesegretario dell’Unctad, la Conferenza delle Nazioni Unite sul commercio e lo sviluppo, ha usato parole dure e allarmate: l’intera economia palestinese è in caduta libera, e quella di Gaza, in particolare, è “in rovina”. Il rapporto mette in luce la portata della devastazione economica che supera di molto l’impatto di tutte le offensive su Gaza precedenti, nel 2008, 2012, 2014 e 2021. A Gaza, si legge “i processi di produzione sono stati interrotti o decimati, le fonti di reddito sono scomparse, la povertà si è intensificata e ampliata, interi quartieri sono stati sradicati e le comunità sono distrutte”, un quadro accompagnato da numeri, che non giungono nuovi. Già lo scorso gennaio l’Unctad aveva diffuso i dati sull’ultimo trimestre del 2023: nei primi novanta giorni dell’offensiva, il prodotto interno lordo di Gaza era già crollato dell’80%.











