di Maurizio Caprara
Corriere della Sera, 15 settembre 2024
Punizioni e violenze nei confronti di terroristi reclusi. L’ex primo ministro Bennett: “Vogliamo uno Stato qui o delle milizie che fanno quello che vogliono?”. La guerra è guerra e malgrado lo si neghi durante un conflitto casi di torture di prigionieri non mancano quasi mai. Non ne mancarono, e non fu un onore, neppure durante la giusta lotta del nostro Paese contro il terrorismo negli anni Settanta. Questo tuttavia conferma e non riduce il valore fondamentale dei progressi che nel mondo le democrazie, gradualmente, hanno compiuto decidendo di non ritenere più legali i mezzi violenti di punizione e di interrogatorio che erano ordinari in secoli precedenti verso reclusi e inquisiti. È dunque motivo di preoccupazione e indignazione quanto accaduto in Israele, a fine luglio, quando gruppi di contestatori di estrema destra hanno fatto irruzione nella base di Sde Teiman chiedendo il rilascio di nove militari arrestati con l’accusa di aver sottoposto a violenza sessuale un ufficiale della polizia di Hamas catturato. Alcuni dei manifestanti sono riusciti a raggiungere il luogo di detenzione dei nove.
di Antonella Mariani
Avvenire, 15 settembre 2024
La giovane era stata picchiata perché non indossava il velo: spirò il 16 settembre 2022. Il padre chiede di poterla commemorare nel cimitero in cui è sepolta. Mentre prosegue la corsa allo spazio, lanciando in orbita il suo secondo satellite di ricerca, domani l’Iran si prepara a vivere una giornata che al contrario dei successi del Chamran-1, preferirebbe passasse sotto silenzio: il secondo anniversario della morte di Mahsa Amini, la giovane curdo-iraniana pestata a morte dopo l’arresto a Teheran perché non indossava in maniera appropriata il velo. Mahsa morì il 16 settembre, dopo tre giorni di agonia e da questo omicidio di Stato nacque il movimento “Donna Vita Libertà”, che portò nelle piazze centinaia di migliaia di persone per sfidare decenni di oppressione e discriminazioni di genere. Ciò che accadrà domani nelle città iraniane sarà un banco di prova per il nuovo presidente “moderato” Masoud Pezeshkian, impegnato in una campagna di ripulitura di immagine di cui ieri si è vista una dimostrazione con l’annuncio della trasformazione del famigerato carcere per detenuti politici di Evin, a Teheran, in un polo universitario “per trasmettere un messaggio positivo e di conciliazione alla comunità internazionale”, secondo le parole del vicepresidente Mohammed-Reza Aref, citato dall’agenzia Isna. A Evin è detenuta anche il premio Nobel per la pace Narges Mohammadi.
di Mauro Magatti
Corriere della Sera, 14 settembre 2024
Situazione drammatica nei penitenziari, serve una vera svolta. Come per altri comparti (istruzione, sanità, cura del territorio), anche per le carceri investire risorse nel modo corretto alla fine fa risparmiare soldi e crea consenso. La situazione delle carceri italiane rimane scandalosamente grave: per numero di suicidi (nel 2024 se ne contano già 69, ben oltre la media annuale di 55, già molto alta); casi di violenza (di qualche settimana fa la denuncia di tortura contro dei minorenni al Beccaria); abuso di psicofarmaci (per gestire il diffuso disagio psichico). Le diffuse rivolte degli ultimi mesi (Roma Biella, Velletri, Aosta, oltre che al già citato Beccaria) sono il sintomo di quanto sia esplosiva una situazione ormai invivibile sia per i detenuti che per gli agenti della Polizia carceraria (tra cui ci sono stati 7 suicidi da inizio anno).
di Franco Mirabelli*
Avvenire, 14 settembre 2024
Nella scorsa legislatura presentammo, a prima firma dell’onorevole Siani, un disegno di legge che impediva l’ingresso in carcere di figli minorenni di madri detenute. Quel testo prevedeva in concreto la custodia attenuata in strutture dedicate per le madri conia loro prole ed escludeva un regime detentivo normale. Quel disegno di legge fu approvato alla Camera ma non al Senato dove la Lega ci impedì di inserirlo tra le priorità da votare nell’ultimo scorcio di legislatura. Abbiamo ripresentato all’inizio di questa legislatura quel testo sia alla Camera sia, a mia prima firma, al Senato e, abbiamo, in questi due anni, più volte, proposto emendamenti, ai vari decreti, che introducevano quelle norme. Purtroppo, la destra ha impedito l’approvazione di un intervento di buon senso, una legge rispettosa di un elementare principio di umanità e di civiltà.
ansa.it, 14 settembre 2024
“Il futuro del carcere è un po’ fuori dal carcere: misure alternative e percorso rieducativo per noi di FI sono un punto di arrivo assolutamente ineliminabile e fondamentale”. Lo ha detto il sottosegretario e viceministro alla Giustizia Francesco Paolo Sisto al termine oggi di una visita nei distretti giudiziari di Pordenone e Trieste. Sisto si è soffermato sul fatto che il “sovraffollamento è il problema di tutte le carceri italiane. Siamo convinti che smaltendo i tossico-dipendenti verso comunità terapeutiche ad hoc sia possibile avere un grande sollievo; snellendo, come il decreto carceri ha fatto, le procedure dei giudici di sorveglianza, anziché collegiali monocratici, bloccando la carcerazione automatica per gli ultrasettantenni e di coloro che sono a casa per motivi di salute, insomma meccanismi variegati, si possa avere un beneficio”.
di Daniela De Robert*
Il Domani, 14 settembre 2024
Occorre conoscere norme, regole e prassi dei diversi luoghi di detenzione. Le nostre visite potevano durare anche cinque giorni in uno stesso istituto. I luoghi di privazione della libertà sono dei luoghi intrinsecamente opachi e spesso bui. Contesti in cui difficilmente l’occhio esterno può entrare, osservare, frugare, analizzare. È per questo che il Consiglio d’Europa prima e le Nazioni unite poi hanno previsto degli organismi di vigilanza con il potere di entrare in essi in qualsiasi momento senza autorizzazione e avendo accesso a ogni ambiente, ad avere colloqui riservati - e quindi non ascoltati - con le persone ristrette o trattenute e ad accedere a tutta la documentazione relativa, sia quella scritta sia quella video, come le telecamere di sorveglianza.
garantedetenutilazio.it, 14 settembre 2024
Oltre il 70 per cento è in attesa di giudizio o con condanne inferiori ai cinque anni. Tra le diverse misure che vengono ciclicamente ipotizzate per ridurre la popolazione detenuta del nostro Paese, vi sarebbe anche quella di far scontare la pena detentiva nel Paese d’origine degli stranieri ristretti, ma anche soltanto dall’analisi dei numeri, emergono evidenti problematiche di difficile soluzione. Innanzitutto, il gran numero di persone in attesa di giudizio e, in secondo luogo, la forte presenza di persone condannate per reati che comportano pene brevi sembrerebbero poco compatibili coi tempi delle eventuali procedure necessarie per il loro instradamento: nel complesso, tra imputati in attesa di giudizio e condannati a pene inferiori a cinque anni, si tratta del 75% dei 2.600 circa detenuti stranieri nel Lazio e del 70% degli oltre 19.500 presenti in Italia.
di Massimiliano Iervolino
L’Unità, 14 settembre 2024
Il Dap mi ha negato il permesso di sentire alcuni detenuti di Sulmona. No anche alla richiesta di intervistare dei collaboratori di giustizia. Perché, ministro Nordio? Autorizzazione negata. Questa è la risposta che mi è stata data (per ora solo a voce) dall’ufficio stampa del Dap (dipartimento amministrazione penitenziaria) alla richiesta avanzata dal sottoscritto di intervistare una serie di persone detenute all’interno del carcere di Sulmona. Motivazioni del diniego? Zero. Nessun riscontro. È invece il silenzio che si cela attorno alla presentazione di una istanza con la quale ho chiesto l’autorizzazione per incontrare diversi collaboratori di giustizia. Infatti nonostante siano passati molti mesi e diverse sollecitazioni, la Commissione centrale - ex art 10 legge 82/1991, deputata a dare o meno il nulla osta - non ha mai risposto. Ancorché il Servizio Centrale di Protezione del Dipartimento della Pubblica Sicurezza abbia dato parere favorevole.
di Gioacchino Calabrò*
L’Unità, 14 settembre 2024
Sono nato il 2 giugno 1946, proprio il giorno in cui è nata la Repubblica italiana, in un piccolo paese del profondo sud. Da bambino, quando frequentavo la scuola elementare, avevo un “problema” con un maestro, poiché sbagliavo i verbi e di conseguenza venivo bacchettato. Per ripicca, quando vedevo posteggiata la sua auto, gli bucavo le gomme. Alla fine, l’unica cosa che ho imparato sono state le ritorsioni nei suoi confronti. Allora, in Sicilia c’era una grande ignoranza e tanta miseria. Chi conosce Danilo Dolci sa di cosa parlo. Lo scrittore si è fermato a Trappeto, un luogo situato sulla costa nel golfo di Castellammare.
di Carmelo Palma
linkiesta.it, 14 settembre 2024
Il partito di Tajani ha anticipato per tutta l’estate una svolta liberale e poi è capitolato, cedendo a un provvedimento manettaro. Nel teatrino dell’assurdo della politica italiana, la riscossa dei diritti annunciata da Forza Italia ha coinciso con la più completa capitolazione degli azzurri proprio sui temi per cui Tajani pareva aver lanciato il cuore oltre l’ostacolo della rendita securitaria: la galera, con l’approvazione muta di un decreto carceri senza verità e senza dignità, scritto sotto dettatura del generalissimo dei penitenziari italiani, il sottosegretario Andrea Delmastro Delle Vedove e lo ius scholae, con l’immediata rottamazione della proposta raccontata in lungo e in largo per tutta l’estate - cittadinanza dopo dieci anni di studio, con l’assolvimento dell’obbligo scolastico - appena si è trattato di votarla e non solo di chiacchierarne per rinfrescare il blasone liberale.
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