di Daniela Fassini
Avvenire, 14 settembre 2024
Intanto va avanti la stretta del governo sui migranti irregolari: l’ultimo anello di una lunga catena riguarda il cellulare vietato (in realtà la Sim card) per chi non è regolare in Italia. Si tratta di un articolo del provvedimento inserito durante la discussione in commissione, che va a modificare il codice delle comunicazioni elettriche del 2003. “Se il cliente è cittadino di uno Stato non appartenente all’Unione europea, deve essere acquisita copia del titolo di soggiorno di cui è in possesso”. Recita così la norma inserita nel ddl sicurezza, all’esame dell’Aula della Camera. L’articolo 32 in questione nega la possibilità ai cittadini extra Ue di acquistare una scheda Sim per la telefonia mobile in assenza di regolare permesso di soggiorno.
di Marco Pasi
Il Manifesto, 14 settembre 2024
La stretta contenuta nel ddl sicurezza: “Senza permesso di soggiorno niente scheda Sim”. Niente più Sim telefonica per chi non è in possesso di un permesso di soggiorno. Tra gli articoli del decreto sicurezza in discussione alla Camera in questi giorni, il governo guidato da Giorgia Meloni ne presenta uno che si prospetta “una vera e propria mostruosità” per chi arriva in Italia. Approderà in aula martedì e prevede una modifica al codice delle telecomunicazioni per cui, per le persone extracomunitarie, non sarà più sufficiente il solo documento di identità per acquistare una Sim telefonica: servirà presentare anche il permesso di soggiorno.
di Angela Nocioni
L’Unità, 14 settembre 2024
Ci sono prove chiarissime della sua innocenza e anche prove lampanti che chi doveva indagare per dimostrare la sua colpevolezza non l’ha fatto. Ma Maysoon Majidi, 27 anni, curdo-iraniana, è ancora in cella a Reggio Calabria con l’accusa di essere una scafista. Mercoledì a Crotone è fissata l’udienza per il suo processo che continua ad ignorare una informazione fondamentale: sono i suoi stessi accusatori a scagionarla dicendo di non aver mai detto quello che viene loro attribuito. Maysoon, con seri problemi di salute, magrissima e depressa, su pressioni della famiglia e del suo avvocato Giancarlo Liberati ha desistito ieri dal continuare il suo secondo sciopero della fame per chiedere di essere scarcerata. Il Tribunale della libertà dovrà pronunciarsi il 17 ottobre, tre richieste di scarcerazione sono state già respinte.
di Marco Perduca
L’Unità, 14 settembre 2024
Per la seconda volta il Tribunale amministrativo ha sospeso il decreto Schillaci che voleva inserire i prodotti con Cbd tra gli stupefacenti. L’Ass. Coscioni ha potuto leggere le ragioni del ministero. Eccole. Più che l’effetto drogante della cannabis c’è il modo drogato con cui se ne parla e legifera. Da anni si leggono studi, pareri, leggi e politiche basate su disinformazione voluta mista a ignoranza cronica. Questo inquadramento del problema, propinato con bollini istituzionali, complica cose di per sé semplici e su cui da anni la comunità internazionale e scientifica agiscono in modo diametralmente opposto.
di Carlo Bonini, Leonardo Martinelli e Matteo Garavoglia*
La Repubblica, 14 settembre 2024
Detenuti morti in carcere, ragazzi picchiati senza motivo dalla polizia, dissidenti e attivisti repressi. Sotto Kais Saied il Paese maghrebino ha detto definitivamente addio ai tempi della rivoluzione dei gelsomini. Ed è diventato uno Stato di polizia. Anche con i soldi dell’Ue. Era una sera di primavera: mite, all’apparenza. Aziz Ben Khmis, 26 anni, filava via col suo motorino su una traversa di Avenue Bourguiba, l’arteria principale di Tunisi. Era l’anno scorso, lui lavorava come corriere per le farmacie della capitale: un impiego stressante e pagato una miseria, ma pur sempre un lavoro, in Tunisia se ne trova sempre meno. Con il suo pacco di farmaci, procedeva a rilento su quel reticolo di strade della “città europea”. I bianchi palazzi coloniali di epoca francese soffrono l’inesorabile declino del tempo, mentre le strade si riempiono di passanti affannati, incuria e auto impazienti. “Andavo di fretta e non si avanzava: ho preso una via contromano. All’improvviso due poliziotti in civile hanno fatto cenno di fermarmi.
di Luca Monticelli
La Stampa, 14 settembre 2024
Nell’ultima opera della scrittrice gli echi della guerra: “La riconciliazione è un sogno, ormai la coltivo solo nei libri”. “Sono una lottatrice per la pace. Per tutta la mia vita ho tentato di riconciliare le persone, sono tornata dai campi di concentramento senza sentimenti di odio e vendetta. Oggi però non credo più alla pace in Medio Oriente, la convivenza tra israeliani e palestinesi è un sogno impossibile”. La voce combattiva da intellettuale impegnata di Edith Bruck si affievolisce quando parla della guerra. Scrittrice, sopravvissuta ai lager nazisti, Edith Bruck è nata in un piccolo villaggio di contadini in Ungheria nel 1931. All’età di 13 anni viene strappata dalla sua casa e deportata in un ghetto al confine con la Slovacchia con il padre, la madre e altri familiari. Da lì ad Auschwitz e poi a Dachau e a Bergen Belsen fino al 15 aprile del ‘45, quando il campo di sterminio è liberato dall’esercito britannico. Finita la guerra raggiunge la sorella a Budapest e comincia il suo lungo viaggio: prima nell’allora Palestina, poi di nuovo in Europa, ad Atene, a Zurigo, a Napoli e a Roma, dove vive dal 1954.
di Francesco Stati
Il Foglio, 14 settembre 2024
A un mese dall’insediamento del nuovo governo il paese è spaccato. Studenti, operatori giudiziari e sindacati protestano contro una legge di cui è autore il presidente uscente e che cambia radicalmente il funzionamento della Corte suprema. In Messico, a un mese dall’insediamento del nuovo governo, c’è già forte contestazione. Non tanto nei confronti della vincitrice delle elezioni, Claudia Sheinbaum, prima donna a guidare un paese dove sessismo e femminicidi sono endemici. A spaccare lo stato centramericano è la riforma del sistema giudiziario, una legge costituzionale che preoccupa non soltanto addetti ai lavori e società civile, ma anche i suoi partner commerciali. Il 10 settembre, durante le fasi finali di voto, i manifestanti hanno fatto irruzione nella sede del Senato messicano per cercare di impedire la votazione. Ciononostante, il testo è stato approvato.
di Edoardo Greblo e Luca Taddio
Il Riformista, 13 settembre 2024
Le carceri scoppiano per l’uso demagogico del diritto penale che nasce da due convinzioni: che la sicurezza sia messa in pericolo dalla criminalità di strada, e che quel diritto sia in grado di prevenire i reati proporzionalmente all’entità delle condanne. In questi ultimi decenni, la “sicurezza dei cittadini” è diventata una priorità delle agende governative, alimentata da un clima di costante emergenza che finisce per assecondare il pregiudizio accusatorio quasi sempre prevalente nell’opinione pubblica. Non si tratta di una moda recente, ma con la destra di governo la tendenza agli inasprimenti punitivi è diventata la regola e la stessa parola “sicurezza” ha cambiato di senso. Non indica infatti più la sicurezza sociale determinata dalle garanzie dei diritti sociali, ma solo la “pubblica sicurezza”, intesa come “tolleranza zero” e difesa dell’ordine pubblico dai reati che generano allarme sociale come le rapine, i furti in appartamento, il piccolo spaccio e tutta la microcriminalità, a cominciare dalle cosiddette “baby gang”.
di Guido Ruotolo
terzogiornale.it, 13 settembre 2024
Particolarmente penosa la condizione dei malati di mente reclusi. Poi ci sono tutti gli altri. Vivono all’inferno, nel buio dell’anima, condannati a non vedere mai un raggio di sole. Il loro orizzonte è una porta di ferro, o un muro. Dovrebbero essere presi in cura da anime gentili, assistiti da personale medico e sanitario, con terapie farmacologiche e psicologiche. È uno scandalo la congiura del silenzio, la vergogna repressa di chi porta la responsabilità di non gridare al mondo l’ingiustizia. Nelle carceri italiane sono detenuti, anzi fatti prigionieri, quattromila malati mentali. Sono i “pazzi”, i “matti”, i “fuori di testa”. Portano nelle celle il dolore, la solitudine e la disperazione delle loro famiglie. I drammi di una vita di sofferenze e di un mondo che li respinge, che li ha abbandonati. Povere e disperate le famiglie dei disabili mentali, costrette a denunciare le violenze dei loro cari e l’incapacità di uno Stato che, quarantasei anni dopo l’entrata in vigore della “180”, la legge Basaglia che chiuse i manicomi, deve dichiarare forfait.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 13 settembre 2024
Secondo gli ultimi dati aggiornati al 31 agosto, risultano reclusi 19.507 detenuti stranieri su un totale di 61.758 ristretti. Secondo il ministro della Giustizia, il sovraffollamento carcerario si risolverebbe facendo scontare loro la pena nei paesi d’origine. Apparentemente non fa una piega, peccato che non sia affatto così, soprattutto per due motivi principali. Il primo è che il sovraffollamento non si calcola solamente attraverso numeri assoluti, ma carcere per carcere. Pensiamo al carcere di Poggioreale: risultano 2.100 detenuti su una capienza regolamentare di 1.323 posti. Gli stranieri sono 333. Tolti quelli, il sovraffollamento rimane tale e quale. Il secondo motivo è che ovviamente non sarà mai possibile, e tentativi sono stati fatti durante le scorse legislature, far scontare magicamente la pena nella terra di origine a tutti e 19.507 i reclusi stranieri.
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