di Nicola Datena
Il Manifesto, 17 gennaio 2025
Si è svolta presso il Tribunale di Potenza l’udienza preliminare del processo penale sul “sistema” del Centro di permanenza per il rimpatrio (Cpr) di Palazzo San Gervasio che vede sul banco degli imputati avvocati, medici, agenti di polizia dell’ufficio immigrazione della questura di Potenza nonché il direttore del centro e la società che lo gestiva su appalto della prefettura. I reati contestati dalla procura riguardano tutte le figure professionali chiamate a intervenire per la gestione e il funzionamento del centro di detenzione. L’indagine farebbe emergere un sistema criminale che aveva lo scopo di massimizzare i profitti dalla filiera delle deportazioni.
di Vladimiro Zagrebelsky
La Stampa, 17 gennaio 2025
Nello stesso giorno in cui una tregua pare raggiunta nella tragica guerra di Gaza, dal Governo italiano esce la notizia che esso non darebbe esecuzione all’ordine della Corte internazionale di giustizia di arresto di Netanyahu ove il capo del Governo israeliano dovesse venire in Italia. La circostanza spinge a riflettere sul ruolo della Corte, sulle intenzioni e speranze che ne hanno accompagnato l’istituzione e sulla sua crisi. Una crisi che ha un carattere del tutto particolare nel quadro generale di quella che investe il diritto internazionale e le Corti incaricate di assicurarne l’osservanza.
di Luciano Bertozzi
focusonafrica.info, 17 gennaio 2025
Secondo il New York Times, i cittadini statunitensi avrebbero pagato per mantenere Guantánamo almeno 540 milioni di dollari l’anno. Il carcere di Guantánamo compie 23 anni. Era l’11 gennaio 2002, quando venne resa operativa la prigione statunitense, nella base navale USA a Cuba e, da allora, continuano a perpetrarsi gravi violazioni dei diritti umani. Il luogo di detenzione è, infatti, uno dei frutti avvelenati della guerra globale al terrore. “In tutto il mondo, Guantánamo rimane uno dei simboli più duraturi dell’ingiustizia - ha affermato Human Right Watch - degli abusi e del disprezzo per lo stato di diritto che gli Stati Uniti hanno scatenato in risposta agli attacchi dell’11 settembre.”
di Thomas Cardinali
lospecialegiornale.it, 16 gennaio 2025
Alla Camera dei Deputati si è svolto il convegno “Umanizzare le carceri, come farlo. Proposte al Ministro Nordio”, promosso dall’onorevole Alessia Ambrosi di Fratelli d’Italia dove il tema centrale è stata la discussione su amnistia e sovraffollamento. L’evento ha riunito esponenti politici, giuristi, accademici e rappresentanti della società civile per discutere le criticità del sistema penitenziario italiano, con l’obiettivo di individuare soluzioni concrete per garantire dignità, sicurezza e rieducazione ai detenuti, migliorando al contempo le condizioni di lavoro del personale carcerario. Al centro del dibattito il rapporto tra suicidi e sovraffollamento con la proposta dell’amnistia che sta trovando man mano sempre più voci a suo favore da tutte le parti della politica e società civile.
di Lino Sasso
L’Identità, 16 gennaio 2025
Quella delle condizioni dei detenuti è una questione annosa, al punto da poter essere considerata perennemente di attualità. Negli anni se ne sono occupati a più riprese sia il Parlamento che i vari governi che si sono susseguiti. Il problema è stato richiamato anche dal Quirinale, pure in questo caso in più di un’occasione. Lo ha recentemente fatto il Presidente Sergio Mattarella e, prima ancora, ai tempi della sentenza Torreggiani, a richiamare l’urgenza di intervenire sulla questione del sovraffollamento fu il suo predecessore Giorgio Napolitano. L’allora inquilino del Colle si avvalse addirittura dello strumento costituzionale del messaggio alle Camere per stimolare un intervento del Parlamento sulla situazione drammatica che si vive all’interno delle carceri, sia sul fronte dei detenuti che su quello della polizia e del personale penitenziario.
di Alessandro Trocino
Corriere della Sera, 16 gennaio 2025
“Ancona, 5 gennaio 2024, Matteo Concetti di 23 anni si impicca in una cella di isolamento nel carcere di Montacuto. Matteo soffriva da tempo di gravi problemi psichiatrici”. Comincia così l’interminabile preghiera laica di Riccardo Arena, pubblicata il 9 gennaio durante “Radio carcere” su Radio Radicale. Trentacinque minuti dopo finisce con questa frase: “Novanta vite spezzate, nelle mani dello Stato”. Novanta nomi, ridiventati persone, novanta “compagni e compagne” che ha deciso di ricordare con una lunga e dolorosa Spoon River, recitata con pathos e affanno sulle note cupe del Requiem di Mozart. Trentacinque minuti che andrebbero trasmessi a reti unificate, perché meglio di molti saggi e articoli raccontano il baratro di invisibilità nel quale precipitano, anche da morti, i reclusi delle carceri italiane. Fantasmi, che si uccidono nei modi più strazianti: impiccandosi con le lenzuola, annodate alle sbarre della finestra, ma persino al termosifone; stringendosi il collo con i lacci delle scarpe o la cintura (che non potrebbero avere); inalando il gas dei fornelletti da cucina; ingoiando chiodi, pile, carta igienica.
di Pietro Minervini
Panorama, 16 gennaio 2025
L’elevato numero di suicidi che negli ultimi anni stanno avvenendo nei penitenziari italiani è un aspetto da non sottovalutare, soprattutto in un Paese civile come il nostro. “L’alto numero di suicidi è indice di condizioni inammissibili. Abbiamo il dovere di osservare la Costituzione, che indica norme imprescindibili sulla detenzione in carcere”. Questo è quanto ha affermato il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, nel suo discorso di fine anno andato in onda il 31 dicembre 2024. A dirla tutta queste parole pronunciate dal garante della carta costituzionale appaiono, alla luce dei dati relativi ai suicidi nei penitenziari italiani, come frasi fatte e prive di applicazione in senso pratico. Basti pensare che dal primo gennaio ad oggi già 8 detenuti si sono tolti la vita. Ma questo numero è tristemente destinato a crescere.
di Amedeo Lomonaco
vaticannews.va, 16 gennaio 2025
La celebrazione dell’Anno Santo è un tempo per leggere la giustizia alla luce del Vangelo e in occasione dei Giubilei numerosi sono stati gli appelli dei Pontefici ai governanti di tutto il mondo per la liberazione dei prigionieri o la riduzione delle pene. Il Giubileo è una occasione per ottenere l’indulgenza che, come si legge nel Codice di Diritto Canonico, consiste nella “remissione dinanzi a Dio della pena temporale per i peccati, già rimessi quanto alla colpa, che il fedele, debitamente disposto e a determinate condizioni, acquista per intervento della Chiesa”. Il termine indulgenza ha la stessa radice di un’altra parola collegata all’Anno Santo. Si tratta del termine indulto, dal latino indultum, che indica una concessione o un privilegio accordato, per grazia o per benevolenza, da parte di un’autorità superiore. Nel diritto penale con questo vocabolo si definisce un provvedimento di clemenza che porta all’estinzione della pena inflitta al condannato. Indulgenza e indulto liberano l’uomo dalle catene, dalle conseguenze del peccato o di una colpa, per concedergli una ripartenza, un’occasione di riscatto e di vita nuova.
di Giacomo Puletti
Il Dubbio, 16 gennaio 2025
Il Guardasigilli cerca la sintesi tra Lega e Fratelli d’Italia, da un lato, e Forza Italia, dall’altro: azzurri contrari all’impunità per gli agenti. Non intende mollare di un centimetro la Lega di Matteo Salvini sul ddl Sicurezza, con il capogruppo alla Camera Riccardo Molinari che spinge perché il provvedimento “sia approvato così com’è” e “il più rapidamente possibile”. E per non lasciare la questione in mano al Carroccio, ecco che Fratelli d’Italia ha lanciato una petizione per dire “basta alle aggressioni contro le forze dell’ordine” e più in generale per tutelarle di fronte alla possibilità di finire sotto indagine.
di Eleonora Martini
Il Manifesto, 16 gennaio 2025
Il pacchetto tornerà alla Camera in terza lettura con le correzioni del Colle. Fd’I gioca su due sponde con una petizione per le divise. Elly Schlein: “La legge è uguale per tutti e tanto più lo deve essere per chi ha il potere di farla rispettare”. “Scudo penale” per le forze dell’ordine? Il governo si tira indietro e lascia la palla “al parlamento sovrano”, almeno secondo quanto assicurato ieri dai ministri Nordio e Piantedosi cui si deve, insieme a Crosetto, la prima stesura del ddl Sicurezza attualmente in esame al Senato. Ma nel frattempo i Fratelli di Giorgia Meloni lavorano in competizione con l’agguerrita Lega per aggiudicarsi il primato di partito più vicino a polizia e carabinieri, arrivando addirittura ieri a lanciare una raccolta firme “a sostegno degli uomini e delle donne in divisa” per giustificare alcune delle norme del pacchetto Sicurezza più criticate e maggiormente a rischio di incostituzionalità, come indicato dal presidente della Repubblica. A Mattarella il governo ha promesso di correggere cinque punti, anche se la Lega sta facendo di tutto per evitare un nuovo passaggio alla Camera in terza lettura.
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