di Francesco Rotondi*
Avvenire, 23 gennaio 2025
Il confronto politico e sociale, così come purtroppo la cronaca, non smettono di portare al centro del dibattito pubblico il tema delle carceri. La condizione della detenzione in un Paese dalla solida tradizione democratica e con uno spiccato senso dell’etica collettiva non può limitarsi all’analisi - per quanto rilevante - dei fenomeni dal punto di vista numerico. I dati - sebbene non esaustivi - testimoniano che il nostro sistema carcerario registra circa 61mila persone in stato di detenzione, la metà dei quali stranieri, e il 4,3% donne: ciò a fronte di una capienza delle strutture di circa 51.700 posti. Dei detenuti oggi presenti nelle carceri italiane circa 6 mila usciranno dallo stato di detenzione entro un anno, e il 35,7% ha un fine pena al più paria 4 anni. Occorre anche aggiungere che nel 2024 si sono verificati 89 suicidi di detenuti oltre a 7 agenti.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 23 gennaio 2025
Secondo Antigone se il Governo dovesse convertire in carceri i Centri di Shëngjin e Gjader l’Italia violerebbe numerosi diritti fondamentali sanciti della Carta. Il progetto del Governo di mandare i migranti nei Centri in Albania è sicuramente congelato. Di fronte alle difficoltà di implementazione del Protocollo Italia- Albania (che prevede il trasferimento in Albania, per identificazione e valutazione delle richieste di asilo, dei migranti soccorsi dalle autorità italiane in mare), tempo fa il presidente di Italia Viva, Matteo Renzi, aveva proposto un’idea - per ora respinta dalla presidente del Consiglio, Giorgia Meloni - riguardante la conversione dei centri albanesi in vere e proprie carceri in cui trasferire detenuti di nazionalità albanese attualmente reclusi in istituti penitenziari italiani. Comunque sia, anche questo piano appare altrettanto problematico.
di Rossella Faella
napolimonitor.it, 23 gennaio 2025
Quello dell’affettività in carcere è un tema cruciale e ampio, che ingloba questioni come lo spazio dato ai legami personali dentro le mura degli istituti, le pratiche che sostengono o negano queste relazioni, le dinamiche e i rapporti di potere che le modellano. Non è solo una questione di diritti da rivendicare, ma di comprendere come questo diritto costituisca un terreno complesso e significativo, un intreccio di dinamiche di esclusione, pratiche di controllo e indisponibilità all’ascolto di istanze di semplice umanità.
di Francesco Machina Grifeo
Il Sole 24 Ore, 23 gennaio 2025
Nel corso della Relazione annuale il ministro ha detto che la giustizia civile che muove il 2% del Pil sta avendo una formidabile accelerazione. “Il Ddl di riforma costituzionale volto a separare le carriere dei magistrati, per i quali vengono istituti due Consigli superiori, oltre all’alta Corte disciplinare, è promanato direttamente dal programma elettorale, perché la riforma della giustizia era tra i primi punti del programma, era un obbligo, un dovere verso gli elettori. Concluderemo l’iter in prima e seconda lettura entro l’estate”. Così il Ministro Nordio al Senato nel corso della Relazione annuale sull’amministrazione della giustizia del 2024. “La riforma - ha proseguito - esclude, come ho detto con conoscenza professionale e con impegno morale, l’assoggettamento del Pm all’esecutivo”. “E questo - ha proseguito - è garantito dalla norma positiva che attua il principio costituzionale del giusto processo che pone le parti in posizione di parità”.
di Valentina Stella
Il Dubbio, 23 gennaio 2025
Il guardasigilli espone in Parlamento la relazione annuale sulla giustizia e difende la separazione delle carriere. “Rischi di creare un pm superpoliziotto? È ora che gli inquirenti sono fuori controllo”. Più che una “Relazione annuale sull’amministrazione della giustizia”, quella esposta oggi dal guardasigilli Carlo Nordio prima al Senato e poi alla Camera è stata una difesa della riforma sulla separazione delle carriere da poco approvata a Montecitorio, o meglio un attacco ai detrattori e alla loro “enfasi apocalittica di radicati pregiudizi”. Secondo il ministro “l’unico processo che noi respingiamo è quello alle intenzioni: non si può continuare a dire che c’è l’intenzione di sottoporre il pm all’Esecutivo quando la legge costituzionale da noi proposta lo esclude, apertis verbis, in via assoluta”.
di Giulia Merlo
Il Domani, 23 gennaio 2025
Il ministro parla di pm “superpoliziotti” e definisce l’Anm una “corporazione”. Ma trascura le emergenze. Annullata la seduta di giovedì 23 per eleggere i quattro giudici costituzionali. Separazione delle carriere, nessuna amnistia e nuovi reati. Il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, ha relazionato sull’amministrazione della giustizia mettendo in luce i punti politici più caratterizzanti e prudentemente sorvolando sulle molte emergenze, ereditate e non risolte oppure provocate dal governo. Il guardasigilli ha scelto la linea dura soprattutto per rivendicare la separazione delle carriere, usando la sua quarantennale storia di pm come scudo alle critiche di vendetta nei confronti delle toghe. “Nessun assoggettamento del pubblico ministero all’esecutivo”, ha detto. Poi ha sapientemente affondato il colpo nei confronti della magistratura associata, che sarebbe pervasa dalla “cultura perniciosa della corporazione”, e ribadito che nel sistema attuale “il pm è già un super poliziotto, con l’aggravante che, godendo delle stesse garanzie del giudice, egli esercita un potere immenso senza alcuna reale responsabilità”. Tesi non nuove alla retorica di Nordio e pirotecnico antipasto dello scontro che si animerà venerdì e sabato, al momento dell’inaugurazione dell’anno giudiziario in cui l’Anm ha annunciato proteste.
di Tiziana Maiolo
Il Riformista, 23 gennaio 2025
Il ministro Carlo Nordio non è uno da resistenza sulla linea del Piave come Borrelli. Le sue parole sono più da carica dei bersaglieri, tromba nelle mani e avanti di corsa. Così è apparso ieri al Senato per quella che doveva essere non più di una annuale, noiosa e spesso ripetitiva relazione sull’amministrazione della giustizia. Ma che invece questa volta è cascata in mezzo a una chiamata alle armi da parte della magistratura militante, pronta allo sciopero contro la separazione delle carriere e a manifestazioni in bilico tra le provocazioni pannelliane d’un tempo e la chiamata alla rivolta sociale di piazza di Maurizio Landini.
di Giuseppe Cascini
Il Dubbio, 23 gennaio 2025
La Camera dei deputati ha approvato in prima lettura la riforma costituzionale in materia di ordinamento giudiziario proposta dal governo. I toni bellicisti e trionfalistici che hanno accompagnato la discussione, in uno con la “blindatura” del testo proposto dal governo, hanno reso certamente più difficile un confronto pacato e ragionato sulle tante questioni che quella riforma pone, sulle sue ragioni e sui suoi obiettivi. Sicuramente la riforma è espressione di un malessere profondo della classe politica nei confronti della magistratura, che, al netto di alcune provocazioni che trasudano uno spirito di vendetta e di rivalsa spesso legato a singole vicende, merita di essere analizzato e approfondito.
di Federico Capurso e Francesco Malfetano
La Stampa, 23 gennaio 2025
Salta ancora l’accordo sui giudici della Consulta: la premier contatta Schlein. Il ministro vuole inasprire il ddl ma gli alleati alzano un muro e lo isolano. Si rende probabilmente conto, Giorgia Meloni, che tra le mani inizia ad avere troppe questioni di peso aperte. E l’apprensione aumenta se pensa a quei dossier sui quali il Quirinale ha posato lo sguardo: il ddl Sicurezza e l’elezione dei quattro giudici mancanti della Corte costituzionale. La premier convoca quindi in mattinata a Palazzo Chigi i suoi partner di governo, Antonio Tajani, Matteo Salvini e Maurizio Lupi. Vuole soluzioni. Ma alla fine di un vertice di circa due ore, deve constatare che quei nodi non possono essere sciolti con la rapidità che sperava. Anzi, se ne sono aggiunti altri.
di Paolo Frosina
Il Fatto Quotidiano, 23 gennaio 2025
Anm al voto per il dopo-Santalucia: le toghe di destra verso la vittoria dopo oltre vent’anni. E il rapporto col governo ora può ammorbidirsi. In un momento politico delicatissimo, l’organismo di rappresentanza di giudici e pm rinnova i suoi vertici: in vantaggio i conservatori di Magistratura indipendente, la corrente più vicina all’esecutivo in carica. Mentre la sinistra giudiziaria, divisa, perderà la presidenza. Il regno di Giuseppe Santalucia è stato lungo e stabile: un mandato intero di quattro anni alla guida di una giunta unitaria, sorta di “governo di larghe intese” tra le varie correnti. Ora però, nel momento politico forse più delicato di sempre, l’Associazione nazionale magistrati (Anm) è chiamata a rinnovare completamente i suoi vertici: dal 26 al 28 gennaio, gli oltre novemila iscritti all’organismo rappresentativo di giudici e pm eleggeranno online il Comitato direttivo centrale, il “parlamentino” di 36 seggi.
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