di Viola Giannoli
La Repubblica, 19 settembre 2024
Intervista allo scrittore, professore alle scuole superiori: “Ciò non significa che, di fronte al reato, dobbiamo lasciar correre. Ma nel momento in cui puniamo abbiamo già perso”. “Rispondere all’inquietudine dei giovani inasprendo le pene non servirà a niente”. Parola di Eraldo Affinati, scrittore e appassionato docente, immerso quanto più tempo possibile tra i suoi studenti, compresi quelli (pochi) che contestano e che rischiano di pagare a caro prezzo anche il dissenso pacifico.
di Giansandro Merli
Il Manifesto, 19 settembre 2024
Migranti Intervista al segretario di +Europa: “Le decisioni dei tribunali di Palermo e Catania sono un fatto enorme da un punto di vista giuridico: tutta l’impalcatura costruita dal governo per detenere i richiedenti asilo nasce già morta”.
di Elena Molinari
Avvenire, 19 settembre 2024
Dale Recinella era un avvocato finanziario di successo a Miami quando la chiamata è arrivata, con la voce stentorea di Thomas Horkan che urlava il suo nome sul sagrato della chiesa. “Tom era un collega e mi ha letteralmente inchiodato dopo la messa per convincermi a scrivere una memoria legale contro la pena di morte per i vescovi della Florida - spiega Recinella -. Non avevo nessuna voglia di farlo, ma non mi ha mollato finché non ho ceduto”. I tre mesi impiegati a scrivere quell’incriminazione della pena capitale sono stati la svolta nella vita di Recinella. Ci sono voluti ancora anni perché dicesse di sì, ma il seme era piantato. Nel 1998, Recinella ha messo da parte la professione legale per diventare cappellano laico del braccio della morte di Macclenny e dei suoi 400 uomini condannati all’iniezione letale.
di Alessia Melcangi
La Stampa, 19 settembre 2024
Come nel 1967, quando gli stati arabi stavano predisponendo l’ennesima guerra contro Israele, e Tel Aviv anticipò le loro mosse sbaragliando in sei giorni le forza militari egiziane, siriane e giordane, allo stesso modo Israele gioca oggi d’anticipo. Questa volta però il governo di Netanyahu non si muove solo in maniera difensiva, ma provoca, alza la posta in gioco. Davanti all’Iran esitante e a Hezbollah che in fondo, con un consenso in declino, non vuole la guerra dentro i suoi confini, Israele spariglia le carte, rendendo ancora più improbabile qualsiasi de-escalation.
di Chiara Cruciati
Il Manifesto, 19 settembre 2024
La foto di Ziad Mohammed al-Dalou pubblicata ieri sui siti di informazione lo ritrae sorridente, in camice bianco. Probabilmente è stata scattata prima del 7 ottobre e della trasformazione del suo ospedale, lo Shifa, in un campo di detenzione e in un’enorme fossa comune. Al-Dalou è morto in una prigione israeliana, è il terzo medico di Gaza a perdere la vita in custodia, il sessantesimo palestinese. Era stato arrestato a marzo durante l’assedio israeliano dell’ospedale: due settimane che sembravano non finire mai, medici, pazienti e sfollati prigionieri della struttura e dei colpi di mortaio dell’artiglieria. Non si entrava e non si usciva. I soldati invece entravano e sono decine le testimonianze che raccontano di medici e malati giustiziati sul posto e di cibo introvabile.
di Fulvio Fulvi
Avvenire, 18 settembre 2024
Dal 1° gennaio 72 detenuti si sono tolti la vita. Un esubero di quasi 15mila persone. A Milano venerdì manifestazione per ricordare Yussef, morto bruciato a San Vittore. Celle sempre più sovraffollate, tensione alle stelle dietro le sbarre e la strage dei detenuti suicidi che non si ferma più. Tra ieri e stamattina ce ne sono stati altri due, ad Ariano Irpino e Regina Coeli, portando il conto complessivo dei morti dalla fine dell’anno a 72. Aumentano pure le aggressioni, gli atti di autolesionismo, le risse e le manifestazioni di protesta collettiva. L’emergenza carceri rimane dunque gravissima in Italia e attende ancora una soluzione decisiva.
di Angela Stella
L’Unità, 18 settembre 2024
72 dall’inizio dell’anno, ieri il terzo nel carcere romano. I sindacati: “Una strage e il governo non dice nulla”. A via Arenula tutto fermo sulla scelta del Garante. Sedici settembre: “32 anni, nigeriano, in carcere per reati connessi all’immigrazione clandestina e altro, nel pomeriggio è stato trovato impiccato nella sua cella della Casa Circondariale d’Ariano Irpino. A nulla sono valsi i soccorsi della Polizia penitenziaria e dei sanitari”. 17 settembre: “50 anni, italiano, tratto in arresto il 25 agosto scorso per maltrattamenti in famiglia, ha deciso di farla finita e verso le 6.45 è stato rinvenuto impiccato nella sua cella del carcere romano di Regina Coeli”. Questo il bollettino di morte arrivato dai nostri istituti di pena attraverso due comunicati della Uilpa Polizia Penitenziaria.
di Serena Riformato
La Stampa, 18 settembre 2024
La Camera conferma tra le polemiche la stretta sulle rivolte: punita anche la “resistenza passiva”. Due suicidi in carcere nell’arco di poche ore. E 1. 529 tentativi di suicidio dall’inizio dell’anno: vale a dire quasi sei episodi ogni giorno. Resta alto l’allarme nei penitenziari italiani. Un cinquantenne italiano, arrestato il 25 agosto scorso per maltrattamenti in famiglia, all’alba di ieri è stato trovato impiccato dagli agenti di polizia penitenziaria nella sua cella del carcere romano di Regina Coeli: si tratta del terzo episodio dall’inizio dell’anno nel carcere romano. Il secondo caso nell’istituto avellinese di Ariano Irpino.
di Pietro Buffa*
Il Sole 24 Ore, 18 settembre 2024
Che il sistema penitenziario italiano sia sovraffollato è ormai quasi una non-notizia tanto è sbandierata in decine di interventi pubblici ed articoli. Chi conosce la storia penitenziaria sa che è da sempre così. Sino al 1990 si provvedeva con periodiche amnistie ed indulti che calmieravano la pressione all’interno degli istituti penitenziari. La modifica dell’articolo 79 della Costituzione, intercorsa nel 1992, con la previsione di una maggioranza di due terzi per la loro approvazione, considerate le dinamiche parlamentari del nostro Paese, ha reso difficile, se non impossibile, adottare questi provvedimenti. Si pensi solo all’insuccesso che seguì il messaggio al Parlamento di Papa Giovanni Paolo II e alle resistenze che accolsero quello del Presidente Napolitano nel 2013, pur a fronte delle forche caudine della Corte europea dei Diritti dell’uomo che aveva condannato l’Italia per trattamenti inumani e degradanti in ragione di un sovraffollamento strutturale che vedeva quasi 70.000 detenuti presenti.
di Laura Ambrosi
Il Sole 24 Ore, 18 settembre 2024
I dem: “Misure crudeli”. Arrivano il nuovo delitto di rivolta in carcere, integrato anche solo da atti di resistenza passiva (“Un attacco allo stato di diritto”, tuona il Pd) e valido pure per i centri per i migranti, e l’aggravante del reato di istigazione a disobbedire alle leggi se commesso all’interno di un istituto di pena. L’Aula della Camera ha ripreso ieri tra le polemiche le votazioni del disegno di legge Sicurezza, approvando alcune tra le strette più contestate. Come quella sull’acquisto delle Sim da parte dei cittadini extra Ue: tra i documenti che un operatore dovrà acquisire per venderle, oltre a quelli di identità, sarà necessaria “copia del titolo di soggiorno”.
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