La Stampa, 15 gennaio 2025
Il messaggio nel giorno del suo 53esimo compleanno. Amnesty: anche l’Italia agisca per liberarlo. Ahmadreza Djalali, il medico e docente con doppia cittadinanza svedese e iraniana, per anni presso l’Università del Piemonte Orientale di Novara, arrestato nel 2016 e condannato a morte per “spionaggio”, ha inviato quello che appare il suo più disperato appello dal carcere di Evin, in cui accusa il governo di Stoccolma di considerarlo un “cittadino di serie B” e di averlo dimenticato nel braccio della morte. “Sono passati otto anni e nove mesi da quando sono stato rinchiuso a Evin, 3.185 giorni senza nessuna pausa in una cella orribile”, ricorda lo stesso Djalali in un messaggio audio in inglese dal carcere, diffuso da Amnesty International Italia nel giorno del suo compleanno. “In questi anni terribili mi sono ammalato di diverse malattie, tra cui la bradicardia (una aritmia del cuore caratterizzata da una frequenza cardiaca bassa, ndr) che mette a rischio la mia vita”, riferisce Djalali.
coe.int, 15 gennaio 2025
In un nuovo rapporto, il Comitato per la prevenzione della tortura (CPT) del Consiglio d’Europa ha espresso una serie di preoccupazioni riguardanti il trattamento delle persone private della libertà da parte della polizia e il sovraffollamento delle carceri. Il rapporto fa seguito a una visita condotta dal CPT dal 19 al 28 marzo 2024, incentrata sulla polizia e sulla custodia cautelare in quattro cantoni francofoni della Svizzera: Ginevra, Friburgo, Vallese e Vaud. In relazione al trattamento delle persone private della libertà da parte della polizia, il CPT ha ascoltato ancora una volta accuse di maltrattamento fisico e uso eccessivo della forza, tra cui morsi da parte dei cani poliziotto, colpi di manganello, testate, pugni e calci, nonché violenti bloccaggi a terra.
di Ilaria Storti
conquistedellavoro.it, 14 gennaio 2025
Le condizioni delle carceri italiane sono indegne. Tuttavia, nonostante gli allarmi lanciati da anni da sindacati e associazioni e nonostante il forte richiamo lanciato dal Papa in occasione del Giubileo, la politica continua a rinviare una riforma del sistema. Un sistema al collasso. Sindacati e associazione che si occupano del settore, come Antigone, ricordano che da inizio anno sono già 11 le persone detenute che si sono tolte la vita in carcere. A queste si aggiunge un’ulteriore persona suicidatasi in stato di privazione della libertà in una Rems e un operatore penitenziario del carcere di Paola.
di Tazio Brusasco*
volerelaluna.it, 14 gennaio 2025
Il carcere è, per la “società libera” un’isola sconosciuta: per disinteresse, per mancanza di informazioni da parte dei media, perché è una “istituzione totale” per eccellenza, priva di contatti con l’esterno. E poi perché, per i più, i suoi ospiti - i detenuti e le detenute - non meritano alcuna attenzione e anzi, dopo il loro ingresso in carcere, si dovrebbe semplicemente “buttare la chiave”. Neanche l’ormai interminabile sequenza di suicidi e di atti di autolesionismo basta a rompere l’isolamento di una realtà che accoglie e rinchiude, ogni giorno, 62.000 persone, in gran parte senza diritti e senza speranza. Per contribuire a uno sguardo diverso e alla considerazione del carcere come un “pezzo” della società ospitiamo (e lo faremo periodicamente) le noterelle di un insegnante in un istituto penitenziario del Paese, non importa quale. Sono affreschi di vita quotidiana finalizzati a restituire dignità e umanità a una condizione che spesso non ce l’ha.
di Alessia Candito
La Repubblica, 14 gennaio 2025
Da Nord a Sud si contano sei casi accertati e due sospetti. A Modena sono due i detenuti che hanno deciso di farla finita nei primi giorni dell’anno. Inascoltato l’appello di Mattarella. Nelle carceri italiane ogni due giorni un detenuto si toglie la vita. E se si considerano anche le cosiddette “morti sospette” la percentuale cresce ulteriormente. A due settimane dall’inizio dell’anno, dietro le sbarre è già emergenza suicidi. Ufficialmente se ne contano sei in due settimane che diventano otto contando anche gli episodi su cui ancora si indaga, il doppio dei tre casi registrati nello stesso periodo del 2024, anni luce dal singolo caso di due anni fa.
di Anna Lisa Mandorino*
Corriere della Sera, 14 gennaio 2025
Il progetto di Cittadinanzattiva. Sono 2.698 le donne presenti negli istituti penitenziari italiani al 31 dicembre 2024, pari al 4,36% della popolazione detenuta totale. Facendo riferimento alle carceri esclusivamente femminili (Trani, Pozzuoli, Roma Rebibbia, Venezia Giudecca), il numero più alto di donne detenute, 378, si trova nel carcere Stefanini di Rebibbia di Roma: qui il tasso di sovraffollamento è del 138%, superiore a quello generale, già molto elevato e pari al 120%, delle carceri italiane. E nell’istituto penitenziario di Rebibbia è partito il progetto “I Care” con il quale nell’ultimo anno siamo entrati, una volta al mese circa, per condurre, assieme agli operatori e alle operatrici penitenziarie, ai referenti della Asl Roma 2, all’associazione culturale Masc - e soprattutto con il coinvolgimento diretto delle donne detenute - percorsi di formazione sanitaria e di peer education nonché laboratori creativi sul tema della salute e della prevenzione oncologica femminile.
di Massimo Franco
Corriere della Sera, 14 gennaio 2025
Gli scontri con la magistratura riflettono una relazione tra poteri dello Stato in bilico da anni e mai riequilibrata in modo condiviso. Più che le singole polemiche, colpisce lo sfondo conflittuale nel quale si inseriscono. È come se con l’inizio del 2025 lo scontro tra il governo e la magistratura, invece di ridursi, preparasse una sorta di resa dei conti finale. E questo nonostante oggi il Parlamento possa forse concordare l’elezione dei quattro giudici che mancano alla Corte costituzionale: un esito non scontato ma atteso da tempo. Si tratti di femminicidi, immigrazione, violenze di piazza, sicurezza o riforma della giustizia, ogni occasione diventa pretesto per misurare il rispettivo potere.
di Nicoletta Tempera
La Nazione, 14 gennaio 2025
Colosimo e Ferro (FdI): presto l’approvazione delle norme. Il ministro Piantedosi: esigenza condivisa da tutti. La violenza per la violenza. La rabbia dei giovanissimi che diventa strumento di devastazione nelle mani dei soliti professionisti del disordine. A Bologna come a Roma, Milano, Torino. Con il pretesto di chiedere giustizia per la morte di Ramy Elgaml. Danni, vandalismi e scontri con le forze dell’ordine, il cui comune denominatore è la presenza, al fianco di frange anarchiche e antagonisti, di tantissimi ragazzini di seconda generazione. Facce nuove della piazza, lontane dalla contestazione politica, intercettate da queste galassie un po’ per caso, un po’ per circostanza. Il tema, la morte del diciannovenne in un incidente in scooter, mentre era inseguito dai carabinieri, tocca le corde di molti giovanissimi soprattutto di origine straniera. Tuttavia, la memoria di Ramy è stata svilita, lasciando il posto al caos.
di Eleonora Martini
Il Manifesto, 14 gennaio 2025
La maggioranza cerca una soluzione per soddisfare le critiche del Colle e contemporaneamente portare a casa la legge-bandiera. Piantedosi: “In un modo o nell’altro, vogliamo al più presto tutele aggiuntive per le forze dell’ordine”. È la strategia degli annunci. “Il Ddl Sicurezza va approvato subito”, ripete da alcuni giorni come un grido di battaglia la Lega a cui ieri si sono accodati Maurizio Gasparri, capogruppo di Forza Italia in Senato, e la sottosegretaria al ministero dell’Interno Wanda Ferro di FdI. E in serata anche il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi intervistato da Rai Uno ha sostenuto la necessità di arrivare al più presto al varo del disegno di legge spiegando che “tutti condividono, al di là di quali saranno le strade che verranno prescelte, l’esigenza di arrivare al più presto ad una definizione di un quadro normativo che sicuramente porrà anche delle importanti tutele aggiuntive a quello che è il lavoro complicato delle forze dell’ordine”.
di Marco Cremonesi
Corriere della Sera, 14 gennaio 2025
Allo studio del Governo. Romeo: votare subito, ma se si interviene allora regole più severe. Piantedosi: Salvini apprezza il mio lavoro. “Sono stati 273 - in aumento del 127,5% sull’anno precedente - gli operatori delle forze di polizia rimasti feriti nel corso delle oltre 12 mila manifestazioni che si sono tenute in Italia nel 2024”. Matteo Piantedosi interviene sul clima che si è creato dopo i recenti scontri tra manifestanti e forze dell’ordine, causati anche dalla morte del giovane Ramy Elgaml, a Milano: “Una tragedia rispetto alla quale dobbiamo essere tutti commossi e partecipi del dolore dei genitori che peraltro stanno dando testimonianza di grande equilibrio e non deve essere strumentalizzata”.
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