di Marco Franchi
Il Fatto Quotidiano, 14 gennaio 2025
L’ex magistrato Roberto Settembre: “Oltre a un affievolimento dello stato di diritto e del principio di responsabilità, mi preoccupa molto il venire meno dell’obbligatorietà dell’azione penale. Così si rischia di minare la fiducia tra cittadini e forze dell’ordine. Di costruire un rapporto basato sul timore”.
di Paolo Di Falco
Il Domani, 14 gennaio 2025
Tre vicende sconosciute di torture e violenze da parte delle forze di polizia. Storie di vittime e dei loro familiari, in alcuni casi senza ancora una verità definitiva. La storia di abusi, torture e violenze da parte di chi indossa una divisa è composta da moltissimi capitoli, purtroppo. In uno stato di diritto, in una democrazia compiuta, tali soprusi per mano delle forze dell’ordine su cittadini e cittadine inermi dovrebbero appartenere a un passato già archiviato da tempo. Eppure, continuano ad accadere. Il caso di Stefano Cucchi, ancora prima quello di Federico Aldrovandi e di tantissimi altri che hanno perso la vita per un fermo o un banale controllo impone una riflessione sulla strada da intraprendere perché non si ripetano mai più.
di Kaspar Hauser
Il Manifesto, 14 gennaio 2025
Nomine della Corte Costituzionale Oggi possibile fumata bianca su quattro giudici, ma Forza Italia tiene tutti in sospeso. Oggi attorno alle 16 il presidente della Camera Lorenzo Fontana dovrebbe annunciare i nomi dei quattro nuovi giudici costituzionali che mancano alla Consulta per colmare il plenum. A imporre l’uso del condizionale è la prudenza, visto che si tratta pur sempre di elezioni a scrutinio segreto. E soprattutto perché è il centrodestra, e meglio ancora Forza Italia, che sta sfogliando la margherita dei nomi. In ogni caso se dovesse giungere un’altra fumata nera, Fontana è pronto a convocazioni quotidiane del parlamento in seduta comune.
di Ermes Antonucci
Il Foglio, 14 gennaio 2025
I partiti non hanno ancora trovato l’accordo per l’elezione di quattro componenti mancanti della Corte costituzionale di nomina parlamentare. FdI propone Marini, il Pd Luciani, Forza Italia Sisto o Zanettin (ma Meloni non sarebbe d’accordo). I partiti non hanno ancora trovato l’accordo per l’elezione di quattro componenti mancanti della Corte costituzionale di nomina parlamentare, con il Parlamento in seduta comune convocato oggi alle ore 13. La trattativa potrebbe andare in porto a ridosso dello scrutinio ma esiste il rischio che, dopo dodici votazioni andate a vuoto per il mancato raggiungimento del quorum, anche quella prevista oggi veda alla fine una fumata nera, costringendo i partiti all’ennesimo rinvio e lasciando la Consulta con 11 componenti su 15, il minimo legale per poter deliberare. Sarebbe con questa striminzita composizione che la Corte costituzionale il 20 gennaio si ritroverebbe a decidere sull’ammissibilità del referendum abrogativo della riforma sull’autonomia differenziata. Neanche il vertice tenuto ieri pomeriggio dalla premier Meloni a Palazzo Chigi con i due leader alleati, Antonio Tajani e Matteo Salvini, per il momento sembra essere servito a sbrogliare la matassa.
di Luciano Violante
Corriere della Sera, 14 gennaio 2025
Sarebbe opportuno un ripensamento sulla riforma per evitare che in un possibile referendum i cittadini votino non pro o contro una legge ma pro o contro la magistratura. La cosiddetta separazione delle carriere non ha nulla a che vedere con l’amministrazione della giustizia. Si tratta di un tentativo di riequilibrio dei rapporti tra politica e magistratura, a vantaggio della politica, dopo circa mezzo secolo di primato della magistratura. L’esigenza è fondata; tuttavia non vanno sottovalutati i rischi della soluzione proposta. Separare dai giudici i circa 1.500 pubblici ministeri e costruire per loro un apposito CSM, distinto dal CSM dei giudici, significa creare una nuova corporazione giudiziaria del tutto autogestita. Una sorta di superpolizia, priva di controlli, separata dai giudici, autogovernata, dotata di formidabili poteri di ingerenza nella vita dei singoli, delle famiglie, delle imprese e della stessa politica, con rischi rilevanti per le libertà di tutti i cittadini. Si tratterebbe di una istituzione illiberale sconosciuta ai paesi civili.
di Augusto Minzolini
Il Giornale, 14 gennaio 2025
Una volta erano i partiti politici a mostrare una maggiore sensibilità verso un argomento delicato come la politicizzazione dei magistrati; ora, invece, sono gli elettori. Siamo al primo giro di boa per l’approvazione della riforma della giustizia che introduce la separazione delle carriere tra giudici e pm: domani comincerà l’esame a Montecitorio che dovrebbe concludersi tra mercoledì e giovedì, poi ci sarà l’esame del Senato, le doppie letture e infine il referendum nel 2026 che vede già l’Associazione Nazionale Magistrati schierata contro. A conti fatti, insieme all’autonomia, è una delle riforme che l’esecutivo porterà a casa, visto che quella del premierato continua ad essere in bilico per i tempi e difficilmente arriverà in porto in questa legislatura.
di Paolo Ferrua*
Il Dubbio, 14 gennaio 2025
Esistono due tipi di epistemologia. La prima è una epistemologia descrittiva, costruita sull’essere, ossia su come nella realtà agisce l’intelligenza umana nei suoi processi conoscitivi. La seconda è una epistemologia prescrittiva o normativa, costruita sul dover essere, nella quale si dettano, si impongono i criteri di scientificità del sapere. Nell’ambito di quest’ultima si sta progressivamente affermando l’intelligenza artificiale che si accinge a entrare nel processo penale a certe condizioni, tra le quali l’osservanza delle regole del giusto processo, la conoscibilità dei meccanismi decisionali, il principio della non discriminazione algoritmica. Temo che queste rassicuranti condizioni rappresentino una sorta di libro dei sogni, essendo in gran parte irrealizzabili: nel confronto tra l’intelligenza umana e quella artificiale sarà soprattutto la seconda a imporre le sue pretese.
di Elisabetta Soglio
Corriere della Sera, 14 gennaio 2025
Le notizie che si trovano in rete danneggiano chi ha pagato il conto con la giustizia. In America giornali e siti hanno iniziato a rimuovere i vecchi articoli. Alcuni teologi ipotizzano che l’ultimo pensiero di San Pietro appena prima di spirare crocifisso a testa in giù - una richiesta sua, per non morire come Gesù - sia stato “almeno non sentirò più cantare il gallo”. Il chiaro riferimento era alla profezia del suo Maestro, puntualmente avveratasi, che al termine dell’ultima cena lo aveva ammonito: “Questa stessa notte prima che il gallo canti due volte mi rinnegherai tre volte”. La dannazione seguita a quel tradimento gli sarebbe stata poi ripresentata sotto forma di memoria per tutta la vita come inizio di ogni giornata: perché un gallo che canta all’alba, almeno allora, c’era ovunque. Come oggi Internet.
di Errico Novi
Il Dubbio, 14 gennaio 2025
Rivolta contro la sentenza della Corte d’assise di Modena che ha concesso le attenuanti (ed evitato l’ergastolo) a Salvatore Montefusco, il 73enne autore del delitto di Cavazzona. Sono le 19 quando si fa il bilancio delle dichiarazioni alle agenzie: almeno una quarantina, a poche ore dalla notizia delle motivazioni con cui la Corte d’assise di Modena ha deciso di condannare a trent’anni anziché all’ergastolo Salvatore Montefusco, il 73enne che il 13 giugno del 2022 uccise a fucilate la moglie Gabriela Trandafir e la figlia di lei Renata, a Cavazzona, frazione di Castelfranco Emilia.
di Valentina Lanzilli
Corriere della Sera, 14 gennaio 2025
Condanna a 30 anni per il duplice omicidio: “Lo umiliavano, agì per motivi umanamente comprensibili”. “Arrivato incensurato a 70 anni, non avrebbe mai perpetrato delitti di così rilevante gravità se non spinto dalle nefaste dinamiche familiari che si erano col tempo innescate”. E ancora: “La situazione che si era creata nell’ambiente familiare lo ha indotto al tragico gesto, compiuto per motivi umanamente comprensibili”. Questi alcuni passaggi scritti nella sentenza a carico di Salvatore Montefusco, oggi 72 anni, imprenditore edile che il 13 giugno 2022 a Castelfranco Emilia, Modena, imbracciò un fucile e uccise davanti al figlio minorenne prima la moglie Gabriela Trandafir, di 47 anni, e poi la figlia di lei, Renata, di 22. Per il doppio femminicidio Montefusco è stato condannato il 9 ottobre in primo grado a 30 anni di reclusione. Niente ergastolo. E nelle motivazioni della Corte d’Assise di Modena si legge che l’uomo era “meritevole di beneficiare delle attenuanti generiche perché incensurato, per la sua confessione, per il contegno processuale e per la situazione che si era creata in famiglia che lo ha indotto a compiere il gesto”.
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