di Antonella Mascali
Il Fatto Quotidiano, 8 settembre 2024
L’abolizione dell’abuso d’ufficio? “Un favore ai raccomandati”. La paura della firma dei sindaci? “Una foglia di fico, la verità è che il potere non vuole essere controllato”. Le riforme della giustizia del governo di Giorgia Meloni? “Fatte senza tenere conto della realtà, in carcere ci vanno sempre i soliti noti: tossicodipendenti che delinquono a causa della loro tossicodipendenza e delinquenti abituali”. Le modifiche al reato di traffico d’influenza del ministro Carlo Nordio? “Servono a impedire che si possa dimostrare un reato come questo”. È un Nicola Gratteri a ruota libera quello che è intervenuto alla Festa del Fatto Quotidiano. Intervistato dai giornalisti Marco Lillo e Antonio Massari, il procuratore di Napoli è intervenuto su diversi argomenti: dalle riforme della Giustizia alle carceri.
di Anna Maria Greco
Il Giornale, 8 settembre 2024
L’ex pm di Mani pulite: “Non si può considerare lo stesso spazio pro capite di un’abitazione normale, cioè 9 metri quadrati”. “Se il sistema può evitare di far varcare la soglia del carcere ad una persona che non lo merita deve farlo e invece il 50% dei condannati in primo grado poi viene assolto e paghiamo al 30% dei richiedenti la riparazione per ingiusta detenzione”, dice Enrico Costa. Piercamillo Davigo lo interrompe irruento: “Anche a costo di perderne 3 mila, magari assassini?”. “Sì - insiste Costa - anche una sola persona innocente non può essere sacrificata”. Eccoli, sul palco della Festa del Fatto quotidiano, i due campioni del garantismo e del giustizialismo, a confronto sul tema: “Giustizia leggi e bavagli”.
di Giulia Merlo
Il Domani, 8 settembre 2024
In consiglio è scoppiato il caso della laica Natoli, mai dimessa, con la resa dei conti nel prossimo plenum. In Corte costituzionale ancora non è stato nominato il giudice vacante, circola l’ipotesi di nomine “a pacchetto”. Settembre sarà un mese di fuoco per due istituzioni nevralgiche nella galassia della giustizia. L’11 settembre si svolgerà il primo plenum del Consiglio superiore della magistratura e si preannuncia un corpo a corpo tra la componente laica e quella togata sul caso della consigliera in quota Fratelli d’Italia, Rosanna Natoli. Il 17 settembre, invece, è convocato il parlamento in seduta comune per tentare di eleggere il giudice costituzionale mancante ormai da novembre scorso, ma le possibilità di arrivare a un nome appaiono scarse. In entrambi i casi, il vero cuore della vicenda è il modo con cui il centrodestra di governo intende il ruolo di queste istituzioni e come si sta muovendo per gestire il suo ruolo di maggioranza, anche in relazione alla funzione di garanzia invece svolta dal Quirinale.
di Enrico Costa
Il Dubbio, 8 settembre 2024
Non si placano le polemiche dopo che due giorni fa in Cdm è stata approvata la norma che cambia l’art 114 del codice penale, impedendo la pubblicazione anche solo di estratti delle ordinanze di custodia cautelare. Per Carlo Bartoli, presidente del Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti, “l’informazione per essere libera deve essere anche chiara e completa. Non è un privilegio dei giornalisti, ma un diritto costituzionale dei cittadini. Descrivere con precisione, citando i documenti, perché una persona viene arrestata non viola la presunzione di innocenza”.
Il Dubbio, 8 settembre 2024
Nel ricorso, si obietta che in passato il detenuto non sia mai riuscito a ottenere un permesso premio. Da uomo di fiducia di Matteo Messina Denaro, tanto da essere l’unico ad avere il numero di cellulare del boss, a bibliotecario del museo di Santa Chiara a Sulmona. Il Tribunale dell’Aquila ha concesso all’ergastolano Leonardo Ciaccio la misura alternativa alla detenzione di un “distacco”, in regime di semilibertà e a titolo di volontariato, nel polo museale abruzzese. Provvedimento al quale si è opposta la Procura generale aquilana, che ha chiesto alla Cassazione di annullare l’ordinanza.
di Paola Rossi
Il Sole 24 Ore, 8 settembre 2024
Il divieto di avvicinare la parte lesa discende dalla sostituzione della detenzione breve e dalla natura del reato. Non si tratta di una facoltà del giudice preclusa dal patteggiamento. Il giudice può inserire nel patteggiamento che preveda l’applicazione di una pena sostitutiva il divieto di avvicinamento alla parte lesa e anche se tale misura non è stata oggetto dell’accordo tra le parti. Ciò discende dall’obbligatoria previsione di divieti e obblighi per il condannato con pena sostitutiva. La Corte di cassazione penale - con la sentenza n. 33860/2024 - ha respinto il ricorso del condannato che riteneva illegittima la sentenza del Gup che, oltre a comminare la pena sostitutiva concordata, aveva aggiunto la prescrizione del divieto di avvicinarsi alla vittima non contemplata dall’accordo. Riteneva il ricorso che tale prescrizione fosse solo facoltativa e che quindi vista l’immodificabilità dell’accordo raggiunto tra imputato e pubblico ministero il giudice avesse violato le regole del patteggiamento.
di Samuele Arnone
ilsicilia.it, 8 settembre 2024
Situazione degli istituti penitenziari siciliani: abbiamo parlato con Santi Consolo, Garante regionale per la tutela dei diritti dei detenuti. Le carceri siciliane, così come nel resto del Paese, vivono una situazione di emergenza strutturale e organizzativa. Lo evidenzia il dottor Santi Consolo, Garante per i detenuti in Sicilia, che descrive un quadro preoccupante, pur riconoscendo un dato positivo: il tasso di suicidi tra i detenuti siciliani è inferiore rispetto alla media nazionale, meno della metà rispetto alle altre regioni italiane. “La situazione è pressoché carente. L’unico dato positivo è che il numero dei suicidi, in proporzione alla popolazione detentiva, è nettamente inferiore a quello di altre regioni italiane” dichiara Consolo. Tuttavia, su altri fronti, la situazione è tutt’altro che incoraggiante.
Gazzetta del Sud, 8 settembre 2024
Il leader del Movimento Diritti Civili, Franco Corbelli, da 30 anni impegnato sul dramma delle carceri, interviene su “questa tragica emergenza delle prigioni che continua purtroppo a far registrare ogni anno un numero impressionante di suicidi e situazioni di grave disagio, in tanti casi particolarmente grave, disumana e inaccettabile. Basta far parlare i numeri per avere un’idea del quadro allarmante che si registra in tutto il Paese, compresa la Calabria. In Italia a fine luglio 2024 risultano 14.500 detenuti oltre i posti disponibili, 18mila unità mancanti alla Polizia penitenziaria, 70 suicidi fra i detenuti e 7 fra gli agenti. Questo, ripeto, solo nel 2024.
di Andrea Gianni
Il Giorno, 8 settembre 2024
Youssef Barsom, arrestato per la rapina di una collanina, sarebbe tornato libero la prossima settimana. Secondo la prima ricostruzione il suo gesto era una forma di protesta contro il sovraffollamento dell’istituto. Sarà sentito già domani il compagno di cella di Youssef Barsom deceduto per un incendio la cui dinamica è ancora da chiarire. L’incendio è divampato, quasi sicuramente da un materasso, nella stanza che Youssef Mokhtar Loka Barsom, il 18enne di origini egiziane, condivideva con l’altro detenuto, che è riuscito a salvarsi ed è ora indagato. Solo lui potrà aiutare a capire cosa è veramente successo. Forse le fiamme sono state innescate dai due detenuti per protesta o forse per un tragico incidente: la dinamica esatta - che presuppone anzitutto il capire come un accendino possa essere finito in cella - deve ancora essere chiarita dai pm che hanno aperto un’indagine conoscitiva. Intanto in queste ore sembra ormai chiaro che Youssef che soffriva di gravi disturbi della personalità e non avrebbe dovuto stare in una cella senza sorveglianza non si sia suicidato. Si tratta di una tragedia di cui si dovranno accertare bene i contorni. Secondo le prime ricostruzioni, il rogo si sarebbe sviluppato intorno alla mezzanotte tra giovedì 5 e venerdì 6 settembre. Ad appiccare l’incendio sarebbe stato il 18enne, nato in Egitto il 5 febbraio 2006, insieme al suo compagno di cella. Un gesto non raro, che solitamente viene compiuto in segno di protesta. E che stavolta potrebbe essere stato un boomerang per i detenuti, devastati dalle fiamme. Gli agenti della polizia penitenziaria intervenuti sono riusciti però a mettere in salvo solamente il compagno di cella della vittima, che ha riportato una lieve intossicazione: non c’è stato invece nulla da fare per Youssef, rimasto intrappolato nel rogo e ritrovato ormai carbonizzato.
di Giorgia Venturini
fanpage.it, 8 settembre 2024
L’avvocata che difendeva il 18enne morto carbonizzato in carcere a Milano aveva ottenuto la fissazione urgente dell’udienza per la prossima settimana. Youssef Moktar Lota Baron è il ragazzo 18enne morto al carcere di San Vittore a Milano avvolto dalle fiamme. Qui ci era entrato dopo essere stato ritenuto responsabile dello scippo di una collanina a una signora davanti alla Stazione Centrale. Era in attesa di processo. Non era la prima volta che si trovava davanti a un giudice: sempre per rapina si era occupato il Tribunale dei Minori ma in più volte era stato riconosciuto il totale vizio di mente e questa perizia lo rendeva inconciliabile con la vita del carcere. Da allora era finito in cinque diverse comunità.
- Milano. Comunità di Sant’Egidio: “Non possiamo permetterci di perdere altri Youssef”
- Milano. Supporto psicologico inesistente e sopralluoghi già decisi, le carceri viste dall’esperta
- Trieste. Negli Uffici di Sorveglianza un solo magistrato lavora per tre
- Cosenza. Il carcere “Sergio Cosmai” soffre: sessantasette detenuti di troppo
- Siracusa. Rivoluzione sanitaria nelle carceri: arrivano nuovi specialisti e attrezzature











