di Ermes Antonucci
Il Foglio, 14 gennaio 2025
I partiti non hanno ancora trovato l’accordo per l’elezione di quattro componenti mancanti della Corte costituzionale di nomina parlamentare. FdI propone Marini, il Pd Luciani, Forza Italia Sisto o Zanettin (ma Meloni non sarebbe d’accordo). I partiti non hanno ancora trovato l’accordo per l’elezione di quattro componenti mancanti della Corte costituzionale di nomina parlamentare, con il Parlamento in seduta comune convocato oggi alle ore 13. La trattativa potrebbe andare in porto a ridosso dello scrutinio ma esiste il rischio che, dopo dodici votazioni andate a vuoto per il mancato raggiungimento del quorum, anche quella prevista oggi veda alla fine una fumata nera, costringendo i partiti all’ennesimo rinvio e lasciando la Consulta con 11 componenti su 15, il minimo legale per poter deliberare. Sarebbe con questa striminzita composizione che la Corte costituzionale il 20 gennaio si ritroverebbe a decidere sull’ammissibilità del referendum abrogativo della riforma sull’autonomia differenziata. Neanche il vertice tenuto ieri pomeriggio dalla premier Meloni a Palazzo Chigi con i due leader alleati, Antonio Tajani e Matteo Salvini, per il momento sembra essere servito a sbrogliare la matassa.
di Luciano Violante
Corriere della Sera, 14 gennaio 2025
Sarebbe opportuno un ripensamento sulla riforma per evitare che in un possibile referendum i cittadini votino non pro o contro una legge ma pro o contro la magistratura. La cosiddetta separazione delle carriere non ha nulla a che vedere con l’amministrazione della giustizia. Si tratta di un tentativo di riequilibrio dei rapporti tra politica e magistratura, a vantaggio della politica, dopo circa mezzo secolo di primato della magistratura. L’esigenza è fondata; tuttavia non vanno sottovalutati i rischi della soluzione proposta. Separare dai giudici i circa 1.500 pubblici ministeri e costruire per loro un apposito CSM, distinto dal CSM dei giudici, significa creare una nuova corporazione giudiziaria del tutto autogestita. Una sorta di superpolizia, priva di controlli, separata dai giudici, autogovernata, dotata di formidabili poteri di ingerenza nella vita dei singoli, delle famiglie, delle imprese e della stessa politica, con rischi rilevanti per le libertà di tutti i cittadini. Si tratterebbe di una istituzione illiberale sconosciuta ai paesi civili.
di Augusto Minzolini
Il Giornale, 14 gennaio 2025
Una volta erano i partiti politici a mostrare una maggiore sensibilità verso un argomento delicato come la politicizzazione dei magistrati; ora, invece, sono gli elettori. Siamo al primo giro di boa per l’approvazione della riforma della giustizia che introduce la separazione delle carriere tra giudici e pm: domani comincerà l’esame a Montecitorio che dovrebbe concludersi tra mercoledì e giovedì, poi ci sarà l’esame del Senato, le doppie letture e infine il referendum nel 2026 che vede già l’Associazione Nazionale Magistrati schierata contro. A conti fatti, insieme all’autonomia, è una delle riforme che l’esecutivo porterà a casa, visto che quella del premierato continua ad essere in bilico per i tempi e difficilmente arriverà in porto in questa legislatura.
di Paolo Ferrua*
Il Dubbio, 14 gennaio 2025
Esistono due tipi di epistemologia. La prima è una epistemologia descrittiva, costruita sull’essere, ossia su come nella realtà agisce l’intelligenza umana nei suoi processi conoscitivi. La seconda è una epistemologia prescrittiva o normativa, costruita sul dover essere, nella quale si dettano, si impongono i criteri di scientificità del sapere. Nell’ambito di quest’ultima si sta progressivamente affermando l’intelligenza artificiale che si accinge a entrare nel processo penale a certe condizioni, tra le quali l’osservanza delle regole del giusto processo, la conoscibilità dei meccanismi decisionali, il principio della non discriminazione algoritmica. Temo che queste rassicuranti condizioni rappresentino una sorta di libro dei sogni, essendo in gran parte irrealizzabili: nel confronto tra l’intelligenza umana e quella artificiale sarà soprattutto la seconda a imporre le sue pretese.
di Elisabetta Soglio
Corriere della Sera, 14 gennaio 2025
Le notizie che si trovano in rete danneggiano chi ha pagato il conto con la giustizia. In America giornali e siti hanno iniziato a rimuovere i vecchi articoli. Alcuni teologi ipotizzano che l’ultimo pensiero di San Pietro appena prima di spirare crocifisso a testa in giù - una richiesta sua, per non morire come Gesù - sia stato “almeno non sentirò più cantare il gallo”. Il chiaro riferimento era alla profezia del suo Maestro, puntualmente avveratasi, che al termine dell’ultima cena lo aveva ammonito: “Questa stessa notte prima che il gallo canti due volte mi rinnegherai tre volte”. La dannazione seguita a quel tradimento gli sarebbe stata poi ripresentata sotto forma di memoria per tutta la vita come inizio di ogni giornata: perché un gallo che canta all’alba, almeno allora, c’era ovunque. Come oggi Internet.
di Errico Novi
Il Dubbio, 14 gennaio 2025
Rivolta contro la sentenza della Corte d’assise di Modena che ha concesso le attenuanti (ed evitato l’ergastolo) a Salvatore Montefusco, il 73enne autore del delitto di Cavazzona. Sono le 19 quando si fa il bilancio delle dichiarazioni alle agenzie: almeno una quarantina, a poche ore dalla notizia delle motivazioni con cui la Corte d’assise di Modena ha deciso di condannare a trent’anni anziché all’ergastolo Salvatore Montefusco, il 73enne che il 13 giugno del 2022 uccise a fucilate la moglie Gabriela Trandafir e la figlia di lei Renata, a Cavazzona, frazione di Castelfranco Emilia.
di Valentina Lanzilli
Corriere della Sera, 14 gennaio 2025
Condanna a 30 anni per il duplice omicidio: “Lo umiliavano, agì per motivi umanamente comprensibili”. “Arrivato incensurato a 70 anni, non avrebbe mai perpetrato delitti di così rilevante gravità se non spinto dalle nefaste dinamiche familiari che si erano col tempo innescate”. E ancora: “La situazione che si era creata nell’ambiente familiare lo ha indotto al tragico gesto, compiuto per motivi umanamente comprensibili”. Questi alcuni passaggi scritti nella sentenza a carico di Salvatore Montefusco, oggi 72 anni, imprenditore edile che il 13 giugno 2022 a Castelfranco Emilia, Modena, imbracciò un fucile e uccise davanti al figlio minorenne prima la moglie Gabriela Trandafir, di 47 anni, e poi la figlia di lei, Renata, di 22. Per il doppio femminicidio Montefusco è stato condannato il 9 ottobre in primo grado a 30 anni di reclusione. Niente ergastolo. E nelle motivazioni della Corte d’Assise di Modena si legge che l’uomo era “meritevole di beneficiare delle attenuanti generiche perché incensurato, per la sua confessione, per il contegno processuale e per la situazione che si era creata in famiglia che lo ha indotto a compiere il gesto”.
di Simona Musco
Il Dubbio, 14 gennaio 2025
La Corte di Assise di Appello conferma la sentenza di primo grado dopo la condanna in appello e l’annullamento con rinvio della Cassazione. Il legale: “Ha agito solo per difendere”. Fu legittima difesa. Ed è per questo che Alex Cotoia è stato assolto. Un verdetto che ha fatto esplodere in un grido liberatorio il pubblico della Corte d’Assise d’appello di Torino, dove il processo era tornato a seguito della decisione della Cassazione di annullare con rinvio una precedente sentenza di condanna.
di Alessandra Codeluppi
Il Resto del Carlino, 14 gennaio 2025
In aula parlano le difese dei poliziotti alla sbarra per i fatti del 3 aprile 2023 “Si è ricorsi alla forza in modo legittimo, senza volontà di infliggere sofferenza”. Un video mostrato in tribunale per dimostrare che le mosse fatte dagli agenti della polizia penitenziaria per immobilizzare un detenuto, per le quali ora sono a processo con l’accusa a vario titolo di tortura e lesioni (oltre a falso nelle relazioni stilate sull’episodio), sarebbero state in linea, “identiche”, rispetto a quanto si insegna loro durante i corsi di addestramento. Il filmato riporta il calendario 2025 della penitenziaria, al centro di una recente polemica politica per le sue immagini ed è stato mandato in onda ieri in tribunale davanti al giudice Silvia Guareschi. Per i dieci imputati col rito abbreviato il pubblico ministero Maria Rita Pantani ha chiesto la condanna, la più alta a 5 anni e 8 mesi, per i fatti del 3 aprile 2023 dentro la Pulce, verso un tunisino che fu incappucciato, denudato e portato in cella dopo essere stato sanzionato per violazioni del regolamento carcerario e che, secondo le difese, si sarebbe invece dimostrato molto aggressivo.
di Elettra Gullè
La Nazione, 14 gennaio 2025
Quando fu inaugurato, nel 1983, il carcere di Sollicciano fu salutato come un modello di civiltà fra le carceri italiane. Si lasciavano le antiche Murate, per una struttura concepita con ampi spazi da vivere fuori dalla cella, da trascorrere in attività esterne di studio e di lavoro, per il migliore recupero dei detenuti, fino alla realizzazione del “giardino degli incontri” progettato da Giovanni Michelucci che al di là dei tradizionali parlatori consentisse di vivere all’aperto gli affetti familiari. Questo il sogno di allora, ben diversa la realtà di oggi. Cambiamento di mentalità, incurie, mancati lavori di manutenzioni e risanamento; degrado per tutti, detenuti e agenti di polizia penitenziaria, sovraffollamento, incertezze prolungate nella gestione hanno esasperato le condizioni di decadenza sì da fare del carcere fiorentino uno dei peggiori del sistema penitenziario italiano.
- Firenze. A Sollicciano si gela, 300 fra lavoratori e agenti senza riscaldamento e senza docce calde
- Modena. Delegazione Pd al Sant’Anna: “Situazione in peggioramento, ai limiti del collasso”
- Rossano Calabro (Cs). Suicidi in carcere, il grido disperato della famiglia di Davide: “Salvatelo!”
- Crotone. Dal 2018 a oggi, i risultati del Garante dei diritti dei detenuti
- Lanciano (Ch). Riparte il servizio di biblioteca in carcere, occasione di riscatto sociale









