Corriere della Sera, 13 gennaio 2025
Superate le mura di cinta della casa circondariale di Modena fa subito più freddo. Le estese zone d’ombra, all’interno del cortile, abbassano le temperature di un paio di gradi in inverno e, in estate, la prevalenza di cemento rende il clima più afoso. Questo è solo uno degli aspetti di cui operatori e professionisti hanno dovuto tenere conto quando hanno deciso di dare vita al progetto che prevede la coltivazione di frutta e verdura, da parte di alcuni detenuti, negli spazi interni ed esterni al carcere della città emiliana, per un totale di quasi due ettari di campi e tre serre lunghe 50, 60 e 90 metri. L’idea è nata a seguito di una serie di fortunati incontri ed è stata portata avanti grazie all’entusiasmo delle persone che si impegnano ogni giorno per la sua realizzazione. Una di queste è Nicoletta Saporito, responsabile dell’area trattamentale della casa circondariale di Modena. “Per far capire di cosa ci occupiamo realmente qui, io cito sempre l’articolo 27 della nostra Costituzione, che dice che la pena deve tendere alla rieducazione del condannato”, spiega con il piglio deciso di chi è abituato a lottare spesso anche per gli altri. I prodotti, poi, vengono venduti al mercatino del vicinato il sabato mattina e riforniscono la cucina del ristorante “Franceschetta58”, bistrot della Francescana Family guidato dallo chef Francesco Vincenzi, altro entusiasta protagonista di questa storia.
La Nazione, 13 gennaio 2025
È prevista anche la manutenzione dell’Anello della Rupe. “Iniziativa di alto valore sociale”. I detenuti del carcere di Orvieto contribuiranno alla manutenzione dell’Anello della Rupe e di altre aree verdi della città. La Giunta comunale ha approvato lo schema di convenzione con la casa di reclusione, l’associazione di promozione sociale ParteCivile e il liceo artistico finalizzata all’impiego di detenuti in attività di volontariato per progetti di pubblica utilità e giustizia riparativa. In base all’accordo i detenuti potranno collaborare a progetti esterni di manutenzione, decoro e valorizzazione di zone urbane di particolare pregio.
goamagazine.it, 13 gennaio 2025
Il carcere e la rieducazione delle persone detenute, principio indicato nell’articolo 27 della Costituzione, sono al centro del film “Qui è altrove: buchi nella realtà” che mercoledì 15 gennaio 2025, alle ore 21, è in proiezione al cinema Sivori (salita S. Caterina 54 r., tel. 010 55320564) di Genova. A presentarlo sono il regista Gianfranco Pannone e Armando Punzo, fondatore della Compagnia della Fortezza che quel principio di rieducazione mette in pratica da 35 anni nel carcere di Volterra. Modera l’incontro Andrea Porcheddu dramaturg del Teatro Nazionale di Genova. Presenti alla proiezione anche Cinzia de Felice de La Compagnia della Fortezza, Mirella Cannata e Carlo Imparato di Teatro Necessario, compagnia attiva a Genova, fondatrice del Teatro dell’Arca “Sandro Baldacci” nella Casa Circondariale di Genova Marassi.
agrigentonotizie.it, 13 gennaio 2025
L’associazione “Amici del giudice Rosario Angelo Livatino” ha ricevuto dal Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria l’autorizzazione a far giungere alle biblioteche delle strutture della Sicilia prima e di tutta Italia nei prossimi mesi alcune pubblicazioni su carta nonché filmati ritenute idonee alla rieducazione e alla conoscenza agli ospiti e che meglio delineano il profilo e la storia professionale e morale del magistrato ucciso in un vile agguato la mattina del 21 settembre 1990 alle porte di Agrigento mentre da solo, senza scorta e con la propria modesta utilitaria si stava recando in tribunale a opera di quattro giovinastri.
di Diego Motta
Avvenire, 13 gennaio 2025
Dopo il no di Meloni a una nuova legge, il 20 gennaio toccherà alla Consulta esprimersi. I migranti nati e cresciuti nel nostro Paese: in campo per difendere un diritto. Dare cittadinanza a chi si sente italiano, ma è considerato straniero in patria. L’impegno dei figli di stranieri nati e cresciuti nel nostro Paese va avanti, nonostante piccole e grandi discriminazioni, nel silenzio di buona parte delle istituzioni. Sono le nuove generazioni (così preferiscono essere chiamate) che hanno intrapreso negli anni scorsi una lunga marcia, mettendo insieme storie, percorsi e nazionalità diverse. Il traguardo resta lontano, ma sulla via stanno emergendo novità.
di Diego Motta
Avvenire, 13 gennaio 2025
La chiusura della presidente del Consiglio a una nuova legge sulla cittadinanza ai figli dei migranti nati e cresciuti in Italia non è una sorpresa. Da un punto di vista della comunicazione politica, le parole pronunciate nella conferenza stampa di giovedì fanno parte di una strategia pubblica che si spiega facilmente: una posizione rigorosa, quando non intollerante, sul tema delle migrazioni sta pagando dal punto di vista dei consensi e, nonostante il coraggioso strappo estivo di Forza Italia sul tema, è comprensibile che Giorgia Meloni non voglia mettere, come ha detto, “altra carne al fuoco” dentro una coalizione di destra-centro sempre più a trazione Fratelli d’Italia. Il problema riguarda però le argomentazioni addotte per giustificare questo immobilismo.
di Luigi Ferrarella
Corriere della Sera, 13 gennaio 2025
Il trentottenne ingegnere iraniano è stato rilasciato dalla quinta Corte d’Appello di Milano in esecuzione del provvedimento del Guardasigilli. Alla notizia ha sorriso, poi è scoppiato a piangere. Solo un sorriso quasi incredulo, e poi giù a piangere. Mohammad Abedini è un uomo libero. Il trentottenne ingegnere iraniano con permesso di soggiorno in Svizzera sino a ottobre 2025, di cui gli Stati Uniti chiedevano l’estradizione per la quale domenica mattina il ministro della Giustizia Carlo Nordio ha invece comunicato ai giudici milanesi di non ritenere esistenti le condizioni, è stato rilasciato dalla quinta Corte d’Appello di Milano che, appunto in esecuzione del provvedimento del Guardasigilli sul quale per legge l’autorità giudiziaria non ha alcun margine di valutazione, ha revocato la custodia cautelare di Abedini: un dietro-front nel giro di tre settimane senza che giuridicamente sia mutato nulla, visto che era stato lo stesso ministro Nordio a invece sollecitare la custodia cautelare di Abedini il 20 dicembre, all’indomani dell’immotivato arresto a Teheran della giornalista italiana Cecilia Sala tre giorni dopo l’arresto il 16 dicembre dell’iraniano all’aeroporto di Malpensa su mandato d’arresto internazionale spiccato il 13 dicembre dagli Stati Uniti.
di Giovanni Bianconi
Corriere della Sera, 13 gennaio 2025
Perché Nordio ha accelerato sui tempi. Per la prima volta il ministro firma personalmente. Il precedente di Uss e del conflitto tra Nordio e le toghe milanesi che lo avevano scarcerato. Venerdì pomeriggio la capo di Gabinetto del ministro della Giustizia, Giusi Bartolozzi, ha chiesto nuovamente all’ufficio che si occupa di estradizioni l’elenco delle precedenti revoche di arresti a fini estradizionali. Ce ne sono un paio, di cui già s’era già parlato molto nelle ultime settimane nelle stanze di via Arenula; una recentissima relativa all’italo francese Hervé Falciani, e un’altra del 2022, dell’ucraino Eugene Lavrenchuk reclamato dai russi.
di Sergio Soave
Il Foglio, 13 gennaio 2025
Dopo Cecilia Sala, è arrivata la liberazione anche per l’ingegnere iraniano Abedini. C’è chi si scandalizza per lo “scambio”, ma quando è in gioco la libertà e la vita di una connazionale bisogna scendere dal cielo dei princìpi al terreno della realtà fattuale. La liberazione di Cecilia Sala ha comportato un prezzo, la liberazione di Mohammad Abedini, arrestato su mandato del governo americano che ne chiedeva l’estradizione, in base peraltro a una procedura non priva di falle giuridiche. Adesso c’è chi si scandalizza, o accusando il governo di debolezza nei confronti della teocrazia iraniana, o lamentando che abbia preventivamente chiesto il consenso all’America, come fa Angelo Bonelli. La politica dello scambio di detenuti (uno era un ostaggio, Sala, l’altro no) è impopolare ma è, in certi casi, una dura necessità. Basta ricordare le centinaia di detenuti palestinesi condannati per atti terroristici liberati da Israele in cambio dei suoi cittadini sequestrati da Hamas. La politica è soprattutto comprensione delle necessità e capacità di ottemperare nel modo meno dannoso possibile alle condizioni esistenti, tenendo fermo l’obiettivo principale.
di Youssef Hassan Holgado
Il Domani, 13 gennaio 2025
“Eravamo nudi, con la pelle e il fiato a contatto. Era inverno ma le pareti e il suolo era come se sudassero per quanti eravamo. In una mano avevamo un pezzo di pane e nell’altra un pezzo di patata lessa. Quello era il nostro cibo” racconta Khaled che oggi ha una nuova vita a Roma. La prima parola fuori dal linguaggio comune che Khaled Karri ha imparato è stata “scarpetta”. Era la quinta settimana che si trovava in Italia e divorava voracemente il cibo in un ristorante. Dopo aver pucciato il pane nel sugo avanzato della pasta un cameriere senza troppi filtri glielo ha fatto notare: “Oh ma stai facendo la scarpetta!”. Quel ricordo lo fa ancora ridere, mentre racconta la sua storia divisa tra la Siria e l’Europa. Forse non è solo una casualità se la prima parola imparata ha a che fare con il cibo. Khaled è un artista e regista siriano che utilizza ritratti astratti e arte culinaria per esprimere temi di sopravvivenza e identità.
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