di Simona Ciaramitaro
collettiva.it, 11 gennaio 2025
Dopo l’arresto di Cecilia Sala in Iran emergono i numeri dei cronisti detenuti in tutto il mondo: 553 nel 2024, 86 le donne, con la Cina in testa ai Paesi che più reprimono l’informazione. Nel 2024 sono risultati 553 giornalisti imprigionati, secondo i dati forniti da Reporter Senza Frontiere, mentre dalla Coalition for women in journalism sappiamo che le donne detenute, al 10 gennaio, sono 83. I dati sono riemersi dopo la carcerazione in Iran e la liberazione della giornalista italiana Cecilia Sala. Inoltre, sempre secondo le notizie fornite dalla Coalition, negli ultimi 5 anni il totale dei reporter finiti in stato di detenzione ammonta a 692.
di Sergio D’Elia
L’Unità, 11 gennaio 2025
Ancora una volta la buona novella giunge dalla terra dove l’antica vicenda di Caino e Abele ha conosciuto nei tempi più recenti momenti di terribilità sia nei delitti sia nelle pene. E giunge alla fine dell’anno, nel giorno di San Silvestro, il papa che secondo un’antica leggenda salvò Roma da un terribile drago che sul Palatino mangiava i cristiani. Silvestro gli serrò la gola con un filo di lana e il mostro smise di mordere. La bella notizia è che il Presidente dello Zimbabwe Emmerson Mnangagwa ha firmato la legge che elimina per sempre la pena di morte e salva i 63 prigionieri in attesa di finire nelle fauci del drago assassino. Un atto salvifico che segna anche simbolicamente la parabola felice di una vita.
di Stefano Anastasia
L’Unità, 10 gennaio 2025
La prima risposta da dare alla strage di vite e diritti nelle carceri è la riconduzione immediata della popolazione carceraria alla capacità degli istituti. L’hanno riconosciuto il presidente del Senato, il vicepresidente del Csm. Se il 2024 è stato l’annus horribilis delle morti e dei suicidi in carcere, questo è iniziato peggio. Il ragazzo che si è suicidato mercoledì sera a Regina Coeli è già il quarto in Italia, in meno di dieci giorni, senza contare un suicidio in Rems, un’altra morte in carcere per causa da accertare e l’operatore penitenziario che si è tolto la vita nel carcere di Paola.
di Susanna Marietti*
Il Fatto Quotidiano, 10 gennaio 2025
La premier Giorgia Meloni afferma in conferenza stampa, rispondendo a una sollecitazione della giornalista di Radio Popolare Anna Bredice, che per risolvere i problemi delle carceri non vanno utilizzati amnistia o indulto bensì bisogna ampliare il numero dei posti detentivi. Non bisogna, sostiene, migliorare le condizioni di vita interne “adeguando il numero dei detenuti o i reati alla capienza delle carceri”, ma piuttosto adeguando “la capienza delle carceri alle necessità”. È per questo motivo, aggiunge, che “abbiamo nominato un commissario straordinario per l’edilizia penitenziaria che ha l’obiettivo di realizzare 7.000 nuovi posti in tre anni a partire dal 2025”.
di Eleonora Martini
Il Manifesto, 10 gennaio 2025
In cella sei suicidi da inizio anno. La premier Giorgia Meloni in conferenza stampa conferma la scelta del populismo penale. Il ricorso all’amnistia o all’indulto per alleviare il sovraffollamento carcerario e l’intasamento delle aule di giustizia in attesa di auspicate riforme strutturali non sono “un modo serio di risolvere il problema”. Rispondendo alla domanda di una giornalista di Radio Popolare durante la conferenza stampa di inizio anno, la presidente Meloni mette il sigillo supremo sulla presa di posizione più volte esplicitata dal ministro di Giustizia. E lo fa mentre già nelle carceri italiane si contano dall’inizio dell’anno 5 detenuti e un operatore suicida. L’ultimo dramma si è registrato a Regina Coeli, a Roma, dove un ragazzo rumeno di 23 anni si è impiccato mercoledì notte, appena pochi giorni dopo l’arresto per rapina e altri reati contro il patrimonio. In questi primi giorni dell’anno, un sesto recluso si è tolto la vita in una Rems (le residenze per i rei affetti da disturbi mentali), e altri due sono morti per altre cause.
di Franco Insardà
Il Dubbio, 10 gennaio 2025
Per Santi Consolo la liberazione anticipata allargata, proposta da Giachetti, avrebbe già contribuito a ridurre il sovraffollamento: “Dopo la sentenza Torreggiani della Cedu del 2013 quella misura fu importante”. Il quinto detenuto si è tolto la vita a Regina Coeli questa mattina, il giorno prima un altro recluso e un operatore si sono suicidati nel carcere di Paola. In conferenza stampa la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha ribadito il no del suo governo ad amnistia, indulto. La ricetta del governo contro il sovraffollamento è la costruzione in tre anni di 7.000 nuovi posti detentivi, i tossicodipendenti in comunità e accordi con gli Stati per far scontare la pena agli stranieri nel proprio paese d’origine. Intanto i suicidi continuano a ritmo di quasi uno al giorno. Sull’argomento l’ex capo del Dap e attuale Garante regionale siciliano dei detenuti, Santi Consolo, ha idee chiare: “In una situazione eccezionale d’emergenza come questa bisogna assumere provvedimenti che diano qualche risultato nell’immediato. Le promesse e i programmi per i prossimi mesi o anni servono a poco”.
antigone.it, 10 gennaio 2025
“Se anche nei prossimi 3 anni il governo riuscisse a dotare la capienza delle carceri di 7.000 nuovi posti, come dichiarato dalla Presidente Meloni, avremo comunque, ad oggi, almeno altre 8.000 persone detenute senza un posto regolamentare. A questo si deve aggiungere che le persone detenute sono aumentate di oltre 2.000 unità nell’ultimo anno e di oltre 5.000 unità dal 2022. Se il tasso di crescita fosse questo anche nei prossimi tre anni (cosa tutt’altro che impossibile a fronte delle attuali politiche penali) è prevedibile che i 7.000 nuovi posti andranno ad assorbire i nuovi ingressi, lasciando dunque il sistema penitenziario in una condizione di affollamento cronico e drammatico come quello che si registra oggi, con circa 15.000 persone in più rispetto alla capacità del sistema stesso”. A dirlo è Patrizio Gonnella, presidente di Antigone, a fronte delle dichiarazioni della Presidente del Consiglio Giorgia Meloni nella conferenza stampa di inizio anno.
di Valentina Stella
Il Dubbio, 10 gennaio 2025
Meloni apre al dialogo con la magistratura, ma le minoranze accusano il Governo di autoritarismo. Mentre si cerca un compromesso su alcuni emendamenti. “Per carità si possono sempre migliorare i provvedimenti. Se c’è la disponibilità al dialogo, se ne parla. Escludersi da qualsiasi collaborazione vuol dire impedire a noi di avere il contributo anche positivo che può arrivare dai vertici della magistratura, è una contrarietà pregiudiziale che non condivido che facciamo” ma “mi stupisce sempre il tono apocalittico col quale si risponde a qualsiasi tentativo di riforma della giustizia, come se fosse un attacco”: così ieri in conferenza stampa la premier Giorgia Meloni a chi le chiedeva cosa pensasse della bocciatura da parte del Csm della riforma della separazione delle carriere.
di Kaspar Hauser
Il Manifesto, 10 gennaio 2025
Gli azzurri puntano sul loro senatore Pierantonio Zanettin, nonostante i dubbi della premier Meloni. In cambio sono pronti a blindare la riforma. L’elezione dei 4 giudici costituzionali si intreccia con l’iter della riforma della separazione delle carriere, in un commercio di vicende che dovrebbero invece rimanere separate. Commercio tutto interno alla maggioranza, che continua a governare attraverso patti leonini tra i tre partiti che la compongono. Il presidente della Camera Lorenzo Fontana ha convocato il Parlamento in seduta comune (spetta a lui il compito) per martedì prossimo, alle 13. Una data fuori tempo massimo.
di Giovanni Negri
Il Sole 24 Ore, 10 gennaio 2025
Dopo un vertice a Palazzo Chigi Forza Italia ritira i suoi emendamenti e la Camera respinge le pregiudiziali di costituzionalità. Ma il Csm boccia la misura. La maggioranza si rinsalda sulla separazione delle carriere tra giudici e pm, ma serve un vertice a palazzo Chigi per spingere Forza Italia a ritirare gli emendamenti presentati. Dove le proposte di correzione, che puntavano a escludere dal sorteggio i componenti laici dei due nuovi Consigli superiori della magistratura esito della riforma, potrebbero a questo punto confluire nella futura legge applicativa che dovrà sciogliere tutti i nodi operativi di un intervento ancora ben lontano dall’approvazione.
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