di Luca Fiorucci
La Nazione, 5 settembre 2024
Il procuratore generale Sottani ha riunito gli “attori”: l’obiettivo è elaborare un piano congiunto per l’Umbria. Comunità a cui affidare i detenuti con dipendenze da un lato. Dall’altro, l’istituzione di una Rems in Umbria che è obiettivo non più rimandabile. Il procuratore generale di Perugia, Sergio Sottani, ha riunito nell’aula formazione della Corte d’appello i procuratori del Distretto con i direttori e i comandanti della Polizia penitenziaria, oltre ai vertici dell’Ufficio distrettuale di Esecuzione penale esterna di Perugia. Sovraffollamento, carenza di personale, difficile gestione dell’elevato numero di reclusi con problemi di tossicodipendenza e affetti da disturbi psichici si confermano come le principali criticità delle strutture della regione.
di Nicola Bonafini
Il Resto del Carlino, 5 settembre 2024
Cominciata l’autopsia sul 54enne marocchino trovato senza vita alla Pulce. I parenti non credono al suicidio in cella, la procura indaga per istigazione. Ieri negli uffici della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Reggio è stato conferito al dottor Michele Carpinteri del Policlinico di Modena, l’incarico di svolgere l’autopsia sul corpo di Saddiki Abdeljalil, il 54enne di nazionalità marocchina presumibilmente morto suicida nella serata di giovedì scorso nella sua cella dove era detenuto al carcere della Pulce di via Settembrini, impiccandosi alle grate della finestra, secondo la ricostruzione al momento più accreditata, con dei brandelli di una maglietta. Le operazioni legate all’accertamento tecnico irripetibile, come è definito in ambito forense l’esame autoptico in questione, sono iniziate immediatamente dopo il conferimento dell’incarico con gli esiti che sono attesi nel termine di 90 giorni, e che risulteranno parte integrante del fascicolo d’indagine aperto dalla procura (l’inchiesta è coordinata dal sostituto procuratore Maria Rita Pantani) contro ignoti per l’ipotesi di reato di istigazione al suicidio.
di Giovanni Del Giaccio
Il Messaggero, 5 settembre 2024
Secondo decesso sospetto nel carcere di via Cerreto dall’inizio del 2024. Un detenuto era morto nel sonno, forse per avere ingerito troppi farmaci, mentre ieri c’è stato quest’altro caso. Nel 2023 si erano verificati altri due casi. Un’indagine per omicidio, un’altra per morte sospetta, in mezzo la protesta di un gruppo di detenuti della Casa circondariale di Frosinone e l’ennesimo appello delle organizzazioni sindacali a rinforzare gli organici. Ore incandescenti nella casa circondariale di via Cerreto, dove nella tarda mattina di lunedì si è registrato il decesso di un detenuto di 62 anni, la sera i disordini nella quinta sezione e nel frattempo è arrivata la notizia dell’inchiesta per omicidio relativa alla morte di Manuel Pignatelli, 34 anni di Pontecorvo.
di Valentina Lanzilli
Corriere di Bologna, 5 settembre 2024
La Gip ha disposto altri sei mesi di indagini sulla rivolta dell’8 marzo 2020 dove morirono nove persone. Colpo di scena nella vicenda che riguarda le rivolte nel carcere modenese di Sant’Anna, avvenute l’8 marzo del 2020, al seguito delle quali morirono nove persone, che avevano rubato metadone e farmaci dall’infermeria. Il giudice per le indagini preliminari modenese Carolina Clò infatti non ha accolto la richiesta della Procura di Modena di archiviare il fascicolo che ipotizzava il reato di tortura a carico di 120 appartenenti alla Penitenziaria, ma ha disposto ulteriori indagini, con termine di sei mesi, indicando persone da sentire e atti da acquisire. Tra le circostanze che per il giudice meritano di essere chiarite c’è il mancato funzionamento di alcuni sistemi di videosorveglianza. Poi ci sono alcune intercettazioni tra gli agenti di penitenziaria, da cui emergerebbe un incontro prima della loro convocazione in Questura. Da valutare anche una integrazione di una relazione da parte di un agente, fatta su specifica richiesta del carcere modenese. Viene chiesto poi di approfondire le lesioni subite dai detenuti, acquisendo le cartelle cliniche e sentendo i medici che le hanno redatte. Dovranno pure essere risentiti il direttore del carcere all’epoca e quello precedente, il prefetto e il magistrato di sorveglianza di Modena.
di Cristina Giudici
Il Foglio, 5 settembre 2024
L’ex direttore del Dap Luigi Pagano riflette su disagio, violenze e riforme mancate. Forse più che la rivolta al Beccaria è il dibattito esploso successivamente che ci fa vivere sempre nel Giorno della marmotta. E non perché non siamo consapevoli del disagio giovanile profondo soprattutto fra gli “utenti” degli istituti penali minorili, in maggioranza stranieri che vengono dalla strada. E neanche perché siamo indifferenti alle violenze subite dai baby detenuti da parte degli agenti penitenziari ed emerse nell’aprile scorso. Ma le sparate dell’eurodeputata Ilaria Salis e le provocazioni dei Radicali che invocano la chiusura degli istituti penali minorili ci ricordano solo che dopo mezzanotte è sempre buio.
di Serena Coppetti
Il Giornale, 5 settembre 2024
Il cappellano don Burgio ora propone l’inserimento di un’autorità spirituale e religiosa per i minori stranieri. “Li aiuterebbe a recuperare il codice etico che hanno smarrito”. Un imam a disposizione dei minori stranieri detenuti al carcere Beccaria. Una figura religiosa che parli al loro cuore con la loro lingua, che li aiuti a recuperare un comune codice etico evidentemente smarrito. È una proposta forte quella che avanza don Claudio Burgio, il cappellano dell’istituto minorile ma ritenuta utile anche dal garante dei diritti delle persone private della libertà personale del Comune di Milano, Francesco Maisto. Una proposta non prevista peraltro dal regolamento degli istituti minorili ma che si inserisce proprio all’interno di quel “dialogo interreligioso portato avanti dalla diocesi” e sui ha posto l’accento ormai più volte anche il Papa.
di Marianna Rizzini
Il Foglio, 5 settembre 2024
Sovraffollamento (a un tasso regionale del 143 per cento), strutture obsolete, carenza di personale, suicidi: la situazione delle carceri nel Lazio, come anche a livello nazionale, è allarmante. A inizio luglio, dunque, il garante dei detenuti della Regione Lazio Stefano Anastasìa aveva lanciato un appello: “È una lunga scia di morti quella che vediamo allungarsi sul nostro percorso in questo 2024”, diceva. “Una scia che non può lasciarci indifferenti. Poco distante da noi, nel Cpr di Ponte Galeria, pochi mesi fa un ragazzo della Guinea si è tolto la vita, lasciando scritto sul muro il suo ultimo desiderio: che il suo corpo tornasse a casa dalla madre”.
veronatomorrow.it, 5 settembre 2024
I Consiglieri regionali Tomas Piccinini ed Enrico Corsi hanno recentemente effettuato una visita presso l’istituto penitenziario di Montorio, a Verona, e hanno lanciato un appello per affrontare una situazione divenuta ormai insostenibile sia per i detenuti che per il personale. Le condizioni critiche all’interno del carcere sono state denunciate da diverse organizzazioni, tra cui Alsippe (Alleanza sindacale polizia penitenziaria) e la Camera Penale, e sono state ulteriormente aggravate dal sovraffollamento e dalle condizioni di vita precarie.
di Chiara Corradi
ilparmense.net, 5 settembre 2024
“Le carceri non sono discariche sociali, ma devono essere luoghi di umanità”. Il giorno di Ferragosto un detenuto di 36 anni si è suicidato nel carcere di Parma. Si tratta del terzo caso di suicidio all’interno delle mura della casa circondariale cittadina da inizio 2023. Nell’arco dell’anno, a livello nazionale, sono stati 67 i suicidi di detenuti. Nei mesi scorsi, a Parma, c’era anche stata una protesta pacifica di 114 detenuti della sezione Alta Sicurezza che, con lo sciopero della fame, avevano voluto porre attenzione sulle problematiche strutturali ed assistenziali del complesso. Stefania Ascari, parlamentare del Movimento 5 Stelle eletta nel collegio dell’Emilia Romagna, ha fatto visita all’istituto penitenziario di Parma insieme a Simone Guernelli, esponente locale del Movimento.
dentrosalerno.it, 5 settembre 2024
“Ho voluto visitare l’istituto penitenziario per minori di Nisida per accendere i riflettori su una struttura che merita tutta l’attenzione delle istituzioni. Ho trovato una situazione complessa, fatta di luci ed ombre, con criticità che vanno affrontate e risolte ma anche con molti aspetti positivi da consolidare e sui quali occorre investire. Serve il massimo impegno da parte dello Stato per valorizzare un istituto come quello di Nisida in grado di offrire ai ragazzi, che hanno smarrito la strada, l’occasione di riscattarsi e iniziare un nuovo percorso di vita”. Lo dichiara il deputato di Forza Italia e Sottosegretario di Stato al Mit, Tullio Ferrante, a margine della visita che ha effettuato presso l’Istituto Penale per i minorenni di Nisida (NA).
- Torino. Detenuti in carcere a caccia di farmaci? “Il Rivotril è di moda”
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- Torino. Non solo suicidi e degrado: l’arte e il teatro per alleviare la sofferenza dei detenuti











