di Susanna Marietti*
Il Fatto Quotidiano, 10 gennaio 2025
La premier Giorgia Meloni afferma in conferenza stampa, rispondendo a una sollecitazione della giornalista di Radio Popolare Anna Bredice, che per risolvere i problemi delle carceri non vanno utilizzati amnistia o indulto bensì bisogna ampliare il numero dei posti detentivi. Non bisogna, sostiene, migliorare le condizioni di vita interne “adeguando il numero dei detenuti o i reati alla capienza delle carceri”, ma piuttosto adeguando “la capienza delle carceri alle necessità”. È per questo motivo, aggiunge, che “abbiamo nominato un commissario straordinario per l’edilizia penitenziaria che ha l’obiettivo di realizzare 7.000 nuovi posti in tre anni a partire dal 2025”.
di Eleonora Martini
Il Manifesto, 10 gennaio 2025
In cella sei suicidi da inizio anno. La premier Giorgia Meloni in conferenza stampa conferma la scelta del populismo penale. Il ricorso all’amnistia o all’indulto per alleviare il sovraffollamento carcerario e l’intasamento delle aule di giustizia in attesa di auspicate riforme strutturali non sono “un modo serio di risolvere il problema”. Rispondendo alla domanda di una giornalista di Radio Popolare durante la conferenza stampa di inizio anno, la presidente Meloni mette il sigillo supremo sulla presa di posizione più volte esplicitata dal ministro di Giustizia. E lo fa mentre già nelle carceri italiane si contano dall’inizio dell’anno 5 detenuti e un operatore suicida. L’ultimo dramma si è registrato a Regina Coeli, a Roma, dove un ragazzo rumeno di 23 anni si è impiccato mercoledì notte, appena pochi giorni dopo l’arresto per rapina e altri reati contro il patrimonio. In questi primi giorni dell’anno, un sesto recluso si è tolto la vita in una Rems (le residenze per i rei affetti da disturbi mentali), e altri due sono morti per altre cause.
di Franco Insardà
Il Dubbio, 10 gennaio 2025
Per Santi Consolo la liberazione anticipata allargata, proposta da Giachetti, avrebbe già contribuito a ridurre il sovraffollamento: “Dopo la sentenza Torreggiani della Cedu del 2013 quella misura fu importante”. Il quinto detenuto si è tolto la vita a Regina Coeli questa mattina, il giorno prima un altro recluso e un operatore si sono suicidati nel carcere di Paola. In conferenza stampa la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha ribadito il no del suo governo ad amnistia, indulto. La ricetta del governo contro il sovraffollamento è la costruzione in tre anni di 7.000 nuovi posti detentivi, i tossicodipendenti in comunità e accordi con gli Stati per far scontare la pena agli stranieri nel proprio paese d’origine. Intanto i suicidi continuano a ritmo di quasi uno al giorno. Sull’argomento l’ex capo del Dap e attuale Garante regionale siciliano dei detenuti, Santi Consolo, ha idee chiare: “In una situazione eccezionale d’emergenza come questa bisogna assumere provvedimenti che diano qualche risultato nell’immediato. Le promesse e i programmi per i prossimi mesi o anni servono a poco”.
antigone.it, 10 gennaio 2025
“Se anche nei prossimi 3 anni il governo riuscisse a dotare la capienza delle carceri di 7.000 nuovi posti, come dichiarato dalla Presidente Meloni, avremo comunque, ad oggi, almeno altre 8.000 persone detenute senza un posto regolamentare. A questo si deve aggiungere che le persone detenute sono aumentate di oltre 2.000 unità nell’ultimo anno e di oltre 5.000 unità dal 2022. Se il tasso di crescita fosse questo anche nei prossimi tre anni (cosa tutt’altro che impossibile a fronte delle attuali politiche penali) è prevedibile che i 7.000 nuovi posti andranno ad assorbire i nuovi ingressi, lasciando dunque il sistema penitenziario in una condizione di affollamento cronico e drammatico come quello che si registra oggi, con circa 15.000 persone in più rispetto alla capacità del sistema stesso”. A dirlo è Patrizio Gonnella, presidente di Antigone, a fronte delle dichiarazioni della Presidente del Consiglio Giorgia Meloni nella conferenza stampa di inizio anno.
di Valentina Stella
Il Dubbio, 10 gennaio 2025
Meloni apre al dialogo con la magistratura, ma le minoranze accusano il Governo di autoritarismo. Mentre si cerca un compromesso su alcuni emendamenti. “Per carità si possono sempre migliorare i provvedimenti. Se c’è la disponibilità al dialogo, se ne parla. Escludersi da qualsiasi collaborazione vuol dire impedire a noi di avere il contributo anche positivo che può arrivare dai vertici della magistratura, è una contrarietà pregiudiziale che non condivido che facciamo” ma “mi stupisce sempre il tono apocalittico col quale si risponde a qualsiasi tentativo di riforma della giustizia, come se fosse un attacco”: così ieri in conferenza stampa la premier Giorgia Meloni a chi le chiedeva cosa pensasse della bocciatura da parte del Csm della riforma della separazione delle carriere.
di Kaspar Hauser
Il Manifesto, 10 gennaio 2025
Gli azzurri puntano sul loro senatore Pierantonio Zanettin, nonostante i dubbi della premier Meloni. In cambio sono pronti a blindare la riforma. L’elezione dei 4 giudici costituzionali si intreccia con l’iter della riforma della separazione delle carriere, in un commercio di vicende che dovrebbero invece rimanere separate. Commercio tutto interno alla maggioranza, che continua a governare attraverso patti leonini tra i tre partiti che la compongono. Il presidente della Camera Lorenzo Fontana ha convocato il Parlamento in seduta comune (spetta a lui il compito) per martedì prossimo, alle 13. Una data fuori tempo massimo.
di Giovanni Negri
Il Sole 24 Ore, 10 gennaio 2025
Dopo un vertice a Palazzo Chigi Forza Italia ritira i suoi emendamenti e la Camera respinge le pregiudiziali di costituzionalità. Ma il Csm boccia la misura. La maggioranza si rinsalda sulla separazione delle carriere tra giudici e pm, ma serve un vertice a palazzo Chigi per spingere Forza Italia a ritirare gli emendamenti presentati. Dove le proposte di correzione, che puntavano a escludere dal sorteggio i componenti laici dei due nuovi Consigli superiori della magistratura esito della riforma, potrebbero a questo punto confluire nella futura legge applicativa che dovrà sciogliere tutti i nodi operativi di un intervento ancora ben lontano dall’approvazione.
di Ermes Antonucci
Il Foglio, 10 gennaio 2025
Il Consiglio superiore della magistratura ha approvato un parere in cui si sostiene che la separazione delle carriere porterà alla sottoposizione del pubblico ministero alla politica. Ma tutto si basa su una serie di congetture e supposizioni. Più che un parere negativo sulla riforma della separazione delle carriere, quello approvato dal Consiglio superiore della magistratura mercoledì sera (con 24 voti favorevoli, tra cui quelli di tutti i membri togati, e il voto contrario di quattro laici di estrazione di centrodestra) sembra il manifesto di un oracolo apocalittico. Ai rilievi tecnici, infatti, si sostituisce una serie di congetture e supposizioni spesso in contrasto persino con la logica. Il parere, lungo 76 pagine, sembra avere come primo obiettivo quello di confermare la tesi avanzata da mesi dall’Associazione nazionale magistrati: la separazione delle carriere porterà alla sottoposizione del pubblico ministero al governo, minando così l’indipendenza della magistratura. Questa tesi si scontra però con la realtà: la riforma costituzionale ribadisce esplicitamente i princìpi di autonomia e indipendenza della magistratura nel suo insieme.
di Simona Musco
Il Dubbio, 10 gennaio 2025
Tutti i togati del Csm, ad eccezione dell’indipendente Andrea Mirenda, hanno votato un parere che boccia la separazione delle carriere, definita pericolosa per la magistratura. Ne parliamo con Marcello Basilico, consigliere di Palazzo Bachelet in quota Area.
di Simona Musco
Il Dubbio, 10 gennaio 2025
La componente togata del Csm si è compattata contro la riforma costituzionale. Tutti d’accordo, tranne uno, l’indipendente Andrea Mirenda, unico ad astenersi e ad aver già vissuto sulla propria pelle il sorteggio. Che potrebbe rappresentare una soluzione, afferma, alle degenerazioni correntizie.
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