di Sara Sonnessa
torinocronaca.it, 5 settembre 2024
Ne abbiamo parlato con Roberto Testi, medico legale e responsabile Asl per la struttura penitenziaria. “Per i detenuti stesso trattamento dei cittadini liberi”. “C’è un solo posto dove una persona preferisce stare male, piuttosto che bene: il carcere”. Parole forti quelle di Roberto Testi, medico legale e responsabile Asl per la struttura penitenziaria. Qualche settimana fa il sindacato di polizia penitenziaria descriveva una situazione dove diversi detenuti cercavano di farsi portare all’ospedale alla ricerca di farmaci. “Sicuramente in alcuni casi è vero” conferma Testi. Ma come funziona l’accesso alle strutture ospedaliere per i ristretti? “È importante assicurare ai detenuti lo stesso trattamento che è riservato ai cittadini liberi” attacca.
di Raffaella Collina, Roberto Morgantini e Andrea Segrè*
Corriere di Bologna, 5 settembre 2024
Il 30 agosto abbiamo portato il pranzo a un gruppo di detenuti nel carcere della Dozza. Varcata la soglia, lasciati cellulari e documenti, si entra davvero in un altro mondo. Un mondo a parte, senza più identità. Lo ascolti nelle voci che escono dalle celle, lo vedi nei vestiti variopinti appesi alle finestre sbarrate, lo senti nei cancelli che si aprono e chiudono al tuo passaggio. Nella sala cinema ci siamo trovati con una trentina di uomini, di ogni età e diverse origini. A ognuno abbiamo dato un piatto con il cibo preparato da Raffaella. C’è chi ha mangiato due volte il primo, chi tre volte il secondo, chi ha portato il dolce in cella. In cambio ognuno di loro ci ha detto una parola, anche solo “grazie” con accenti sempre diversi.
di Roberta Rampini
Il Giorno, 5 settembre 2024
Il carcere di Bollate apre le porte per mostrare i prodotti artigianali realizzati dai detenuti. L’appuntamento con la mostra-mercato è organizzato dall’associazione di volontariato Catena in Movimento, creata da persone detenute nel VII reparto del carcere, in collaborazione con la direzione della casa di reclusione e con il patrocinio del ministero della Giustizia, della Città Metropolitana, del Comune di Milano, oltre al sostegno istituzionale del Dap e del Garante delle persone private della libertà personale del Comune di Milano. Sabato 21 settembre chi lo desidera, previa iscrizione sul sito
di Timothy Dissegna
ilgoriziano.it, 5 settembre 2024
Presentata la rassegna che partirà a metà settembre e proseguirà fino a ottobre, arriva l’iniziativa del libro sospeso per regalare un volume al carcere. Ritorna l’appuntamento che unisce le anime culturali e sociali del teatro, in un intreccio che apre reciprocamente quel luogo invisibile ai più: il carcere. Da settembre a ottobre andrà in scena a Gorizia la quinta edizione di “Se io fossi Caino”, festival di teatro e arte ideato da Fierascena presentato questa mattina in municipio. Proprio per questa sua doppia anima, per illustrare il programma oltre alla direttrice artistica Elisa Menon c’erano anche gli assessori al welfare, Silvana Romano, e alla cultura, Fabrizio Oreti.
torinoggi.it, 5 settembre 2024
Al Lorusso-Cutugno è in corso un progetto di performing art organizzato dall’associazione Avvalorado e dalla cooperativa Barbara B con la conduzione dell’attore e regista Beppe Rosso. Che la situazione delle carceri italiane sia critica è sotto gli occhi di tutti: tra suicidi e atti di violenza, acuiti dal sovraffollamento con detenuti e lavoratori esasperati dal caldo torrido dei mesi estivi, le cronache quasi quotidianamente sottolineano condizioni di vita al limite dell’impossibile. La situazione, come noto, interessa anche il “Lorusso-Cutugno” di Torino dove, però, c’è chi cerca di fare qualcosa per alleviare la sofferenza.
di Mauro Magatti
Corriere della Sera, 5 settembre 2024
La solitudine: le reti relazionali (famiglia, scuola, sport) sono slabbrate. Noi adulti abbiamo sempre meno tempo per stare con i nostri ragazzi. La mancanza di motivazione è ciò che accomuna gli ultimi due terribili fatti di cronaca che hanno sconvolto l’opinione pubblica. “Non so perché l’ho uccisa”, così avrebbe detto Moussa Sangare agli inquirenti che gli chiedevano conto dell’accoltellamento di Sarah. Mancanza di un perché che ritorna anche nella drammatica vicenda di Riccardo, il diciassettenne milanese che ha sterminato la sua famiglia. I due casi di cronaca rimandano, in condizioni storiche del tutto diverse, alla riflessione di Hannah Arendt sulla “banalità del male”. “Non so perché l’ho fatto” dice che lo stato confusionale in cui si sono ritrovati Moussa e Riccardo era arrivato al punto da aver reso indistinguibile ai loro occhi il bene dal male, la fantasia dalla realtà. Una perdita di senso dentro vite apparentemente normali.
di Mons. Vincenzo Paglia
L’Unità, 5 settembre 2024
Viviamo in una società anestetizzata nella quale impera il presente, la brama di “consumare” la vita e di autorealizzarsi. Nessuno pensa più collettivamente. Il risultato? Disumanità, razzismo e nazionalismi. Purtroppo, gli uomini e le donne di questo tempo non sentono più il tema grave della destinazione: né di quella personale, né di quella dei popoli, né di quella dell’intera umanità. E quindi non “aspettiamo” più nulla, schiacciati come siamo in un presente, in un oggi, senza più domani. Purtroppo, però, senza destinazione, non c’è attesa e neppure desiderio. C’è da dire che anche il largo e complesso mondo laico o dei non credenti vive un’asfissia di parole per la mancanza di visioni sul futuro dell’umanità. Il mondo è diventato globale, ma “liquido” (Bauman), senza punti stabili di riferimento. La cultura attuale è la prima nella storia dell’umanità in cui l’apertura a una eternità di pace non è né auspicata né indispensabile per rendere più vivibile la vita sulla terra.
di Daniele Novara
Avvenire, 5 settembre 2024
Proprio ieri ho ricevuto in studio una famiglia con tre figli maschi adolescenti. “Senta dottore, non è che alla fine ci ucciderà tutti?” è la domanda che mi sono sentito rivolgere e che chiarisce bene il momento che stiamo vivendo. La strage di Paderno Dugnano sta creando grande apprensione nei genitori, che spesso vivono già una situazione di fragilità nella gestione del proprio ruolo. Se ciò che è successo a Paderno è un caso limite, per niente rara risulta la naturale tendenza dei ragazzi e delle ragazze a creare con i propri genitori una tensione, una conflittualità, che fa parte della loro vita e della loro crescita. La parola chiave per gli adolescenti è allontanamento, il desiderio di staccarsi dal nido materno, dal controllo, dalla vita che per tutta l’infanzia è dipesa dalle volontà e dai comandi dei loro genitori.
di Gianni Santucci
Corriere della Sera, 5 settembre 2024
Le riflessioni dopo la strage di Paderno: “Sono in mano a queste macchinette malefiche. Sono spesso belli, muscolosi, sorridenti, ben vestiti, ma tanto fragili. E rischiano di ritrovarsi soli, in un deserto di cinismo”. “Credo ci siano dei disturbi psichici profondi, che vanno ben oltre il malessere, verranno valutati col tempo”, riflette don Gino Rigoldi, per cinquant’anni cappellano dell’Istituto penale minorile “Beccaria”, da cui ha dato le dimissioni (lasciando il posto a don Claudio Burgio): ma si tratta di un passaggio più che altro formale, perché don Gino e don Claudio continuano a lavorare insieme, come fanno da quasi vent’anni. Ecco, il “Beccaria”, che da qualche anno affronta situazioni di crisi interna, e dove è stato portato quel ragazzo, 17 anni, che nella notte di domenica ha ucciso la sua famiglia a Paderno Dugnano. Davanti ai magistrati ha detto di sentirsi oppresso da un “malessere”, creando una sorta di corto circuito tra quella sensazione così comune e un fatto di sangue tanto atroce. È per provare a dare un contenuto a una discrasia così incolmabile, che bisogna ascoltare le riflessioni di don Rigoldi.
di Marika Ikonomu
Il Domani, 5 settembre 2024
Pd: “Firmeremo e presenteremo un nuovo progetto di legge”. Diverse organizzazioni di persone con background migratorio e alcuni partiti come +Europa hanno depositato il quesito referendario mercoledì 4 settembre. Dopo i tempi di pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, inizierà la raccolta delle 500mila firme. Si chiede di ridurre gli anni di residenza da 10 a 5 necessari per poter fare richiesta. “Volete voi abrogare l’articolo 9, comma 1, lettera b), limitatamente alle parole “adottato da cittadino italiano” e “successivamente alla adozione” e lettera f) della legge 5 febbraio 1992, n. 91, recante nuove norme sulla cittadinanza?”. È questo il quesito referendario depositato mercoledì mattina in Cassazione da un insieme di associazioni, partiti politici e singole personalità politiche e istituzionali.
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