di Angela Stella
L’Unità, 8 gennaio 2025
Dopo l’esposto della presidente di Nessuno tocchi Caino per denunciare le condizioni “indegne” dell’istituto toscano, il capo della Procura le scrive: “Situazione che riflette le condizioni in cui versa gran parte degli istituti penitenziari italiani”, e annuncia accertamenti. “Troveremo un Procuratore della Repubblica in Italia?” si chiedeva due giorni fa la presidente di Nessuno Tocchi Caino, Rita Bernardini, nell’annunciare un suo esposto alla procura di Livorno per denunciare le “indegne” condizioni di detenzione nella casa circondariale del capoluogo toscano. Il procuratore capo Maurizio Agnello ha dato un primo segnale rispondendo alla radicale. Sta seguendo con “estrema attenzione” la denuncia che “purtroppo riflette le condizioni in cui versa gran parte degli istituti penitenziari italiani”.
di Maristella Carbonin
La Nazione, 8 gennaio 2025
Margherita Michelini, ex direttore penitenziario in pensione, da poco più di due anni ricopre l’incarico. Cinque suicidi: 2024 anno nero alla Dogaia. “Occorre un direttore stabile: darebbe certezze al personale”. “È una questione di scelta. Investire per tenere sempre più persone in carcere, come sembra stia avvenendo con il decreto sicurezza, o spendere sul reinserimento della persona?”. Margherita Michelini, fiorentina di 69 anni, è in carica da più di due anni come Garante dei detenuti a Prato. Alle spalle ha una lunga esperienza: è un ex direttore penitenziario in pensione. “Si può dire che tutta la mia vita sia stata legata al carcere. Sono entrata come amministrativa a fine ‘82. Poi ho fatto il concorso per educatore”. È stata a Venezia, a Sollicciano, poi ha vinto il concorso per vicedirettore ed è arrivata a San Vittore, per riavvicinarsi poi in Toscana: ha lavorato per vari anni al Solliccianino (il Gozzini), poi l’ultimo anno e mezzo prima della pensione è stata direttore aggiunto a Sollicciano.
di Adelia Pantano
La Stampa, 8 gennaio 2025
Il nono Dossier sullo stato di salute dei penitenziari piemontesi tratteggia le criticità dei due storici istituti di reclusione di Alessandria. Il 2024 è stato l’ennesimo anno chiuso in emergenza per le due carceri di Alessandria. Tra sovraffollamento, criticità strutturali, sporcizia, carenza di personale, la casa di reclusione di San Michele e la casa circondariale del Don Soria sono sempre più in affanno. A dirlo è il 9° Dossier sulle carceri piemontesi commissionato dal Consiglio regionale, che ha posto l’attenzione anche sulle strutture alessandrine.
di Andrea Aversa
L’Unità, 8 gennaio 2025
L’iniziativa dopo che per un giorno non è stato distribuito il pranzo. Ferme anche le attività lavorative in cucina. Agitazioni e proteste nel carcere di Cavadonna a Siracusa. Secondo le segnalazioni giunte all’associazione Sbarre di Zucchero, i detenuti hanno bloccato le attività lavorative previste in cucina e promosso una battitura che andrà avanti ad oltranza nei seguenti orari: dalle 18 alle 18:30 e dalle 20 alle 20:30 e dalle 24:00 alle 24:30. Il motivo? La direzione del carcere ha imposto molti divieti relativi all’ingresso e alla vendita di alimenti dentro il penitenziario.
di Lorenzo Crespi
Il Giorno, 8 gennaio 2025
Varese, prende il via con il nuovo anno il progetto per gli ospiti della Casa circondariale. L’iniziativa prevede sostegno gratuito su previdenza, invalidità e politiche attive del lavoro. Un servizio che risponde in modo puntuale alle richieste avanzate dalla popolazione detenuta. Con il nuovo anno prende il via presso la Casa circondariale di Varese l’attività dello sportello patronato. La direttrice dell’istituto penitenziario Carla Santandrea ha siglato, con l’avallo del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, la convenzione con la Camera del lavoro di Varese, tramite il patronato Inca Cgil e la sua direttrice Alessandra Lo Biundo. Si tratta di un’opportunità importante nell’ottica del reinserimento dei diritti socio-lavorativi dei detenuti.
di Giorgio Paolucci
Avvenire, 8 gennaio 2025
Antonio Aparo è un mago del ricamo a punto croce. Un’arte antica, inconsueta per mani maschili, che affonda nei ricordi della sua infanzia quando vedeva ricamare la sorella, e che da tempo è divenuta inseparabile compagna delle sue giornate. Non ha molto altro da fare, Antonio, nella sua cella del reparto di alta sicurezza del carcere di Opera dove è rinchiuso. Racconta così la passione che ogni giorno gli fa compagnia: “È un tema letterario ricorrente quello del prigioniero che ritrovandosi messo ai ferri prende l’uncinetto e sferruzza la catenella per allentare le catene della vita. Io ho scelto il ferro dell’ago, io ricamo. I compagni mi guardano e non si danno ragione della fatica del corpo su uno sgabello, della schiena piegata, delle mani pazienti e rapide, la passione delle dita, degli occhi concentrati fino a diciotto ore al giorno.
di Murat Cinar
Il Manifesto, 8 gennaio 2025
La storia Ilhan Sami Comak racconta i suoi trent’anni trascorsi nelle carceri turche dopo essere stato costretto a firmare una confessione sotto tortura. “Ma la mia parola non è mai caduta per terra”. Nel tempo è diventato un autore di versi riconosciuto anche a livello internazionale. “La poesia mi ha offerto un tempo diverso rispetto alla vita in cella. Era come un ramoscello afferrato in mare per arrivare a riva. Se oggi sono sano di mente, lo devo alla poesia”. “Oggi è una giornata solare e bella. In carcere non è possibile vedere il sole perché i muri sono molto alti. O per mancanza di potenza, oppure perché si vergognava di vedere la nostra condizione, il sole non si abbassava mai al nostro livello. Alla fine sono riuscito ad abbracciare queste belle giornate solari. È stato difficile, ma ce l’ho fatta”. Ilhan Sami Comak risponde così alla domanda “Come sta?”, con un sorriso da ragazzino stampato sul volto.
di Giulio Sensi
Corriere della Sera - Buone Notizie, 8 gennaio 2025
In campo 4milioni e mezzo di persone. Ma si fa fatica a garantire la continuità. Il 57%impegnato in modo occasionale. I progetti delle Fondazioni bancarie. Partecipazione? Costruire nuovi modelli. Si rimboccano le maniche e si mettono in moto per dare una mano a chi ha bisogno. Secondo gli ultimi dati del Censimento permanente di Istat i volontari in Italia sono più di 4,5 milioni nelle organizzazioni di Terzo settore, ma fanno sempre più fatica a trovare tempo e energie per uscire di casa, staccare dal lavoro e mettersi in gioco. I numeri parlano da tempo di un calo dei volontari, ma anche di cambiamenti nella forma di impegno: gli occasionali sono di più, i continuativi meno. Questo perché l’attrazione resta, ma impegnarsi gratuitamente costa più di ieri.
di Luca Liverani
Avvenire, 8 gennaio 2025
La giornalista arrestata in Iran è stata scarcerata ed è già in viaggio. La premier Giorgia Meloni ha chiamato personalmente i genitori. Libera. Cecilia Sala, la giornalista italiana detenuta in Iran dal 19 dicembre, nonostante i permessi ottenuti dalle autorità iraniane per svolgere il suo lavoro, è stata rilasciata. L’aero, decollato poco dopo le 11 da Teheran per riportarla a casa, dovrebbe atterrare all’aeroporto romano di Ciampino attorno alle 15,30. La notizia arriva da Palazzo Chigi che in una nota spiega che “grazie a un intenso lavoro sui canali diplomatici e di intelligence, la nostra connazionale è stata rilasciata dalle autorità iraniane e sta rientrando in Italia.
di Angela Nocioni
L’Unità, 8 gennaio 2025
Gli agenti hanno impedito a attivisti di andare a salvarli e, ricevute le esatte posizioni dei ragazzi, non li hanno soccorsi. La denuncia di “Collettivo rotte balcaniche”. Avevano 15, 16 e 17 anni Alì, Samir e Yasser. Egiziani. Sono morti di freddo, i corpi sono stati in parte mangiate da animali selvatici. È accaduto vicino alla città di Burgas nella zona sudorientale della Bulgaria in piena rotta balcanica. La Bulgaria è appena entrata nell’area Schengen. Potevano facilmente essere salvati tutti e tre, erano riusciti a far arrivare la loro posizione a attivisti di No name kitchen e del Collettivo rotte balcaniche che hanno tentato in ogni modo di raggiungerli ma la polizia di frontiera bulgara ha impedito agli attivisti di soccorrerli in tempo. Hanno potuto solo recuperare i loro corpi.
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