di Isabella De Silvestro
Il Domani, 9 gennaio 2025
I detenuti e le detenute come affrontano la vita in cella? E gli agenti cosa pensano? Un viaggio che racconta anche il doppio isolamento delle donne transgender recluse. Questo podcast fa parte delle inchieste sostenute dai lettori. Quando entro al carcere di Como per tenere un laboratorio di scrittura creativa è una giornata soleggiata di dicembre. Ma il cielo limpido e l’aria tersa smettono di significare qualcosa appena varco la soglia del penitenziario. Dopo aver consegnato il documento, il cellulare e lo zaino all’agente nel gabbiotto, mi lascio la prima porta blindata alle spalle e inizio a percorre i lunghi corridoi: l’odore acre dei materassi date alle fiamme durante l’ultima rivolta mi invade le narici.
di Leonardo Becchetti
Avvenire, 9 gennaio 2025
Il sostegno esplicito di Elon Musk al partito di estrema destra tedesco Afd in vista delle prossime elezioni segnala quanto i luoghi del dibattito e della formazione delle preferenze siano profondamente cambiati. La generazione dei nostri padri ha costruito la sua partecipazione politica tra sezioni di partito, parrocchie e tribune elettorali dove lo scambio avveniva in modo trasparente tra gruppi con identità e ruoli ben identificabili. Siamo ancora in quel mondo quando, andando in edicola o navigando nel digitale, scegliamo un quotidiano conoscendone visione e pensiero. L’irruzione dei social media e dell’intelligenza artificiale ha certo reso molto più presente e interattivo quel villaggio globale salutato da McLuhan con l’avvento della televisione e prefigurato da Teihllard de Chardin con l’immagine della Noosfera; ma ha pure aumentato - e di molto - il rischio di “allucinazioni”, fake news e manipolazioni.
di Andrea Casadio
Il Domani, 9 gennaio 2025
Negli ultimi quindici anni tra i ragazzi di tutto il mondo è aumentato il numero dei casi di depressione, di ansia e dei tentativi di suicidio. Ma non è lo screentime e lo smartphone a causare l’epidemia di malessere: sono le peggiorate condizioni economiche e la precarietà. Parola degli scienziati di Lancet Psychiatry. La nostra economia va a rotoli e le nostre città sono insicure? È tutta colpa degli immigrati. I nostri giovani figli si sentono sempre più soli e infelici, soffrono di disturbi mentali quali la depressione e l’ansia, e tentano il suicidio più spesso di prima? È tutta colpa dei social e dei telefonini. Questa è l’epoca in cui va di moda dare risposte semplicistiche a problemi complessi. Questa è l’epoca del populismo, che trova facili capri espiatori a cui attribuire le colpe di quel che non va. Purtroppo, però, le soluzioni facili sono sbagliate e non risolvono i problemi.
di Antonio Polito
Corriere della Sera, 9 gennaio 2025
Questo risultato apra la porta alla liberazione di tutte le donne iraniane discriminate. Anche chi non crede nei miracoli deve ammettere che il governo di Giorgia Meloni, la nostra diplomazia e i nostri apparati di sicurezza ne hanno appena compiuto uno, riportando in Italia sana e salva e così rapidamente Cecilia Sala. È un grande sollievo per tutti. E in particolare per chi sa che il giornalismo non è appiccicare fake news su un social ma impegno e responsabilità, e comporta il rischio di andare in giro per il mondo per poterlo raccontare in prima persona. Un valore prezioso per la democrazia, del quale la nostra giovane collega è un esempio di prim’ordine. Anche per questo, e non solo per motivi umanitari, la sua liberazione è così importante.
di Elena Molinari
Avvenire, 9 gennaio 2025
Sono passati cinque anni da quando John Frederick Nole ha lasciato il carcere di massima sicurezza di Filadelfia e due da quando ha cominciato a tornarci regolarmente. “Ogni 15 giorni circa - spiega - mi fermo davanti ai cancelli, però”. Nole è rimasto in cella mezzo secolo, da quando era un ragazzino fino a quando, 67enne e fisicamente anziano, ne è emerso con la speranza di trovarsi un impiego. “Ero disposto a fare qualsiasi cosa - dice - lavare bagni, lavorare di notte, fare consegne. Ma non appena scoprivano che ero stato dentro, non avevo più notizie”. Nole è andato avanti grazie al sostegno della famiglia, ma non sopportava di non rendersi utile, né di vedere altri ex carcerati tornare liberi, scontrarsi con la realtà e poco dopo finire di nuovo in prigione.
di Michele Miravalle
volerelaluna.it, 8 gennaio 2025
Chi osserva il carcere con occhio non assuefatto, come prova a fare l’Osservatorio di Antigone sulle condizioni di detenzione, sa che le visite in carcere più complicate sono quelle di agosto e di dicembre. Sono questi i due momenti in cui è più evidente - e dunque, inaccettabile - la distanza tra il “dentro” e il “fuori” e soprattutto tra la pena idealizzata dalle norme e quella materiale, vivente, di carne e sbarre. Ad agosto, con il Paese in vacanza, l’ammasso di corpi accaldati e madidi langue senza fare nulla per lunghissime settimane, senza scuola, senza formazione, senza lavoro. A dicembre il non-Natale penitenziario crea rabbia e tensione.
di Michele Anzaldi
huffingtonpost.it, 8 gennaio 2025
Ricordare la prigione di San Leo ci fa capire quanta strada e quanti misfatti sono stati perpetrati dall’uomo, eccessi che almeno in Europa non esistono più. Ma le parole e gli atti del Papa ci ricordano che, in una pratica delicata e complessa come la carcerazione, c’è ancora molto da fare. Non so bene perché, ma mi è arrivata su WhatsApp una foto dell’apertura dell’anno giubilare nella Cattedrale di San Leo (Rimini). All’apparenza è una delle numerose chiese che celebreranno il Giubileo 2025. Per i siciliani San Leo non è un posto qualunque, o meglio per gli appassionati di alchimia, di paranormale, di magia e per gli studiosi di massoneria, ma soprattutto per i pochi che si occupano di maltrattamenti e delle condizioni inumane riservate ai detenuti, quel luogo è un simbolo.
di Giorgia Savoia
mondointernazionale.org, 8 gennaio 2025
È iniziato il 2025, anno santo per la Chiesa cattolica, anno in cui si celebra il Giubileo. Questo evento, che si tiene ogni 25 anni, rappresenta un periodo di rinnovamento spirituale per i fedeli, offrendo l’opportunità di ottenere l’indulgenza plenaria attraverso la confessione, la comunione e la preghiera. “Pellegrini di speranza” è il tema scelto da Papa Francesco, che ha voluto dare un segnale forte e inedito: dopo aver aperto la prima Porta Santa della Basilica di San Pietro in Vaticano, ha deciso di aprire la Seconda al carcere di Rebibbia. Nessun Papa prima d’ora l’aveva mai fatto. La speranza è stata il filo conduttore dell’omelia che ha tenuto durante la messa nel carcere, alla quale ha partecipato anche il Ministro della Giustizia Carlo Nordio.
di Davide Ferrario
Corriere della Sera, 8 gennaio 2025
È uno dei grandi “non detti” del carcere: il fatto che, insieme alla libertà, si perda anche un diritto come quello all’intimità anche se questo non sta scritto esplicitamente da nessuna parte, tanto è vero che in molti altri paesi europei è prevista la cosiddetta “ora dell’amore”, vale a dire la possibilità, da parte del detenuto, di incontrarsi con moglie o fidanzata in modo privato e senza sorveglianza a vista. Ma in un paese cattolico come il nostro l’idea della pena fa scattare il riflesso condizionato della condanna del sesso - fisica e morale - in quanto peccato e quindi non pensabile come redenzione attraverso gli affetti, ma come ulteriore colpa da castigare.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 8 gennaio 2025
La Corte ha annullato un’ordinanza del magistrato di Sorveglianza di Torino richiamando la storica sentenza della Consulta. Prima la Corte costituzionale, con la storica sentenza n. 10 del 2024 di quasi un anno fa, che ha riconosciuto il diritto dei detenuti a colloqui senza controllo visivo con il coniuge o convivente, ora interviene anche la Cassazione con una importante pronuncia che rafforza ulteriormente questo diritto fondamentale. La Prima Sezione Penale della Corte Suprema, con la sentenza numero 8 del 2025, ha infatti annullato l’ordinanza del magistrato di Sorveglianza di Torino che aveva dichiarato inammissibile la richiesta di un detenuto di effettuare colloqui intimi con la propria moglie. Il magistrato aveva motivato il diniego sostenendo che tale richiesta “non configura un vero e proprio diritto, ma una mera aspettativa, non tutelabile in via giurisdizionale”.
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