di Niccolò Gramigni e Pietro Mecarozzi
La Nazione, 7 gennaio 2025
La sindaca di Firenze Funaro interviene sulle condizioni del carcere fiorentino. Per tutte le opposizioni la questione non è più rinviabile. Per quanto forte l’espressione “una tomba per vivi”, usata dall’attivista per i diritti Enzo Brogi, descrive bene la situazione del carcere di Sollicciano. Dove il 2025 è iniziato nello stesso modo del 2024. I suicidi aumentano, due negli ultimi 13 mesi (e l’ultimo lo scorso 3 gennaio), mentre sono stati 64 i tentati di suicidio. C’è poi la questione direzione: per Sollicciano, con la direttrice Antonella Tuoni assente per malattia, Il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria (Dap) ha nominato due nuovi vicedirettori che dovrebbero entrare in servizio nei prossimi giorni. Si tratta di Valentina Angioletti e Valeria Vitrani.
di Angela Stella
L’Unità, 7 gennaio 2025
Rita Bernardini annuncia un esposto. Ha visitato le celle e la situazione è tragica. Piove dal tetto, manca l’acqua calda, muffa ovunque. Rita Bernardini ha presentato due giorni fa un esposto al procuratore di Livorno per denunciare le “indegne” condizioni di detenzione nella casa circondariale del capoluogo toscano. Il 30 dicembre 2024, la presidente di “Nessuno Tocchi Caino” aveva visitato l’istituto di pena assieme ad altri militanti dell’Associazione e all’avvocato Elena Augustin, dell’Osservatorio Carceri dell’Unione camere penali. In particolare, si legge nella denuncia, “le sezioni di Media sicurezza in cui sono ristretti 105 detenuti sono molto sovraffollate. Nelle celle costruite per ospitare una persona, per esempio, spesso ci sono tre letti. Il letto a due piani impedisce l’apertura delle finestre”.
di Claudia Iozzelli
La Nazione, 7 gennaio 2025
Cinque suicidi in un anno e 80 eventi critici certificati. Ma le problematiche sono mediamente all’ordine del giorno, “a stare bassi”, dicono dai sindacati. È il bilancio “nero” di un anno (il 2024) del carcere della Dogaia, da sempre alle prese con problemi strutturali, di personale, di sovraffollamento, di gestione di detenuti difficili. Insomma, non c’è nulla che funziona nonostante i tanti appelli di istituzioni, avvocati, sindacati, di tanti sopralluoghi, visite e commissioni parlamentari. Purtroppo, nulla è cambiato. I problemi della Dogaia restano sempre gli stessi, da anni. Solo negli ultimi giorni del 2024, si sono registrati parecchi “episodi critici”: il caos creato da una decina di detenuti la sera dell’ultimo dell’anno che ha costretto gli agenti a restare in servizio ben oltre l’orario di lavoro per poter riportare la calma; il detenuto che ha incendiato due bombolette a gas nella sala colloqui creando un’esplosione che ha demolito un muro di divisione; un altro detenuto che il 20 dicembre è riuscito a evadere scavalcando il muro di recinzione (e che poi è stato catturato la sera stessa a Firenze); i palloni tirati dentro alla Dogaia contenenti sei telefoni cellulari destinati ad alcuni detenuti. Questi sono solo i casi più eclatanti ma le difficoltà sono quotidiane, continue.
di Maria Nudi
La Nazione, 7 gennaio 2025
Michele Vito Cornacchia si rivolge alle istituzioni: “Il supporto dei professionisti è fondamentale”. Gli hanno tolto l’ufficio nel marzo del 2024 e ora gli hanno limitato le ore di colloquio con i detenuti, colloqui attraverso i quali Michele Vito Cornacchia, psicologo del carcere San Giorgio di Lucca per 29 anni, ha salvato tante vite, vite di persone che hanno sì commesso degli errori e per le quali il carcere, lo scontare della pena, dovrebbe essere una seconda possibilità. E allora Vito Michele Cornacchia in questo nuovo contesto professionale ha detto basta e ha rinunciato anche allo stipendio. Un gesto eclatante per il quale non si sente un eroe, ma con il quale vuole soprattutto scuotere le coscienze, vuole lanciare un allarme e un messaggio forte in un anno che ha registrato un numero di suicidi elevato. Un anno record.
di Massimiliano Nerozzi
Corriere di Torino, 7 gennaio 2025
Tesi di laurea sul diritto dei detenuti: senza un mestiere, finisci per tornare dentro. Che nelle carceri italiane molte cose non vanno come dovrebbero - pure nel campo rieducazione - lo si capisce già dal titolo: “Il lavoro penitenziario: un diritto per tutti, una possibilità per pochi”, tesi di laurea in sociologia giuridico-penale scritta da Giorgio Genovese, con relatore il professor Giovanni Torrente. A partire dai dati, raccolti dal ministero della Giustizia, secondo i quali “c’è una netta disparità tra coloro che svolgono un lavoro intramurario e coloro che prestano la loro attività all’esterno dell’istituto”. Il che fa la differenza: il secondo, “da un punto di vista umano e professionale, rappresenta un significativo aiuto per il reinserimento in società del detenuto”; e, ovviamente, “ad oggi non è molto diffusa questa tipologia di attività”. Motivo, un grande classico: “In primis - spiega Genovese - a causa delle lungaggini processuali e burocratiche che condizionano l’ottenimento di permessi, e, in secondo luogo, perché, in virtù della poca possibilità e conoscenza di investimento, le imprese pubbliche e private hanno molte difficoltà ad affacciarsi nel settore”.
nanotv.it, 7 gennaio 2025
Insegnare a un gruppo di detenuti l’arte di preparare il caffè, ma anche come lavorare il terreno, come coltivare il chicco affinché un domani possa nascere ‘il caffè di Secondigliano’. È l’obiettivo del progetto ‘Un chicco di speranza’, programma di reinserimento rivolto a dieci detenuti del carcere partenopeo, che vede insieme Kimbo, azienda leader del settore, il penitenziario di Secondigliano e la Diocesi di Napoli. Tre le direttrici su cui si sviluppa il progetto: attività di training funzionale alla formazione professionale di barista e come manutentore tecnico come opportunità di reinserimento sociale e lavorativo; d’intesa con i referenti dell’istituto penitenziario, sarà allestito all’interno dell’istituto un magazzino ricambi per le macchine bar di proprietà di Kimbo da riparare o rigenerare, da utilizzare nel settore Ho.Re.Ca., nonché, per i detenuti in semi-libertà, ci sarà la possibilità di prelievo e riconsegna presso i punti vendita bar delle macchine da caffè di proprietà di Kimbo su cui intervenire tecnicamente; e infine la realizzazione e coltivazione di una piccola piantagione di caffè su un terreno di 10mila mq situato all’interno dell’istituto penitenziario.
di Alessia Vacca
teleregionelive.it, 7 gennaio 2025
Lo scrittore villacidrese Davide Forte ha recentemente ultimato il suo progetto di scrittura immersiva presso il carcere di Is Arenas ad Arbus, dal quale è nata una raccolta di poesie intitolata Granelli di sabbia. “Coltivo l’idea di una scrittura collettiva da circa nove anni quando ho presentato il mio primo libro e ho chiesto al pubblico di scrivere in forma anonima le proprie percezioni legate ai temi principali del libro come i sogni e le speranze di gioventù. All’inizio ero un po’ timoroso dell’esito ma poi ho notato che il pubblico ha risposto con grande entusiasmo e partecipazione.
Il Tirreno, 7 gennaio 2025
L’iniziativa si chiama “Non solo piedi buoni” per gli Juniores dell’Ac Capostrada. Un’esperienza particolare e bella quella che stanno vivendo alcuni calciatori della squadra Juniores regionali dell’Ac Capostrada: ogni mercoledì, dalle 14 alle 16, si incontrano con i detenuti della casa circondariale di Pistoia per una partita di calcio a 5 e per uno scambio di esperienze. Lo fanno dallo scorso giugno e continueranno a farlo fino a maggio, aderendo al progetto educativo “Non solo piedi buoni”, iniziativa dalla forte valenza sociale organizzata dal Settore giovanile e scolastico della Figc Toscana.
Il Riformista, 7 gennaio 2025
I volti della povertà in carcere, di Ruggiero e Pernaselci, è una meditazione religiosa sulla fiducia nel domani. La prefazione del cardinale Zuppi: “La sicurezza è data dalla rieducazione, diamo spazio alle pene alternative”.
di Elisa Messina
Corriere della Sera, 7 gennaio 2025
Il Governo non ha prorogato i contributi per gli “interventi sperimentali” per i minori svantaggiato. L’allarme dell’impresa sociale “Con i Bambini” e la lettera a Meloni e Giorgetti. Tra i tagli alla spesa pubblica previsti dalla legge Finanziaria approvata negli ultimi giorni del 2024 ce n’è uno che non ha mai occupato le prime pagine dei giornali o le notizie di apertura dei tg, e neppure è stato motivo di sciopero o mobilitazione di massa. Sto parlando del mancato rinnovo del Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile, che era stato introdotto nel 2016 dal governo Renzi per attuare “interventi sperimentali finalizzati a rimuovere gli ostacoli di natura economica, sociale e culturale che impediscono la piena fruizione dei processi educativi da parte dei minori”.
- La sicurezza, una priorità (anche per la sinistra)
- Come reagire alle detenzioni arbitrarie
- Bulgaria. “Arrestati e minacciati per aver salvato tre migranti”
- La diplomazia vale più delle armi: la lezione che arriva dal Sahel
- Abolire il carcere? Proposta provocatoria, come fu all’epoca chiudere i manicomi









