di Luca Serranò
La Repubblica, 5 gennaio 2025
Il detenuto, trovato impiccato in cella, era inserito nel centro clinico. L’assessore Paulesu: “Nessuna dignità”. Il Sappe: “Siamo al collasso”. “Già in passato aveva posto in essere gesti autolesionistici, pertanto era stato inserito nel reparto Centro clinico. Purtroppo la situazione degli istituti penitenziari toscani è al collasso, soprattutto nell’Istituto fiorentino”. Monta la polemica sul dramma del detenuto egiziano di 25 anni che venerdì pomeriggio si è tolto la vita - come altri prima di lui - in una cella del carcere di Sollicciano. Una tragedia su cui sono ancora in corso gli accertamenti della procura, ma che torna a testimoniare le condizioni del sistema penitenziario, come denunciato, tra gli altri, dal segretario per la Toscana del sindacato di polizia penitenziaria Sappe, Francesco Oliviero: “Da tempo chiediamo interventi risolutivi all’amministrazione penitenziaria a livello locale e nazionale - aggiunge - incremento del personale, ma soprattutto progetti e percorsi rieducativi. Purtroppo, ad oggi dobbiamo constatare che le nostre richieste cadono nel vuoto”.
di Francesco Benvenuti
Corriere Fiorentino, 5 gennaio 2025
Nonostante la nomina di due nuovi vicedirettori per coprire l’assenza della direttrice penitenziaria Antonella Tuoni e il grido d’allarme dell’istituzioni territoriali ad intervenire sulle croniche criticità della struttura (sovraffollamento, degrado e violenza) il 2025 del carcere fiorentino di Sollicciano si apre tristemente così come si era concluso, con la prima vittima dell’anno in Toscana. Nella serata di venerdì infatti gli agenti penitenziari hanno trovato un detenuto egiziano di 25 anni, che già in passato aveva tentato gesti autolesionistici, impiccato dentro la sua cella. Un suicidio che, a pochi giorni dal monito del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, scuote nuovamente (l’ultima vittima, un 28enne somalo, risale al 22 dicembre) la comunità penitenziaria e la politica locale, spingendo il governatore toscano, Eugenio Giani, a chiedere un incontro urgente al ministro della Giustizia, Carlo Nordio, destinatario già in estate di una lettera-appello.
di Fabiana Marcolini
L’Arena, 5 gennaio 2025
Prima portato da Montorio a Roma, adesso rischia l’estradizione in patria. Ma i legali vogliono chiarezza e fanno ricorso. Una vicenda intricata, per certi versi un arzigogolo, perché nemmeno l’unico dato oggettivo, ovvero il trasferimento di Nicolae Ion, detto Nicu, dal carcere di Verona a Rebibbia avvenuto il 2 dicembre, sarebbe giustificato da elementi legati alla estradizione in Romania per scontare gli anni residui di condanna (per lui il fine pena è nel 2027). Complicata la vicenda burocratica e quella umana perché subito dopo il suo arrivo a Roma Ion ha tentato di togliersi la vita, mantiene a tutt’oggi un atteggiamento autolesionistico. Per questo l’avvocato Irma Conti, componente del Collegio del Garante nazionale dei detenuti, è andata due volte a trovarlo.
Taranto. Figli in carcere con le mamme, Turco: “Reinserirli nella società è la battaglia da vincere”
di Pierpaolo D’Auria
cronachetarantine.it, 5 gennaio 2025
Uno dei problemi, certamente non secondario, è quello del “dopo” ovvero di ciò che un detenuto deve aspettarsi una volta scontata la pena e uscito dal carcere. Problema che le detenute della Casa circondariale di Taranto hanno prospettato al sen. Mario Turco nel corso della visita che questi ha compiuto nella mattinata del 4 gennaio all’interno dell’istituto di pena nello specifico nella sezione femminile della casa circondariale. Accompagnato dal coordinatore provinciale del M5S, Francesco Nevoli, e dal rappresentante del gruppo territoriale di Taranto, Gregorio Stano, oltre che dalla responsabile dell’ufficio comunicazione Annagrazia Angolano, il parlamentare e vicepresidente pentastellato è stato accolto dal direttore, Luciano Mellone, e dalla vicedirettrice, Nicoletta Siliberti, della casa circondariale oltre che dal Primo dirigente della Polizia penitenziaria Belisario Semeraro.
di Monica Leoncini
La Nazione, 5 gennaio 2025
Dal 2007 al 2024 il Cec Rinascere ha ospitato in totale 154 detenuti. Gli ospiti seguono percorsi di recupero basati su attività produttive. “Per la prima volta, qui, mi sono sentito a casa”. Lo dice Wilson, originario del Brasile, adottato da una famiglia italiana. Gli fa eco Klaudio, che invece arriva dall’Albania e dopo una breve esperienza in carcere, vive da oltre un anno al Cec Rinascere, Comunità educante con i carcerati, progetto portato avanti dalla Comunità Papa Giovanni XXIII per la rieducazione dei detenuti. Siamo al Pungiglione, nel Comune di Mulazzo, il grande Villaggio dell’accoglienza che dà il nome a una cooperativa sociale, un luogo dove persone socialmente disagiate provenienti dal mondo del carcere, dalla strada, da storie di solitudine e abbandono, trovano una casa e una famiglia, impegnandosi in percorsi di recupero nelle attività produttive del Villaggio. E vistare il Villaggio, ogni volta, è una nuova ed emozionante scoperta. Le guide sono Wilson e Klaudio, che lo conoscono bene, e volentieri si prestano a raccontare il loro quotidiano. “Non ho avuto una vita semplice - racconta Wilson - e ho affrontato molti momenti bui, qui per la prima volta mi sono sentito in famiglia. Non è stato affatto semplice all’inizio, sarei voluto scappare, ma adesso insegno italiano agli stranieri del Villaggio e mi piace molto”.
di Chiara Fabrizi
Corriere dell’Umbria, 5 gennaio 2025
La porta è rivestita dai resti delle coperte termiche dei migranti che hanno attraversato il Mediterraneo. È stato l’arcivescovo Renato Boccardo ad aprire ieri (sabato 5 gennaio) la porta santa del carcere di Maiano di Spoleto costruita dai detenuti e rivestita in più punti dai resti delle coperte termiche dei migranti che hanno attraversato il Mediterraneo. Il presule ha poi presieduto la messa che ha segnato l’avvio dell’anno giubilare nella casa di reclusione davanti a tanti reclusi, alla direttrice Bernardina Di Mario e al comandante della polizia penitenziaria Luca Bontempi. Presenti anche i magistrati di sorveglianza Grazia Manganaro e Nicla Flavia Restivo, il parlamentare Walter Verini e il vicesindaco Danilo Chiodetti.
newsfermano.it, 5 gennaio 2025
Sono state ben 477 le ore di intervento realizzate nelle carceri marchigiane dall’U.S. Acli nell’ambito del progetto “Una comunità in movimento”. L’iniziativa, avviata nel 2017, ha come obiettivo quello di favorire la riabilitazione e l’integrazione dei detenuti, in considerazione dell’importanza che lo sport riveste quale strumento fondamentale anche per lo sviluppo delle relazioni sociali. Lo sport, il movimento e la ginnastica infatti sono di primaria importanza dentro un luogo chiuso e immobile come quello del carcere. Lo sport abbassa le tensioni, riduce le malattie e la spesa sanitaria, aiuta il detenuto a vivere meglio in un ambiente sovraffollato e privo di risorse di prima necessità.
di Selma Chiosso
La Stampa, 5 gennaio 2025
Scappata due volte da casa. Ha percorso quaranta chilometri per tornare tra i detenuti dove era stata sfamata e coccolata. Si chiama Gina ed è una cagnolina speciale. Si è “consegnata” al carcere di Asti percorrendo chilometri e chilometri, almeno una quarantina, sfidando il freddo, patendo la fame, sfuggendo i pericoli delle auto. La sua storia inizia qualche mese fa quando il cane, un meticcio biondo grande poco più di un bassotto, scappa dalla sua abitazione.
di Matteo Bussola
Corriere della Sera, 5 gennaio 2025
Salutati come strumenti di libertà e persino di liberazione degli individui e dei popoli, i social sembrano essersi trasformati in pericolosi sistemi di manipolazione di massa. Che cosa resta oggi, vent’anni dopo la creazione del gigante di Zuckerberg? Una “zona grigia” inquietante che alimenta solo spazzatura. I social ci hanno fatto disimparare a confrontarci. È un amaro paradosso, su piattaforme nate per condividere opinioni. Ma appare ormai lampante la polarizzazione immediata che, in rete, scatta davanti a qualunque tema. Si cede alla tentazione di ridurre ogni ragionamento a fazioni, ad adesioni tribali, in cui gli interlocutori vengono indicati come stimabili, o al contrario spregevoli, a seconda che appartengano o meno alla parte che noi riteniamo essere incontrovertibilmente giusta.
di Flavia Perina
La Stampa, 5 gennaio 2025
Chissà come se lo immagina Denise Cutolo l’amore dei suoi genitori: a diciassette anni ha il diritto di figurarselo come le pare anche se speriamo (per lei) che le vada meglio. Conoscere e sposare appena maggiorenne un ergastolano al 41bis, condividere un solo bacio in vent’anni, farci una figlia con l’inseminazione artificiale, crescerla facendo avanti indietro da carceri di massima sicurezza, va bene per la leggenda ma forse meno per la vita reale. E tuttavia anche questa incredibile love story è un pezzo del mito Cutolo, che a quanto pare resiste nei decenni anche se un po’ sbiadito rispetto all’epoca in cui ‘O Professore tutto poteva, tutto sapeva, tutto controllava, pure se carcerato per gran parte della sua vita di adulto, facendo e disfacendo (talvolta a colpi di pistola) sindaci, affari, appalti e trasformando il racconto della camorra nella saga di nuovi Robin Hood dediti ad “aiutare i deboli quotidianamente calpestati dai potenti e dai ricchi”.
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