di Simona Musco
Il Dubbio, 5 gennaio 2025
Intervista all’avvocata iraniana paladina dei diritti umani che dal carcere di Evin, dove si trova la giornalista italiana de Il Foglio, ci è passata più volte. E ora lì si trova anche suo marito. “Sono profondamente triste per l’arresto di Cecilia Sala. Il suo grande amore per l’Iran e per il suo popolo è evidente nei suoi reportage. In un momento in cui molti cercano di demonizzare l’Iran e i suoi abitanti, i suoi articoli riflettono l’umanità del popolo iraniano e la ricchezza della nostra cultura. Mi unisco ai miei compatrioti nel chiedere l’immediato rilascio della signora Sala dalla prigione di Evin, affinché siano tutelati i diritti di tutti i giornalisti, così come quelli dei cittadini stranieri, in Iran. In un periodo in cui Sua Santità Papa Francesco celebra il Natale invitando persone di tutte le fedi ad abbracciare l’amore e la vita, la liberazione della signora Sala rappresenterebbe un gesto di speranza e gioia, spezzando i cicli di ostilità e odio che dividono le civiltà”. Non ha ancora una volta paura di parlare Nasrin Sotoudeh, l’avvocata iraniana paladina dei diritti umani che dal carcere di Evin, dove si trova la giornalista italiana de Il Foglio, ci è passata più volte. In quel buco nero dei diritti, ora, si trova anche suo marito Reza Khandan, anche lui attivista, “colpevole” di aver fabbricato delle spille contro il velo obbligatorio e contro tortura e repressione. Khandan, nei giorni scorsi, ha iniziato uno sciopero della fame, interrotto per via delle sue gravi condizioni di salute. E alla sua famiglia viene impedito di incontrarlo, un’altra forma di tortura pensata per portare allo stremo i prigionieri politici.
di Pier Giuseppe Accornero
vocetempo.it, 4 gennaio 2025
Non era mai successo. Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella aveva appena finito il suo messaggio di buon anno agli italiani a reti unificate, che ha presidenza della CEI, con una rapidità encomiabile, emetteva una “nota con la gratitudine per le parole del presidente sulla drammatica situazione delle carceri”. Si può ipotizzare che sul cardinale arcivescovo di Bologna Matteo Maria Zuppi, presidente della Cei, abbiano agito due fattori: i “rapporti” sempre più allarmanti dei cappellani delle carceri che sono in costante rapporto con i detenuti; la vigorosa spinta di Papa Francesco che a Santo Stefano ha voluto scegliere il carcere di Rebibbia per aprire la seconda porta santa dopo quella di San Pietro il 24 dicembre.
di Rita Bernardini, Sergio D’Elia ed Elisabetta Zamparutti*
L’Unità, 4 gennaio 2025
Il nuovo anno per noi di Nessuno Tocchi Caino è iniziato così come si era concluso il precedente: impegnati nell’opera laica di “visitare i carcerati”. Come diceva Marco Pannella, non bisogna mai smettere di osservare e di raccontare il carcere, perchè quel luogo è un microcosmo in cui si riflette la nostra società, nel bene e nel male. Quello appena passato è stato un anno orribile: 89 detenuti e 8 “detenenti” si sono tolti la vita. Cifre mai registrate prima nel nostro Paese che dimostrano che ormai il carcere non è più solo luogo di privazione della libertà: qui non sono presenti né i diritti né la vita.
africarivista.it, 4 gennaio 2025
Mai si è verificato, come nel 2024, un numero così alto di suicidi tra persone detenute in Italia: su 244 morti in totale; 89 persone si sono tolte la vita e 10 di loro erano tunisini. Lo ha quantificato l’ex-parlamentare e attivista tunisino Majidi Karbai, che in un post sulla sua pagina Facebook il 30 dicembre informa sulla morte dell’ennesimo cittadino tunisino rifugiato in Italia e qui incarcerato, avvenuto il 27 dicembre nel carcere di Piacenza. Nel suo post Karbai parla di “silenzio e omertà” da parte della Tunisia, accusandone la diplomazia e il governo di “negligenza e silenzio sulle trasgressioni” a danno dei detenuti tunisini in Italia.
africarivista.it, 4 gennaio 2025
Mai si è verificato, come nel 2024, un numero così alto di suicidi tra persone detenute in Italia: su 244 morti in totale; 89 persone si sono tolte la vita e 10 di loro erano tunisini. Lo ha quantificato l’ex-parlamentare e attivista tunisino Majidi Karbai, che in un post sulla sua pagina Facebook il 30 dicembre informa sulla morte dell’ennesimo cittadino tunisino rifugiato in Italia e qui incarcerato, avvenuto il 27 dicembre nel carcere di Piacenza. Nel suo post Karbai parla di “silenzio e omertà” da parte della Tunisia, accusandone la diplomazia e il governo di “negligenza e silenzio sulle trasgressioni” a danno dei detenuti tunisini in Italia.
di Giovanni M. Jacobazzi
Il Dubbio, 4 gennaio 2025
L’attuale maggioranza, a parte qualche voce sporadica, è assolutamente contraria all’amnistia e all’indulto e non ha alcuna intenzione di accogliere gli appelli del Papa e del presidente della Repubblica affinché sia rispettata la dignità di chi si trova dietro le sbarre. Un’indifferenza che i suicidi non scalfiscono: ieri sera, nel carcere di Sollicciano, è stato un 26enne egiziano a togliersi la vita, il primo del 2025, dopo che nell’anno appena finito si era registrato il macabro record di 89 reclusi morti suicidi.
di Piero Innocenti
9colonne.it, 4 gennaio 2025
Alcuni giorni fa si è riacceso (ma solo per poco) il dibattito politico sul sovraffollamento nelle carceri elencando una serie di possibili interventi tra cui la limitazione alla carcerazione preventiva, l’incremento dei giudici di sorveglianza e di agenti della polizia penitenziaria, il riconoscimento della pena nelle comunità terapeutiche per i tossicodipendenti. Su quest’ultimo punto, in particolare, già la legge 532 del 1982 dava la facoltà ai giudici, in sede applicativa, di estendere ai tossicodipendenti, sottoposti a giudizio per qualche reato, la possibilità di poter scontare la pena presso le comunità terapeutiche, aprendo così un’importante strada per il perseguimento di due finalità, il recupero del tossicodipendente (ma sono stati davvero pochi quelli che hanno scelto la strada, non facile, delle comunità) e l’apertura di un canale di deflusso per l’annoso problema, mai risolto in realtà, del sovraffollamento carcerario.
di Fabio Falbo*
L’Unità, 4 gennaio 2025
Si è scoperto con sommo stupore come la legge non è uguale per tutti, forse neanche il rispetto della Costituzione, se si pensa che nessun organo o potere, ad eccezione del presidente della Repubblica - attraverso l’istituto della grazia o con l’istituto della revisione - può cancellare o sterilizzare gli effetti di una sentenza che, tra l’altro, riguarda reati di una gravità estrema come la tortura. Ebbene, nel nostro Stato italiano questo fenomeno si è verificato con un’evidenza che dovrebbe spaventare tutti e con una semplicità, ove si consideri la complessa burocratizzazione del nostro sistema che ci impone delle riflessioni allarmanti.
di Salvo Palazzolo
La Repubblica, 4 gennaio 2025
Preoccupazione per i provvedimenti dei tribunali di sorveglianza che hanno rimesso in libertà alcuni mafiosi. La Cassazione prova a mettere un freno: “Per accedere alle misure alternative alla detenzione, è necessario che gli imputati abbiano pagato i risarcimenti ai familiari delle vittime”. “Chissà chi sarà il prossimo ad andare in permesso premio”, la voce al telefono è flebile, sembra arrivare dall’altra parte del mondo. “Forse uno dei fratelli Graviano, oppure uno dei Madonia. O Leoluca Bagarella. E a me non resterà che scappare all’estero”. L’uomo che parla è uno dei collaboratori di giustizia che più hanno contribuito a smantellare la mafia delle stragi: “Io e la mia famiglia abbiamo pagato un prezzo altissimo, lontano da Palermo - sussurra - ma non mi sono mai tirato indietro. Adesso, però, tutti questi permessi premio per i boss ergastolani mettono paura. Siamo di fronte a gente che non dimentica, altro che detenuti modello”.
di Paola Rossi
Il Sole 24 Ore, 4 gennaio 2025
La Cassazione esclude profili di incostituzionalità rispetto ai casi di reati perseguibili a querela. La richiesta di accesso alla giustizia riparativa può essere avanzata in qualsiasi grado e fase del giudizio penale, compreso nel giudizio di rinvio conseguente all’annullamento di una decisione in sede di legittimità. Infatti, si tratta di decisione che ha piena rilevanza nell’ambito del giudizio di cognizione. Cognizione che risorge pienamente di fronte al giudice del rinvio, anche in relazione alla maturazione o meno dei presupposti (rectius, dell’utilità) nello specifico caso di dare accesso all’imputato alla nuova forma deflattiva della riparazione.
- Emilia Romagna. Carceri: l’orrenda scia di morte non si interrompe
- Lombardia. Quello delle carceri è un collasso annunciato: 6.000 posti per 8.500 reclusi
- Sardegna. Detenuti al lavoro, piccoli miracoli e seconde occasioni
- Firenze. Ancora un suicidio nel carcere di Sollicciano
- Venezia. Sostituito il Garante dei detenuti. Ticozzi (Pd): “Scelta politica, inaccettabile”









