di Simona Lorenzetti
Corriere di Torino, 1 settembre 2024
Hanno approfittato del cambio turno della polizia penitenziaria per creare scompiglio e raggiungere la cella di un detenuto marocchino e pestarlo a sangue. I protagonisti di questa ennesima giornata di disordini e violenza sono stati alcuni reclusi albanesi. A denunciare l’episodio, avvenuto il 30 agosto nel Padiglione B del carcere Lorusso e Cutugno, è il sindacato Osapp che parla apertamente di “guerra tra bande” di detenuti di diversa nazionalità: la faida vede contrapposti albanesi e marocchini. Questi ultimi giovedì avrebbero sfregiato un detenuto albanese e il giorno dopo sarebbe scattata la rappresaglia.
di Nicola Bonafini
Il Resto del Carlino, 1 settembre 2024
Il sindaco Massari: “Ne parleremo con la direttrice della Pulce, i detenuti vanno tutelati e non dimenticati”. Un Consiglio comunale aperto, con la finalità di rendere più stretto il legame tra il Comune di Reggio Emilia, con i suoi servizi, e il mondo che ruota attorno alla Casa Circondariale, i suoi detenuti e chi vi opera all’interno. Lo ha annunciato il sindaco Marco Massari, venerdì sera, alla Festa nazionale dell’Unità in corso di svolgimento al Campovolo, durante un dibattito sulla questione dell’Autonomia differenziata ed il governo delle città, che l’ha visto protagonista assieme ad altri sindaci del Pd tra cui Roberto Gualtieri, primo cittadino di Roma, Vito Leccese, neosindaco di Bari ed Elena Piastra, a capo dell’Amministrazione comunale di Settimo Torinese. Il tutto moderato da Davide Baruffi, sottosegretario alla presidenza della giunta regionale, nonché membro della segreteria nazionale del Partito Democratico.
di Franco Stefanoni
Corriere della Sera, 1 settembre 2024
“Caso politico. Nelle celle situazioni raccapriccianti”. L’europarlamentare di Avs visita il penitenziario di San Michele ad Alessandria. Spera, pompiere siciliano, è accusato di aver buttato molotov contro la Leonardo a Palermo. Ilaria Salis ha visitato ieri il carcere di San Michele di Alessandria, dove ha incontrato Luigi Spera, pompiere siciliano accusato di terrorismo con l’accusa di aver partecipato la notte del 26 novembre 2022 a Palermo insieme ad altre sei persone a un attacco alla sede della Leonardo, azienda partecipata dallo Stato e produttrice, tra l’altro, di armi. “Un compagno di Palermo al centro di un vero e proprio caso politico, su cui occorre fare convergere le nostre energie solidali”, ha detto l’eurodeputata di Alleanza Verdi e Sinistra (Avs).
di Adelia Pantano
La Stampa, 1 settembre 2024
Ilaria Salis, eurodeputata con un passato da attivista pagato con la durissima detenzione in Ungheria, ha definito “raccapricciante” la situazione dell’istituto di pena alessandrino. Ispezione a sorpresa la sua, poi il racconto: “Qui ci sono 367 detenuti, a fronte di una capienza di 287 persone. Oltre all’autolesionismo che è una pratica quotidiana, ho riscontrato difficoltà ad accedere alle cure mediche dovute anche a un perenne sotto organico del personale sanitario”. Sottolineata poi la carenza del personale educativo. “Sono 7 in totale gli addetti, ma si devono dividere tra i due istituti della città”.
radioincontro.com, 1 settembre 2024
Visita congiunta per il sindaco Andrea Biancani, la senatrice Ilaria Cucchi e l’assessora alla Sicurezza Sara Mengucci all’interno del carcere di Villa Fastiggi dove, al loro arrivo, sono stati accolti dal Direttore in missione Palma Mercurio, dal Comandante Gabriele Celli, dalla Direttrice e coordinatrice dell’area pedagogica Enrichetta Vilella, dal Responsabile area Contabile Fernando Del Mastro e dalla Polizia Penitenziaria.
di Alessandra Serio
tempostretto.it, 1 settembre 2024
Gli incontri con chi vive da sempre dietro le sbarre lasciano il segno anche nella giurista, che a Palazzo Zanca chiederà impegni concreti. E sull’attuale deriva del sistema penale spiega. “Sono rimasta particolarmente colpita dall’incontro con un detenuto straniero. Ha passato la maggior parte della sua esistenza in carcere. Mi ha raccontato di essere nato dietro le sbarre, dove è cresciuto fino a 7 anni. A 14 anni c’è tornato per sua colpa, poi vi è uscito e rientrato a più riprese, per periodi sempre più lunghi in cella. Ha passato praticamente la sua intera esistenza in carcere. Mi chiedo quale possa essere la prospettiva di una esistenza che non ha conosciuto altra realtà, la disperazione della consapevolezza di non aver avuto altra alternativa”.
Corriere della Calabria, 1 settembre 2024
Le precisazioni dopo l’annuncio dello sciopero della fame di un detenuto. “Il servizio continuerà a tutelare la salute dei ristretti”. Dopo la vicenda del detenuto Mario Francesco, che avrebbe annunciato uno sciopero della fame per avere cure adeguate, l’Azienda Sanitaria di Catanzaro ritiene di dover fare alcune precisazioni, anche per rendere un quadro completo all’opinione pubblica. La puntualizzazione è affidata alle parole del Responsabile della Sanità penitenziaria Prof. Giulio Di Mizio. “Il modello organizzativo della Sanità Penitenziaria dell’Asp di Catanzaro opera secondo criteri di appropriatezza clinica, gli unici possibili nell’erogazione di servizi sanitari.
ilfrizzo.it, 1 settembre 2024
“Bambini invisibili, figli di genitori detenuti: la lettura che cura”. È questo il titolo dell’incontro che si terrà giovedì 4 settembre alle ore 19 al Circolo Unione di Lucera, organizzato dalla associazione “Lavori in corso” in collaborazione con il Circolo e con il sostegno del “Centro per il Libro e la Lettura” del Ministero della Cultura. L’evento divulgativo viene promosso a distanza di quattro mesi dalla donazione della mini “Biblioteca Ciaia” ai bambini figli di genitori detenuti del carcere di Foggia all’interno dello Spazio Giallo, luogo di accoglienza e relazione gestito da Lavori in Corso Aps, da parte della professoressa universitaria Floriana Conte.
di Roberta Barbi
vaticannews.va, 1 settembre 2024
Nei 22 anni di pena che ha scontato, Roberto Gramola, ormai in libertà da 11, ha conseguito la maturità classica e le lauree in Giurisprudenza e Scienze politiche all’interno della casa circondariale Lorusso e Cotugno di Torino. Oggi lavora per la Caritas con i migranti e dice ai giovani: fuggite dalla vita facile. Lo studio in carcere: una possibilità utile sia per apprendere competenze spendibili una volta fuori e corredarle di un titolo che abbia valore legale, ma anche per reinserirsi in società con un’immagine e un ruolo diversi da quelli che accompagnano tutti gli ex detenuti. È questo che Roberto Gramola - 22 anni di carcere terminati 11 anni fa - testimonia con la sua parabola di riscatto, tanto da essere invitato ovunque quando c’è da parlare di cultura, studio e formazione professionale al di là delle sbarre. Normale e giusto che sia così, perché questo energico ottantenne dalla sua cella di Torino ha conseguito prima la maturità classica - lui che nella vita fuori era geometra ma non aveva mai esercitato come tale - e poi addirittura due lauree, in Giurisprudenza e Scienze politiche. “Il carcere - racconta a Radio Vaticana Vatican News - è un’istituzione totale che ti toglie tutto. Quando entri il trauma è forte, ti cambia il modo di vivere e ci vuole tempo per reagire, ma poi capisci che davanti hai solo due scelte possibili o aspettare la fine della pena seduto sulla branda a parlare con gli altri detenuti di cosa si combinerà fuori, oppure cercare di capire chi sei e soprattutto perché sei finito lì. Per me è stata un’occasione per ricominciare”.
di Giorgia Serughetti*
Il Domani, 1 settembre 2024
L’opacità del termine lo rende malleabile e adattabile al punto da poter essere impiegato come un collante identitario, per ridicolizzare o condannare ogni idea o iniziativa politica ispirata a ideali di inclusività. Una “follia”, un errore fatale, persino “un pericolo per la civiltà occidentale”: a leggere la stampa di destra, non c’è male più grande in questo tempo di quello che va sotto il nome di ideologia o cultura “woke”. Per un paradosso comprensibile solo alla luce dei pubblici sempre più ristretti, frammentati e polarizzati a cui si rivolge l’informazione, una parola il cui significato è oscuro ai più (un amico professore mi ha detto di averla sempre associata alla padella wok) è divenuta l’arma preferita per attaccare, in stile populista, le élite intellettuali e politiche della sinistra. Le quali tuttavia, anziché mettere in discussione questo frame discorsivo e i suoi contorni nebulosi, sembrano inclini a formulare negli stessi termini i conflitti che agitano il campo progressista.
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