di Valeria Parrella
Il Manifesto, 5 gennaio 2025
È che noi abbiamo visto a Roma, alla stazione Ostiense, le panche in marmo da cui affiorano cilindri di acciaio, così che non ci si possa stendere su. E ci ricordiamo il vicesindaco di Trieste che si vantava di aver gettato gli abiti dei senza fissa dimora. Addirittura ci ricordiamo di quando la Villa Comunale di Napoli era aperta, cioè con il suo impianto originario di passeggiata a mare, come ricordiamo quando nel 1999 fu commissionata all’atelier Mendini una cancellata, una “cancellata” con dei cancelli chiusi, cioè non a delimitarne l’area, ma proprio a chiuderla. Così le notizie che si richiamano dai due capi d’Italia all’inizio del nuovo anno, due notizie gemelle, di due città capitali un tempo e metropolitane ora, ci fanno riaffiorare i ricordi. Una viene da Torino, sorge da una protesta di cittadini e commercianti della circoscrizione 1, che denunciano l’incuria dei porticati dove dormono i senza fissa dimora - dentro degli scatoloni, dormono (attenzione, le chiamano “casette di cartone”: sono scatoloni, pacchi). L’azienda municipale prende provvedimenti.
di Giansandro Merli
Il Manifesto, 5 gennaio 2025
Il tribunale di Catania libera un richiedente asilo egiziano: lo Stato di diritto lì non esiste. Prima disapplicazione della nuova legge. Tra una settimana la competenza passerà alle Corti d’appello, ma cambierà poco. Attraverso le schede del ministero degli Esteri e le fonti qualificate indicate dalla normativa europea il tribunale di Catania ha constatato che in Egitto persistono “gravi violazioni dei diritti umani che investono, in maniera generale e costante, non solo ampie categorie di persone, ma anche il nucleo stesso delle libertà fondamentali che connotano un ordinamento democratico”. La conseguenza, scrive il giudice Rosario Cupri, è questa: “In Egitto non è “configurabile uno Stato di diritto che si possa definire realmente sicuro per tutti”. Ci sono le doppie virgolette perché l’ultima frase cita l’ordinanza interlocutoria firmata dalla Cassazione giovedì scorso. Quella su cui gli esponenti della maggioranza erano intervenuti in batteria dicendo: “dà ragione all’esecutivo” (Sara Kelany, FdI), “conferma la linea del governo” (Nicola Molteni, Lega) o “boccia sinistre giudiziarie e politiche che ci boicottano” (Maurizio Gasparri, Fi).
di Daniela Preziosi
Il Domani, 5 gennaio 2025
L’ex capo di gabinetto di Minniti, oggi assessore all’immigrazione in Campania: “Il piano Mattei ha un nome roboante, ma è la strada: trattare con quei paesi”. “Schlein rinnega la politica del Pd? Ma governare sbarchi è indispensabile e all’Ue dobbiamo dare garanzie”. Mario Morcone ha un curricum incredibile. Che non è un curriculum, è la sua storia: nato a Caserta, diventa il prefetto più giovane d’Italia, poi capo segreteria al Viminale con Mancino, in Kosovo per l’Onu, commissario di Roma, direttore dell’Agenzia per i beni confiscati alla criminalità, candidato sindaco a Napoli, capo del Dipartimento per l’Immigrazione al Viminale, capo di gabinetto del ministro Riccardi, e poi al Viminale con Marco Minniti. Lì, prima e dopo di lui c’erano Luciana Lamorgese e Matteo Piantedosi, diventati entrambi ministri degli Interni. Lui invece è diventato direttore del Consiglio per i Rifugiati. Oggi è assessore nella Campania di Vincenzo De Luca. Naturalmente con deleghe a immigrazione, sicurezza e legalità, “cose che in Campania danno un certo da fare”, dice con ironia.
di Simona Musco
Il Dubbio, 5 gennaio 2025
Intervista all’avvocata iraniana paladina dei diritti umani che dal carcere di Evin, dove si trova la giornalista italiana de Il Foglio, ci è passata più volte. E ora lì si trova anche suo marito. “Sono profondamente triste per l’arresto di Cecilia Sala. Il suo grande amore per l’Iran e per il suo popolo è evidente nei suoi reportage. In un momento in cui molti cercano di demonizzare l’Iran e i suoi abitanti, i suoi articoli riflettono l’umanità del popolo iraniano e la ricchezza della nostra cultura. Mi unisco ai miei compatrioti nel chiedere l’immediato rilascio della signora Sala dalla prigione di Evin, affinché siano tutelati i diritti di tutti i giornalisti, così come quelli dei cittadini stranieri, in Iran. In un periodo in cui Sua Santità Papa Francesco celebra il Natale invitando persone di tutte le fedi ad abbracciare l’amore e la vita, la liberazione della signora Sala rappresenterebbe un gesto di speranza e gioia, spezzando i cicli di ostilità e odio che dividono le civiltà”. Non ha ancora una volta paura di parlare Nasrin Sotoudeh, l’avvocata iraniana paladina dei diritti umani che dal carcere di Evin, dove si trova la giornalista italiana de Il Foglio, ci è passata più volte. In quel buco nero dei diritti, ora, si trova anche suo marito Reza Khandan, anche lui attivista, “colpevole” di aver fabbricato delle spille contro il velo obbligatorio e contro tortura e repressione. Khandan, nei giorni scorsi, ha iniziato uno sciopero della fame, interrotto per via delle sue gravi condizioni di salute. E alla sua famiglia viene impedito di incontrarlo, un’altra forma di tortura pensata per portare allo stremo i prigionieri politici.
di Pier Giuseppe Accornero
vocetempo.it, 4 gennaio 2025
Non era mai successo. Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella aveva appena finito il suo messaggio di buon anno agli italiani a reti unificate, che ha presidenza della CEI, con una rapidità encomiabile, emetteva una “nota con la gratitudine per le parole del presidente sulla drammatica situazione delle carceri”. Si può ipotizzare che sul cardinale arcivescovo di Bologna Matteo Maria Zuppi, presidente della Cei, abbiano agito due fattori: i “rapporti” sempre più allarmanti dei cappellani delle carceri che sono in costante rapporto con i detenuti; la vigorosa spinta di Papa Francesco che a Santo Stefano ha voluto scegliere il carcere di Rebibbia per aprire la seconda porta santa dopo quella di San Pietro il 24 dicembre.
di Rita Bernardini, Sergio D’Elia ed Elisabetta Zamparutti*
L’Unità, 4 gennaio 2025
Il nuovo anno per noi di Nessuno Tocchi Caino è iniziato così come si era concluso il precedente: impegnati nell’opera laica di “visitare i carcerati”. Come diceva Marco Pannella, non bisogna mai smettere di osservare e di raccontare il carcere, perchè quel luogo è un microcosmo in cui si riflette la nostra società, nel bene e nel male. Quello appena passato è stato un anno orribile: 89 detenuti e 8 “detenenti” si sono tolti la vita. Cifre mai registrate prima nel nostro Paese che dimostrano che ormai il carcere non è più solo luogo di privazione della libertà: qui non sono presenti né i diritti né la vita.
africarivista.it, 4 gennaio 2025
Mai si è verificato, come nel 2024, un numero così alto di suicidi tra persone detenute in Italia: su 244 morti in totale; 89 persone si sono tolte la vita e 10 di loro erano tunisini. Lo ha quantificato l’ex-parlamentare e attivista tunisino Majidi Karbai, che in un post sulla sua pagina Facebook il 30 dicembre informa sulla morte dell’ennesimo cittadino tunisino rifugiato in Italia e qui incarcerato, avvenuto il 27 dicembre nel carcere di Piacenza. Nel suo post Karbai parla di “silenzio e omertà” da parte della Tunisia, accusandone la diplomazia e il governo di “negligenza e silenzio sulle trasgressioni” a danno dei detenuti tunisini in Italia.
africarivista.it, 4 gennaio 2025
Mai si è verificato, come nel 2024, un numero così alto di suicidi tra persone detenute in Italia: su 244 morti in totale; 89 persone si sono tolte la vita e 10 di loro erano tunisini. Lo ha quantificato l’ex-parlamentare e attivista tunisino Majidi Karbai, che in un post sulla sua pagina Facebook il 30 dicembre informa sulla morte dell’ennesimo cittadino tunisino rifugiato in Italia e qui incarcerato, avvenuto il 27 dicembre nel carcere di Piacenza. Nel suo post Karbai parla di “silenzio e omertà” da parte della Tunisia, accusandone la diplomazia e il governo di “negligenza e silenzio sulle trasgressioni” a danno dei detenuti tunisini in Italia.
di Giovanni M. Jacobazzi
Il Dubbio, 4 gennaio 2025
L’attuale maggioranza, a parte qualche voce sporadica, è assolutamente contraria all’amnistia e all’indulto e non ha alcuna intenzione di accogliere gli appelli del Papa e del presidente della Repubblica affinché sia rispettata la dignità di chi si trova dietro le sbarre. Un’indifferenza che i suicidi non scalfiscono: ieri sera, nel carcere di Sollicciano, è stato un 26enne egiziano a togliersi la vita, il primo del 2025, dopo che nell’anno appena finito si era registrato il macabro record di 89 reclusi morti suicidi.
di Piero Innocenti
9colonne.it, 4 gennaio 2025
Alcuni giorni fa si è riacceso (ma solo per poco) il dibattito politico sul sovraffollamento nelle carceri elencando una serie di possibili interventi tra cui la limitazione alla carcerazione preventiva, l’incremento dei giudici di sorveglianza e di agenti della polizia penitenziaria, il riconoscimento della pena nelle comunità terapeutiche per i tossicodipendenti. Su quest’ultimo punto, in particolare, già la legge 532 del 1982 dava la facoltà ai giudici, in sede applicativa, di estendere ai tossicodipendenti, sottoposti a giudizio per qualche reato, la possibilità di poter scontare la pena presso le comunità terapeutiche, aprendo così un’importante strada per il perseguimento di due finalità, il recupero del tossicodipendente (ma sono stati davvero pochi quelli che hanno scelto la strada, non facile, delle comunità) e l’apertura di un canale di deflusso per l’annoso problema, mai risolto in realtà, del sovraffollamento carcerario.
- Il nostro Stato di diritto è una clessidra senza sabbia
- I permessi premio dei boss ergastolani fanno paura ai pentiti. “Noi andremo all’estero”
- Giustizia riparativa, sì a istanza in sede di rinvio e il diniego è impugnabile insieme alla sentenza
- Emilia Romagna. Carceri: l’orrenda scia di morte non si interrompe
- Lombardia. Quello delle carceri è un collasso annunciato: 6.000 posti per 8.500 reclusi









