di Gaetano De Monte
L’Espresso, 31 agosto 2024
Il paradosso giudiziario di Enzo Pilò, imprenditore sociale pugliese. Ha puntato l’indice sulle anomalie di alcuni gestione di alcuni centri ed è finito indagato per due disservizi. Negli ultimi anni del sistema di accoglienza straordinario per richiedenti asilo di Taranto si è interessata più volte la Guardia di finanza e, in un caso, anche la Procura distrettuale antimafia di Lecce. I magistrati hanno evidenziato che una cooperativa che gestiva gli appalti per conto della Prefettura era in affari con esponenti storici del clan De Vitis-D’Oronzo. Quelle inchieste si sono concluse poi con un nulla di fatto. Tuttora, tra le cooperative che si sono aggiudicate l’ultima “procedura negoziata di gara per l’affidamento del servizio di accoglienza a favore dei richiedenti asilo”, compare una società riconducibile, di fatto, a un uomo arrestato in passato per usura ed estorsione, come rivela una fonte interna alla Prefettura di Taranto. La fonte si riferisce a Daniele Sessa, figlio dell’ex prefetto di Avellino e Taranto, Carlo Sessa, condannato in via definitiva a quattro anni di reclusione per usura (assolto dall’estorsione) e che oggi con la cooperativa sociale Ripro gestisce un centro di accoglienza straordinario a Massafra, Comune del Tarantino. Un particolare, questo, che forse conferma il dato riportato per la provincia pugliese dall’ultima relazione della Direzione investigativa antimafia: “Nel contesto territoriale si riscontra la cristallizzata presenza di alcuni elementi criminali che dimostrano in modo particolare aspirazioni imprenditoriali finalizzate all’infiltrazione nel tessuto economico e sociale”.
di Giansandro Merli
Il Manifesto, 31 agosto 2024
Meloni al Cdm: “Attivi nelle prossime settimane”. L’ultimo rinvio parlava di inizio settembre. A Palermo nuove udienze di convalida. “Nelle prossime settimane saranno pienamente operativi i Centri previsti dal protocollo con l’Albania per processare in territorio albanese, ma sotto giurisdizione italiana ed europea, le richieste di asilo”. È il quarto rinvio quello annunciato ieri dalla premier Giorgia Meloni nel primo Consiglio dei ministri dopo la pausa estiva. Le strutture detentive d’oltre Adriatico sarebbero dovute entrare in funzione prima a giugno, poi ad agosto e infine a inizio settembre, ma evidentemente non hanno ancora una data. “Abbiamo incontrato diverse difficoltà operative, ma le stiamo superando una ad una perché crediamo molto in questo progetto innovativo. Siamo consapevoli di avere gli occhi puntati addosso e per questo siamo intenzionati a fare tutto a regola d’arte”, ha aggiunto Meloni.
di Lorenzo Bagnoli
L’Espresso, 31 agosto 2024
Tra poco dovrebbe entrare in funzione il Centro di Tripoli che coordinerà i soccorsi in mare. Nonostante i rilievi dell’Unione europea. E le denunce delle organizzazioni umanitarie. Entro la fine di ottobre, la Guardia costiera libica promette di rendere operativo il sistema attraverso cui potrà gestire in autonomia tutti i soccorsi che avvengono nell’area di Mediterraneo di cui è responsabile di fronte all’autorità marittima delle Nazioni Unite, l’Imo.
di Vincenzo Savignano
Avvenire, 31 agosto 2024
Partito un aereo da Lipsia con 28 uomini “pericolosi”. La risposta dello Stato tedesco all’attentato compiuto da un 26enne che ha accoltellato 11 persone uccidendone tre. Scatta il piano delle deportazioni del governo di Berlino che può mettere in difficoltà l’Ue e l’Italia. Per la prima volta da quando i Talebani sono tornati al potere a Kabul, la Germania ha deportato in Afghanistan rifugiati che hanno commesso reati. All’alba di ieri dall’aeroporto di Lipsia è decollato un jet charter della Qatar Airways destinazione Kabul. A bordo c’erano 28 uomini afghani, portati a Lipsia da diversi länder tedeschi. Secondo le autorità giudiziarie che hanno ordinato le espulsioni “sono pericolosi, si tratta di individui in grado di commettere reati gravi a sfondo politico, compresi gli attentati”.
di Gennaro Grimolizzi
Il Dubbio, 31 agosto 2024
L’Helicoide è il simbolo di un sogno tradito e di un Paese, il Venezuela, caduto in disgrazia. La mega struttura, situata nel centro di Caracas, concepita originariamente come centro commerciale negli anni Cinquanta del secolo scorso, è considerata un vero e proprio inferno sulla Terra. Dal 1984 è la sede dell’agenzia di intelligence venezuelana, il Sebin; il luogo in cui vengono rinchiusi e torturati gli oppositori e i dissidenti politici. Tra gli ospiti dell’Helicoide anche l’avvocato Perkins Rocha, consigliere giuridico della leader dell’opposizione, Maria Corina Machado. Di Rocha si sono perse le tracce per quattro giorni. Ieri la svolta (negativa). All’avvocato, da sempre impegnato nella difesa dei diritti umani, sono stati contestati reati molto gravi nel corso di una udienza farsa tenutasi proprio nel famigerato Helicoide. Rocha è stato incriminato per “tradimento della patria”, “terrorismo”, “associazione a delinquere”, “cospirazione” e “incitazione all’odio”.
di Alessandro Fioroni
Il Dubbio, 31 agosto 2024
La macchina della repressione, della censura e dell’arbitrio giudiziario non si ferma un attimo nella Russia di Vladimir Putin, impantanata nella guerra in Ucraina che è anche un “conflitto interno” contro qualsiasi voce osi criticare la ormai ex “operazione speciale”. A farne le spese è chiaramente la libera informazione come dimostra il caso di Sergei Mikhailov, un giornalista siberiano condannato ieri a otto anni di carcere perché, secondo la classica accusa, “aveva diffuso intenzionalmente false informazioni sull’esercito russo”. I pubblici ministeri di Gorno-Altaysk, una città nella regione meridionale dell’Altaj che si trova ai piedi dell’omonima catena montuosa, hanno sostenuto che il 48enne sarebbe stato spinto a scrivere articoli contro l’invasione dell’Ucraina dal suo da “odio politico”. Il tribunale ha anche imposto un divieto di quattro anni sulle attività giornalistiche ed editoriali di Mikhailov.
santegidio.org, 31 agosto 2024
La situazione carceraria in Mozambico è caratterizzata da numerosi problemi, come il sovraffollamento, l’igiene e la salute, la scarsità di cibo e altre questioni. Tutti elementi che mettono a rischio i diritti umani. La Comunità di Sant’Egidio lavora da decenni nelle carceri, soprattutto nelle principali capitali provinciali, con la sua rete di Comunità, portando il Vangelo, aiuti concreti come cibo, vestiti, materiale igienico, assistenza legale, ecc.
di Dimitri Buffa
L’Opinione, 30 agosto 2024
A mali estremi… estremi, ma costituzionali, rimedi. Cioè non prendendosi in giro data l’attuale situazione carceraria - testimoniata ove ce ne fosse ancora bisogno, dalle visite in carcere per tutto il mese di agosto del Partito radicale di Maurizio Turco e di Forza Italia, del volenteroso Antonio Tajani - non esiste alcuna soluzione possibile che non passi da un provvedimento di clemenza di quelli suggeriti dalla costituzione più bella del mondo. Lo diceva in privato a chi scrive anche il compianto garante nazionale delle carceri Maurizio D’Ettore, prematuramente e tragicamente scomparso alcuni giorni orsono. Non osava dirlo in pubblico perché la situazione dei calcoli della attuale congiuntura della demagogia politica è quella che è. Ma tutti sanno che non è assumendo 1.000 agenti in più che si risolve il problema: “Che fanno mettono i detenuti a casa degli agenti?”, è la cinica battuta che circola tra gli addetti ai lavori.
di Antonio Nastasio*
L’Opinione, 30 agosto 2024
Quando un fatto reale si trasforma in un evento virale, la sua gestione diventa complessa e sfumata, piene di mille tonalità di grigio, poiché si aggiungono molteplici elementi estranei, spesso di dissenso e critica non sempre costruttiva. Questo fenomeno amplifica le difficoltà nel trattare la questione in modo equilibrato e nel proporre soluzioni adeguate al contesto in gioco. Quando si parla del sistema carcerario, e in particolare del Decreto legge 92/2024, noto come “Decreto legge Carcere sicuro”, le implicazioni diventano ancora più complesse. Emanato con l’intento di affrontare e risolvere le problematiche legate alla sicurezza e alla gestione dei penitenziari, si colloca in un contesto giuridico e sociale poco conosciuto, specialmente se non si fa riferimento alle sezioni detentive, piuttosto che genericamente al “carcere”. Le applicazioni pratiche di questo decreto sono spesso trascurate, a meno che non emergano fatti di cronaca che ne sottolineano gli aspetti negativi; dopodiché, però, tutto tende a tornare alla “normalità” che in questo contesto ha un significato tutto proprio.
di Giorgio Coden*
Il Dubbio, 30 agosto 2024
Se si vuol convincere l’opinione pubblica dell’urgenza di migliorare il sistema penitenziario, forse va chiarito che nessuno vuole abolirlo. Da oltre dieci anni si dibatte il problema carceri, il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, per dire, undici anni fa interveniva per sollecitare il Parlamento ad adottare provvedimenti urgenti contro la piaga del sovraffollamento. Nel corso dei lustri successivi, alla sbarra dei denuncianti si sono alternati, senza soluzione di continuità, giornali, addetti ai lavori, associazioni civiche e, secondo convenienza, anche personaggi della politica. Oggetto delle denunce, l’intero impianto dell’istituzione carceraria: incapienza delle strutture, celle ristrette, igiene tanto al chilo, lavoro per pochi, ozio per tanti, sesso nisba, cultura una chimera. E poi i suicidi, tanti, ma tanti e in aumento.
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