di Andrea Carli
Il Sole 24 Ore, 2 gennaio 2025
Antigone: “Non respirano le persone detenute, oltre 62.000 (per 47.000 posti disponibili), numeri che non si registravano più dal 2013, cioè dai tempi della condanna della Corte Europea per i Diritti dell’Uomo per i trattamenti inumani e degradanti generalizzati registrati nelle carceri italiane”. Crescono le presenze in carcere, crescono i suicidi e si aggravano molti dei problemi cronici del sistema penitenziario italiano. Un mondo troppo spesso invisibile. Tanto che uno dei passaggi del discorso di fine anno del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella si è concentrato su questa questione, a partire dal suo volto più drammatico e inaccettabile. “L’alto numero di suicidi è indice di condizioni inammissibili - ha sottolineato il Capo dello Stato nell’intervento a reti unificate -. Abbiamo il dovere di osservare la Costituzione che indica norme imprescindibili sulla detenzione in carcere. Il sovraffollamento vi contrasta e rende inaccettabili anche le condizioni di lavoro del personale penitenziario”. Mattarella ha posto l’accento sul “rispetto della dignità di ogni persona, dei suoi diritti. Anche per chi si trova in carcere”. L’apertura della Porta santa del Giubileo nel carcere romano di Rebibbia da parte di Papa Francesco ha riacceso il dibattito sul problema.
di Ermes Antonucci
Il Foglio, 2 gennaio 2025
“Nel discorso di fine anno il capo dello Stato è stato chiaro: occorre riportare il carcere nell’ambito dell’umanità”, dice Giovanni Fiandaca, tra i massimi giuristi italiani. Il 2024 è stato l’anno record dei suicidi tra i detenuti. “Bisogna intervenire con un provvedimento di amnistia o indulto”. “Le parole espresse sul carcere dal presidente Mattarella nel discorso di fine anno sono scolpite nel marmo costituzionale. Ricordare che la Costituzione contiene norme sulla detenzione il cui rispetto è imprescindibile non significa fare un richiamo di parte, bensì rivolgere un ammonimento a tutto l’orizzonte politico: occorre riportare il carcere nell’ambito dell’umanità”. Lo dice al Foglio Giovanni Fiandaca, tra i massimi giuristi italiani. Ma come intervenire? “Innanzitutto con un provvedimento di amnistia o indulto”.
di Aldo Torchiaro
Il Riformista, 2 gennaio 2025
L’allarme del presidente Mattarella sulle carceri italiane. Insicurezza e processo mediatico: sarà l’anno della giustizia? Sergio Mattarella non si è tirato indietro nel messaggio di Capodanno, neppure sul carcere. Dopo la parola forte, “indulto”, di Papa Francesco che ha aperto la Porta Santa a Rebibbia e dopo che il ministro Carlo Nordio ha lanciato il suo programma di umanizzazione della pena, è toccato al presidente della Repubblica prendere la parola. Tre voci autorevoli, fondamentali. La situazione è dunque eccellente e ricca di speranze per il prossimo futuro? Eh no, perché il 2024 si è chiuso con numeri cupi e tragici. Non solo perché 89 sono stati i suicidi tra i detenuti e 6 tra gli agenti di polizia penitenziaria, ma anche perché 243 persone in Italia sono morte da prigioniere. Morte naturale, si dice, ammesso che ci sia qualcosa di naturale nel lasciare la vita in una cella, chiusi tra mura invalicabili. Persone che tra quelle mura scontavano la pena.
di Mauro Bazzucchi
Il Dubbio, 2 gennaio 2025
I vescovi italiani plaudono alle parole del Capo dello Stato sulla dignità dei detenuti ma nei commenti della politica prevale il timore di essere impopolari. Negli ultimi giorni, gli appelli per un provvedimento che possa lenire la drammatica situazione di sovraffollamento nelle carceri italiane si sono levati dalle maggiori autorità morali del Paese. Alla richiesta di Papa Francesco di un indulto, che si inserisce nel solco della tradizione che vuole associato al Giubileo la concessione di un’amnistia, si è aggiunta la denuncia della disumanità delle condizioni di detenzione in molti istituti da parte del Capo dello Stato nel suo discorso di fine anno e ieri, sulla quale ieri ha fatto leva la Conferenza episcopale italiana per sollecitare un atto concreto da parte della classe politica.
di Pier Giuseppe Accornero
bergamonews.it, 2 gennaio 2025
Il cardinale arcivescovo di Bologna Matteo Maria Zuppi, presidente della Cei: “la drammatica situazione delle carceri che impone un ripensamento radicale del sistema penitenziario”, al quale però non pensa minimamente il governo di destra, preoccupato solo di peggiorare le pene, di inventarne di nuove e di “buttare la chiave” come ama esprimersi Matteo Salvini. Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella aveva appena finito il suo messaggio di buon anno agli italiani a reti unificate, che ha presidenza della Cei, con una rapidità encomiabile emetteva una “nota con la gratitudine per le parole del presidente sulla drammatica situazione delle carceri”.
di Francesco Petrelli*
L’Unità, 2 gennaio 2025
Le nostre carceri traboccano di detenuti: in tanti si tolgono la vita perché costretti a vivere in condizioni degradanti e inumane. Ma per Nordio l’indulto sarebbe “segno di debolezza”. Mentre il ministro Nordio ribadiva l’ennesimo rifiuto ad ogni forma di provvedimento di clemenza, se ne andava il novantesimo detenuto, un giovane di 27 anni, che si è impiccato nel carcere di Piacenza. Si è portato via le sue ragioni disperate strette nel cuore, come gli altri 89 detenuti che in questo ultimo anno prima di lui hanno scelto di fare quell’ultimo terribile passo. Sovraffollamento e suicidi continuano infatti a crescere. Per chi abbia visitato i reparti di un carcere sovraffollato non è difficile comprendere l’urgenza e la necessità di restituire dignità e umanità alle persone detenute.
di Arrigo Cavallina
Ristretti Orizzonti, 2 gennaio 2025
La drammatica situazione delle carceri è nota: il sovraffollamento, l’arbitraria privazione delle relazioni affettive, la stretta limitazione delle comunicazioni, le condizioni igieniche, gli episodi di violenza sono tutti fattori di grave malessere resi ancora più evidenti dal mai così alto numero di suicidi. Ci sono buone ragioni per denunciare e protestare contro un regime di illegalità, spesso sanzionato anche dalla Corte europea dei diritti dell’uomo. Da più parti si chiede al Governo di intervenire con provvedimenti adeguati. E cosa fa il Governo? Eccolo il provvedimento: col DM 14 maggio 2024 istituisce il G.I.O., Gruppo di intervento operativo per stroncare con la forza le proteste. Chi ha stomaco può guardare i 44 minuti di video della presentazione: https://www.youtube.com/watch?v=jnVVF4U7RLo
di Frank Cimini
L’Unità, 2 gennaio 2025
Evidentemente Carlo Nordio, il “liberale e garantista” ministro della Giustizia, non ha di meglio da fare in questi giorni. Insieme al Dap ha impugnato in Cassazione l’ordinanza con cui il Tribunale di Sorveglianza di Sassari, ribaltando la decisione della direzione della prigione e del magistrato monocratico, aveva autorizzato Alfredo Cospito ad acquistare farina e lievito. Il Tribunale aveva sottolineato che il divieto di acquistare farina e lievito “cozza contro la linea di indirizzo posta dalla Corte Costituzionale. La Corte Costituzionale, con specifico riferimento alla materia ‘alimentare’, aveva spiegato che anche chi si ritrova ristretto secondo le modalità dell’articolo 41 bis deve conservare la possibilità di accedere a piccoli gesti di normalità quotidiana, tanto più preziosi in quanto costituenti gli ultimi residui in cui può espandersi la sia libertà individuale”. Insomma, per la Consulta il divieto relativo all’uso di farina e lievito va contro lo spirito e la lettera dell’articolo del regolamento penitenziario del carcere duro. In pratica siamo al di là del bene e del male.
di Paolo Di Falco
Il Domani, 2 gennaio 2025
Paolo Scaroni è un tifoso del Brescia. Nel 2005 la “celere” gli ha sfondato il cranio in stazione a Verona. Dal coma al risveglio ma da invalido al 100 per cento. Amnesty: “Da allora chiediamo i numeri identificativi”. “Per lo Stato italiano sono un morto che cammina”. A parlare è Paolo Scaroni, ultras del Brescia la cui vita si è fermata alla trasferta veronese del 24 settembre del 2005 con la sua squadra del cuore. Quel giorno una serie di colpi di manganello, assestati violentemente dalla Polizia, gli hanno spaccato la testa rendendolo invalido al 100 per cento. Paolo, all’epoca dei fatti, era un giovane allevatore di tori di Castenedolo e faceva parte del gruppo di ultras “Brescia 1911”. Frequentatore assiduo degli spalti dello stadio Rigamonti, non tanto per l’undici di Rolando Maran ma per stare insieme ai suoi amici, nel settembre del 2005 insieme ad altri 800 tifosi decide di seguire in trasferta le Rondinelle che giocheranno contro l’Hellas. A fine partita il tabellone del Bentegodi segnerà un mero zero a zero ma è lì dentro che, dopo la partita, ci sarà qualche contatto tra le due tifoserie avversarie.
di Aurora Bottino
primocanale.it, 2 gennaio 2025
Un numero che va a decretare un anno nero per il sistema penitenziario, non solo a livello italiano dove il numero di suicidi è il più alto degli ultimi 20 anni, ma soprattutto nella regione. Sono sette i detenuti che si sono tolti la vita all’interno di una cella in Liguria. Un numero che va a decretare un anno nero per il sistema penitenziario, non solo a livello italiano dove il numero di suicidi è il più alto degli ultimi 20 anni, ma anche nella nostra regione dove problemi psichiatrici, sovraffollamento e carenza di personale sono ormai all’ordine del giorno nelle sei strutture che dalla Spezia a Imperia vengono detenute più di 1.300 persone.
- Modena. Morto in cella a 37 anni, intossicato dal gas: un’altra tragedia in carcere
- Spoleto (Pg). Incendio in carcere. Intossicati poliziotti e detenuti
- Palermo. L’anno nero delle carceri, striscione al Pagliarelli: “Amnistia subito”
- Forlì. Marcia della Pace, 400 partono dal carcere. E gli islamici firmano un accordo col prefetto
- Quando la Pop Art apre le porte al carcere. Ciccotti recensisce “Made in Jail”









