di Maurizio Stefanini
Il Foglio, 1 gennaio 2025
La presidente del Comitato per la protezione dei giornalisti ci racconta come è cambiata l’informazione a Teheran dal 2022. Non una data a caso. “Vorrei dire a Cecilia che stiamo pensando a lei. Sappiamo che viene trattata bene, come si può sperare. Vorremmo che sappia che non è sola e che molte organizzazioni stanno facendo tutto il possibile per garantire la sua liberazione. E so che molti dei suoi colleghi stanno pensando a lei, e non vedono l’ora di vederla quando verrà rilasciata”. Questo augurio viene rivolto a Cecilia Sala da Jodie Ginsberg: già giornalista di Reuters e Internews, e dal 2022 chief executive del Comitato per la protezione dei giornalisti, “un’organizzazione internazionale senza scopo di lucro che fa campagne a favore dei giornalisti a rischio in tutto il mondo, e lo facciamo anche fornendo assistenza diretta ai giornalisti a rischio. Quindi possiamo fornire supporto di emergenza ai giornalisti in esilio”.
di Carlotta Sisti
elle.com, 1 gennaio 2025
Attiviste, difensori dei diritti umani e dissidenti, tra cui la premio Nobel Narges Mohammadi, sono incarcerate con accuse generiche di essere pericolose per la sicurezza nazionale. Il carcere di Evin, dove dal 19 dicembre si trova in cella di isolamento la giornalista Cecilia Sala, è forse uno dei simboli più noti della repressione politica in Iran. Costruito nel 1972 durante il regime dello Shah Mohammad Reza Pahlavi, fu concepito inizialmente come struttura per la detenzione di prigionieri politici. Dopo la Rivoluzione Islamica del 1979, Evin è diventato il principale centro di incarcerazione per dissidenti, giornalisti, attivisti e membri di minoranze etniche e religiose. Secondo le organizzazioni per la difesa dei diritti umani la prigione, che si stima ospiti circa 15.000 detenuti, è caratterizzata da condizioni di sovraffollamento e carenze igienico-sanitarie.
ilpost.it, 1 gennaio 2025
Ridah Bin Saleh al-Yazidi era incarcerato dal 2002, senza che nei suoi confronti fosse mai stata formalizzata alcuna accusa. Il 30 dicembre gli Stati Uniti hanno liberato e rimpatriato in Tunisia Ridah Bin Saleh al-Yazidi, un uomo detenuto nel carcere di massima sicurezza di Guantanamo dal 2002, nonostante nei suoi confronti non fosse mai stata formalizzata alcuna accusa. Yazidi, che ha 59 anni, era stato portato a Guantanamo (che si trova sull’isola di Cuba) il giorno in cui il carcere fu aperto, l’11 gennaio del 2002. Era stato arrestato nel dicembre del 2001 in Pakistan, vicino al confine con l’Afghanistan: faceva parte di un gruppo di circa 30 uomini sospettati di essere guardie del corpo di Osama Bin Laden, l’allora leader dell’organizzazione terroristica al Qaida.
di Luigi Manconi
Il Giornale, 31 dicembre 2024
Il sistema penitenziario attuale è un corpaccione enfiato e febbricitante, che va ricondotto a più ragionevoli proporzioni perché vi si possano attuare riforme strutturali. Egregio Direttore, ho molto apprezzato il suo editoriale di venerdì scorso, “Il tabù dell’indulto”. In particolare, l’assunto da cui muove l’intero ragionamento: ovvero la violazione sistematica da parte dello Stato dei “patti sottoscritti con i cittadini che alla voce detenzione prevedono condizioni chiare e inderogabili di dignità e sicurezza sia per i detenuti sia per il sistema carcerario addetto alla loro custodia. Se queste condizioni vengono a mancare in modo grave e continuo, lo Stato si mette sullo stesso piano dei rei, in pratica è uno Stato fuorilegge”. Ecco, questo è il punto cruciale: la persistente condizione di illegalità in cui versa il sistema penitenziario italiano richiede, perché sia sanata, scelte urgenti e radicali.
di Alessandro Bergonzoni
La Repubblica, 31 dicembre 2024
Una preghiera laica e un augurio per il nuovo anno. Anni fa lo dissi in uno spettacolo: “Trecentosessantacinque vescovi entrino ogni giorno nelle carceri, non solo il Papa alcune volte, e vedrete come si mangerà meglio, si piangerà tutti, ci si sentirà diversi e sotto osservazione. Nessun abuso in presenza di tali Presenze”. Basterebbe poco, di vescovi ce ne sono tanti in Italia. Più dei nostri ministri incapaci di aprire qualsiasi porta, Santa o laica, a sbarre o del Paradiso. Anzi, solo bramosi di chiuderne fino all’asfissia anche dentro a un cellulare. Non ci si inchini, ossequiosi e meschini, davanti a sua Santità, se si gode, demoniaci, nel veder morire!
di Angela Stella
L’Unità, 31 dicembre 2024
Bilancio a conclusione di questo anno: cosa ha fatto il ministro della Giustizia per le carceri? Nulla, e dire che prima di essere Guardasigilli si professava vicino al pensiero radicale. Sicuramente il ministro della Giustizia Carlo Nordio stasera potrà brindare per aver abrogato quest’anno il reato di abuso d’ufficio e per essere riuscito ad incardinare nell’aula della Camera il suo ddl costituzionale per la separazione delle carriere, dichiarando così guerra all’Anm. Ma di certo non potrà alzare il calice se prende atto di quello che non ha fatto per le carceri. Il suo 2024 è stato caratterizzato da una serie di interviste in cui ha offerto diversi annunci che non si sono mai trasformati in qualcosa di concreto. Marzo, intervista a Il Foglio: “Occorre trovare rapidamente strutture simili a quelle carcerarie”, “essenziali per la rieducazione del detenuto”. Caserme dismesse? “Ci stiamo provando”.
di Mons. Vincenzo Paglia
L’Unità, 31 dicembre 2024
La clemenza sarebbe un segnale forte, politico, umano, verso il mondo delle carceri. Ricordo Giovanni Paolo II, nel discorso al Parlamento italiano. Era il 14 novembre 2002. Le sue parole erano solenne e gravi: “Merita attenzione la situazione delle carceri, nelle quali i detenuti vivono spesso in condizioni di penoso sovraffollamento. Un segno di clemenza verso di loro mediante una riduzione della pena costituirebbe una chiara manifestazione di sensibilità, che non mancherebbe di stimolarne l’impegno di personale ricupero in vista di un positivo reinserimento nella società”. (En passant, in quel discorso il Papa si riferì anche “alla crisi delle nascite”, al “declino demografico”, chiedendo “una netta inversione di tendenza”. E siamo ancora qui). Quel passaggio (e tutto il discorso del Papa) suscitò nelle Camere riunite un applauso forte, scrosciante, lungo. Ma poi non seguì nulla di concreto.
di Tiziana Maiolo
Il Dubbio, 31 dicembre 2024
Chi ha la cultura liberale di Brunetta e Pinelli sa bene che un provvedimento rivolto ai condannati per reati minori può stroncare la recidiva. Gentile Ministro Carlo Nordio, questa lettera potrebbe esserle indirizzata da Renato Brunetta, attuale presidente del Cnel, già ministro della Funzione pubblica e storico esponente della parte libertaria di Forza Italia, ma soprattutto impegnato al suo fianco nel progetto “Recidiva zero”, un programma che, tramite l’inclusione lavorativa dei detenuti, non solo recuperi il condannato, ma risarcisca le vittime e la società attraverso la caduta della recidiva. Vasto programma? No, se la teoria ha la forza di darsi tempi certi e investimenti sicuri.
di Pietro Pellegrini*
L’Unità, 31 dicembre 2024
Le parole del Papa a Rebibbia e gli appelli di Mattarella sullo stato delle carceri porteranno davvero a qualcosa? Bisogna iniziare con il risolvere il sovraffollamento. “Aprire le porte significa aprire il cuore alla speranza” ha detto Papa Francesco nel carcere di Rebibbia. Dopo il presidente Mattarella e tanti appelli della società civile sullo stato delle carceri, avrà un maggiore ascolto il Papa? Secondo Platone “la mente non si apre se prima non si è aperto il cuore”. Si apriranno i cuori dei politici per una qualche soluzione efficace come indulto o amnistia? Forme di liberazione anticipata, revisione delle leggi sulle droghe e un cambio di politiche migratorie, nessuna detenzione per madri con figli, rinuncia a decreti come quello “sicurezza” sarebbero una sorta di straordinaria illuminazione.
di Vincenzo R. Spagnolo
Avvenire, 31 dicembre 2024
Interpellato dal gesto di Papa Francesco, con l’apertura della Porta Santa a Rebibbia, parla Riccardo Turrini Vita, da fine ottobre presidente del collegio che guida il Garante nazionale dei diritti delle persone private della libertà personale. La norma sulla pena detentiva per le madri con bimbi piccoli nel ddl sicurezza? “Ancora è in fase di discussione, non sarebbe corretto entrare nel merito” Le violenze sui reclusi? “È un tema serio che merita approfondimenti”.
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