Il Dubbio, 29 agosto 2024
Sbarre di Zucchero organizza una marcia, per domenica 22 settembre dalle 10.30, da Castel Sant’Angelo a Piazza San Pietro, per combattere, come si legge nel loro comunicato, “un carcere che uccide, rendendolo un percorso per una nuova vita e un futuro di dignità”. “La situazione penitenziaria - si legge nel comunicato della manifestazione - è davanti agli occhi di tutti, tra suicidi riusciti (già 67) e sventati, atti di autolesionismo, proteste o vere e proprie rivolte.
di Antonella Barone
gnewsonline.it, 29 agosto 2024
Un nuovo Polo universitario penitenziario si aggiunge ai tanti già esistenti in Italia, con la designazione ufficiale - da parte del Provveditorato regionale dell’Amministrazione Penitenziaria per Emilia Romagna e Marche (Prap) - della sede attiva presso la casa circondariale di Ferrara “Costantino Satta”. Nell’istituto estense in realtà iniziative per l’attuazione del diritto allo studio sono presenti, in via sperimentale, già dal 2015, anno delle prime iscrizioni. Oggi sono 12 i detenuti che frequentano 8 corsi universitari in base a convenzioni con l’Ateneo ferrarese.
di Carlo Vulpio
Corriere della Sera, 29 agosto 2024
“Prima della sua morte mai ricoverato in ospedale”. Il documento in esclusiva che smentisce autorità, medici e la direttrice del Centro: “Non risulta alcun ricovero e/o accesso in pronto soccorso e/o ambulatoriale inerente a Darkaoui Oussama”. La morte di Oussama Darkaoui, il ventiduenne marocchino deceduto il 4 agosto scorso nel Cpr (Centro per i rimpatri) di Palazzo San Gervasio, in provincia di Potenza, appare sempre meno un “giallo” e sempre più un castello di bugie. L’ultima in ordine di tempo, ma fondamentale per comprendere i fatti, riguarda il “profilo” che, subito dopo la morte di Oussama, si è voluto costruire di lui. Non potendolo descrivere come un criminale - il ragazzo non aveva alcun precedente penale ed è finito nel Cpr solo perché non aveva il permesso di soggiorno, per il quale sua zia Massira Harmouch, a Sondrio, stava cercando di mettere insieme la documentazione necessaria - lo si è dipinto come una persona instabile, psicolabile, autore di atti di autolesionismo che ne hanno reso necessario il ricovero.
di Valentina Stella
Il Dubbio, 29 agosto 2024
Contrasti giudiziari a Palermo su sei migranti: cinque le persone rimesse in libertà, una quella trattenuta. “Piccole Apostolico crescono - Tornano i giudici salva-clandestini - Giudici ancora contro il decreto Cutro - Magistrati scarcerano 5 irregolari in un giorno - Giudici liberano clandestini”: questi sono i titoli che abbiamo letto ieri nella rassegna stampa dei giornali vicini alla destra di governo che hanno puntato il dito contro quanto in parte accaduto al Tribunale civile di Palermo. I fatti. Stesso provvedimento del Questore che decide il trattenimento per sei migranti sbarcati illegalmente a Lampedusa, stesso tribunale, stessa sezione specializzata in materia di immigrazione, ma decisioni diverse. Anzi diametralmente opposte.
di Fabio Amendolara
La Verità, 29 agosto 2024
Il giudice Apostolico ha fatto scuola. Da quando è in vigore il decreto Cutro che accelera i rimpatri, sono state respinte 26 richieste su 28. E i ricorsi contro la mancata protezione ora sono quasi sempre accolti. Con gli ultimi provvedimenti giudiziari della Sezione immigrazione del Tribunale di Palermo salgono a 26 le richieste di trattenimento per immigrati (quasi tutti inizialmente diventati irreperibili, poi rintracciati, hanno presentato richiesta di protezione che è stata respinta, tranne uno che è stato arrestato) annullate da quando è in vigore il Decreto Cutro. Due soli gli accoglimenti, uno dei quali, peraltro, da un altro giudice della stessa Sezione palermitana e con le stesse caratteristiche di quelli rigettati. Un cortocircuito giudiziario. Che appare particolarmente orientato ideologicamente.
di Marina Corradi
Avvenire, 29 agosto 2024
“Quello che uccide i migranti è la nostra indifferenza” ha detto Francesco. È tempo di decidere: siamo quelli di “aiutiamoli a casa loro”? O quelli della paura, quelli che “diverso non lo vogliamo”? Era previsto che parlasse d’altro. Ma si è affacciato su piazza San Pietro, sulla folla dell’Udienza, avendo addosso qualcosa di urgente da dire. Da dire ancora. L’ha già detto molte volte, e in molti modi. Ma ieri, si direbbe, era un dolore opprimente. “Oggi voglio soffermarmi su questo dolore”, ha esordito. “Desidero fermarmi con voi a pensare alle persone che - anche in questo momento - stanno attraversando mari e deserti per raggiungere una terra dove vivere in pace”.
di Marcello Sorgi
La Stampa, 29 agosto 2024
Farebbe molto male Meloni, alla vigilia del vertice di maggioranza di domani, a trascurare il monito del Papa sui migranti e sui “respingimenti”, parola che Francesco ha messo all’indice e che invece è nel linguaggio corrente del governo, tal che uno dei progetti che l’esecutivo persegue, sia pure con tempi rallentati, è quello dell’invio dei clandestini in Albania in edifici costruiti apposta con la collaborazione del primo ministro albanese Rama. Sarebbe sbagliato far finta di non aver ascoltato il Pontefice, non tanto per l’argomento che, si sa, gli sta a cuore, tanto da aver cominciato il suo pontificato con un viaggio a Lampedusa, ma perché rappresenta un chiaro avviso rivolto al governo dopo la disponibilità manifestata a luglio con la partecipazione al primo G7 presieduto da Meloni in Puglia.
di Cecilia Ferrara
Il Domani, 29 agosto 2024
L’8 maggio scorso è entrata in vigore la legge 55/2024 che istituisce l’albo degli educatori professionali socio-pedagogici e l’albo dei pedagogisti. Secondo il testo l’iscrizione è subordinata a “essere cittadino italiano o di uno stato membro dell’Unione europea o di uno stato rispetto al quale vige in materia la condizione di reciprocità”. Una discriminazione anticostituzionale e illogica. La storia dell’iraniano Mehdi Hosseini: è arrivato dall’Iran 11 anni fa dalla città di Estefhan. “Avevamo un sito internet di informazione, eravamo convinti che il giornalismo dovesse essere libero, ma non era così - racconta. Ho fatto un po’ di prigione e poi ho deciso di andarmene, in ogni caso non avrei più potuto lavorare”. In Italia utilizza in parte i suoi studi di teatro nella nuova professione che ha intrapreso: l’educatore. “Utilizzo il teatro sociale sia con i bambini, ma anche nei centri di accoglienza per rifugiati o nelle comunità terapeutiche: è utile per la rappresentazione delle emozioni e delle varie dinamiche sociali”.
di Nello Del Gatto
La Stampa, 29 agosto 2024
Da Jenin a Tulkarem maxi-blitz di Israele a caccia di terroristi. 10 morti, ospedali bloccati: “Il più grande attacco degli ultimi decenni”. Da ieri una possente operazione dell’esercito, una delle più grandi degli ultimi anni, è in corso nel nord della Cisgiordania, nel triangolo formato da Jenin, Tulkarem e Tubas, anche se si registrano alcuni raid a Nablus e a Gerusalemme est. Se dal 7 ottobre l’attenzione del mondo è rivolta alla Striscia, con il suo enorme bilancio di vittime e di dolore, ci si è dimenticati che da sempre la Cisgiordania ribolle e che le operazioni dell’esercito nei Territori Occupati, soprattutto a nord, sono quasi quotidiani. Tanto da contare, dal 7 ottobre fino a martedì, 652 morti. L’operazione antiterrorismo, come l’ha definita Israele, parte dal fallito attentato di dieci giorni fa a Tel Aviv sud, quando un ordigno è esploso a Lehi Road. La bomba, nello zaino di un palestinese di Nablus, è esplosa prima che l’uomo la posizionasse in un’area affollata. Hamas ha subito rivendicato l’attentato.
di Marta Bicego
veronafedele.it, 29 agosto 2024
Suor Anna Brunelli da Lugo e il suo servizio tra gli ultimi dell’Africa. “Là mi sento libera”. Suor Anna Brunelli associa la parola libertà alla sua presenza, da dodici anni, nel carcere di Makala, il più grande della Repubblica democratica del Congo, nella capitale Kinshasa. Un luogo in cui manca l’aria. Scarseggiano il cibo e l’acqua da bere o per lavarsi. Manca lo spazio. Le malattie si “condividono” e mietono vittime. Eppure in quei padiglioni nei quali i detenuti sono costretti a sopravvivere, e talvolta finiscono per morire stipati l’uno accanto all’altro, non si suicida nessuno: lottare per la sopravvivenza fa parte della quotidianità, uscire vivi è davvero una grazia. Perché non manca la speranza di tornare liberi: a mantenerla viva contribuisce in parte la fede che la comunità cristiana cattolica coltiva nella preghiera, nell’Eucarestia, nella Parola di Dio, in gesti di vicinanza. Anche adesso che la missionaria comboniana è per un breve periodo a casa della sorella, a Lugo di Grezzana, mantiene un legame con l’Africa: risponde a messaggi sullo smartphone, legge notizie, scrive e-mail. Non vede l’ora di rientrare.











