di Massimo Merluzzi
La Nazione, 30 dicembre 2024
La singolare iniziativa gastronomica è andata in tavola a Villa Andreino “Per i detenuti un’occasione importante per disegnare un nuovo futuro”. Condividere un progetto, sostenersi nel percorso e gioire per un risultato. Situazioni normali, almeno in teoria, in qualunque luogo di lavoro ma sicuramente eccezionali all’interno di un carcere. Ma da qualche anno la sfida a colpi di manicaretti è diventata un punto di forza per l’istituto carcerario Villa Andreino della Spezia grazie all’impegno della Camera Penale della Spezia sempre estremamente attenta alle condizioni psicologiche dei detenuti e promotrice di tante iniziative che hanno come obiettivo principale quello di illuminare la vita oltre il muro. Per il quarto anno la Camera Penale presieduta dagli avvocati Fabio Sommovigo e Raffaella Nardone ha organizzato la giornata dal titolo “Giudizi gourmet - rieduchiamo i palati” mettendo in cucina detenuti e chef e tavola oltre al personale carcerario anche magistrati, avvocati e rappresentanti di realtà imprenditoriali spezzine. Un confronto tra fonelli, portate di gran qualità, piatti ricercati e curati che ha lo copo di creare uno spirito di unione ma anche far intravedere uno spiraglio a chi sta scontando una pena.
di Massimo Ammaniti
La Repubblica, 30 dicembre 2024
Le notizie che giungono da ogni parte del mondo ci fanno temere che l’odio stia di nuovo invadendo le menti e possa prendere il sopravvento. Anche in altre fasi storiche, come durante la Seconda guerra mondiale, la distruttività minacciava il consesso umano rischiando di spostare il baricentro verso il polo del male. Però il senso dell’etica e della solidarietà era ancora vivo, nonostante tutto, e riuscì a trionfare aprendo la strada alla speranza. Oggi è diverso, continuano a serpeggiare guerre e guerriglie in tutto il mondo. E poi il rischio crescente di estinzione per alcuni popoli che vivono al di fuori del mondo industrializzato.
di Silvia Truzzi
Il Fatto Quotidiano, 30 dicembre 2024
Perdono, perdono, perdono. Papa Francesco è stato in visita a Rebibbia, dove ha aperto la seconda Porta Santa per il Giubileo. Ha pregato insieme ai carcerati e poi ha parlato con la stampa: “I detenuti sono persone buone, quando vengo qui la prima domanda che mi faccio è perché loro e non io, perché ognuno di noi può scivolare l’importante è non perdere la speranza, bisogna attaccarsi alla corda dell’ancora della speranza e aprire i cuori”. Si è aperto immediatamente un dibattito su amnistie e indulti, sul quale sorvoliamo, ed è stato (parecchio distrattamente) menzionato il record di suicidi in carcere che ha reso il 2024 l’annus horribilis del nostro sistema penitenziario.
di Luca Rondi
altreconomia.it, 30 dicembre 2024
Il governo vuole aumentare i posti nelle Residenze per l’esecuzione delle misure di sicurezza, dove vengono ricoverati gli autori di reato (o presunti tali) ritenuti incapaci di intendere e di volere. La scelta si baserebbe sui numeri elevati delle persone in lista d’attesa. La realtà è ben diversa. Un bilancio a dieci anni dalla nascita delle strutture che hanno permesso il superamento degli Ospedali psichiatrici giudiziari. “C’è il rischio di un ritorno alla logica manicomiale”. Riccardo De Vito, giudice al Tribunale di Nuoro, non usa mezzi termini per descrivere la volontà del governo di costruire nuove Rems, le Residenze per l’esecuzione delle misure di sicurezza nate dieci anni fa per superare gli Ospedali psichiatrici giudiziari (Opg).
di Paolo Di Falco
Il Domani, 30 dicembre 2024
Andrea Soldi è morto dopo un trattamento sanitario obbligatorio nel 2015 a causa dei metodi brutali dei vigili. Gli agenti condannati. Amnesty: “Esempio di uno Stato che si accanisce”. Il viaggio di Domani tra gli abusi. “Chissà che il mio futuro mi riserverà cose belle come stasera e sicuramente migliori”. A scrivere queste parole tra il 19 e il 20 aprile del 1996 è Andrea Soldi, giovane torinese a cui qualche anno prima era stata diagnosticata la schizofrenia. Quasi vent’anni dopo, in un’afosa giornata di agosto del 2015, a spezzare la sua vita saranno le braccia di tre agenti della polizia municipale nel tentativo di praticargli un Trattamento sanitario obbligatorio (Tso) che, sottolinea la sorella Maria Cristina, si trasformerà in un arresto.
di Serena Palumbo
Corriere della Sera, 30 dicembre 2024
La giornalista italiana, 29 anni, è rinchiusa in isolamento nel carcere iraniano di Evin da ormai 10 giorni. Ancora nessuna certezza sulle accuse, in un primo momento si è parlato di generici “comportamenti illegali”. “Siamo a conoscenza della denuncia di arresto in Iran della giornalista italiana Cecilia Sala” dichiara un portavoce del dipartimento di Stato americano, a una domanda secca a lui fatta dal quotidiano La Repubblica sulla correlazione dell’arresto della firma de Il Foglio e Mohammad Abedini-Najafabadi, “l’uomo dei droni dei Pasdaran iraniani” fermato alla frontiera dell’aeroporto di Milano-Malpensa lo scorso 16 dicembre.
di Stefano Piazza
Corriere della Sera, 30 dicembre 2024
L’arresto e la detenzione della giornalista italiana Cecilia Sala assumono, col trascorrere dei giorni, i tratti di un intricato giallo internazionale. Come avevamo anticipato ieri è ormai certo che l’arresto della collega del Foglio da parte delle autorità iraniane non è altro che una ritorsione per l’arresto avvenuto lo scorso 16 dicembre di Mohammad Abedini Najafabadi, fermato su ordine della giustizia americana all’aeroporto di Milano-Malpensa. Abedini è stato identificato come figura centrale nell’attentato del 28 gennaio scorso in Giordania, nel quale tre militari statunitensi hanno perso la vita e altre 40 persone sono rimaste ferite all’avamposto “Tower 22”. Secondo il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti, l’attacco è stato condotto utilizzando droni sviluppati anche grazie alla tecnologia fornita dal trentottenne iraniano. Abedini è accusato di associazione per delinquere finalizzata alla violazione dell’International emergency economic powers act (Ieepa). Insieme a lui, gli Stati Uniti hanno arrestato Mahdi Mohammad Sadeghi, 42 anni, residente a Natick, Massachusetts. Secondo le accuse Abedini, Sadeghi e altri complici avrebbero cospirato per aggirare le normative statunitensi sul controllo delle esportazioni e sulle sanzioni economiche. In particolare, avrebbero procurato beni, servizi e tecnologie di origine americana, trasferendoli all’iran attraverso la società di Abedini, la Sdra - San’at Danesh Rahpooyan Aflak Co. Mohammad Abedini è stato ricercatore al Politecnico federale di Losanna (Epfl) e, sempre secondo le indagini Usa, avrebbe usato l’azienda da lui fondata in Svizzera, la Illumove Sa, come azienda-satellite dell’iraniana Sdra.
di Massimo Stefano Russo
girodivite.it, 29 dicembre 2024
La scelta del Papa di aprire una porta del Giubileo nel carcere di Rebibbia è un segno di coraggio e di speranza rivolto ai detenuti, a quanti lavorano e operano nelle istituzioni carcerarie. La scelta del Papa di aprire una porta del Giubileo nel carcere di Rebibbia è un segno di coraggio e di speranza rivolto ai detenuti, a quanti lavorano e operano nelle istituzioni carcerarie. Focalizzare l’attenzione sulle problematiche che riguardano il contesto carcerario e chiedere di occuparsi e preoccuparsi delle carceri è un segno di civiltà e umanità.
di Renato Brunetta*
Il Sole 24 Ore, 29 dicembre 2024
L’appello del vicepresidente del CSM Fabio Pinelli è la parte che mancava alla definizione di un progetto olistico di restituzione della pena alla propria funzione specifica: l’ipotesi di un indulto parziale, che coinvolga i detenuti per reati meno gravi, cioè coloro che il lavoro può recuperare alla società e il carcere può cronicizzare in professionisti criminali. Si dice, nel gergo giuridico ma ormai anche nel linguaggio comune, “certezza della pena”, per intendere la preoccupazione che questa esprima gli effetti per i quali è stata prevista e adottata, e tra questi anche quelli che la Costituzione non prevede. E cioè: il risarcimento per le vittime, il primato della giustizia nelle relazioni umane, la deterrenza rispetto ai comportamenti illeciti o propriamente criminali. Non ho citato volutamente la rieducazione del condannato, l’unico principio che la Carta fa suo nell’articolo 27, perché si tratta di un principio controintuitivo della civiltà giuridica, mentre voglio qui, anzitutto, riferirmi al modello di giustizia percepita dal corpo sociale nel nostro momento storico.
di Silvana Palazzo
ilsussidiario.net, 29 dicembre 2024
Il ministro della Giustizia Carlo Nordio è contrario ad amnistia e indulto: ecco il piano del governo per risolvere l’emergenza del sovraffollamento. Né l’amnistia né l’indulto sono per Carlo Nordio la soluzione all’emergenza carceri. Possono essere segni di forza, non come provvedimenti per svuotare le carceri, perché in questo caso sarebbero “manifestazioni di debolezza”. Per Nordio non bisogna mandare alcun segnale di impunità, invece bisogna “umanizzare” la pena con attività in carcere o modi diversi per scontrare la propria pena. Infatti, il Guardasigilli è al lavoro con il resto del Governo. Per quanto riguarda l’emergenza suicidi, si tratta di un fenomeno che per Nordio non ha legami con il sovraffollamento, ma a fattori psicologici. Quindi, l’obiettivo è migliorare il sostegno psicologico. Sempre a proposito di sovraffollamento, bisogna anche tener conto del fatto che oltre un terzo dei detenuti è di fatto composto da immigrati privi di occupazione.









