di Massimo Basile
agi.it, 29 dicembre 2024
Robert Brooks, 43 anni, è morto il 10 dicembre al Wynn Hospital di Utica. Condannato a dodici anni per l’accoltellamento dell’ex fidanzata, appare ammanettato e indifeso, mentre viene steso sul lettino del pronto soccorso e picchiato. Sono state diffuse le immagini del pestaggio mortale a cui è stato sottoposto un detenuto nella stanza del pronto soccorso di un carcere di New York da parte di più di dieci poliziotti e guardie carcerarie. Il caso è sotto inchiesta da parte dell’attorney generale dello Stato, Letitia James, che ha pubblicato il video di circa cinque minuti sul sito ufficiale della procura generale. Le immagini sono sconvolgenti.
di Guido Salvini
Il Dubbio, 29 dicembre 2024
L’appello per chiedere la scarcerazione dello scrittore e giornalista franco-algerino arrestato 16 novembre al suo rientro nel Paese natio. Forse è un nome che non dice molto ma è uno scrittore e giornalista franco-algerino, con doppia nazionalità, è cresciuto accanto alla casa di Albert Camus e ha pubblicato in Francia romanzi importanti come “Il giuramento dei barbari” nel 1999, un libro profetico sulla deriva terroristica dell’islamismo e 2084 la fine del mondo che anche nel titolo riecheggia la critica alle società totalitarie del romanzo, 1984, del grande scrittore inglese George Orwell.
a cura di Ornella Favero*
Il Riformista, 28 dicembre 2024
È importante dare voce alle persone detenute e ai loro famigliari, ma anche alle vittime che non vogliono essere usate per giustificare odio e “vendetta di Stato”. Ospitiamo i racconti delle figlie di due ergastolani. Per chi come me si occupa di fare informazione dal carcere, dando voce alle persone detenute e ai loro famigliari, ma anche alle vittime di reati, il tema dell’ergastolo resta uno dei più spinosi. Quando ci sembra di aver compiuto un passo avanti nel far crescere nella società la consapevolezza che non è la pena cattiva quella che ci rende più sicuri, e che uno Stato che sappia esercitare una giustizia mite è più forte di uno Stato che si mette al livello del criminale e risponde alla violenza con pene disumane, basta un fatto di cronaca nera particolarmente efferato per far tornare più forte che mai la voglia di ergastolo.
di Sergio D’Elia*
Il Riformista, 28 dicembre 2024
Il solo dire “fine pena mai” è un castigo medievale, un marchio d’infamia che scolpisce un giudizio tremendo e senza appello: tu non cambierai mai. “L’ergastolo non esiste in Italia, massimo trent’anni ed esci”, è il luogo comune che circola nei bar, nelle trasmissioni televisive di “approfondimento”, financo nelle aule universitarie. Io ho conosciuto molte persone condannate alla pena infinita che è risultata davvero fino alla morte. Parlerò di alcuni casi di ergastolo applicato “in concreto”, anche se per me quello imposto “in astratto” è già concettualmente intollerabile. Perché il solo dire “fine pena mai” è un castigo medievale, un marchio d’infamia che sul corpo del condannato scolpisce un giudizio tremendo e senza appello: tu non cambierai mai.
di Susanna Marietti*
Il Fatto Quotidiano, 28 dicembre 2024
In un eccezionale discorso tenuto ormai dieci anni or sono di fronte alla delegazione internazionale dei penalisti, Papa Francesco metteva in guardia dal cedere a forme di populismo penale che, appellandosi a un falso concetto di sicurezza, puntano a dare in pasto all’opinione pubblica dei capri espiatori, scelti inevitabilmente tra le fasce più marginali, sui quali far ricadere tutti i mali della società. Oggi le carceri italiane, quelle dove il Papa ha deciso di aprire una Porta Santa giubilare, sono la fotografia esatta di quella ammonizione. Bergoglio ha scelto un gesto epocale per riportare l’attenzione del mondo su un universo dimenticato e rimosso. E per farlo tenendo a mente quella sua lezione del 2014 che è straordinaria per profondità, coraggio, incisività.
di Fabio Ranucci
conquistedellavoro.it, 28 dicembre 2024
La forza del gesto di Papa Francesco, la sua volontà di aprire, dopo quella della basilica di San Pietro, un’altra Porta Santa nel carcere romano di Rebibbia (prima volta nella storia di un Giubileo), rappresenta per più motivi un passaggio fondamentale. Ciò è avvenuto quando non si placano le violenze delle guerre, dall’Ucraina a Gaza. E poi, in una prigione, luogo da lui scelto e definito durante l’Angelus “cattedrale del dolore e della speranza”. Nei giorni in cui ha detto “basta alla colonizzazione dei popoli con le armi”. Di “lavorare per il disarmo”, augurando ai “fratelli ebrei” pace e serenità, e di condonare i debiti ai Paesi poveri. E quindi di aiutare chi deve scontare la sua pena.
di Diego Motta
Avvenire, 28 dicembre 2024
L’apertura della Porta Santa rilancia l’attualità di amnistia e indulto, nell’anno orribile dei suicidi e del sovraffollamento in cella. Pressing dell’opposizione su Nordio. Cosa pensano gli esperti. L’anno orribile delle carceri italiane si chiude con un gesto di speranza, che apre a nuove prospettive per il 2025. L’apertura della Porta Santa a Rebibbia da parte di papa Francesco, nel giorno di Santo Stefano, accompagnata dalle parole pronunciate nella Bolla di Indizione dell’Anno Santo, in cui il Pontefice evocava la necessità di “forme di amnistia o di condono della pena”, ha avuto l’effetto di risvegliare dal torpore in particolare il mondo politico, rimasto colpevolmente in silenzio negli ultimi 12 mesi. Eppure la situazione era sotto gli occhi di tutti. Non ci sono mai stati così tanti suicidi in cella, in un anno, dal 1992: a togliersi la vita sono stati 88 detenuti e 7 agenti. Il tasso di sovraffollamento ha superato il 132% e il picco di presenze dietro le sbarre ha riguardato anche gli istituti minorili. Non passa giorno che la cronaca non racconti di proteste per le condizioni indegne dei penitenziari, con la polizia che reclama più tutele e più personale.
di Giovanni Maria Jacobazzi
Il Dubbio, 28 dicembre 2024
L’idea del vicepresidente del Csm vede contrari da sempre Lega e Fratelli d’Italia. Forza Italia non ha preso posizione. Divise anche le opposizioni. “Auspico che le forze politiche, tutte insieme, ragionino sulla possibilità di un indulto parziale”, ha dichiarato in una intervista al quotidiano Avvenire il vice presidente del Consiglio superiore della magistratura, l’avvocato padovano Fabio Pinelli. L’indulto, ha sottolineato il numero due di Palazzo Bachelet che aveva partecipato all’apertura della Porta Santa da parte di Papa Francesco all’interno del penitenziario romano di Rebibbia, permetterebbe di affrontare l’emergenza del sovraffollamento carcerario che “incide sul rispetto della dignità delle persone”. Inoltre, ha proseguito Pinelli, serve “compiere una riflessione di politica giudiziaria più ampia, di largo respiro”, aprendo la strada alle sanzioni pecuniarie rispetto a quelle detentive.
di Tiziana Maiolo
Il Dubbio, 28 dicembre 2024
Era un secolo fa, il 14 novembre del 2002, quando dal popolo delle carceri partì l’urlo di gioia. I detenuti di tutta Italia avevano potuto vedere e sentire in diretta tv il Papa più intellettuale ma anche più umano, quel Karol Wojtyla poi diventato Giovanni Paolo II, il primo a varcare la soglia di Montecitorio con il Parlamento in seduta comune, chiedere al mondo della politica “un atto di clemenza per i detenuti”. Un fatto storico, quello che fungerà da detonatore per quel che succederà quattro anni dopo, quando sarà un ministro della Giustizia ex democristiano, Clemente Mastella, a convincere il secondo governo Prodi e il maggior partito della sinistra dei Ds a portare in Parlamento la proposta di indulto.
di Marica Fantauzzi
Il Dubbio, 28 dicembre 2024
Il 2024 si sta per concludere con 88 persone detenute e 7 poliziotti penitenziari che si sono tolti la vita. L’ultimo detenuto a morire era un ragazzo di vent’anni, nel carcere di Viterbo. Da sempre Gennarino De Fazio, segretario Generale del sindacato Uil-Pa Polizia Penitenziaria, denuncia la precarietà delle nostre carceri.
- Nordio: “No ad amnistia e indulto. Ecco il mio piano”
- Sisto: “Agire sulle carceri ma senza amnistie, non sono rieducative”
- Non buttate le chiavi, aprite le porte
- Chi si straccia le vesti per le carceri sa che non servirà a niente, senza interventi radicali
- Il “garantismo” di Nordio non è una delusione, perché è sempre stato un equivoco









