di Matteo Maria Zuppi
La Stampa, 27 dicembre 2024
Pubblichiamo la prefazione del cardinale Matteo Maria Zuppi, presidente della Cei, al libro “I volti della povertà in carcere”, di Matteo Pernaselci e Rossana Ruggiero (Edb). Solamente le pene alternative possono aiutare a cambiare il sistema. A ciascun detenuto va data la possibilità di progettare un futuro di bene. “Ero in carcere e non mi avete visitato”, ma noi siamo chiamati a non lasciare soli questi uomini e queste donne. Non andiamo in carcere per giudicare, per fare pesare il reato o la condanna, ma iniziando con l’ascolto per incontrare e per portare un aiuto e affrontare i problemi concreti, a volte drammatici, ed anche per cercare modalità che li possano risolvere, a cominciare dal lavoro.
di Stefano Anastasia*
L’Unità, 27 dicembre 2024
Non ci sono chiavi da buttare nella Chiesa del Pontefice che ha cancellato l’ammissibilità della pena di morte dalla dottrina ecclesiastica e che ha detto che “l’ergastolo non è la soluzione dei problemi, ma un problema da risolvere”. Non ci sono chiavi da buttare nell’insegnamento di Bergoglio perché la persona non è il suo reato. L’apertura della Porta Santa a Rebibbia ha un significato particolare, di vicinanza alla sofferenza dietro quelle mura. Di fonte a questa sofferenza, Francesco si rivolge ai detenuti: “La speranza non delude”.
di Samuele Ciambriello*
Il Riformista, 27 dicembre 2024
Suicidi, morti, sovraffollamento, raddoppiato il numero dei detenuti in attesa di giudizio, 19mila detenuti stranieri, 17mila tossicodipendenti, più di 4mila malati di mente dietro le sbarre. Il carcere è diventato una discarica sociale, un ospizio per i poveri, dove regna la parola “punizione”, un termine drammatico che ogni epoca tenta di riscrivere. E il valore dell’accudimento, dell’inclusione sociale? La certezza della pena passa attraverso la qualità della pena che si coniuga con il diritto al lavoro, alla salute, allo studio, all’affettività, alla territorialità. Mi colpiscono i 24 detenuti morti per cause ancora da accertare. La prima Regione per suicidi è la Campania con 11 vittime; segue il Veneto con 9. I primi tre istituti penitenziari per numeri di suicidi sono stati Poggioreale, Verona e Prato con 4 morti. E oltre agli 88 suicidi non possono sfuggire i 2.035 tentativi di togliersi la vita. Non c’è stata una strage solo per il pronto intervento degli agenti di polizia penitenziaria.
di Eleonora Martini
Il Manifesto, 27 dicembre 2024
Il presidente del Tribunale di Sorveglianza di Firenze: “Lo Stato si arrende se continua a custodire i suoi condannati in condizioni di estremo degrado”.
Marcello Bortolato, presidente del Tribunale di Sorveglianza di Firenze, alla cerimonia religiosa di ieri a Rebibbia hanno partecipato molti di coloro che hanno il potere di adeguare le carceri al dettato costituzionale, oltre che alla legge di Dio. Che peso ha questo evento simbolico?
di Angelo Picariello
Avvenire, 27 dicembre 2024
Il vicepresidente del Consiglio superiore della magistratura: “Drammatico il numero dei suicidi dei detenuti e degli agenti penitenziari. Il carcere deve essere luogo di speranza, non di morte”. “Auspico che le forze politiche, tutte insieme, possano dare dimostrazione di un momento di dialogo e dare speranza specialmente alle persone che si sono macchiate di delitti non gravi perché come ci ha ricordato papa Francesco - la speranza non delude mai”.
di Ruggiero Montenegro
Il Foglio, 27 dicembre 2024
Il pontefice inaugura la Porta santa nell’istituto romano e lancia un messaggio di speranza ai reclusi. I buoni propositi del Guardasigilli (in attesa dei fatti): “Sport, lavoro e cultura nelle carceri, Stiamo affinando un protocollo con attori e artisti”. Intanto nel 2024 record di suicidi, mentre le condizioni dei detenuti continuano a peggiorare. “Questa solenne e commossa cerimonia si inserisce nel progetto del santo padre ed evita quella che lui stesso definisce la ‘cultura dello scarto”, dice Carlo Nordio. Il ministro della Giustizia ha appena partecipato alla messa pronunciata dal Papa a Rebibbia dove ieri, per la prima volta nella storia, il Giubileo ha varcato le soglie di un istituto di pena.
di Niccolò Nisivoccia
Il Manifesto, 27 dicembre 2024
Dopo le polemiche per il calendario della Penitenziaria il ministro ci tiene a diffondere un’idea di punizioni inflessibili e di severità. Tutto questo mentre in celle invivibili si tocca il numero record di suicidi. Sessantaduemila persone detenute a fronte di una capienza regolamentare di cinquantunomila; un tasso di crescita della popolazione carceraria in continuo aumento, così come il tasso di affollamento medio; in diminuzione invece, in rapporto alle presenze, il personale di polizia penitenziaria; celle prive di spazio vitale; ottantanove suicidi, il numero più alto di sempre. Sono alcuni dei dati contenuti nel Report di fine anno sulle carceri pubblicato in questi giorni da Antigone, e sono dati perfettamente allineati alla concezione del diritto e della giustizia che attraversa i nostri tempi: un diritto fondato sulla forza e sul controllo, una giustizia inflessibile e votata alle punizioni più severe.
di Valentina Errante
Il Messaggero, 27 dicembre 2024
L’annus horribilis per le carceri italiane e la richiesta di clemenza da parte di Papa Francesco. A fronte delle cifre diffuse dall’associazione Antigone, che raccontano come quelli trascorsi siano stati i mesi più difficili per i detenuti, nel giorno dell’apertura della Porta Santa a Rebibbia si riapre il dibattito politico. Il report è all’esame di via Arenula. Dall’inizio del 2024, secondo Ristretti Orizzonti, in Italia si sono tolte la vita 88 persone detenute. Mai si era registrato un numero così alto, che ha superato addirittura il tragico primato del 2022 che, con 84 casi, era stato fino ad ora l’anno con più suicidi in carcere di sempre. Oltre ai suicidi, evidenzia il rapporto, il 2024 è stato in generale l’anno con il maggior numero di decessi. Se ne contano 243 da inizio gennaio. Il Papa, alla presenza del ministro della Giustizia Carlo Nordio, ha chiesto anche provvedimenti che sono l’anima di tutti i Giubilei: “Forme di amnistia o di condono della pena” per i carcerati e la remissione dei debiti per i Paesi in via di sviluppo. Un impegno che trapela dalle parole del vicepremier Antonio Tajani.
di Adriana Logroscino
Corriere della Sera, 27 dicembre 2024
Serracchiani (Pd): Tajani faccia seguire alle parole i fatti. Magi: “Il governo inventa nuovi reati e aggrava la situazione. Serve amnistia”. I radicali: urgente un ampio dibattito in parlamento. L’appello del Papa, la richiesta di un “atto di clemenza” contenuto nella bolla di indizione del Giubileo e le parole rivolte ai detenuti di Rebibbia sollecitano la politica a schierarsi - e a polemizzare - sulle condizioni nelle carceri e sulle misure da introdurre per porvi rimedio. In prima fila alla messa, il ministro della Giustizia Carlo Nordio, con il quale Francesco si intrattiene anche per un breve colloquio. “Ma non abbiamo parlato di un atto di clemenza per il Giubileo”, riferisce dopo lo stesso papa ai cronisti.
di Giovanni Innamorat
ansa.it, 27 dicembre 2024
L’apertura della porta santa del Giubileo nel carcere romano di Rebibbia da parte di Papa Francesco ha riacceso il dibattito politico sul problema delle carceri. Tra i primi a commentare l’evento è stato il vicepremier e leader di Fi, Antonio Tajani, che ha invitato ad affrontare il tema, proponendo anche alcune soluzioni. Un intervento che ha favorito l’apertura al dialogo da parte del Pd e una indiretta chiusura da parte dell’eurodeputato della Lega Roberto Vannacci.
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