umbriajournal.com, 27 dicembre 2024
L’Associazione Luca Coscioni ha formalmente richiesto alle 102 Aziende Sanitarie Locali (Asl) di fornire le relazioni relative alle ispezioni sanitarie effettuate nelle 189 carceri italiane. Questa richiesta segue le difficoltà riscontrate dalle Asl nell’adempiere al loro ruolo di monitoraggio delle condizioni di salute dei detenuti, previste dalla legge. La denuncia è diventata ancora più urgente dopo che i dati sul sovraffollamento delle carceri italiane hanno raggiunto numeri allarmanti. Al 9 dicembre 2024, le carceri italiane ospitano 62.283 detenuti, a fronte di una capienza di 51.165 posti. Tuttavia, 4.478 posti non sono disponibili, portando il tasso di affollamento a un 133,4%. Questo tasso, che durante l’estate era sceso sotto il 130%, evidenzia una situazione di grande difficoltà.
di Vincenzo Donvito Maxia
aduc.it, 27 dicembre 2024
Anche oggi si è consumato il rito (ormai diventato mito) delle carceri buone, che dovrebbero rieducare i coscritti e indirizzarli ad una vita di civile convivenza. C’è il solito papa… non ce ne voglia, ma la sua eucaristica solitudine va di pari passo coi ministri in passerella: oggi a Rebibbia/Roma, con lui c’è quello della Giustizia e un ex-ministro oggi presidente Cnel, e poi quell’altro e quell’altro ancora. Poi ci sono i soliti (bontà loro) radicali ex-pannelliani, che non contano nulla ma accumulano segnalazioni e denunce che, quando qualcuno di potere prende in considerazione (tipo i leader del partito di governo Forza Italia), anche lì è la solita passerella. Infine ci sono alcuni rappresentanti delle istituzioni di secondo livello (consiglieri regionali e comunali e qualche sindaco) che, in ordine sparso, dopo le denunce, bene che vada riescono a far arrivare in carcere qualche ventilatore per l’estate. Ah, e poi, quando capita ci sono alcuni, anche esponenti dello stesso governo e dello stesso ministero di chi oggi è col papa a Rebibbia/Roma, che auspicano le peggiori torture per chi finisce dietro le sbarre.
di Patrizio Gonnella*
Il Manifesto, 27 dicembre 2024
Era il 2014 quando Papa Francesco, in un discorso sulle carceri rivolto all’associazione degli avvocati penalisti, rompeva con la tradizione cristiana e cambiava il lessico rispetto alla dottrina della Chiesa. In quel discorso non erano presenti parole come correzione morale, redenzione, pietà, perdono ma c’erano parola ben più pregnanti come populismo penale, capri espiatori, razzismo, disumanità. Un discorso politico più che religioso, sociologico più che teologico. Il Papa ruppe allora con la tradizione che affidava alla pena carceraria il compito di essere la medicina capace di costruire una società sana. Sono trascorsi dieci anni da allora e Papa Francesco torna ad accendere le luci sulle carceri in occasione del Giubileo appena iniziato. La sua decisione di aprire la porta del carcere romano di Rebibbia ha un forte sapore simbolico in un’epoca contrassegnata da ondate repressive, chiusure, machismo, violenze, morti e suicidi a ripetizione.
di Massimo Donini
L’Unità, 27 dicembre 2024
Se si crede che infliggere pene sia giustizia, anziché necessità sociale nei limiti dell’utilità collettiva e del senso di umanità, ci si può innamorare di questi riti. Ma senza una forma di riparazione nessuna pena ha mai restituito un bene che sia stato leso. Proporre un movimento contro ogni innamoramento punitivo è nello spirito del tempo? Parrebbe di no, perché come osservatori registriamo costanti flussi di opinione orientati al punire. Il modo di sentire, di reagire e di vivere i conflitti sociali e le delusioni subìte dai comportamenti illeciti o criminosi riguarda la famiglia, la scuola, l’ambiente di lavoro, i rapporti fra le persone, la società civile e politica, lo Stato e il diritto nazionale e internazionale. Riguarda tutti e tutto. Ridefinire la percezione e la reazione a misfatti e delitti ha valore educativo, filosofico, politico, giuridico.
Separiamo le toghe incapaci da quelle capaci: è questa la vera riforma che può cambiare la giustizia
di Alberto Cisterna
Il Dubbio, 27 dicembre 2024
“Memorie dal sottosuolo” sarebbe da titolare la storia della magistratura italiana degli ultimi due decenni. Senza la cupa visione di Fëdor Dostoevskij sulla fragilità umana, ma comunque nella consapevolezza che la stragrande maggioranza delle toghe italiane si trova a vivere le conseguenze di una “spedizione punitiva” che la politica ha intrapreso, e che intende portare a termine, pur non avendo colpe particolari da scontare o peccati originali da emendare. Un sottosuolo fatto di cunicoli stretti e polverosi, di strettoie impraticabili e senza luce. Con migliaia di fascicoli da gestire, personale esiguo su cui contare, sistemi informatici obsoleti e precari da adoperare, con un’avvocatura in bilico tra rassegnazione e rivolta che assiste sfiduciata a un declino che inevitabilmente la coinvolge e la risucchia.
di Paola Rossi
Il Sole 24 Ore, 27 dicembre 2024
L’obbligo che. se violato fa scattare il reato, discende non solo dall’esito positivo degli esami fatti con apparecchi portatili, ma anche se il comportamento del guidatore denota l’assunzione di sostanze psicotrope. Il conducente che fermato dalla Polizia si rifiuta di recarsi in ospedale per accertare se si sia posto alla guida dopo l’assunzione di sostanze psicotrope, commette il reato previsto dall’articolo 187 del Codice della strada. E non può invocare come scriminante del proprio rifiuto la circostanza che gli agenti su strada non avessero la dotazione di apparecchi portatili per la rilevazione sul posto dell’avvenuto consumo di droghe. Non è, infatti, vera la tesi sostenuta dalla difesa secondo cui l’accompagnamento presso strutture dove operino gli ausiliari sanitari della polizia per il prelievo di campioni biologici, sarebbe giustificato solo a seguito dell’esito positivo dell’esame condotto con le apparecchiature mobili al momento dello stop stradale.
di Pasquale Quaranta
La Stampa, 27 dicembre 2024
Una delegazione del Partito Radicale ha visitato la Casa Circondariale Lorusso e Cutugno di Torino nell’ambito dell’iniziativa “Anche Natale in carcere” promossa nei penitenziari di tutta Italia. L’iniziativa mira a portare attenzione e solidarietà ai detenuti durante il periodo natalizio. La visita ha messo in luce le difficoltà e le criticità del sistema penitenziario italiano, sottolineando la necessità di interventi urgenti per migliorare le condizioni di vita dei detenuti e del personale. Il giorno di Natale, per lo storico leader Marco Pannella, non era mai come gli altri. Era una tradizione, un appuntamento che si ripeteva ogni anno: passare la giornata di festa a Regina Coeli. Una tradizione che, per il Partito Radicale, dura dal 1976, quando i radicali fecero il loro ingresso in Parlamento. Mentre il resto del paese si ferma per le festività, con famiglie riunite e luoghi di vacanza affollati, i radicali scelgono da sempre di essere altrove. In luoghi spesso dimenticati, come le carceri italiane, dove la loro presenza rappresenta un atto di solidarietà e di denuncia delle condizioni di vita dei detenuti. Anche a Ferragosto, quando tutti vanno in vacanza, i radicali continuano a fare la loro visita, portando attenzione e voce a chi vive ai margini del sistema.
di Rosalba Emiliozzi
Il Messaggero, 27 dicembre 2024
Tre suicidi, un malore fatale in cinque mesi e tante storie difficili e di malattia. Dietro le sbarre di Castrogno prima di Natale sono arrivati cento detenuti in più, per un totale di 440 reclusi rispetto ai 255 di capienza. E un altro primato: “L’indice di sovraffollamento è del 172,5 per cento”, dice Grifoni, consigliere del partito Radicale. I numeri da anni parlano del carcere di Teramo, un caso nazionale che a volte offusca le storie che lo popolano. “I cento detenuti di Regina Coeli sono stati trasferiti senza essere avvertiti, tra loro ci sono solo 12 italiani - dice Adele Di Rocco del Coordinamento Codice Rosso che con Grifoni ha visitato i detenuti la vigilia di Natale - tutti stavano facendo un percorso che accedere a strutture alternative, che ore devono ricominciare da capo. Molti sono malati, altri con problemi di droga, ho notato un uso eccessivo di psicofarmaci”.
di Umberto De Giovannangeli
L’Unità, 27 dicembre 2024
Intervista a Chiara Braga, Presidente del gruppo Pd alla Camera dei Deputati. “Il Pd, con la segreteria di Schlein, sta raccogliendo sempre più consensi: i cittadini si rendono conto delle leggi assurde di questo Governo e della sua assenza in ambito sociale. C’è spazio per l’opposizione per costruire un’alternativa”.
Il Dubbio, 27 dicembre 2024
La Corte d’Appello di Roma “arruola” i magistrati privati della competenza in materia con l’emendamento al decreto Flussi sui trattenimenti in Albania. A decidere sul destino dei migranti intercettati nel Mediterraneo e trasportati in Albania saranno ancora loro, i giudici “estromessi” con il decreto Flussi e quindi “riammessi” per colmare i vuoti di organico. È la beffa servita nei confronti del Governo Meloni, che dopo il braccio di ferro con la magistratura aveva deciso di trasferire alcune competenze in materia di trattenimento dei migranti richiedenti asilo dai giudici delle Sezioni specializzate dei tribunali alle Corti di appello.
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