di Fulvio Vassallo Paleologo
Il Manifesto, 25 agosto 2024
Il tribunale di Palermo ha convalidato il provvedimento del questore di Agrigento che dispone la detenzione amministrativa di un richiedente asilo della Tunisia - “paese sicuro” - nel Centro di trattenimento di Porto Empedocle. La convalida conferma l’avvio dell’attività, sembrerebbe in via sperimentale, per un numero limitato di posti (e si ha notizia di altri cinque trasferiti ieri), del centro ubicato negli “appositi locali” della struttura hotspot già esistente. Un tentativo quasi simbolico, per nascondere il fallimento del piano rimpatri e il rinvio dell’apertura dei centri di accoglienza/ detenzione previsti dal protocollo Italia-Albania.
di Francesca Mannocchi
La Stampa, 25 agosto 2024
Nel villaggio di Jit ci sono ancora le auto bruciate nell’assalto dei coloni e i segni dei proiettili che hanno ucciso Rashid, uscito a difendere casa sua. Ormai è la norma, tanto che gli stessi servizi israeliani parlano di “terrore”. La sera del 15 agosto gli altoparlanti della moschea di Jit non hanno chiamato i fedeli alla preghiera, ma i cittadini a difendere la città. Al tramonto un gruppo di cento coloni armati di pistole, M16 e bottiglie incendiarie ha fatto irruzione dall’avamposto di Havat Gilad e dagli insediamenti che circondano Jit, incendiando case, automobili e aprendo il fuoco verso gli uomini accorsi a difendere la città con le pietre.
di Patrizia Rinaldi
La Repubblica, 24 agosto 2024
La nostra Costituzione lo dichiara in maniera inequivocabile: “È punita ogni violenza fisica e morale sulle persone comunque sottoposte a restrizione di libertà”, “le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato”. L’articolo 1 della legge n. 354 del 1975, di riforma dell’ordinamento penitenziario, ci dice che “il trattamento penitenziario deve essere conforme ad umanità e deve attuare il rispetto della dignità della persona”. Ricordato ciò: pur applicando tali norme è facile un risultato certo? È consueta una totale rieducazione con relativo inserimento nel tessuto sociale? No, non lo è, soprattutto nei riguardi di adulti radicati in un sistema di valori in antitesi con i dettati costituzionali. Ma se non è certo un risultato di riabilitazione del detenuto in piena applicazione delle leggi della riforma carceraria e di principi di rispetto della persona che non dovrebbero avere bisogno di riforma o di suggerimenti, non possiamo sperare che la riabilitazione accada quando tali norme vacillano.
di Glauco Giostra
Il Domani, 24 agosto 2024
È come se dopo un incidente stradale con feriti gravi, alcuni agonizzanti, invece di soccorrerli si sia intervenuti programmando la predisposizione di un robusto guard rail, una più visibile segnaletica stradale e l’assunzione di altri agenti della polizia stradale. È difficile non pensarlo: l’unica vera urgenza che ha motivato il decreto del governo è stata ostentarsi non inattivi davanti ad una tragedia non più ignorabile. Una sola cosa riesce a generare sconforto e indignazione quanto la disumana situazione carceraria: la cinica pervicacia con cui taluni si ingegnano ad ignorarla, a giustificarla o a minimizzarla. Se questi atteggiamenti siano dovuti a mala fede o a ignoranza è dubbio che schiude ad una risposta comunque sconcertante.
di Delia Cascino e Titti Vicenti
Il Domani, 24 agosto 2024
Il sovraffollamento, la mancanza di attività lavorative o ricreative strutturate, gli ostacoli ai legami affettivi influiscono enormemente sulla psiche dell’individuo: in cella il trattamento medico va garantito in modo continuativo ai pazienti con disturbi psichici. L’Italia invece sembra disattendere le direttive europee, come dimostra la storia di Giuseppe (nome di fantasia): minorenne quando è entrato in carcere la prima volta, adesso ha poco più di 30 anni, è papà di due bambini che non vede mai. Oggi come allora in cella non ha mai seguito un trattamento adeguato ai suoi disturbi dell’umore e di personalità borderline, antisociale. “Lo stato è assente. In teoria, mio figlio dovrebbe scontare la pena in una comunità. Eppure non è così”, denuncia la mamma Anna (nome di fantasia).
di Antonio Maria Mira
Avvenire, 24 agosto 2024
A fronte di 61mila detenuti in carcere, molti di più, quasi 84mila beneficiano di misure alternative. Un numero in fortissimo aumento. Nel 2012 erano, infatti, solo 25.500 e quindi in dodici anni c’è stato un incremento del 228 per cento. Con risultati sicuramente positivi. Ad esempio, per la misura della sospensione del procedimento con messa alla prova, il numero dei casi è passato da 34.931 del 2020 a 55.534 del 2023, registrando un incremento del 59% (+76% al Sud, +65% al Centro, +48% al Nord). Mentre le revoche della misura sono arrivate appena all’1,8% del totale. Lo scrive il ministero della Giustizia nella Relazione inviata al Parlamento “sull’attuazione delle disposizioni in materia di messa alla prova e di pene sostitutive delle pene detentive, nonché sullo stato generale dell’esecuzione penale esterna”.
di Giorgio Spangher
Il Dubbio, 24 agosto 2024
Per evitare inevitabili polemiche si dovrebbe parametrare a quanto previsto per le pene sostitutive. Innestata dall’elevato e intollerabile numero dei suicidi, l’emergenza penitenziaria viene affrontata dalla prospettiva già presente nella vicenda Torreggiani del sovraffollamento. A fronte di questa situazione le risposte prospettate sono - con alcune varianti - sostanzialmente due, entrambe con l’obiettivo di ridimensionare in termini fisiologici il numero dei detenuti. Da un lato, si afferma che la pena deve esser scontata interamente (anche con la costruzione di nuove carceri), escludendosi una sua riduzione pur non lasciando fuori la possibilità di allungare gli spazi applicativi delle misure alternative esistenti, ma senza incidere sulla durata della pena (esclusa la liberazione condizionale) nonché individuando soluzioni per i soggetti anziani e fragili.
di Ilaria Dioguardi
vita.it, 24 agosto 2024
Il Guardasigilli, con le dichiarazioni degli ultimi giorni e con il decreto diventato legge lo scorso 7 agosto, ha manifestato la necessità di coinvolgere il mondo delle comunità per ridurre il sovraffollamento degli istituti penitenziari, per quanto riguarda i detenuti che devono scontare gli arresti domiciliari ma non hanno un proprio domicilio e quelli tossicodipendenti. Caterina Pozzi (Cnca): “La nostra paura più grande è che si vogliano creare piccoli penitenziari a gestione privata. Se è così ci opporremo”.
di Franco Insardà
Il Dubbio, 24 agosto 2024
“Ci sono disordini nel carcere di Reggio Calabria, dobbiamo risentirci”. Gennarino De Fazio, segretario generale della Uil-Pa penitenziaria, come tutti i giorni è impegnato a monitorare la situazione, spesso esplosiva, nelle carceri italiane. Dopo qualche ora ci risentiamo e la situazione nel penitenziario calabrese, per fortuna, è rientrata, non si sono registrati feriti né tra i detenuti né tra gli agenti, mentre ci sarebbero danni alla struttura.
di Vanessa Ricciardi
Il Fatto Quotidiano, 24 agosto 2024
Altro che Silvio Pellico. Mentre è nell’aria una nuova riforma delle carceri, i celebri condannati intervengono a giorni alterni per contribuire al dibattito con i racconti delle loro prigioni: Marcello Dell’Utri, Salvatore Buzzi, Roberto Formigoni. Rispettivamente il fondatore di Forza Italia che ha scontato la pena per concorso esterno in associazione mafiosa; uno dei protagonisti dell’inchiesta romana “Mondo di mezzo”; e infine “il Celeste” ex presidente della Lombardia condannato per corruzione, riabilitato e in visita al Meeting di Comunione e Liberazione.
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