reggiotv.it, 26 dicembre 2024
È stata trasmessa al Presidente del Consiglio Comunale di Reggio Calabria ed al Presidente della VIII Commissione Consiliare e per conoscenza al garante Comunale dei diritti dei detenuti una mozione a firma dei Consiglieri Comunali del Gruppo R.E.D. Carmelo Versace, Antonino Castorina e Filippo Burrone sulla questione carceri. Il documento politico che si propone di aprire un focus sulla questione carceraria parte dall’analisi delle situazioni di difficoltà che vivono le due strutture detentive presenti a Reggio Calabria alla necessità di richiede nuove risorse, nuovo personale ed avviare un intesa con le varie anagrafi comunali per la regolarizzazione dei documenti di identità dei detenuti realizzando parimenti un percorso di reale recupero del condannato anche attraverso intese e protocolli che si possano fare in relazione alla formazione professionale ed ai lavori stagionali.
di Alessandro Cozzi
ilsussidiario.net, 26 dicembre 2024
Carcere di Bollate: mercatino di Natale con gli oggetti realizzati dai detenuti. La reclusione passa in secondo piano per lasciare spazio alla festa. Quanto possono essere diverse le prospettive! Se ora dicessimo “mercatini di Natale” è possibile che a molti venga in mente il rito che riempie strade o piazze delle città in dicembre. Un’idea diventata assai commerciale, ma che originalmente voleva rendere disponibili alle persone le creazioni dell’artigianato locale, o i prodotti alimentari tipici; ormai sono stati così moltiplicati che superano ogni possibilità, per cui sulle bancarelle affastellate si trovano cose di produzione iper-industriale, molto simili tra loro, anche a centinaia di chilometri di distanza.
liberta.it, 26 dicembre 2024
Abbattere le barriere tra il carcere e la società, promuovendo la dignità e il futuro delle persone detenute. È questo lo scopo dei volontari dell’associazione “Oltre il Muro”, una realtà che si distingue per il suo impegno a favore dei detenuti nel carcere di Piacenza. Fondata nel 2006 l’associazione opera all’interno del carcere per promuovere il recupero e il riscatto sociale delle persone attraverso numerose iniziative. Il coinvolgimento attivo dei volontari è fondamentale in questo processo: uomini e donne che offrono il loro tempo aiutando i detenuti a riscoprire il loro valore umano.
di Matteo Matzuzzi
Il Foglio, 26 dicembre 2024
Un quarto di secolo fa, Giovanni Paolo II portava la Chiesa nel Terzo millennio. I Muri e le cortine erano crollati, imperava l’ottimismo. Oggi, si sentono solo le trombe dell’Apocalisse. Con l’apertura della Porta Santa nella basilica di San Pietro è iniziato l’Anno santo, dedicato alla speranza. Che non è quel generico “andrà tutto bene” di pandemica memoria. Com’è diverso il mondo da quel lontano 2000, quando la principale preoccupazione era il “Millennium bug”. Incedeva lento nella fredda notte dicembrina, il vecchio Giovanni Paolo II. Piegato dalla malattia e dall’età, avanzava verso la Porta Santa. S’udiva solo, sui marmi, il colpo ritmato del bastone pastorale, quello con il Cristo che piega il braccio orizzontale della croce, realizzato da Lello Scorzelli per Paolo VI. Natale del 1999, il Terzo millennio era dietro quella porta, con il suo carico di speranze e aspettative.
di Davide Mattiello*
Il Fatto Quotidiano, 26 dicembre 2024
“La mente è un campo di battaglia” lo afferma il nuovo Capo di Stato maggiore italiano il generale Masiello intervistato da Fanpage. Lo dice parlando delle “nuove” forme di offesa praticate nei conflitti più recenti: non soltanto droni, intelligenza artificiale e cyber-attacchi, ma anche disinformazione scientemente brandita come una spada, per confondere il nemico, per fargli perdere il bandolo della realtà, per spaventarlo o fargli dubitare del senso di ciò che fa, fiaccandone l’ardimento e la disponibilità all’ubbidienza. Che la “mente sia un campo di battaglia” è certo da sempre, la propaganda e le fake news non nascono con i social, temo piuttosto che oggi per le destre occidentali, spumeggianti di vittorie elettorali, coadiuvate da improbabili sinistri, le “menti” trasformate in campi di battaglia siano le nostre.
Il Natale di guerra degli operatori umanitari: “Difficile comunicare la realtà, ora siamo un target”
di Martina Castigliani
Il Fatto Quotidiano, 26 dicembre 2024
Mai così tanti i conflitti in corso dalla Seconda Guerra Mondiale: crescono le spese per le armi, diminuiscono i fondi per le popolazioni. Dal Medioriente all’Ucraina fino al Sudan dimenticato: l’appello di chi è in prima linea per difendere i diritti dei civili. Aumentano i conflitti nel mondo, i morti e i feriti. Aumenta la spesa degli Stati per armarsi e il numero di persone costrette a lasciare le proprie case. Diminuiscono gli aiuti umanitari, le notizie sui giornali e la capacità di raccontare fatti, sempre più strumentalizzati a livello politico. Diminuisce la speranza che il futuro possa essere diverso. Il 2024 non è solo l’ennesimo anno di guerre, ma è anche uno dei peggiori: non ce ne sono mai state così tante dalla Seconda Guerra Mondiale a oggi. I report internazionali vanno tutti in un’unica direzione: mentre le crisi umanitarie in Ucraina e Gaza non vedono fine, si sono aperti nuovi fronti sanguinari.
di Alessia Arcolaci
Il Domani, 26 dicembre 2024
A Betlemme “la comunità cristiana ha deciso per il secondo anno di mantenere un bassissimo profilo, di non addobbare le città, con le luminarie, gli alberi di Natale, di non organizzare i mercatini”, racconta Bisceglia, che vive a Gerusalemme da oltre dieci anni. L’ultima volta in cui a Betlemme l’albero è stato acceso era il 2022, con migliaia di turisti. “Siamo nella Terra Santa e non c’è mai pace, non ha senso. Tutti vogliono il loro spazio”. Sami ha poco più di trent’anni, i capelli tirati indietro con molto gel e un crocefisso dorato al collo. Inizia a parlare mentre siamo in fila al checkpoint che separa Gerusalemme da Betlemme.
di Leonardo Clausi
Il Manifesto, 26 dicembre 2024
La Gran Bretagna non è un paese per (i propri) dissidenti. Gli attivisti che trascorreranno le feste natalizie dietro le sbarre - esemplari vittime di una repressione draconiana che punta a scoraggiare proteste comunque destinate solo ad aumentare - sono attualmente circa una quarantina. La nazione che da sempre ha dato asilo ai perseguitati politici da tutto il mondo sta reprimendo le proteste interne - soprattutto quelle legate al disfacimento climatico e al genocidio a Gaza - con una durezza dal lezzo autoritario.
di Marco Belli
gnewsonline.it, 25 dicembre 2024
Al Nuovo Complesso di Roma Rebibbia si respira l’aria dei momenti importanti, delle occasioni in cui avverti che sta per passare la storia. Tutto è pronto per il 26 dicembre, quando Papa Francesco, dopo aver aperto la Porta Santa a San Pietro, aprirà la seconda Porta Santa del Giubileo 2025 nel carcere romano. Prima volta, appunto, nella storia. Un grandissimo sforzo organizzativo, senza precedenti, per una iniziativa senza precedenti. L’Amministrazione Penitenziaria ci sta lavorando alacremente da tempo. Tutti insieme: vertici e personale del Dap e poi dirigenti, educatori e Polizia penitenziaria dell’istituto. Senza dimenticare l’entusiasmo e l’impegno dei detenuti delle case circondariali sia maschile che femminile di Rebibbia, coinvolti prima nella realizzazione dell’installazione artistica che sarà inaugurata quel giorno e poi nella creazione dei doni che una detenuta e un detenuto consegneranno al termine della Messa al Santo Padre.
ansa.it, 25 dicembre 2024
È la prima volta che una porta santa viene aperta in carcere. Il 26 dicembre papa Francesco sarà a Rebibbia. Sono molti gli incontri dei pontefici con i detenuti da Giovanni XXIII a Bergoglio. Alle 8 del mattino l’automobile con Giovanni XXIII arriva a via della Lungara dove si trova il carcere romano di Regina Coeli. È il 26 dicembre del 1958, due mesi dopo la sua elezione. Ai detenuti racconta di un suo parente che finì “dentro”. Si presenta come un amico, li abbraccia. Esattamente dopo 66 anni, per la prima volta in un carcere, a Rebibbia, viene aperta una porta santa in un anno nero per gli istituti penitenziari. Secondo i dati del Ministero della Giustizia, elaborati dal Sole 24 Ore nel 2024 si registrano i livelli più alti di detenuti e suicidi. Anche Paolo VI nel 1964 si reca nel carcere Romano di Regina Coeli. La parola che ripete di più è speranza e li invita a liberarsi dalle catene della disperazione.
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