di Nello Trocchia
Il Domani, 24 dicembre 2024
L’addio di Giovanni Russo dal Dap e i rapporti complicati con il sottosegretario, che ha impiegato due anni per occupare i gangli decisivi del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria. I “graditi” avanzano ai vertici del dipartimento di gran carriera, alcuni sindacati pendono dalle sue labbra, anche in carcere tra i comandanti c’è la corsa a chiedergli udienza perché lui dalla tolda di comando ascolta e decide. Il sottosegretario alla Giustizia, Andrea Delmastro Delle Vedove, ha impiegato due anni per occupare i gangli decisivi del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria e prendersi definitivamente il carcere, fieramente rivendicato come il suo regno, in nome del padre.
di Luigi Manconi
La Repubblica, 24 dicembre 2024
Rivolgendosi alla classe politica Papa Francesco chiede che “si assumano iniziative di speranza, forme di amnistia o di condono delle pene”. Così l’indulgenza religiosa incontra la norma giuridica, laica e civile che ritroviamo nella nostra Costituzione. Chi ascolterà e farà sue queste parole? Il Giubileo è il luogo e il tempo dove si incontrano - sin dalla Bolla pontificia che lo indice - due parole preziose e ormai rare: indulgenza e clemenza. In particolare, c’è oggi una parola al mondo più maltrattata e mortificata, irrisa e umiliata di “clemenza”?
di Valentina Stella
Il Dubbio, 24 dicembre 2024
Per il viceministro Sisto “deciderà il referendum”. Michelotti (FdI): “Si tratta di una riforma sacrosanta”. “Quella sulla separazione delle carriere è la riforma delle riforme” ha ribadito ieri il vice ministro alla Giustizia Francesco Paolo Sisto per cui “vogliamo che l’arbitro non sia della stessa città di una delle due squadre”. Quindi un giudice terzo ed imparziale. Ma che succede se, secondo statistiche ufficiali in primo grado la percentuale di assoluzioni è del 50 per cento, e se proprio due processi, per alcuni definiti “politici”, come quello contro Matteo Renzi e Matteo Salvini, si concludono con un nulla di fatto? E chi si aspettava un depotenziamento della battaglia rimarrà assai deluso. A poche ore dalla sentenza Open Arms, qualcuno si era infatti convinto di una soluzione dialogante. E invece dalla maggioranza tornano a rivendicare la necessità della riforma costituzionale dell’ordinamento giudiziario.
di Mitja Gialuz
Il Domani, 24 dicembre 2024
I due proscioglimenti di Renzi e Salvini smentiscono i luoghi comuni che giustificherebbero la separazione. Ma l’esecutivo vuole andare avanti anche se la proposta avanzata da Carlo Nordio prevede di separare non le carriere, ma le magistrature. Con un effetto potenzialmente devastante. “Non luogo a procedere per Renzi, assoluzione per Salvini; quindi bisogna accelerare la separazione delle carriere”. Questo il mantra che risuona da alcuni giorni nel dibattito politico, rilanciato dalla presidente Giorgia Meloni subito dopo il verdetto di Palermo.
di Paolo Frosina
Il Fatto Quotidiano, 24 dicembre 2024
In 18 anni i passaggi sono stati in media 45 l’anno: lo 0,53% delle toghe. Otto giudici su 6.665, lo 0,12%, diventati pm. Ventisei pm su 2.186, l’1,19%, diventati giudici. Tanti sono i magistrati che nel 2023 hanno “traslocato” dalla funzione giudicante a quella requirente o viceversa: in totale 34 toghe su 8.851, lo 0,38%. Il dato è riportato in una tabella (riprodotta qui a fianco) allegata alle due bozze alternative - una di maggioranza e una di minoranza - del parere che il Consiglio superiore della magistratura dovrà esprimere sul ddl costituzionale sulla separazione delle carriere, in discussione in prima lettura nell’Aula della Camera. Una riforma definita “epocale” dai suoi firmatari, la premier Giorgia Meloni e il ministro della Giustizia Carlo Nordio, nonostante riguardi un fenomeno ormai risibile: i limiti rigidissimi imposti dalla politica a partire dal 2006, infatti, hanno reso il cambio di funzione una scelta piuttosto scomoda, che quasi nessun magistrato prende più in considerazione. E i numeri lo dimostrano, tanto che lo 0,38% di passaggi dell’anno scorso è addirittura il dato più alto dell’ultimo quinquennio: nel 2020 e nel 2022 erano stati 25, lo 0,28%; 31 nel 2021, lo 0,34%; 24 nel 2019, lo 0,27%. In media si tratta di meno di 28 “salti di barricata” l’anno, appena lo 0,31%.
di Tiziana Maiolo
Il Dubbio, 24 dicembre 2024
L’addio all’Anm del presidente diventa una difesa corporativa dei colleghi “dimenticando” le decine e decine di vittime degli errori giudiziari. Non una parola di autocritica (qualche errore l’avrà pur fatto), ma rivendicazione a palate delle parole magiche con cui si difende la categoria, che sono sempre Autonomia e Indipendenza e mai, per dimenticanza, Imparzialità, valore costituzionale di rango come le precedenti. Certo, evocare Enzo Tortora e la proposta parlamentare di istituire una giornata all’anno in cui, nel nome del giornalista morto di malagiustizia, si ricordino le migliaia di suoi fratelli e sorelle che hanno vissuto gli stessi drammi, molti con la vita distrutta fino al suicidio, per i quali nessuno ha assunto la propria responsabilità, va a toccare nervi scoperti.
di Gian Carlo Caselli
Il Dubbio, 24 dicembre 2024
Gentile Direttore: su “Il Dubbio” del 17 dicembre 2024 l’avvocato Francesco Petrelli polemizza con una mia intervista su “La Stampa” del 13 dicembre. La polemica è garbata e civile, per cui volentieri proverò a rispondere. Prima di tutto però debbo dire che non capisco l’accusa di ridurre a “incidenti” gli errori giudiziari, perché leggendo e rileggendo la mia intervista la parola’ “incidenti” non la trovo proprio. Ma veniamo al merito. L’avv. Petrelli mi contesta l’uso dei termini demagogico e populista in quanto riferiti a un fenomeno grave ed esteso come l’errore giudiziario che impone di riflettere sul corretto uso della giustizia.
di Jacopo Storni
Corriere Fiorentino, 24 dicembre 2024
Mohammed Wardi Ahmed, 28 anni, era arrivato a ottobre. Incerte le cause del decesso, si parla di assunzione di alcol e farmaci. Trovato morto in cella a Sollicciano nella notte tra domenica e lunedì un detenuto somalo di 28 anni. Si tratta di uno dei cento carcerati che avevano fatto ricorso ai magistrati per avere la pena ridotta a causa delle condizioni “disumane e degradanti” del carcere fiorentino. A dare l’allarme, intorno alle 4.45, è stato il compagno di cella, che ha chiamato gli agenti penitenziari che hanno constatato il decesso. Ancora da accertare le cause, se morte naturale o altro, tra cui un’ipotesi di overdose anche se non sembra che il giovane facesse uso di sostanze. Sul corpo dell’uomo verrà adesso eseguita l’autopsia. Il ragazzo sarebbe dovuto uscire dal carcere a novembre 2025.
di Christian Donelli
parmatoday.it, 24 dicembre 2024
Il Garante Regionale dei detenuti Roberto Cavalieri ha fatto visita al carcere di Parma, nella nottata tra il 23 e il 24 dicembre. “Sono da poco passate le due di notte e da poco sono uscito dal carcere di Parma. Ho voluto effettuare una visita notturna durata 3 ore per vedere dal vivo il lavoro notturno della Polizia penitenziaria. Con un giovane vice-ispettore, a capo della sorveglianza generale dell’istituto, ho fatto il cosiddetto “giro della conta” seguendolo.
stampaparlamento.it, 24 dicembre 2024
Ieri mattina il Garante dei diritti della persona della Regione Friuli Venezia Giulia, Enrico Sbriglia, assieme a Piero Mauro Zanin, già presidente del Consiglio regionale, e ad Anna Malisani del Partito Radicale, hanno effettuato una visita alla casa circondariale “Ernesto Mari” di Trieste, al fine di conoscerne meglio le criticità. Lo si legge in una nota del Garante. Accolta dalla direttrice in missione, che è direttore titolare della casa circondariale di Gorizia, Caterina Leva, dalla comandante Annamaria Peragine e dagli altri operatori, la delegazione ha constatato come fossero in corso importanti lavori di risistemazione interna degli spazi detentivi.
- Bergamo. Fra le detenute in cerca di riscatto: “Dopo due anni in cella, ho rivisto i miei tre figli”
- Fermo. Natale in carcere con tante attività
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