di Loredana Lipperini
L’Espresso, 23 agosto 2024
Il personaggio dei cartoni animati usa l’astuzia per generare cambiamento. L’opposto di molti che popolano il Parlamento. E che spacciano battaglie ideologiche per scienza. Se fossimo nel mondo dei sogni dove ogni cosa diurna si trasforma nel suo contrario, come sosteneva fra l’altro James Hillman, potremmo dire che nel regno onirico Maurizio Gasparri è Bugs Bunny. Partiamo dal secondo, anche per dar sollievo a chi legge: Bugs Bunny non è solo un coniglio dei cartoni animati, ma un semidio. Lo sostenne Marco Giusti in un bel libro del 1993, “Cartoni animali”: Bugs è l’anti Mickey Mouse ed è parente stretto de “L’uomo di fiducia” di Herman Melville, che ingannava con arte i passeggeri di un battello a vapore. È insomma, un trickster, e il trickster non è un volgare imbroglione ma una creatura sacra, destinata a produrre cambiamento in un mondo stagnante.
di Mario Giro
Il Domani, 23 agosto 2024
Non si vuole ammettere: la guerra è una droga che ci ha assuefatto al suo protrarsi senza limiti. Lo spettacolo scandalosamente più grave dei “drogati di guerra” lo offrono gli europei, anche peggiori degli statunitensi. In Italia alcune voci dissonanti anche se il nostro paese non incide quanto potrebbe. “Smetto quando voglio; ne faccio un uso moderato; non sono dipendente; la prendo solo il weekend”. Quante volte abbiamo sentito queste affermazioni sulla bocca di chi assume cocaina o pillole varie. Ora le sentiamo nei discorsi dei responsabili politici di fronte alla guerra. Siamo ormai drogati di guerra: come un allucinogeno non se ne può fare a meno ma non si vuole ammettere. Le scuse si moltiplicano ma la realtà è che non si riesce a smettere. Sentiamo ossimori del tipo: escalation controllata, invasione difensiva, guerra non generalizzata, armi solo difensive; armi per bilanciare armi. L’esempio più clamoroso è “atomiche tattiche”, quasi si trattasse di ordigni solo un po’ più potenti.
di Andrea Umbrello
Left, 23 agosto 2024
A proposito dell’arresto di militari israeliani accusati di abusi sessuali nella famigerata prigione di Sde Teiman, ecco i dati inquietanti di una rilevazione dell’università di Tel Aviv. Continuiamo a mantenere alta l’attenzione sul dramma dei palestinesi, come abbiamo fatto in questi mesi fin dal 7 ottobre 2023, giorno dell’attacco terroristico di Hamas al festival nel territorio israeliano e come abbiamo fatto a lungo in precedenza documentando la violazione dei diritti umani, l’occupazione illegale dei Territori palestinesi (come di recente ha dichiarato la Corte internazionale di giustizia), il sistema di apartheid messo in atto dal governo di Tel Aviv denunciato da Amnesty International.
di Roberto Giovene Di Girasole
Il Dubbio, 23 agosto 2024
Si era svolta il 20 giugno scorso a Tunisi l’udienza di appello nel processo in corso contro l’avvocata tunisina Sonia Dahmani, in carcere dall’11 maggio 2024, quando venne arrestata all’interno della sede dell’Ordine Nazionale degli Avvocati di Tunisia (ONAT). Il 6 luglio 2024 Sonia Dahmani è stata condannata a un anno di reclusione per “diffusione di notizie false” dalla giustizia tunisina per alcune affermazioni fatte nel corso della sua partecipazione ad una trasmissione televisiva avente ad oggetto la situazione politica e sociale della Tunisia, con riferimento all’arrivo di migranti dall’Africa subsahariana.
di Francesco Petrelli*
La Stampa, 22 agosto 2024
Della realtà occorre prendere atto e trarne le necessarie e ragionevoli conclusioni. Non farlo è un grave errore politico. Salvo che non si voglia percorrere la via del “negazionismo”, negando radicalmente l’esistenza di una emergenza carceri, o ponendo questioni sui limiti della delega, come ha fatto il sottosegretario Delmastro, al quale i detenuti non competono, oppure affermando, come ha fatto il ministro Nordio, che “da noi i detenuti rispettano limiti Ue”. La realtà è un’altra. Sappiamo bene che nel nostro Paese ci sono scompensi clamorosi: 14 mila detenuti in più rispetto alla capienza ordinaria e 18 mila gli agenti di Polizia penitenziaria in meno. Se anche si dovessero immettere risorse imponenti al fine di portare in efficienza i Tribunali di Sorveglianza, le strutture trattamentali interne ed esterne agli istituti, occorrerebbe almeno un decennio per restituire efficacia e congruità costituzionale (affettività compresa) all’universo carcerario del Paese. Quanto all’edilizia carceraria, anche ad essere ottimisti e credere nelle virtù salvifiche dei nuovi Commissari, dovremmo immaginare esiti utradecennali, a fronte della necessità e l’urgenza di dismettere o di ristrutturare un gran numero di carceri (si pensi a Sollicciano), ritenute oramai impraticabili.
di Giovanni Iacomini*
Il Fatto Quotidiano, 22 agosto 2024
È innegabile che gli istituti penitenziari versino in condizioni preoccupanti. I ripetuti appelli del Presidente della Repubblica e del Papa, le sanzioni europee, le proteste in forme più o meno contenute, il numero crescente dei suicidi non solo tra i detenuti ma anche tra gli agenti di Polizia penitenziaria, non sono che sintomi di una situazione di profondo disagio. Nessun giovamento ha potuto apportare l’afa estiva che ha afflitto la gran parte delle città italiane per un periodo quanto mai lungo. E puntuale come la calura anche quest’anno è tornato il dibattito sul sovraffollamento e la necessità di un provvedimento deflattivo del numero dei detenuti. In poco più di 200 istituti sono recluse quasi 62 mila persone.
di Antonino La Lumia* e Elisabetta Brusa**
Il Riformista, 22 agosto 2024
Il dramma di oggi chiede risposte: non si può pensare di limitarsi a costruire nuovi istituti o ad assumere mille agenti nei prossimi due anni. Bisogna puntare su liberazione anticipata e su misure alternative. Il carcere è un tema scomodo, perché non crea consenso, e se ne continua a discutere in termini puramente ideologici: (presunta) certezza della pena o svuota-carceri, tertium non datur. È l’approccio più inutile, perché mette la propaganda davanti alle esigenze di assicurare un essenziale equilibrio in ambito penitenziario mantenendo l’azione politica nell’alveo dei valori costituzionali.
di Tiziana Maiolo
Il Riformista, 22 agosto 2024
Il sottosegretario Delmastro insiste sull’edilizia penitenziaria: può risolvere alcuni problemi, ma non è in grado di spegnere il fuoco negli istituti. Un primo passo? Aumentare i giorni di sconto. Non può prevalere la logica del “buttiamo via la chiave”. Di nuovo in agitazione ieri il carcere minorile milanese Beccaria, con agenti finiti all’ospedale. E a poco valgono le parole dello storico cappellano, oggi 84enne, Gino Rigoldi, che si sgola a spiegare come per rieducazione non si può intendere l’imbottire i ragazzi di psicofarmaci, che inducono assuefazione e poi crisi di astinenza e comportamenti violenti. Spiega quel che è inevitabile, da riformatore. Uno più vicino al “codice Gozzini” e alle riforme degli anni 70 e 80 del Novecento che al codice Rocco del Ventennio fascista. Sorvegliare e punire - come dissero Montesquieu e poi Foucault - e quindi dare, a ogni azione illecita, una risposta violenta irrazionale e disumana come il carcere, oppure ricucire lo strappo con la società operato dal comportamento illegale attraverso il trattamento che riporti alla ricostruzione della persona? Persino attraverso la detenzione in cattività? Sono due visioni opposte, e le risposte non coincidono necessariamente - in politica - con destra e sinistra.
La vergogna dei bimbi detenuti, sono 23 in tutta Italia. Allarme dei Garanti: “Potrebbero aumentare”
di Alessandra Ziniti
La Repubblica, 22 agosto 2024
L’ultimo report sulla presenza dei piccoli in prigione con le madri carcerate. Agosto lo stanno passando dietro le sbarre con le loro madri senza neanche lo svago di quelle ore fuori al nido o all’asilo, in queste settimane d’estate chiusi in prigione. Sono ben 23 i bambini, che, da innocenti, vivono in carcere con le mamme carcerate e - lanciano l’allarme i garanti dei detenuti -potrebbero aumentare soprattutto con l’entrata in vigore delle nuove norme che non escludono più la detenzione per le donne con figli minori di un anno. Ventitré bambini con 19 mamme, reclusi o negli Icam (Istituti a custodia attenuata per detenute madri) o nelle sezioni nido di carceri ordinarie.
di Rita Bernardini*
L’Unità, 22 agosto 2024
La giustificazione è che l’associazione alimenta la destabilizzazione e la rivolta in carcere. Ma come può farlo un gruppo fondato sulla nonviolenza? È un crimine battersi contro l’ergastolo? Un detenuto al 41bis del carcere di Novara ha scritto a Roberto Giachetti raccontandogli cosa gli è capitato quando ha chiesto tramite lettera al fratello, di versare i cento euro per l’iscrizione a Nessuno tocchi Caino. È successo che l’ufficio di Sorveglianza di Novara ha emesso un “decreto di trattenimento” della missiva perché “numerose circolari dipartimentali - ma se ne cita solo una del 2015 - hanno disposto di intercettare tutte le missive in qualche modo afferenti a tale associazione, che è una lega internazionale di cittadini e parlamentari per l’abolizione della pena di morte nel mondo, poiché le stesse potrebbero favorire l’insorgere di proteste da parte della popolazione detenuta compromettendo l’ordine e la sicurezza all’interno dei reparti”.
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