di Stefano Marinelli
ilpost.it, 24 dicembre 2024
“L’inefficacia nel far eseguire i mandati di arresto contro Putin e Netanyahu non dipende dai difetti di un singolo procuratore o di un singolo stato, ma da un difetto strutturale della giustizia internazionale che è priva del potere di far eseguire le proprie decisioni. Ma in anni in cui gravi crimini internazionali vengono perpetrati in maniera manifesta, con i responsabili che ostentano sicurezza per la propria impunità, la giustizia internazionale sta vivendo un’evoluzione silenziosa. La denuncia di violazioni delle regole internazionali, anche quando perpetrate dagli stati più potenti, e il proliferare di strumenti locali per far fronte alle atrocità di regimi e guerre, costituiscono la funzione più realistica e realizzabile della giustizia internazionale nelle condizioni attuali”.
di Elena Molinari
Avvenire, 24 dicembre 2024
“Sono più convinto che mai che dobbiamo abolire l’uso della pena di morte a livello federale”, ha detto il presidente uscente. Tre detenuti rimarranno nel braccio della morte. Un atto finale, e storico, di pietà, e coraggio prima di uscire di scena. Raccogliendo l’appello di papa Francesco e di decine di associazioni religiose, per i diritti umani, di procuratori e di familiari di vittime di omicidio, Joe Biden ieri ha commutato le condanne a morte di 37 dei 40 detenuti nelle carceri federali. La conversione della pena in ergastolo arriva a un mese dal ritorno di Donald Trump, che nel suo primo mandato volle un numero elevato di iniezioni letali, promettendo di fare lo stesso a partire da gennaio.
di Serena Uccello
Il Sole 24 Ore, 23 dicembre 2024
Il nodo irrisolto. Gli interventi governativi non bloccano la crescita dei reclusi che arrivano a 62.427. Da gennaio in 89 si sono tolti la vita, mai così tanti. Boom di minori in cella dopo il Dl Caivano. Mai così tanti negli ultimi dieci anni. Il 2024 si chiude segnando il peggior risultato dal 2013 a oggi per quanto riguarda il numero di detenuti: allora erano 66.028, attualmente sono 62.427 (di cui quasi 10mila in attesa di primo giudizio), a fronte di circa 52mila posti disponibili. Una situazione emergenziale testimoniata dal numero di suicidi in carcere che, nel 2024, è arrivato a 89, il più alto da sempre.
di Bianca Lucia Mazzei
Il Sole 24 Ore, 23 dicembre 2024
Il decreto legge carceri (è il Dl 92/2024) che ha modificato le regole sulla liberazione anticipata è stato varato il 4 luglio quando i detenuti erano 61.480. In quattro mesi, anziché diminuire, sono diventati 62.427, mille in più. “Che il decreto non avrebbe avuto effetto sul sovraffollamento era evidente fin dall’inizio”, dice Monica Amirante, coordinatrice nazionale dei magistrati di sorveglianza (Conams). La liberazione anticipata prevede lo scomputo di 45 giorni ogni semestre di pena scontata per il detenuto che partecipa alla rieducazione. La novità introdotta dal Dl carceri è legarla alla richiesta di benefici, misure alternative e al fine pena.
di Valentina Maglione
Il Sole 24 Ore, 23 dicembre 2024
Di fronte alla crescita della popolazione carceraria, “dobbiamo sfatare il mito che da più carcere venga più sicurezza: il tasso di recidiva di chi fruisce di misure alternative precipita rispetto a quello di chi sconta la pena in carcere. Eppure si continua a pensare di investire in progetti carcerocentrici, con l’idea di costruire nuove prigioni”. Una scelta “irragionevole” secondo Francesco Petrelli, presidente dell’Unione delle Camere penali.
antigone.it
Un report sul 2024. “Il 2024 delle carceri ci sta lasciando drammatici record, quello dei suicidi, quello delle morti in carcere, e una crescita della popolazione detenuta così sostenuta da provocare, già oggi, una situazione di reali trattamenti inumani e degradanti generalizzati. Condizione che abbiamo raccolto in un report che presentiamo oggi, pochi giorni prima dell’appuntamento Giubilare che vedrà Papa Francesco varcare le soglie del carcere di Rebibbia per l’apertura di una delle Porte Sante”. A dirlo è Patrizio Gonnella, presidente di Antigone, in occasione della pubblicazione di un report con i dati principali che l’associazione ha raccolto durante l’anno.
di Giovanni Verde
La Repubblica, 23 dicembre 2024
Se andiamo in giro per il mondo non credo che ci siano molte Carte costituzionali che prevedano l’obbligatorietà. Sta di fatto che dove non si è accecati da furore ideologico si è consapevoli di due evidenze: a) l’esercizio dell’azione presuppone, in primo luogo e necessariamente l’indagine e in un Paese che non sia governato da un occhiuto “grande fratello” o da una “Stasi” di turno, ossia in un Paese che aspiri ad essere qualcosa di simile a uno Stato democratico, un’indagine a tutto campo, che penetri di soppiatto e per lunghi periodi nelle sfere private in base a meri sospetti o a semplici denunce, finisce per essere inevitabilmente il frutto di scelte (saggiamente) discrezionali, mai obbligate; b) conclusa l’indagine, il pubblico ministero non ha certezze da distribuire, ha soltanto da formulare ipotesi fondate sulla previsione che siano ritenute fondate. Anche in questo momento fa scelte che non sono “obbligate”, ma soltanto “ragionevoli”.
di Cosimo Rossi
La Nazione, 23 dicembre 2024
Negli ultimi vent’anni ci sono stati 30mila errori e abusi a livello giudiziario. “Bisognerà pur pensare a risarcire le persone che finiscono nella graticola giudiziaria per anni, perdendo la salute, i risparmi, e magari il posto di lavoro, perché qualche pm non ha riflettuto sulle conseguenze della sua iniziativa avventata”. È quanto propone in un’intervista il ministro di Giustizia, Carlo Nordio. Ma soprattutto il ministro vede la riforma costituzionale della separazione delle carriere (in stile anglosassone) tra magistratura inquirente e giudicante la riforma con “con più possibilità di arrivare in fondo e nei tempi più rapidi”, visto che sono già passati due anni di legislatura senza nessun voto sulle riforme: né la giustizia né il premierato.
di Federico Capurso
La Stampa, 23 dicembre 2024
Vertice oggi a Palazzo Chigi per preparare nuovi trasferimenti a gennaio. Sul tavolo la riforma della giustizia: il testo alla Camera non sarà modificato. Senza sosta, con movimenti automatici, quasi ossessivi, il centrodestra continua a intrecciare il filo della gestione migratoria e quello della giustizia. I due temi si mescolano fino quasi a fondersi l’uno nell’altro, definitivamente saldati dall’ultimo tassello dell’assoluzione di Matteo Salvini nel processo Open Arms: “La giurisdizione è stata usata per condizionare la politica”, dice Giorgia Meloni dalla Lapponia. E annuncia quindi un vertice sui migranti, oggi a Palazzo Chigi, per preparare la campagna d’inverno in Albania. A gennaio, ha fatto sapere la premier ai suoi, i centri di Shëngjin e Gjadër non dovranno più essere vuoti.
ansa.it, 23 dicembre 2024
Il provvedimento è composto da 38 articoli e ne rimangono da affrontare i due terzi, la parte più controversa. Rilievi sono stati esposti anche dal Consiglio d’Europa. Il percorso del ddl sicurezza in Senato si conferma più complesso del previsto per il Governo. Varato dal consiglio dei ministri più di un anno fa, nel novembre del 2023, alla Camera è stato approvato il 18 settembre scorso. Il testo introduce oltre venti tra nuovi reati, innalzamenti di pena o aggravanti e contiene un pacchetto di misure corpose che vanno dal reato di blocco stradale o ferroviario attuato con il proprio corpo, alle norme ‘anti-Ponte’ e ‘anti-Tav’, al contrasto alle occupazioni abusive, all’autorizzazione agli agenti di pubblica sicurezza a detenere e a portare senza licenza armi anche quando non sono in servizio, sino appunto al reato di resistenza passiva nelle carceri e nei Cpr.
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