Bergamo. Fra le detenute in cerca di riscatto: “Dopo due anni in cella, ho rivisto i miei tre figli”
di Donatella Tiraboschi
Corriere della Sera, 24 dicembre 2024
Il vescovo Beschi in visita in via Gleno: “Come Elisabetta, vorrei diceste “no” a cosa non è giusto”. La detenuta più giovane ha 19 anni ed è finita dentro per una rapina, la più anziana ne ha 73. È il sorriso di don Fausto Resmini che segna il percorso nella visita al carcere. Le sue foto si trovano appese un po’ dovunque, sui muri e sulle porte fino all’ingresso della sezione femminile. Le sbarre del portone di ferro, oltre il quale si intravedono le 16 celle, sono addobbate con un festone verde, il colore della speranza, mentre lo stipite della porta del locale che funge da piccola chiesa (una semplice stanza con immagini sacre e sedie) è sormontato da una scritta: misericordia e perdono. Non è la porta santa che Papa Francesco aprirà a Rebibbia tra qualche giorno, ma il significato è lo stesso: credere nella possibilità di riscatto.
Il Resto del Carlino, 24 dicembre 2024
Grazie alla collaborazione tra la Casa di Reclusione di Fermo e le tante associazioni sportive e di volontariato presenti sul territorio e che hanno risposto positivamente all’invito della direzione di prendere parte con le loro iniziative alle attività da proporre ai ristretti per il periodo delle festività natalizie, il Natale è arrivato anche nella Casa di Reclusione di Fermo. Dopo il successo che ha avuto la iniziativa della “Pallina sospesa” patrocinata dal Comune di Fermo, molteplici sono le attività che si stanno svolgendo in questi giorni in favore dei detenuti.
di Alex Corlazzoli
Il Fatto Quotidiano, 24 dicembre 2024
Mogli, figli, mamme, papà, fratelli di persone detenute, dalle nove alle dieci e mezza del 25 dicembre, potranno telefonare in diretta allo 02.33001001 e rispondere ai messaggi di auguri raccolti nelle carceri. A portare il Buon Natale nelle carceri di Bollate, Rebibbia e Lodi quest’anno ci hanno pensato i volontari e “Radio Popolare” che domattina farà da “ponte” tra i detenuti e i parenti che grazie alle frequenze della storica radio milanese potranno scambiarsi gli auguri pur non vedendosi in faccia. Protagonista dell’iniziativa “Fuori di cella” sarà la parola: quella delle persone in cella, registrata nei giorni scorsi con l’autorizzazione delle direzioni; quella di mogli, figli, mamme, papà, fratelli che dalle nove alle dieci e mezza potranno telefonare in diretta allo 02.33001001 per far arrivare i loro messaggi a chi è in stato di detenzione; quella di Patrizio Gonnella e Susanna Marietti, presidente e coordinatrice di Antigone, ma anche conduttori a “Radio Popolare” di “Jailhouse Rock” che saranno in studio per concertare le voci di tutti.
chiesadimilano.it, 24 dicembre 2024
“La cura improbabile” è il toccante documento di un’esperienza straordinaria di incontro e rinascita. Una storia di Natale fuori dagli schemi. Un video per dare voce e visibilità a un progetto unico in Italia: “Emozioni all’Opera”. Promosso dalla Fondazione Sacra Famiglia in collaborazione con l’Associazione In Opera, l’iniziativa coinvolge un gruppo di pazienti psichiatrici e una ventina di detenuti del carcere di massima sicurezza di Milano Opera. Il video, disponibile sul canale YouTube di Fondazione Sacra Famiglia, documenta questa esperienza straordinaria e offre uno sguardo inedito sul potere delle relazioni.
di Ilaria Dioguardi
vita.it, 24 dicembre 2024
Vera Negri Zamagni, storica dell’Economia, ha analizzato per due anni il lavoro della cooperativa sociale nata nell’istituto di pena di Padova. Ne ha tratto un libro per l’editrice Il Mulino. Spiega a Vita: “Dovrebbe essere normale che nelle carceri si dia lavoro alle persone detenute, invece ahimè non lo è. Mi è sembrato importante, con questo mio lavoro, mostrare che si può fare e come si può fare”. La cooperativa sociale Giotto “oggi non esisterebbe, se le persone che ne hanno dato il via nel lontano 1986 non avessero incontrato la figura di un prete straordinario impegnato con la vita fino nel midollo. Si tratta del servo di Dio don Luigi Giussani.
di Ferruccio de Bortoli
Corriere della Sera, 24 dicembre 2024
Il valore della solidarietà italiana è altissimo e sottostimato. È costituito da milioni di persone, volontari, caregivers che ogni giorno fanno qualcosa per gli altri, i più fragili. E, a volte, non ci tengono nemmeno a farlo sapere. Facciamoci un regalo. Non costa nulla. Quale? Un attimo d’attesa. L’Italia ha un grande capitale sociale che non è purtroppo un attivo patrimoniale. Invidiato da altri Paesi più ricchi di noi. Avessimo potuto contabilizzarne gli effetti nella legge di Bilancio - aggredita dalle corporazioni e veicolo di mance e mancette - trascorreremmo un Natale più sereno. Avremmo meno timori nel futuro. Il valore della solidarietà italiana è altissimo e sottostimato. È costituito da milioni di persone, volontari, caregivers che ogni giorno fanno qualcosa per gli altri, i più fragili. E, a volte, non ci tengono nemmeno a farlo sapere.
di Silvia Avallone
Corriere della Sera, 24 dicembre 2024
Ho letto il saggio di Jonathan Haidt dal sottotitolo “Come i social hanno rovinato i nostri figli” e vorrei che in Italia e nel mondo producesse lo stesso casino che ha provocato negli Usa. Erano meno ansiogeni gli anni prima dello smartphone, con il cellulare e Internet sul pc a casa. “Fossero almeno felici! Ma non lo sono: al contrario, sono tristi” mi racconta un’insegnante delle superiori, “non li abbiamo mai visti così tristi prima dell’avvento degli smartphone”. “Tutti gli anni, e sottolineo tutti, si verifica almeno un caso di una ragazza che cambia scuola dopo la diffusione di foto intime sui social” si sfoga una docente delle medie, “e non ti dico i pianti e le angosce per queste chat piene di insulti e derisioni”.
di Francesco Grignetti
La Stampa, 24 dicembre 2024
Il vertice di Palazzo Chigi conferma il piano immigrazione: nuovi trasferimenti a gennaio. Tajani: “Le soluzioni innovative vengono apprezzate”. L’opposizione: “È un fallimento”. Nessun tentennamento sul modello Albania. La premier e l’intero governo ci si giocano la faccia e quindi ieri s’è tenuta una riunione ristretta, prima del Consiglio dei ministri del pomeriggio, per fare il punto e ribadire che quella è la strada. La “soluzione innovativa”, per dirla con le parole di Giorgia Meloni, che non s’è trattenuta dalla soddisfazione nel corso del vertice. “La Cassazione ci dà ragione. Da gennaio ripartiamo con i trasferimenti in Albania. E ora che la competenza sui trasferimenti passa alle corti d’Appello, siamo fiduciosi che le cose miglioreranno”.
di Andrea Fabozzi
Il Manifesto, 24 dicembre 2024
Ci sono molti motivi per cui il governo in carica avrebbe fatto bene a convocare un vertice straordinario l’antivigilia di Natale. Dal crollo della produzione industriale alla dinamica negativa dei salari, dall’aumento della povertà assoluta al disastro della sanità pubblica al record di analfabetismo funzionale tra i paesi industrializzati, non c’è ricerca né dato di esperienza che in questa fine d’anno non stia fotografando i problemi drammatici e urgenti del nostro paese. Ma non è di questi problemi che si sono occupati Meloni e i suoi ministri. Anteponendo ancora la propaganda al governo, sono tornati sui centri di deportazione e detenzione dei migranti in Albania. Un crudele pasticcio che dura da mesi e che non ha prodotto nulla se non sofferenza per qualche decina di migranti, traghettati avanti e indietro dalle celle d’oltremare, e lo spreco di denaro pubblico. Il vertice di ieri dice che il governo intende perseverare nel fallimento.
di Marika Ikonomu
Il Domani, 24 dicembre 2024
La premier ribadisce che i Centri per migranti sono “innovativi”. In assenza di decisioni dei giudici, a gennaio riprendono i trasferimenti. Il governo italiano ci riprova, e fa l’ennesimo tentativo per salvare i centri in Albania, presentati come “soluzione innovativa” per la gestione dei flussi migratori. Forte dell’assoluzione in primo grado di Matteo Salvini nel caso Open Arms e in vista del passaggio di competenza sui trattenimenti dalle sezioni specializzate dei tribunali alle Corti d’appello, la maggioranza ripete a gran voce che il protocollo Italia-Albania funzionerà, che è un modello ed è guardato con interesse da molti stati dell’Unione, e che l’ultima decisione della Cassazione ha dato ragione all’esecutivo.
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