di Valentina Stella
Il Dubbio, 28 dicembre 2024
Dopo il parere negativo sulla riforma, la maggioranza reagisce: “Si rischia un’invasione di campo”. Secondo l’articolo 10 della legge 24 marzo 1958 - n. 195 “Norme sulla costituzione e sul funzionamento del Consiglio superiore della Magistratura” - il Csm “dà pareri al Ministro, sui disegni di legge concernenti l’ordinamento giudiziario”. Ed è quello che si accinge a fare l’8 gennaio quando il plenum voterà tra le due proposte nate in seno alla VI Commissione: la prima contraria alla riforma costituzionale della separazione delle carriere (dei togati Antonello Cosentino, Roberto D’Auria, Roberto Fontana, Eligio Paolini, e del laico in quota Pd Roberto Romboli), la seconda favorevole (del laico in quota Fratelli d’Italia Felice Giuffrè). L’orientamento è quello di approvare la prima proposta con tutti i togati compatti (Mi, Unicost, Area, Md, Indipendenti) insieme ai laici di espressione della minoranza parlamentare.
di Riccardo Lo Verso
livesicilia.it, 28 dicembre 2024
Il 41 bis non può essere applicato senza scadenza. Bisogna valutare l’attuale pericolosità del detenuto anche se ha un cognome pesante. La Corte di Cassazione ha annullato con rinvio il provvedimento con cui il Tribunale di Sorveglianza di Roma ha prorogato il regime del carcere duro per Giovanni Riina, figlio ergastolano del capo dei capi. Giovanni Riina è in carcere da 28 anni per mafia e omicidio, dal 2002 è rinchiuso al 41 bis. Secondo il Tribunale di Sorveglianza di Roma, il secondogenito di Totò Riina merita il regime riservato ai boss più pericolosi. “Pur in assenza di riconoscimento processuale della qualità di capo o promotore della associazione mafiosa - scrivono i magistrati - è stata rappresentata una posizione di ‘sovraordinazione’ del Riina rispetto ad altri sodali”.
di Patrizia Maciocchi
Il Sole 24 Ore, 28 dicembre 2024
Non c’è un obbligo di richiedere informazioni integrative se alla luce dei fatti emerge che non è garantito il rispetto della dignità umana. La consegna di un condannato può essere rifiutata se le autorità dello Stato richiedente non garantiscono, per tutta la durata della detenzione, la possibilità per il carcerato di godere di spazi in linea con i parametri della Convenzione europea dei diritti dell’Uomo. Né esiste un obbligo di richiedere informazioni ulteriori se, da quanto emerge dai dati acquisiti, non ci sono garanzie sufficienti che la persona da consegnare, nell’ambito di un mandato di arresto europeo, sia nella condizione di godere dei tre metri quadrati, al netto degli arredi fissi e “sospesi”, nella cella che gli verrà assegnata. Tre metri che devono diventare quattro nei periodi di esecuzione aperta.
di Jacopo Storni
Corriere Fiorentino, 28 dicembre 2024
Le carceri toscane continuano ad essere sovraffollate e questo costituisce uno dei problemi principali per chi vive e lavora tra le sbarre. L’ultimo rapporto dell’associazione Antigone relativo alla nostra regione riporta numeri chiari: su una capienza regolamentare di 3.162 detenuti, in Toscana sono recluse 3.270 persone. Il tasso di sovraffollamento è dunque del 103 per cento, ma questo dato non tiene in considerazione i tanti posti letto non utilizzabili nei penitenziari toscani: sono infatti 549 i posti non agibili per cause varie. Così il tasso di sovraffollamento reale è molto più alto e sale al 124 per cento.
di Maria Ducoli
La Nuova Venezia, 28 dicembre 2024
Il rapporto di Antigone scatta una fotografia sugli istituti di pena in Italia e in Veneto. A Santa Maria Maggiore tre detenuti si sono tolti la vita: ecco la situazione delle carceri a Venezia. Sempre meno spazio, sempre più detenuti. Nelle carceri italiane si fa fatica a respirare. Secondo Ristretti Orizzonti, sono 88 i suicidi in cella avvenuti in tutt’Italia nel 2024, ben tre nella casa circondariale di Santa Maria Maggiore, a Venezia. “Mai si era registrato un numero così alto, superando addirittura il tragico primato del 2022 che, con 84 casi, era stato fino ad ora l’anno con più suicidi in carcere di sempre”, si legge nel rapporto di Antigone con i dati principali raccolti nel 2024 negli istituti penali.
di Barbara Calderola
Il Giorno, 28 dicembre 2024
Attivisti e amministratori pubblici in visita nel carcere di Monza: 716 detenuti, ma i posti sono 411 “Molti hanno problemi psichiatrici o di droga e non dovrebbero essere rinchiusi in una cella”. Un suicidio e dieci tentativi, 411 posti, 716 detenuti: numeri che raccontano il sovraffollamento del carcere di Monza. Ieri, la visita della più numerosa delegazioni di attivisti e amministratori che sia mai entrata nelle sue celle, “per toccare con mano cosa voglia dire viverci”, dice Roberto Rampi, della segreteria di “Nessuno tocchi Caino”, ex senatore del Pd, in prima linea per la causa dei detenuti. Con lui Sergio D’Elia alla guida del gruppo. Per tutti, “un pugno allo stomaco” fra i tentativi di umanizzare una struttura che non riesce a garantire i diritti costituzionali e la speranza che nasce dall’immagine di papa Francesco che “apre la porta santa del Giubileo a Rebibbia. Il Papa ha scelto l’uomo cattivo - dice D’elia -, un invito alla riflessione per tutti”.
palermotoday.it, 28 dicembre 2024
“La politica del buttate le chiavi per i detenuti non ha funzionato nemmeno quest’anno: i suicidi certificati fra i detenuti sono 88 e 7 fra gli agenti della polizia penitenziaria, un numero record. Ma non sono solo numeri, ci sono nomi e cognomi e nella maggior parte dei casi si tratta di giovani ed immigrati. Pannella definì il carcere discarica sociale e il Papa, in questi giorni, andando controcorrente con la politica che gioisce se un detenuto soffre, apre una seconda porta del Giubileo a Rebibbia e fa appello sul trattamento umanitario e sul principio del recupero della persona”. Lo afferma Pino Apprendi, Garante dei detenuti di Palermo.
di Marina Lomunno
La Voce e il Tempo, 28 dicembre 2024
Chi ha partecipato, nella mattinata di venerdì 20 dicembre, alla Messa di Natale all’Istituto penale minorile “Ferrante Aporti” ha compreso perché proprio qui don Bosco - come scrive nelle “Memorie dell’oratorio” - ha avuto l’intuizione del “sistema preventivo”. “Chi sa, dicevo tra me, se questi giovanetti avessero fuori un amico, che si prendesse cura di loro, li assistesse e li istruisse nella religione nei giorni festivi, chi sa che non possano tenersi lontani dalla rovina o al meno diminuire il numero di coloro che ritornano in carcere? Comunicai questo pensiero a don Cafasso, e col suo consiglio e co’ suoi lumi mi sono messo a studiar modo di effettuarlo”.
di Virginia Piccolillo
Corriere della Sera, 28 dicembre 2024
Palazzo Migliori fu messo a disposizione dei senzatetto alla fine del 2019, per volere di Francesco. Gestito dalla comunità di Sant’Egidio con i volontari, ha accolte e avviate a nuova vita più di 150 persone. L’attesa del Natale: Emilia, la “nonna” di tutti, il muratore romeno, la mamma che inventa Stati. Luciano apre le imposte e il colonnato del Bernini irrompe nella stanza pulita, ordinata, con tre letti dal copriletto blu. Di giorno condivide la libertà dolente e infreddolita con i senza fissa dimora, ma la notte lui una casa ce l’ha. In un palazzetto del Settecento con vista su San Pietro che mostra orgoglioso: “Ti piace?”.
emergency.it, 28 dicembre 2024
Nella notte tra il 28 e il 29 dicembre del 1999, dopo l’ennesimo tentativo di fuga, viene appiccato il fuoco ad alcuni materassi in una camerata, ed è l’inferno. La cella non viene aperta e nel rogo che ne scaturisce muoiono bruciati vivi tre giovani tunisini, altri tre moriranno in ospedale a causa delle ustioni riportate: Rabah, Nashreddine, Jamel, Ramsi, Lofti e Nasim. Sono passati 25 anni dalla strage del centro di detenzione amministrativa di Trapani. Le prime di una lunga serie di morti tragiche avvenute all’interno dei vari centri per i rimpatri forzati sparsi per l’Italia.
- Migranti. Mediatore curdo libero dopo 7 mesi: era accusato di essere prestanome di un boss turco
- Migranti. Mediatore curdo libero dopo 7 mesi: era accusato di essere prestanome di un boss turco
- Non cadiamo nella trappola dell’odio
- Cecilia Sala arrestata in Iran, è in isolamento senza sapere perché
- Iran. La prigione di Evin è un simbolo del regime iraniano









