di Elisa Calessi
Libero, 28 dicembre 2024
Il ministro della Giustizia: “Il Papa guarda alle coscienze. Un indulto incondizionato sarebbe inutile. Tre mosse per ridurre i carcerati. Servono anche pene alternative”. “Amnistia e indulto” non sono la strada per risolvere i problemi delle carceri, a partire dal sovraffollamento ormai strutturale. Questi atti di clemenza, spiega a Libero il ministro della Giustizia Carlo Nordio, che ha accompagnato il Papa al carcere di Rebibbia, durante la cerimonia di apertura della Porta Santa, “sono plausibili come segno di forza e di magnanimità, ma se vengono interpretati come provvedimenti emergenziali svuota-carcere sono manifestazioni di debolezza”.
di Luca Fazzo
Il Giornale, 28 dicembre 2024
Dopo il monito del Papa, così il viceministro della Giustizia: “Va limitata la carcerazione preventiva”. “Questo è il primo governo che si occupa seriamente di carceri. Nel 2015 ci fu un richiamo da parte del Papa che ebbe come risposta un assordante silenzio da parte dei governi di sinistra: noi, sul monito di Papa Francesco, invece rifletteremo ed agiremo”: parola di Francesco Paolo Sisto. A ventiquattr’ore dalla visita di Bergoglio nel carcere di Rebibbia è il viceministro della Giustizia a raccogliere dall’interno del governo il grido di dolore lanciato dal Papa aprendo la seconda “porta santa” del Giubileo. Un solo distinguo, ma rilevante, dalle richieste del Pontefice: di amnistia non si parla.
di Stefano Anastasìa
L’Unità, 28 dicembre 2024
“È un bel gesto quello di spalancare, aprire: aprire le porte” dice Papa Francesco davanti alle detenute e ai detenuti, agli operatori e alle autorità intervenute all’apertura della seconda Porta Santa dell’anno giubilare, nel carcere romano di Rebibbia nuovo complesso. Nelle parole del Papa, “aprire le porte” significa aprire i cuori alla speranza: “i cuori chiusi, quelli duri, non aiutano a vivere. Per questo, la grazia di un Giubileo è spalancare, aprire e, soprattutto, aprire i cuori alla speranza”. Non ci sono chiavi da buttare nella Chiesa del Pontefice che ha cancellato l’ammissibilità della pena di morte dalla dottrina ecclesiastica e che ha detto che “l’ergastolo non è la soluzione dei problemi, ma un problema da risolvere”. Non ci sono chiavi da buttare nell’insegnamento di Bergoglio perché la persona non è il suo reato.
di Marco Perduca
huffingtonpost.it, 28 dicembre 2024
Tanto rumore che ha generato il nulla legislativo di questi tanti anni. La lamentazione sulle carceri è ormai diventata una pappa talmente tanto riscaldata che anche chi continua a propinarla la vive come un inevitabile automatismo da cui, per educazione, immagine o “empatia”, non può sfuggire, ma che a nulla serve. Sono anni che la politica si straccia le vesti di fronte al sovraffollamento strutturale di cui è causa. E non passa giorno senza che l’ultimo arrivato lanci l’ennesimo appello affinché le cose finalmente cambino perché è “intollerabile”, “oltraggioso”, “insostenibile”, “barbaro” eccetera. “Una situazione del genere è indegna di un paese democratico”.
di Carmelo Palma
linkiesta.it, 28 dicembre 2024
Un tempo il ministro della Giustizia era favorevole alle pene alternative, a limitare la custodia cautelare e perfino a provvedimenti di indulto e amnistia. Ma in realtà è un giurista reazionario, come tanti a destra e sinistra, per cui la giustizia penale è solo la continuazione della politica con altri mezzi. Accogliendo il 26 dicembre a Rebibbia Papa Francesco, il ministro della Giustizia avrà pensato a quante rognose polemiche si sarebbe portata appresso questa corvée post-natalizia da portinaio delle galere, su cui comanda come incontrastato podestà il suo sottosegretario e superiore politico Andrea Delmastro Delle Vedove. Se l’è cavata con due battute, che avrebbe potuto sottoscrivere pure Fofò Bonafede, sulla necessità di portare in carcere sport e lavoro, arte e cultura. Neppure mezza frase sull’opportunità di portare fuori dal carcere un po’ di detenuti, condannati ad aspettare un fine pena più o meno prossimo in condizioni di cattività bestiale, e di non stiparvi migliaia di innocenti in attesa di giudizio, destinati a gonfiare il conto e le spese delle ingiuste detenzioni.
di Mario Lancisi
Corriere Fiorentino, 28 dicembre 2024
Qualche giorno prima di essere consacrato nuovo arcivescovo di Firenze, il 24 giugno scorso, Gherardo Gambelli si è recato a Sollicciano a salutare i detenuti di cui era cappellano. Un saluto, il dono di una bibbia, molti abbracci. E sull’emergenza carceraria, intervistato dal Corriere Fiorentino, disse: “Serve investire sulle misure alternative, anche per diminuire il sovraffollamento delle carceri. Se non vengono attuate queste misure, è forse anche perché esiste un pregiudizio verso queste persone, ma non può esistere solo la giustizia vendicativa, serve anche quella ripartiva”.
di Cesare Burdese
L’Unità, 28 dicembre 2024
Ho visitato di recente la Casa circondariale La Dogaia di Prato in compagnia di esponenti di Nessuno tocchi Caino, avvocati della Camera penale, rappresentanti delle istituzioni locali e persone impegnate in attività di volontariato in carcere. Non tornavo a Prato dal 1988, quando ero stato al Centro per l’Arte Contemporanea Luigi Pecci, reduce da un convegno sul rapporto del carcere con la città, alla presenza del grande architetto toscano Giovanni Michelucci ed esponenti della Fondazione che porta il suo nome.
di Associazione Italiana dei Professori di Diritto Penale*
Il Dubbio, 28 dicembre 2024
L’Associazione Italiana dei Professori di Diritto Penale (Aipdp) e l’Associazione tra gli Studiosi del Processo Penale “G. D.” Pisapia (Aspp), letto il report sui suicidi in carcere predisposto dal Garante nazionale dei diritti delle persone private della libertà personale, aggiornato al 20 dicembre 2024, esprimono il proprio sconcerto per la sempre più allarmante realtà delle carceri italiane e richiamano l’attenzione della società civile e delle istituzioni su un prioritario problema di civiltà giuridica e di tutela dei diritti fondamentali nel nostro Paese.
di Mauro Gentile
La Voce e il Tempo, 28 dicembre 2024
Sono 86 caselle sottolineate con un pennarello rosso e indicano le giornate nelle quali una persona detenuta in una delle carceri italiane si è tolta la vita, mentre le sette segnate in blu ricordano le date in cui a suicidarsi è stato un agente della polizia penitenziaria. È il tragico calendario dell’anno che si sta concludendo con cui si chiudono le pagine del dossier “Morire di carcere - raccolta di riflessioni sui suicidi in carcere 2024”.
di Marco Pelissero
Il Riformista, 28 dicembre 2024
La riforma che dimentica la Costituzione e abbraccia il Codice Rocco. Una costante delle scelte di politica criminale in tema di sicurezza pubblica è costituita dall’inasprimento del trattamento sanzionatorio dei reati commessi a danno di soggetti esercenti funzioni pubbliche. In questa direzione va il recente disegno di legge in materia di sicurezza pubblica. Per comprendere il senso delle scelte che il Parlamento si appresta ad approvare (il testo, approvato dalla Camera dei deputati, è ora all’esame del Senato), è necessario fare un passo indietro e collocare le norme che si vogliono introdurre entro una chiara linea di sviluppo.
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