di Serena Sileoni
La Stampa, 3 gennaio 2025
In un bell’articolo di fine anno su questo giornale, Elsa Fornero ha proposto come obiettivo irrinunciabile per il 2025 quello di ricostruire un po’ più di “senso dello Stato” inteso come consapevolezza di un interesse collettivo superiore e convergente con gli interessi personali. Quel senso dello Stato diffuso negli anni del boom economico che sono oggetto di un recente libro di Nicola Rossi, “Un miracolo non fa il santo”, da cui muove l’articolo di Fornero. In effetti, il “miracolo” fu dovuto a una serie di condizioni finanziarie e giuridiche ma anche a una forza morale propria di chi aveva visto e vissuto l’abisso e da esso voleva riemergere. Secondo la professoressa, è il fatto che esso venne meno ad aver impedito il protrarsi di quella felice stagione di crescita e sviluppo.
di Luigi Ciotti
lavialibera.it, 3 gennaio 2025
Il tema è grave e valica i confini nazionali. L’equilibrio tra governo e magistratura saprà impedire alle democrazie populiste di trasformarsi in oligarchie autoritarie? Correva l’anno 1966. A Torino, insieme a un gruppo di amici, muovevo i primi passi nel mondo dell’impegno sociale e, sebbene non fossi particolarmente appassionato di musica, ricordo questo grande successo che passava su tutte le radio: Nessuno mi può giudicare. Lo cantava una giovane donna bionda dall’aria ribelle, e si può intuire quanto piacesse alle ragazze e ai ragazzi cosiddetti “sbandati” che incontravamo nelle periferie difficili della città. Oggi un’altra immagine si sovrappone a quei ricordi giovanili. C’è un’altra donna bionda che intona lo stesso ritornello, con ritmo incalzante ma senza l’ausilio della musica. E intorno a lei, al posto dei ragazzini, vedo adulti in giacca e cravatta che le fanno eco proprio su quella frase “nessuno mi può giudicare”.
di Vittoria Melchioni
Corriere di Bologna, 3 gennaio 2025
La storia esemplare di Avvocato di strada, l’associazione che dà consulenza legale ai clochard, i figli, il ruolo della moglie, le prime esperienze, i progetti per il futuro. Così l’avvocato Antonio Mumolo ha provato a cambiare il mondo. “Non esistono cause perse”, questo è il motto di Antonio Mumolo, avvocato brindisino, ma bolognese di adozione, classe 1962, fondatore di “Avvocati di strada”, l’organizzazione di volontariato che mette a disposizione dei senzatetto assistenza legale gratuita. Inserito nella lista dei personaggi emiliano-romagnoli più influenti del 2024, ha da poco ottenuto una grande vittoria: l’approvazione da parte del Parlamento di una legge sull’assistenza sanitaria alle persone senza fissa dimora.
di Paolo Lambruschi
Avvenire, 3 gennaio 2025
La tomba liquida dei bambini. Questa è diventata da anni la rotta migratoria del Mediterraneo centrale, tornata drammaticamente d’attualità a cavallo tra la fine del 2024 e primi giorni del nuovo anno. Negli almeno due naufragi accertati tra Lampedusa e la Tunisia si contano almeno quattro bambini dispersi in mare, i sommersi. Mentre i numeri e i volti dei 33 salvati dalla nave della società civile Resq-People Saving People confermano che una persona su quattro circa è un minore non accompagnato. Secondo l’Unicef, tra i 1.700 morti e dispersi nel 2024 solo sulla rotta del Mediterraneo centrale spiccano centinaia di bambine, bambini e adolescenti perché una persona ogni cinque di tutte quelle che migrano attraverso il Mare nostrum sono minorenni in fuga, da soli o con la famiglia, da conflitti violenti e povertà.
di Vitalba Azzollini*
Il Domani, 3 gennaio 2025
Secondo la maggioranza di governo, i giudici avrebbero dato ragione al governo sui paesi sicuri. Le decisioni della Corte dicono altro, riconoscendo ciò che l’esecutivo ha sempre negato, cioè che i giudici possano sindacare la legittimità dell’inserimento di un paese nella lista di quelli sicuri. Dopo che la Cassazione, il 19 dicembre scorso, pronunciandosi sulla questione pregiudiziale sollevata dal tribunale di Roma, aveva affermato che spetta al governo redigere la lista dei paesi sicuri, esponenti della maggioranza avevano esultato, sostenendo che la Corte avesse dato ragione al governo. E hanno proseguito il 30 dicembre scorso, dopo che l’ordinanza interlocutoria con cui la stessa Corte ha ribadito il medesimo principio, sospendendo il giudizio sui ricorsi presentati dal Viminale contro le prime mancate convalide del trattenimento di migranti in Albania, in attesa della pronuncia della Corte di Giustizia dell’Unione europea su questioni pregiudiziali pendenti. Ma gli Ermellini hanno davvero dato ragione al governo?
di Luigi Manconi
La Repubblica, 3 gennaio 2025
Sul caso di Cecilia Sala entra in gioco la sovranità italiana e la tutela dei cittadini. Per avere un’idea, la più autentica e concreta possibile, di cosa siano i diritti umani, la loro mancata applicazione e la loro sistematica violazione, si provi a pensare di trascorrere un giorno e una notte nella cella di quel carcere di Evin, in Iran, dove Cecilia Sala è reclusa dal 19 dicembre scorso. E si immagini di dormire, sempre che dormire sia possibile, sulla nuda terra; e di essere privati dei beni di prima necessità, come gli occhiali da vista. E ancora si immagini di precipitare in un incubo inquisitorio dominato dall’insensatezza.
di Ermes Antonucci
Il Foglio, 3 gennaio 2025
Si fa strada l’ipotesi di un intervento diretto del ministro della Giustizia Carlo Nordio sul caso della prigionia di Cecilia Sala in Iran. Secondo le norme italiane, infatti, il Guardasigilli può ordinare in qualsiasi momento la revoca della misura cautelare di un detenuto in attesa di estradizione. Ci si riferisce ovviamente a Mohammad Abedini, il cittadino iraniano arrestato in Italia, tre giorni prima della cattura di Sala a Teheran, su richiesta degli Stati Uniti che ne chiedono l’estradizione. Ieri l’ambasciata d’iran a Roma ha confermato indirettamente che Sala è stata catturata per ritorsione per il fermo di Abedini, in un’ottica di scambio di prigionieri. Abedini, ingegnere di 38 anni, è accusato dagli Stati Uniti di aver fornito al regime iraniano componenti per i droni utilizzati per uccidere tre militari americani in Giordania all’inizio di quest’anno.
di Aldo Premoli
huffingtonpost.it, 3 gennaio 2025
Si avvicina il giorno dell’insediamento ufficiale di Donald Trump alla Casa Bianca. Molte cose cambieranno. Altrettante no. È sempre stato così ovunque esista uno Stato democratico: annunci, minacce e promesse urlati durante campagne elettorali, ovunque ancora esista uno Stato democratico incontrano istituzioni che svolgono il ruolo di salvaguardia loro assegnato. Così accade che il Metropolitan Museum di New York tra le più importanti istituzioni culturali degli Stati Uniti dedichi una mostra al lavoro di un ex detenuto.
di Massimo Gaggi
Corriere della Sera, 3 gennaio 2025
La Breed ha capito troppo tardi che anche per i progressisti californiani c’è un limite alla tolleranza: esasperati dalla moltiplicazione delle tendopoli di homeless, dei furti, dalla vendita di droghe pesanti in veri mercati all’aperto, hanno scelto un non politico deciso a spazzare via mercati illegali e tendopoli. San Francisco, capitale dell’America progressista dove alle elezioni solitamente si sfidano candidati democratici di varie tendenze, data l’irrilevanza dei repubblicani, e dove fin qui ha regnato una mentalità permissiva, erede della controcultura hippy degli anni Sessanta, cambia rotta: tra quattro giorni London Breed, prima donna nera sindaco della metropoli della West Coast, lascerà l’incarico.
di Davide Vari
Il Dubbio, 2 gennaio 2025
Il Capo dello Stato, con il suo solito garbo istituzionale, ha rotto il silenzio sulle condizioni delle nostre carceri. Sergio Mattarella, con il suo solito garbo istituzionale, grazie al quale sa affondare il colpo senza mai alzare i toni, ha rotto il silenzio sulle condizioni delle nostre carceri. Ha detto quello che da anni fingiamo di non sapere, ovvero che le nostre carceri sono fuori dalla Costituzione. “Abbiamo il dovere di osservare la Costituzione che indica norme imprescindibili sulla detenzione in carcere. Il sovraffollamento vi contrasta e rende inaccettabili anche le condizioni di lavoro del personale penitenziario”, ha spiegato il capo dello Stato. “I detenuti - ha poi detto - devono potere respirare un’aria diversa da quella che li ha condotti alla illegalità e al crimine. Su questo sono impegnati generosi operatori, che meritano di essere sostenuti”. Ma sia chiaro, le parole capo dello Stato non possono essere lette solo come una denuncia contro la politica di questo governo, che sul carcere gioca a fare il duro; no, le sue parole sono rivolte anche alle opposizioni che di fronte all’ondata di suicidi si limita a sussurrare parole di circostanza.
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