di Franco Insardà
Il Dubbio, 30 agosto 2024
Il vertice della magistratura requirente umbra prosegue il suo report sulle carceri. Mentre sul tema l’Anm è divisa. “Bisogna vedere, bisogna starci, per rendersene conto”. Lo diceva Pietro Calamandrei alla Camera il 27 ottobre 1948, in un intervento sulle carceri, ripreso nell’introduzione al numero 3 del marzo del 1949 della rivista Il Ponte, che titolò “Bisogna aver visto”. E in questi giorni il procuratore generale di Perugia, Sergio Sottani, ha “voluto vedere” la condizione delle carceri umbre. Dopo aver visitato i penitenziari di Orvieto, Spoleto e Terni, ieri è stato a Perugia. Purtroppo le parole di Calamandrei sono rimaste inascoltate per anni, fatta eccezione per l’infaticabile lavoro di Marco Pannella e dei radicali. Un’azione nella quale lo spirito radicale è riuscito a coinvolgere sempre di più esponenti di varie forze politiche, che hanno varcato i cancelli delle prigioni per rendersi conto di quali fossero le condizioni di detenzione. Quest’anno, nel periodo di Ferragosto, abbiamo assistito a dei veri e propri tour dei parlamentari, con Forza Italia che ha affiancato il Partito radicale nelle sue consuete visite.
di Mauro Ungaro
voceisontina.eu, 30 agosto 2024
Con il via libera definitivo ottenuto alla Camera dei Deputati ad inizio mese è divenuto legge il cosiddetto “Decreto carceri”. Un’approvazione giunta in un periodo particolarmente difficile per la realtà carceraria italiana che ha dovuto fronteggiare negli ultimi mesi numerose proteste e rivolte in tutto il Paese. Ne abbiamo parlato con l’arcivescovo Carlo Redaelli anche nella sua veste di Presidente della Commissione episcopale della Cei per il servizio della carità e della salute e della Caritas nazionale.
di Valentina Stella
Il Dubbio, 30 agosto 2024
L’uomo aveva chiesto di vedere la salma del fratello e di poter consolare la madre, ma il magistrato non ha risposto. È davvero paradossale che il presidente del Collegio del Garante dei diritti delle persone private della libertà personale, Felice Maurizio D’Ettore, non abbia potuto ricevere l’ultimo saluto da suo fratello Pasquale, detenuto a Catanzaro. Solo ieri è emersa questa assurda storia, confermata dall’avvocato Eugenio Minniti. D’Ettore è scomparso prematuramente a 64 anni per un aneurisma aortico il 22 agosto a Locri, dove si era recato in visita all’anziana madre. La sera del 23 agosto, l’avvocato di Pasquale D’Ettore ha presentato un’istanza per permettergli di visitare la madre, sconvolta dal dolore, e per vedere la salma del fratello in ospedale. Rispetto a quanto riportato da alcuni organi di stampa, la richiesta non includeva la partecipazione ai funerali, che si sono svolti il 26 agosto, alla presenza del ministro Nordio, dei sottosegretari Ferro e Andrea Delmastro, del responsabile dell’organizzazione di Fratelli d’Italia Donzelli, nonché di assessori regionali e sindaci della zona.
di Giulia Poetto
La Stampa, 30 agosto 2024
Non una missione, ma una scelta strategica che ha ricadute positive per tutti: questo proverà a spiegare a Cuneo la seconda edizione di “Art. 27 Expo” che mette in vetrina l’economia generata dai penitenziari italiani. Fare impresa in carcere non solo abbatte il rischio di recidiva, ma conviene. Alle imprese, ai detenuti, alla società civile che, ancora troppo spesso, a quello che succede dentro non si interessa se non per l’indignazione - tanto automatica, quanto effimera - per i disordini e le rivolte in carcere. Che fare impresa in carcere non sia una missione, ma una scelta strategica che ha ricadute positive per tutti i suoi attori, proverà a spiegarlo in via Roma a Cuneo da venerdì 6 a domenica 8 settembre la seconda edizione di Art. 27 Expo, la manifestazione fieristica per la vendita e il racconto delle produzioni carcerarie promossa dalla cooperativa sociale cuneese Panaté Glievitati, che realizza prodotti da forno, in carcere e non, con l’impiego di detenuti.
di Gianfranco Locci
La Stampa, 30 agosto 2024
Il 60enne sardo assolto a gennaio dopo la revisione del processo: “Oggi mi godo i piccoli momenti di vita ritrovata. Che emozione l’incontro col Papa. I risarcimenti? Tempi lunghissimi, lo Stato mi ha lasciato senza niente”. Beniamino Zuncheddu era stato condannato all’ergastolo con l’accusa di essere l’autore della “strage di Sinnai”, dove vennero assassinati tre pastori nel gennaio 1991. “Quanto mi è mancata una birra con gli amici”. L’umore è buono, l’affetto dei compaesani fa miracoli. “La cosa bellissima è che tutti sanno chi sono e mi vogliono bene, mentre io non conosco più nessuno”. D’altronde, Beniamino Zuncheddu è mancato dalla sua Burcei per 33 anni. Un’eternità. Condannato all’ergastolo con l’accusa di essere l’autore della “strage di Sinnai”, dove vennero assassinati tre pastori nel gennaio 1991, quest’uomo oggi 60enne è stato assolto lo scorso 26 gennaio per non aver commesso il fatto, dai giudici della Corte d’Appello di Roma, al termine del processo di revisione.
di Massimo Donini
L’Unità, 30 agosto 2024
Vorrei capire perché è delitto omettere un atto dell’ufficio che vada compiuto senza ritardo in alcuni settori della p.a., giustizia, igiene e sanità, sicurezza pubblica, ordine pubblico (art. 328, co.1, c.p.). Omettere senza volontà di recar danno, anzi anche se un danno non c’è. Omettere in modo anche non intenzionale o finalizzato. E perché, invece, se si costruisce un atto della p.a., un provvedimento, allo scopo di danneggiare un terzo o di favorirlo illecitamente e si cagiona in tal modo intenzionalmente un danno, questo è penalmente lecito, dopo l’abrogazione dell’abuso. Attenzione: se chi omette vuole danneggiare un privato o un terzo è già esente da pena, ma gli “conviene” che sia così, perché ciò rientrerebbe nell’area protetta dell’abuso d’ufficio. Bisogna omettere dannosamente per essere liberi da vincoli penali. Invece, se si omette solo per disobbedienza, scatta il delitto.
di Errico Novi
Il Dubbio, 30 agosto 2024
In ribasso le politiche securitarie, resta solo la riforma della magistratura, evocata spesso da Salvini come “vendetta”. Ma la bandiera sulle “carriere” è di Tajani. C’è un protagonismo di Forza Italia. C’è la forza - e il potere - di Giorgia Meloni. E poi c’è la Lega. Sempre più in rincorsa e in affanno, rispetto agli alleati. Vale per tutti gli ambiti dell’agenda politica, e la fatica nel parare gli attacchi sull’unico dossier immediatamente riconducibile al Carroccio, l’autonomia, lo conferma. Naturalmente l’affanno e lo svantaggio rispetto ai partner di governo riguarda anche, e in modo sempre più chiaro, la giustizia. Sui temi principali della politica giudiziaria, dalla separazione delle carriere al carcere, e alla riforma penale appena entrata in vigore, incluso l’addio all’abuso d’ufficio, il partito di Matteo Salvini non pare mai davvero protagonista.
di Micol Maccario
Il Domani, 30 agosto 2024
Il più importante strumento internazionale, giuridicamente vincolante, per la prevenzione e il contrasto della violenza di genere è entrato in vigore ad agosto 2014: ecco cosa prevede e chi l’ha sottoscritta (in alcuni casi, senza poi ratificarla). Focus sull’Italia: tra poche case rifugio, centri antiviolenza sotto-finanziati, reddito di libertà insufficiente e mancanza di educazione sessuo-affettiva nelle scuole, le criticità sono ancora moltissime. Dieci anni fa entrava in vigore il più importante strumento internazionale per la prevenzione e il contrasto della violenza contro le donne: la Convenzione di Istanbul. È stata adottata dal Consiglio d’Europa l’11 maggio 2011 e, dopo essere stata ratificata da dieci stati, è diventata ufficiale il primo agosto 2014.
di Roberto Greco
Quotidiano di Sicilia, 30 agosto 2024
Ogni anno più di cento persone muoiono dietro le sbarre. Intervista a Pino Apprendi, Garante comunale dei detenuti di Palermo: “Oltre ai suicidi, spesso citati, sono trascurate le morti per assenza di cure”. È in corso una strage silenziosa che si sta consumando quotidianamente nel nostro paese. Se ne parla troppo poco e il più delle volte non se ne conoscono i dettagli. È quella che riguarda le persone detenute nelle strutture penitenziarie italiane. Si calcola che in media, in Italia, ogni anno muoiono prematuramente più di cento persone dietro le sbarre. Interviene al QdS Pino Apprendi, garante comunale per i diritti delle persone detenute della città di Palermo.
di Marco Barzelli
Il Messaggero, 30 agosto 2024
“Stava male, ma lo hanno lasciato solo”. Il 35enne di Ceccano si è tolto la vita un anno fa nell’istituto penitenziario di Frosinone, il ricordo di parenti e amici. La famiglia vuole giustizia. Antonio Di Mario, 35enne di Ceccano, è morto suicida nel carcere di Frosinone esattamente un anno fa. La sorella Laura continua la sua battaglia giudiziaria per il riconoscimento del concorso di colpa del sistema penitenziario. Venerdì 13 settembre si terrà l’udienza preliminare per l’emanazione del provvedimento sulla richiesta di archiviazione del procedimento da parte del pubblico ministero. Quel suicidio, però, è un “gesto preannunciato” secondo la perizia di parte voluta dall’avvocato Marco Maietta per conto della sua assistita. “Il pm ha solo confermato le circostanze di morte - dichiara Laura Di Mario - ma lui non doveva stare solo in cella e doveva essere assistito per via dei noti problemi di dipendenza e disagi psichiatrici. Non rispondono alle nostre domande. Temo che lo Stato non ammetterà le proprie responsabilità”.
- Venezia. Celle sovraffollate e calde, in carcere ventilatori solo per chi può pagarli
- Torino. “Lavorare su percorsi di reinserimento”, il ministro Zangrillo visita il carcere Lorusso e Cutugno
- Messina. Luci e ombre del carcere di Gazzi: la visita di una delegazione della Camera penale
- Ferrara. La Camera Penale in visita al carcere: perplessità per il nuovo padiglione
- Bari. “Spazi umidi e per troppi detenuti, solo quattro operatori ad assisterli”











