di Luca Sofri
ilpost.it, 2 gennaio 2025
Nella cella di isolamento della prigione iraniana di Evin dorme sul pavimento, non ha contatti con nessuno e il pacco che secondo la Farnesina che le era stato consegnato non è mai arrivato. La giornalista italiana Cecilia Sala è sottoposta a un regime di carcere duro nella prigione iraniana di Evin. Dorme sul pavimento con due coperte, una per coprirsi e una sotto. Nella cella non c’è nulla, nemmeno una brandina, soltanto un faro sempre acceso. È in regime di isolamento completo da quattordici giorni e questo vuol dire che non ha contatti con nessuna persona e ha visto soltanto l’ambasciatrice italiana in Iran, Paola Amadei, per trenta minuti.
di Antonio Polito
Corriere della Sera, 2 gennaio 2025
Si chiama “habeas corpus” (letteralmente: “abbi il tuo corpo”), ed è uno dei principi cardini della civiltà giuridica dell’Occidente: protegge l’inviolabilità personale dalla detenzione arbitraria. Alle nostre coscienze ripugna l’idea che una persona possa esser sbattuta in una cella senza conoscerne la motivazione, senza che le sia stato contestato un reato, e quindi senza alcuna possibilità di difendersi. Soprattutto se è una giovane donna di cui tutti, carcerieri compresi, conoscono la semplice e onesta missione professionale: raccontare il mondo a chi non può andare a vederlo di persona.
agenziavista.it, 1 gennaio 2025
“Rispetto della dignità di ogni persona, dei suoi diritti. Anche per chi si trova in carcere. L’alto numero di suicidi è indice di condizioni inammissibili. Abbiamo il dovere di osservare la Costituzione che indica norme imprescindibili sulla detenzione in carcere. Il sovraffollamento vi contrasta e rende inaccettabili anche le condizioni di lavoro del personale penitenziario. I detenuti devono potere respirare un’aria diversa da quella che li ha condotti all’illegalità e al crimine”. Lo ha detto il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella nel discorso di fine anno.
di Gianni Vigoroso
ottopagine.it, 1 gennaio 2025
Il monito di Gennarino De Fazio, segretario generale della Uil-Pa Polizia penitenziaria. "Ringraziamo il Capo dello Stato, Sergio Mattarella, particolarmente per le sue parole sul sistema carcerario che ha pronunciato durante il tradizionale discorso di fine anno. Ancora una volta il presidente della repubblica ha richiamato le condizioni inammissibili delle nostre prigioni, caratterizzate specialmente da un sovrappopolamento detentivo prossimo a 16mila reclusi oltre la capienza e da una penuria negli organici della polizia penitenziaria di oltre 18mila unità. Ben 89 sono stati i suicidi di ristretti nell’anno che si chiude, mai così tanti, cui bisogna aggiungere 7 appartenenti alla Polizia penitenziaria che, altresì, si sono tolti la vita. Oltre 240 sono stati i decessi totali, due gli omicidi, più di 3.500 le aggressioni alla polizia penitenziaria, molteplici le evasioni, non si contano le risse, i traffici illeciti, gli stupri, le violenze. Numeri impietosi che restituiscono un quadro oggettivo della drammaticità e della disfunzionalità di prigioni diffusamente illegali e che non assolvono a nessuno degli scopi a esse assegnati né tanto meno alle finalità delle pene sancite dall’art. 27 della Carta costituzionale”.
di Luciano Eusebi*
Il Riformista, 1 gennaio 2025
Soffermiamoci in primo luogo sull’idea di ergastolo, tralasciando, cioè, i profili delle sue (più o meno effettive) mitigazioni. Si tratta di verificare, dunque, quale modello della risposta al reato esprima l’ergastolo e come esso si collochi nella prospettiva della prevenzione. Appare utile muovere da un presupposto: il reato, in quanto fatto storico, è irrimediabile. Si tratta, peraltro, di una caratteristica della condizione umana, nel cui ambito nulla torna indietro. Rispetto al reato potrà essere possibile una qualche riparazione dell’offesa, come potrà darsi il promuovere la revisione critica, e la modificazione, delle condotte che l’abbiano prodotto: fino a una ricomposizione dei rapporti personali e sociali che abbia incrinato. Tutte cose le quali, comunque, guardano in avanti. Dopo una frattura dei suddetti rapporti, ciò che può risultare proficuo è solo l’attivare qualcosa di opposto rispetto alla logica che le soggiace.
di Domenico Pulitanò*
Il Riformista, 1 gennaio 2025
È difendibile, come pena edittale massima, la pena dell’ergastolo? La Corte costituzionale (sentenza n. 264/1974) ha riconosciuto la legittimità della previsione della pena a vita, additando condizioni e limiti. È stata dichiarata illegittima per i minorenni (sentenza n. 168/1994). Assumo l’interpretazione della Corte costituzionale a premessa giuridica di riflessioni di politica del diritto. Venticinque anni fa avevo condiviso, come componente della Commissione presieduta dal prof. Carlo Federico Grosso, la quasi unanime proposta di abolizione dell’ergastolo. In tempi recenti ho più volte espresso una posizione favorevole al mantenimento dell’ergastolo come pena edittale, pur condividendo la presa d’atto delle criticità del fine pena mai, e l’idea del diritto alla speranza (la possibilità di un fine pena) per tutti i condannati.
di Andrea Pugiotto*
Il Riformista, 1 gennaio 2025
L’ergastolo gode di ottima fama. L’opinione pubblica è convinta che, di fatto, non esista più nel nostro ordinamento, lamentandosene. I media, vecchi e nuovi, ne invocano l’applicazione ad ogni delitto efferato. Gli elettori nel 1981 si rifiutarono di abolirlo, mentre nel 2013 i Radicali non trovarono 500.000 firme per riproporne l’abrogazione referendaria. Nel nome delle vittime (ora di femminicidio), lo si ritiene l’unica punizione adeguata. Il governo Meloni, con il suo primissimo decreto legge, ha voluto salvarne la variante più estrema, quella ostativa. Il sottosegretario alla Giustizia Ostellari è favorevole ad estenderlo ad altre, più numerose fattispecie di reato. Gode anche di ottima salute, a giudicare dalle cifre disponibili (cfr. Susanna Marietti, “L’ergastolo in Italia non esiste”. I numeri di un pregiudizio, in Aa.Vv., Contro gli ergastoli, Futura, 2021, 93 ss.). Infatti l’ergastolo esiste in Italia più di quanto non esista mediamente in Europa.
di Davide Vari
Il Dubbio, 1 gennaio 2025
Polemiche per la decisione della Cassazione sul 41bis. Il carcere duro diventa un dogma, soprattutto per il figlio del Capo dei Capi, simbolo vivente di un passato che fa ancora tremare lo Stato. La Cassazione ha accolto il ricorso degli avvocati di Giovanni Riina contro la proroga del regime 41-bis, giudicando “meramente apparente” la motivazione fornita dal Tribunale di Sorveglianza di Roma. Semplificando: i giudici avevano giustificato il carcere duro con il solito mantra del rischio di collegamenti con la mafia corleonese e della “sovraordinazione” di Riina Jr all’interno dell’organizzazione. La Suprema Corte, però, ha detto che quelle motivazioni non bastano, che non c’è un “percorso argomentativo effettivo e concreto”. In altre parole: rifate i compiti, questa volta meglio.
di Natascia Grbic
fanpage.it, 1 gennaio 2025
Sette le persone che si sono tolte la vita nell’ultimo anno, numerosi gli atti di autolesionismo: il 2024 è uno degli anni peggiori per le persone recluse nelle carceri del Lazio, dove i numeri del sovraffollamento sono sempre più preoccupanti. Diciotto persone morte a seguito di patologie o per cause ancora da chiarire. Sette suicidi, numerosi atti di autolesionismo: il 2024 si conferma l’anno nero per le carceri del Lazio, dove negli ultimi dodici mesi sono scoppiate numerose proteste e rivolte. Il motivo è il sovraffollamento estremo e le condizioni di vita poco dignitose per i detenuti, costretti a vivere in spazi ristrettissimi, con capienze che superano anche il 140%. Mancanza di privacy, carenza dei servizi, bagni rotti, e tutta una serie di mancanze che rendono la vita ancora più intollerabile per chi è recluso e non ha possibilità di uscire.
di Sara Sonnessa
torinocronaca.it, 1 gennaio 2025
Questo è ciò che emerge dal dossier presentato dal Garante per le persone detenute sul territorio piemontese, Bruno Mellano. Per iniziare, per le Vallette sono stati stanziati 12 milioni, soldi che è stato deciso verranno utilizzati per ristrutturare il padiglione C, dove le criticità strutturali riguardano per la maggiore gli impianti idrici, con uno spreco di acqua “intollerabile” come si legge nel dossier: criticità simili sono state riscontrate anche nel braccio femminile e nel padiglione B, dove la muffa è di casa. “Non sono note le tempistiche per questi lavori” fa notare la garante comunale Monica Gallo.









