bolognatoday.it, 11 gennaio 2025
La Cgil accusa: mancano mobili, a volte perfino lenzuola e cuscini, e non c’è abbastanza personale. Continua a risultare più che problematica la situazione del carcere della Dozza, che come molti altri penitenziari in giro per l’Italia vive una situazione di criticità strutturale sia per i detenuti che per il personale. Da diverso tempo, sindacati di polizia penitenziaria, politici e anche il garante dei detenuti chiedono un intervento risolutivo al governo, che risponde però - l’ultima volta ieri, durante la conferenza stampa della premier Meloni - come l’unico rimedio sia quello di allargare ancor di più la capienza delle carceri.
ilpiacenza.it, 11 gennaio 2025
“In cima alla lista dei problemi c’è il sovraffollamento”. “Alle Novate oltre 500 detenuti invece di 416, studio e lavoro altre note critiche dolenti”. A parlare Bruno Carrà, responsabile dell’Ufficio Antidiscriminazioni della Camera del Lavoro di Piacenza, che interviene sulla condizione delle persone detenute nella casa circondariale. “Dopo la tragedia avvenuta il 30 dicembre 2024 nel carcere piacentino delle Novate, dove è morto un detenuto a causa di un tentativo dimostrativo finito male” scrive il sindacalista, aggiungendo che sono stati 88 i suicidi nelle carceri italiane nell’ultimo anno concluso, 243 le morti totali, “all’inizio di quest’anno c’è stata una ampia riflessione con la quale la garante dei detenuti per il carcere di Piacenza, Mariarosa Ponginebbi, ha sciorinato cosa va e cosa non va rispetto alla situazione presente alla casa circondariale del territorio piacentino”.
La Nazione, 11 gennaio 2025
In Commissione 4 la relazione dell’associazione Barnaba che si occupa dei detenuti. “Molte iniziative sono state sospese per mancanza di fondi”. Al bilancio nero del 2024 del carcere della Dogaia si aggiungono i problemi relativi alla mancanza di finanziamenti per le associazioni che si occupano di progetti sociali all’interno della casa circondariale. Casse magre e progetti che via via sono stati interrotti per mancanza di soldi. I contributi sono minimi, appena 800 euro dall’amministrazione, altrettanti dalla Caritas, con la gran parte delle spese sulle spalle dell’associazione Barnaba, da sempre presente nella Casa circondariale e dei volontari che molto spesso mettono risorse di tasca propria.
La Nazione, 11 gennaio 2025
È prevista anche la manutenzione dell’Anello della Rupe. “Iniziativa di alto valore sociale”. I detenuti del carcere di Orvieto contribuiranno alla manutenzione dell’Anello della Rupe e di altre aree verdi della città. La Giunta comunale ha approvato lo schema di convenzione con la casa di reclusione, l’associazione di promozione sociale Parte Civile e il liceo artistico finalizzata all’impiego di detenuti in attività di volontariato per progetti di pubblica utilità e giustizia riparativa. In base all’accordo i detenuti potranno collaborare a progetti esterni di manutenzione, decoro e valorizzazione di zone urbane di particolare pregio.
di Nicola Lavacca
Corriere del Mezzogiorno, 11 gennaio 2025
“Qui produciamo taralli e accogliamo i detenuti”. Domani la celebrazione con il vescovo Mansi. La masseria struttura di accoglienza simbolo del riscatto sociale dei detenuti, diventa un luogo giubilare e sacro per l’Anno Santo. Anche la masseria San Vittore di Andria, struttura di accoglienza simbolo del riscatto sociale dei detenuti, diventa un luogo giubilare e sacro per l’Anno Santo. Lo ha stabilito, con un decreto, il vescovo Luigi Mansi che presiederà domani la celebrazione eucaristica, in occasione della Festa del Battesimo di Gesù, per aprire ufficialmente le porte della tenuta dove si lavora e si fa opera di riconciliazione.
di Giovanni M. Jacobazzi
L’Unità, 11 gennaio 2025
Antonello Nicosia, detenuto a Vicenza, aveva avuto l’ok a discutere la tesi in presenza alla Sapienza. Il dietrofront del magistrato su richiesta del Ministero. Il Dap, il Dipartimento per l’amministrazione penitenziaria, non sarebbe in grado di garantire la scorta di un detenuto da Vicenza a Roma. La vicenda riguarda Antonello Nicosia, ex esponente dei Radicali Italiani, condannato a 15 anni di prigione con l’accusa di aver “favorito” Cosa nostra. Secondo i magistrati, in qualità di assistente dell’allora deputata di Italia viva Giusy Occhionero, durante le visite ispettive di quest’ultima nelle carceri, avrebbe incontrato i boss mafiosi al 41bis dando loro consigli e accertandosi che non collaborassero con la magistratura. Peccato però che tutte le visite ai detenuti al 41bis fossero avvenute sempre alla presenza degli agenti della polizia penitenziaria che non avevano mai segnalato alcuna anomalia.
di Marina Lomunno
La Voce e il Tempo, 11 gennaio 2025
Chi si è stupito o ha considerato un gesto “eccezionale” quello con cui Papa Francesco ha aperto la seconda Porta Santa nel carcere romano di Rebibbia - dopo quella della Basilica di San Pietro - probabilmente segue superficialmente il suo pontificato. Era il 28 marzo 2013, giovedì della Settimana Santa, quando Bergoglio, 15 giorni dopo la sua elezione, decise che avrebbe lavato i piedi ai giovani detenuti del carcere minorile di Casal del Marmo. Era la sua prima uscita dal Vaticano. Di lì in poi non c’è stato viaggio apostolico in cui Francesco non abbia programmato una tappa in un carcere o un incontro con i reclusi. Anche a Torino, durante la sua visita il 21 giugno 2015, chiese a mons. Cesare Nosiglia di mangiare in Arcivescovado con un gruppo di ragazzi ristretti al “Ferrante Aporti”.
di Alessandro Giovannelli
L’Unità, 11 gennaio 2025
Chi voglia parlare oggi di MAP, l’acronimo col quale si indica la messa alla prova, ovvero quell’istituto di giustizia di comunità introdotto da ormai 10 anni, che prevede la sospensione del processo e lo svolgimento di lavori di pubblica utilità, deve necessariamente assolvere ad una precisa responsabilità. Innanzitutto, deve informare. E qui sta il primo discrimine: in certi campi, informare non può essere un atto “neutro”. Mai. Al contrario, informare è un atto politico e sottende una presa di posizione. Vedremo più avanti quale.
di Vladimiro Zagrebelsky
La Stampa, 11 gennaio 2025
Dal 1948, con la Dichiarazione universale dei diritti umani da parte della Assemblea generale delle Nazioni Unite, che il riconoscimento e la rivendicazione dei diritti umani hanno cambiato natura. I diritti umani sono infatti entrati nell’area del diritto internazionale, da cui erano stati a lungo esclusi perché ritenuti far parte del dominio riservato degli Stati. Il Bill of Rights inglese (1689), quello americano (1791) e la francese Dichiarazione dei diritti dell’uomo del cittadino (1789) ne hanno fornito il primo, essenziale elenco. Ma si è sempre trattato di testi di portata costituzionale interna: esplicitata dall’uso inglese di indicarli come “i diritti degli inglesi”.
di Innocenzo Cipolletta
Il Domani, 11 gennaio 2025
La via diplomatica può avere molte possibilità di successo se veramente c’è la volontà politica di porre fine alla guerra e di avviare un’era di disarmo multilaterale, per riprendere la strada della salvaguardia del pianeta e dell’umanità. Una strada che richiede effettivamente molte risorse, ma che porta alla salvezza dell’umanità e non alla sua distruzione. “La crescita della spesa in armamenti, innescata nel mondo dall’aggressione della Russia all’Ucraina - che costringe anche noi a provvedere alla nostra difesa - ha toccato quest’anno la cifra record di 2.443 miliardi di dollari. Otto volte di più di quanto stanziato alla recente Cop29, a Baku, per contrastare il cambiamento climatico, esigenza, questa, vitale per l’umanità. Una sconfortante sproporzione”.
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