di Gaetano Pecorella
Il Dubbio, 27 luglio 2024
Le carceri sono un problema umano, non politico o di maggioranza e minoranze: per questo si avverte un senso di imbarazzo di fronte a partiti politici che in Parlamento si scontrano dimenticando la Costituzione, il numero di suicidi tra le sbarre, e, non ultima, l’assenza di ciò di cui avrebbe diritto ogni essere umano, e soprattutto di coloro di cui ancora non si sa se sono colpevoli o innocenti. Ciononostante lo scontro non avrà fine e i criteri per intervenire non saranno la tutela della persona umana, né ciò che è più giusto, o ciò che non lo è, ma la “bilancia” di quanti voti si guadagneranno con certe scelte, o di quanti voti si perderanno. C’è da vergognarsi di fronte a partiti che hanno contribuito a formulare e discutere l’art. 27 Cost. ed ora, per ragioni prettamente elettorali, si oppongono a riforme anche minimali. Uomini come Malagugini, o lo stesso Gramsci, si rivolteranno nella tomba di fronte a chi contrasta una riforma come quella di elevare la detrazione della pena, ai fini della scarcerazione anticipata, dagli attuali 45 giorni a 60 giorni per semestre.
di Marco Travaglio
Il Fatto Quotidiano, 27 luglio 2024
Come a ogni estate, ecco l’immancabile dibattito sulle carceri sovraffollate e su come sfollarle, col contorno dei soliti sciacalli pronti a legiferare per non farci più entrare chi di solito non le vede neppure col binocolo: i colletti bianchi. L’ultima ideona, firmata dal renziano Giachetti e sposata da FI e Pd, è quella di allargare la già indecente “liberazione anticipata” dagli attuali 3 a 4 mesi per ogni anno di pena. Nella sentenza c’è scritto che devi scontare 9 anni? Tranquillo, è tutto finto: 9 vuol dire 6, ma poi 6 vuol dire 2, perché - grazie alle svuota-carceri dell’ultimo decennio - i 4 finali li sconti ai domiciliari e ai servizi sociali. È la certezza della pena all’italiana, che aumenta il senso di impunità e dunque il numero dei reati anziché ridurlo.
di Sergio D’Elia
L’unità, 27 luglio 2024
Caro Travaglio, vieni a vedere se non c’è sovraffollamento. “In te c’è la passione del male e non c’è l’amore del vero.” Così Marco Pannella una volta ti disse, aggiungendo: “sei un poeta del racconto delle varie forme di merda”. Caro Marco (Travaglio), se vuoi vedere la terra del male che ti appassiona e la sostanza maleodorante nella quale sono immersi i “malvagi”, per te, irredimibili fino alla morte, dovresti venire con noi in quei luoghi dove l’altro Marco (Pannella) andava a compiere laicamente, cento volte all’anno, quella sesta opera di misericordia corporale che ogni buon cristiano come te dovrebbe compiere almeno una volta nella vita. Vieni con noi a “visitare i carcerati”. Scopriresti che il vero male non sta nei palazzi del potere ma nei luoghi dove il potere ha concentrato tutto quello che di incivile, inumano e degradante nella storia dell’umanità è stato abolito proprio perché incivile, inumano e degradante: le stanze della tortura, i bracci della morte, i manicomi, i lazzaretti.
di Francesco Petrelli*
Il Foglio, 27 luglio 2024
Il numero di reati (soprattutto quelli gravi) nel nostro Paese diminuisce da anni, quello dei carcerati è in esponenziale aumento (e con esso i suicidi in cella). La quantificazione degli spazi minimi esistenziali all’interno dei quali un essere umano può riconoscersi come tale costituisce uno di quei profili valutativi altamente soggettivi sui quali (al di là dei dati normativi, giurisprudenziali, convenzionali, ragionieristici ed altro…), ogni parere è ammesso. La questione tuttavia è interessante perché chi ne discute svela la sua Weltanschauung di riferimento. Nelle navi negriere utilizzate nel commercio di schiavi nei secoli XVII e XVIII i corpi degli schiavi venivano ammassati l’uno sull’altro perché comunque le perdite calcolate, con cibo e acqua calibrati al minimo della sussistenza, si aggiravano intorno al 12 per cento, assicuravano un notevole profitto. Se l’uomo è considerato “merce di scambio” ogni valutazione è possibile e tutto torna. Tutto dipende dall’idea che si ha dunque del valore delle vite umane e della dignità dell’uomo che, come è noto e come rivelano alcune esternazioni, prevede anche lo zero come base di partenza del possibile rating. Basti tornare indietro di qualche secolo. Se il dibattito sul sovraffollamento carcerario (da Turati in poi…) si ripete, si vede che chi si dovrebbe occupare del problema, non se ne occupa, in questa intensa e solerte attività omissiva evidentemente supportato da chi non ritiene affatto che si tratti di un problema. E da chi pensa, come ha scritto ieri Marco Travaglio sul Fatto quotidiano, che la questione dovrebbe essere posta al contrario, considerando che i detenuti non sono affatto troppi in quanto, al contrario, “rispetto il numero di reati e di delinquenti - i detenuti (in Italia) sono troppo pochi”.
di Claudio Cerasa
Il Foglio, 27 luglio 2024
Non si può parlare del dramma delle carceri senza parlare dell’abuso della carcerazione preventiva. Abbiamo scoperto da Marco Travaglio che il problema del sovraffollamento delle carceri è, citiamo testualmente, “frutto di un equivoco autolesionista tutto italiano”, in quanto l’Italia calcolerebbe i posti-cella in base a una legge che fissa uno spazio minimo che deve avere un detenuto in Italia (5 metri) superiore a quello considerato inumano dalla Corte di Strasburgo (3 metri). L’equivoco autolesionista tutto italiano sulle condizioni disumane delle carceri italiane - quattromila detenuti in più rispetto all’estate scorsa, 61.480 detenuti a fronte di una capienza di 47.300 posti, 60 suicidi tra i carcerati nel 2024, due solo ieri - potrebbe apparire meno ambivalente mettendo al centro del dibattito qualche altro numero utile.
di Luca Fazzo
Il Giornale, 27 luglio 2024
E se fosse la mafia a soffiare sul fuoco delle carceri? Se è vero, come dicono i sindacati della Polizia penitenziaria, che le prigioni italiane sono una “polveriera pronta ad esplodere” è senza dubbio colpa delle condizioni disastrose in cui si vive al loro interno. Ma a preoccupare in questi giorni i vertici della amministrazione penitenziaria è l’influsso potenziale di due fattori: la speranza, grazie alle dichiarazioni continue delle sinistre, di provvedimenti a breve termine di scarcerazioni di massa; e il passaparola gestito dalle organizzazioni criminali per coordinare violenze e rivolte simili a quelle di quattro anni fa, ai tempi dell’emergenza Covid. Già allora a sventolare la parola d’ordine dell’indulto erano anche personaggi legati ai clan. L’indulto non arrivò, le rivolte continuarono e il bilancio fu tragico, con più di venti detenuti morti nei disordini.
redattoresociale.it, 27 luglio 2024
Secondo il Coordinamento nazionale Comunità di accoglienza, il Dl “svuota-carceri” cita strutture di accoglienza non ben definite, non affronta il nodo delle lungaggini burocratiche legate al funzionamento degli organi della giustizia e non prevede nuove assunzioni per le figure educative negli istituti di pena. Il Coordinamento Nazionale Comunità di Accoglienza (Cnca) esprime forte preoccupazione per il decreto legge cosiddetto “svuotacarceri” sia per l’approccio alla base del provvedimento sia per alcuni punti specifici contenuti nel testo. Da sottolineare che le comunità terapeutiche residenziali della rete Cnca ospitavano, nell’ultima rilevazione effettuata, quasi 400 persone in misura alternativa alla detenzione.
di Giovanni Negri
Il Sole 24 Ore, 27 luglio 2024
Le osservazioni del Csm sul testo del decreto legge ora all’esame del Senato. Per i giudici di sorveglianza si profila un aumento dei carichi di lavoro. Già non particolarmente incisive nell’affrontare l’emergenza carcere le misure del decreto legge appena approvato dal Consiglio dei ministri e in questi giorni in discussione al Senato rischiano di essere del tutto inefficaci in assenza di un’articolata fase transitoria.
di Andrea Pugiotto
L’Unità, 27 luglio 2024
Alla cerimonia del Ventaglio il Capo dello Stato ha affrontato il tema della lunga attesa della Corte per il suo quindicesimo giudice, un vulnus costituzionale che va sanato “subito”.
di Irene Famà
La Stampa, 27 luglio 2024
Detenuto si toglie la vita nel carcere di Rebibbia. Il Garante dei detenuti del Lazio: detenzione inutilmente faticosa e priva di prospettive, speriamo che il richiamo di Mattarella abbia finalmente una risposta. “Non ho un lavoro. Non ho nulla. Nessuno crederà in me”. La paura di Giuseppe Pietralito era racchiusa tutta lì, in poche parole confidate ai suoi avvocati. Temeva quello che c’è oltre le sbarre. Il futuro senza un riscatto, senza una prospettiva, senza un’opportunità. La libertà? Ai suoi occhi, reclusi nel carcere di Rebibbia dall’agosto 2022, pareva una dannazione. Così ieri si è ammazzato in cella, nel reparto G12. Ha manomesso la porta per ritardare i soccorsi. Poi si è stretto il lenzuolo intorno al collo, sino a smettere di respirare.
- Caltagirone (Ct). Rabbia e proteste nel carcere, detenuti sui tetti dopo la morte di un compagno
- Firenze. Il carcere, la politica e il teatrino
- Genova. “Degrado, dispetti e nessuna possibilità di rieducazione, così sale la nostra rabbia”
- Rieti. Da due giorni 400 detenuti in protesta si autogestiscono
- Cremona. Ha gravi problemi psichici, il Gip ha disposto il ricovero in comunità: è ancora in carcere











