di Luca Sebastiani
Il Domani, 28 luglio 2024
Due visioni opposte si stanno scontrando nelle commissioni Affari costituzionali e Giustizia alla Camera, in una battaglia tra maggioranza e opposizioni a colpi di emendamenti al ddl Sicurezza: tra i tentativi di inserire i codici identificativi sulle uniformi della polizia e l’apertura all’adozione delle bodycam. Tutelare le forze di polizia da aggressioni e minacce o individuare gli agenti in caso di condotte scorrette, evitare di mettere alla gogna e sfiduciare le forze dell’ordine o garantire massima trasparenza sul loro operato. Sono le visioni opposte che si stanno scontrando nelle commissioni Affari costituzionali e Giustizia alla Camera, in una battaglia tra maggioranza e opposizioni a colpi di emendamenti al ddl Sicurezza per inserire i codici identificativi e le bodycam sulle uniformi degli agenti in Italia.
di Davide Varì
Il Dubbio, 28 luglio 2024
Il capogruppo di Forza Italia in Commissione Giustizia a Palazzo Madama ha annunciato di aver presentato una interrogazione al ministro della Giustizia. Le intercettazioni del colloquio in carcere tra Filippo Turetta e suo padre stanno facendo discutere. Purtroppo quasi tutti si sono concentrati sulle parole che Turetta padre ha rivolto al figlio, senza minimamente considerare la gravità della diffusione delle intercettazioni sulla cui utilità ai fini processuali ci si dovrebbe interrogare. L’unica voce fuori dal coro è quella del senatore e capogruppo di Forza Italia in Commissione Giustizia a Palazzo Madama, Pierantonio Zanettin, che ha annunciato anche di aver presentato una interrogazione al ministro della Giustizia. “Prima il tabloid “Giallo” e poi i principali quotidiani - ha dichiarato Zanettin - hanno pubblicato le intercettazioni e le immagini di un incontro tra Filippo Turetta e i suoi genitori avvenuto il 3 dicembre dello scorso anno. Si tratta di materiale che fa parte del fascicolo del processo che si celebrerà davanti alla Corte di assise di Venezia il prossimo 23 settembre. Quanto accaduto fa sorgere una serie di domande che credo meritino una risposta. Per quali esigenze investigative sono stati intercettati i colloqui tra i genitori e Filippo Turetta, che è reo confesso? Chi ha diffuso le intercettazioni e le foto? È evidente che quel materiale non ha alcuna rilevanza processuale: si tratta solo di voyeurismo su sentimenti di umanità familiare. Ho perciò presentato un’interrogazione al ministro della Giustizia per sapere se intenda assumere iniziative ispettive e verificare, così, possibili violazioni di legge”.
di Ciro Cuozzo
Il Riformista, 28 luglio 2024
Davanti alla prospettiva di una condanna all’ergastolo cosa fareste voi genitori con vostro figlio? Cosa gli direste durante i colloqui in carcere dove è guardato a vista dagli agenti penitenziari per scongiurare sia gesti estremi che le aggressioni degli altri detenuti? Continuereste ad infierire oppure provereste a fargli vedere un po’ di luce, a dargli un minimo di fiducia? È raccapricciante quanto pubblicato da un settimanale, e ripreso da tutti i principali media, sull’incontro avvenuto nel carcere di Montorio a Verona, tristemente noto negli ultimi mesi come il carcere dei suicidi, tra il 22enne Filippo Turetta, accusato dell’omicidio volontario della ex Giulia Cecchettin, aggravato dalla premeditazione, crudeltà, efferatezza, sequestro di persona, occultamento di cadavere e stalking (prima udienza è stata fissata per il 23 settembre prossimo), e i genitori.
di Rosario Di Raimondo e Viola Giannoli
La Repubblica, 28 luglio 2024
Ma è scontro sulle intercettazioni. L’incontro ripreso il 3 dicembre scorso. La Camere penali: “Voyeurismo e gogna”. Forza Italia chiede un’ispezione a Nordio. Il cugino della vittima: “Dal padre di Filippo mancanza di responsabilità e comprensione”. “Eh va beh, hai fatto qualcosa, però non sei un mafioso, non sei uno che ammazza le persone, hai avuto un momento di debolezza... Non sei un terrorista. Non sei l’unico... Ci sono stati altri 200 femminicidi!”. Così diceva il 3 dicembre scorso, ripreso e intercettato a sua insaputa, Nicola Turetta al figlio Filippo durante il primo colloquio nel carcere di Verona dopo il femminicidio di Giulia Cecchettin. Parole pubblicate dal settimanale Giallo e diventate un caso.
di Elena Loewenthal
La Stampa, 28 luglio 2024
Che tristezza, che strazio. Che orrore, ascoltare Nicola Turetta, padre di Filippo l’assassino di Giulia. Perché dovrà pur esserci un altro modo per stare vicino a un figlio che ha ammazzato a coltellate la ex fidanzata e con tutta probabilità l’ha premeditato. Un altro modo per esserci, uno fuori e l’altro dentro il carcere. Per continuare a fare il padre senza rinnegarlo e provare a far finta che non esista più e invece continuare a volergli lo stesso bene dell’anima di prima strappandosi il cuore e i capelli ogni giorno, per tutto il giorno per la disperazione, per quel che lui ha fatto e come lo ha fatto. Dovrà pur esserci un modo di continuare a difenderlo, a fargli sentire i suoi genitori vicini nonostante tutto e nonostante quel che ha fatto e nonostante il carcere che gli tocca.
di Luca Sancini
La Repubblica, 28 luglio 2024
“Mio fratello morto per salvare vite. Ma per la giustizia italiana non ci sono colpevoli”. Franco Sirotti, ferroviere, è rimasto quasi da solo a chiedere verità per le dodici vittime straziate dalla bomba sul treno tra Firenze e Bologna: “I neofascisti erano manovalanza, agirono poteri che evidentemente sono forti ancora oggi”. Sono rimasti in tre a chiedere la verità su quanto accadde la notte tra il 3 e il 4 agosto di cinquanta anni fa sulla tratta appenninica tra Firenze e Bologna. Dodici vittime, straziate dal fuoco, asfissiate dal fumo, quando dentro la galleria poco dopo l’una, scoppiò una bomba piazzata sulla carrozza numero 5: undici erano passeggeri e la vittima in più, fu un coraggioso ferroviere che perse la vita cercando di salvarne altre. Silver Sirotti, conduttore, aveva 24 anni anni ed era di Forli, in una vecchia foto è accanto a suo fratellino, un gigante col viso buono che da quel gesto di generosità ricavò una medaglia d’oro al valor civile ma non la verità su quanto successe.
di Mario Nasone*
Corriere della Sera, 28 luglio 2024
L’intervento del vicario generale della diocesi di Reggio Calabria nonché fondatore del Centro Comunitario Agape dopo il rapimento del piccolo Vicenzo Daino. Due agosto 1984, a Lazzaro, un paesino di mare a pochi chilometri da Reggio Calabria, Vincenzo Diano, un bambino di undici anni figlio di un noto imprenditore della zona, venne sequestrato dalla ‘ndrangheta. Non è il primo e non sarà l’ultimo sequestro di bambini nell’arco del trentennio che caratterizzò questa spregevole forma di autofinanziamento della malavita calabrese. I sequestri di donne e bambini determinarono una sorta di mutazione genetica della ‘ndrangheta, perché questa organizzazione aveva una sorta di codice d’onore in base al quale bambini, donne ed anziani erano intoccabili.
di Francesco Machina Grifeo
Il Sole 24 Ore, 28 luglio 2024
Due decisioni delle Sezioni unite, nn. 20881 e 20887, ribadiscono il dovere di assistenza a tutto tondo del cliente e la particolare attenzione ai conflitti di interesse nelle controversie familiari. Nuovi chiarimenti delle S.U. sulla deontologia dei legali. Con una prima decisione si ribadisce che il primo dovere del difensore è proprio l’assistenza nel corso di tutto il procedimento, ragion per cui disertare le udienze costituisce illecito disciplinare; con la seconda invece si chiarisce che il conflitto di interessi tra i legali, in particolare in materia di famiglia, si estende anche ai colleghi di studio.
di Tiziana Roselli
Il Dubbio, 28 luglio 2024
La decisione delle sezioni unite sugli aspiranti legali che ribadisce il principio della presunzione di innocenza. Le Sezioni Unite della Suprema Corte, con la sentenza n. 19726 depositata il 17 luglio 2024, hanno stabilito che il solo fatto di essere imputato in un procedimento penale non è sufficiente a negare l’iscrizione all’albo. Il caso riguardava un aspirante avvocato al quale era stata negata l’iscrizione all’albo dal Consiglio dell’Ordine degli avvocati a causa di un procedimento penale in corso nei suoi confronti. La motivazione del rifiuto era basata sul presunto mancato rispetto del requisito della “condotta irreprensibile” previsto dalla legge professionale forense. L’aspirante avvocato, che non era stato condannato ma solo imputato, aveva impugnato la decisione del Consiglio dell’Ordine, sostenendo che il principio della presunzione di innocenza e il diritto al lavoro dovessero prevalere. Secondo il ricorrente, il solo fatto di essere imputato non poteva costituire un impedimento automatico all’iscrizione all’albo, in quanto ciò violava i principi costituzionali.
di Ilaria Carra e Rosario Di Raimondo
La Repubblica, 28 luglio 2024
A San Vittore i reclusi contestano di non avere i tre metri quadri a testa previsti dalla legge. E al Beccaria è difficile trovare agenti disposti al trasferimento. Una detenzione “contraria al senso di umanità”. Uno dei tanti ricorsi si conclude con queste cinque parole. Lo ha presentato un recluso di San Vittore che punta il dito su due aspetti: un’organizzazione penitenziaria che di fatto lo costringe a stare dietro le sbarre per la maggior parte della giornata, vista l’impossibilità di svolgere attività alternative; e un sovraffollamento tale che in cella non ha nemmeno quel fazzoletto minimo di tre metri quadrati previsto dalla legge. Sarà un giudice a stabilire se ha ragione.
- Milano. La Lumia: “Subito misure di emergenza per avere trattamenti umani in carcere”
- Firenze. “Commissione speciale per tenere acceso un faro su Sollicciano”
- Venezia. Il carcere di Santa Maria Maggiore in Parlamento “Servono interventi strutturali”
- Prato. Rivolta in carcere, i letti come barricate
- Santa Maria Capua Vetere (Ce). Pestaggi sui detenuti, tornano in servizio gli agenti imputati











