di Luca Ronco
torinotoday.it, 21 novembre 2024
Il processo sui fatti avvenuti il 15 agosto 2022 inizierà a giugno 2025. Non ci sono dubbi che quello di Alessandro Gaffoglio, detenuto nel carcere Lorusso e Cutugno di Torino trovato morto soffocato il 15 agosto 2022 all’interno della sua cella, sia stato un gesto volontario. Secondo la Procura, la responsabile della tragedia sarebbe una psichiatra che opera nel penitenziario. È l’unica indagata per i fatti di 2 anni fa e oggi, mercoledì 20 novembre 2024, è stata rinviata a giudizio. L’accusa è omicidio colposo e il processo che proverà a fare chiarezza sulla vicenda inizierà a giugno 2025.
di Barbara Bianchi
tusciaweb.eu, 21 novembre 2024
Imputato un 22enne. La vedova e i due figli della vittima hanno sporto denuncia nei confronti del carcere. È stato rinviato all’11 dicembre per un legittimo impedimento del giudice il processo con l’abbreviato in programma ieri davanti al gip Savina Poli per il detenuto 22enne di origini bulgare Tsvetkov Krasimir Ilyianov che il 19 dicembre dell’anno scorso ha strangolato il suo compagno di cella a Mammagialla. Vittima Alessandro Salvaggio, un 49enne siciliano, originario di Mazzarino in provincia di Caltanissetta e residente a Barrafranca in provincia di Enna, con precedenti per spaccio, che a Viterbo stava scontando una condanna a due anni per evasione.
L’Unione Sarda, 21 novembre 2024
Irene Testa: “In questo modo non si fanno vivere neanche le bestie figuriamoci gli esseri umani”. Troppo affollamento nel carcere di Uta, e i detenuti restano senza cuscini e coperte. Lo denuncia Irene Testa, garante dei detenuti in Sardegna. “762 detenuti a fronte di una capienza di 560. Intere sezioni con 4 letti in celle da due - spiega - Non ci sono neanche i cuscini sufficienti tanto è l’affollamento della struttura. Gli agenti fanno i salti mortali per recuperare cuscini e coperte. Nella sezione dove si trovano gli isolati, la maggior parte dei quali malati psichiatrici non solo vengono custoditi nelle celle lisce senza arredi con la sola branda ma persino senza coperte sufficienti. Ne hanno una a disposizione ma fa molto freddo. Ora è chiaro che se ancora non possono essere accesi i termosifoni non si può però far morire di freddo chi sconta una pena, non è umano e non è in alcun modo accettabile”.
monzatoday.it, 21 novembre 2024
L’iniziativa della nota catena di ristoranti che vuole puntare sull’inclusività. Fin dal 2014 è stato intrapreso un percorso di crescita puntando sul valore dell’inclusività. Che si riassume oggi con 290 dipendenti, di cui il 52% donne e il 35% stranieri, di 34 diverse nazionalità provenienti dai 5 continenti. Oltre a progetti di inserimento lavorativo a sostegno delle persone richiedenti asilo e di quelle fragili. L’Asc srl, la società che gestisce i McDonald’s di Monza, Concorezzo, Biassono e Vimercate, non ha però intenzione di fermarsi. Nei prossimi giorni, grazie a una collaborazione con l’associazione “Seconda Chance”, nata per favorire l’integrazione lavorativa di detenuti meritevoli e a fine pena, saranno infatti 4 i nuovi inserimenti all’interno dei team dei ristoranti brianzoli. Si tratta appunto di 4 detenuti ammessi al lavoro esterno, che saranno assunti per entrare a far parte dello staff, avendo così la possibilità di riscattarsi.
vastoweb.com, 21 novembre 2024
In occasione dell’evento “Visionaria”, organizzato dalla Camera di Commercio di Chieti Pescara, i detenuti del carcere di Vasto hanno realizzato delle shopper utilizzando materiali di riciclo. Questa iniziativa, che va ben oltre la mera produzione artigianale, rappresenta un percorso di riscatto e reinserimento sociale per i detenuti coinvolti che hanno svolto queste attività come lavoro di pubblica utilità e in maniera volontaria. Coordinati dalle donne del Centro Antiviolenza Dafne di Vasto, i detenuti hanno lavorato con dedizione e impegno per creare le shopper, ideate dalla stilista Simona De Thomasis e che saranno presentate durante l’evento.
di Filippo Passantino
agensir.it, 21 novembre 2024
Dal progetto all’insegna dell’arte in una periferia romana a una comunità canonica solidale nel Fiorentino, le esperienze di impegno per una nuova vita dei ragazzi dopo l’ipm. L’arcivescovo Gambelli: “Quanto più noi cerchiamo di mettere assieme le forze per far fronte a questa emergenza educativa tanto più noi costruiamo una società che abbia un futuro, una società solida”. L’annuncio è arrivato nei giorni scorsi dal ministro della Giustizia, Carlo Nordio: “Entro dicembre entreranno in servizio 354 funzionari pedagogici e 450 addetti ai servizi sociali”. Il sottosegretario, Andrea Ostellari, spiega la ‘ratio’ di questa scelta: investire sulle persone che possano sostenere i minori negli ipm. Si tratta di “ruoli fondamentali per cercare di ridare dignità ai ragazzi”. “Il funzionario pedagogico li sostiene in percorsi di recupero - osserva -. Assieme alla polizia penitenziaria devono alimentare la speranza”. Perché “il nostro ordinamento determina di tenerla accesa attraverso strumenti riabilitativi. E noi lo facciamo con la formazione e il lavoro, con le persone che ci accompagnano nel circuito carcerario, assieme al Terzo settore, alle imprese e la Chiesa”. E gli attori di questi tre ambiti si sono ritrovati a dialogare con alcuni esponenti del governo nel confronto sul loro ruolo “a supporto della riabilitazione dei giovani negli istituti minorili”, promosso dall’Ambasciata d’Italia presso la Santa Sede in collaborazione Eni Foundation.
corrieredelconero.it, 21 novembre 2024
Il 18 novembre scorso si è tenuto a Chiaravalle, l’incontro organizzato dal PD Marche con il Tavolo Diritti, Pace e Immigrazione su “La salute in carcere”. Grandissima e significativa è stata la partecipazione all’iniziativa che ha acceso i riflettori sulla condizione delle persone detenute nelle carceri marchigiane. Sono intervenuti esponenti nazionali, regionali e locali del Partito Democratico, esperti e volontari nelle persone di Silvano Schembri della Caritas diocesana e Samuele Animali dell’associazione Antigone, nonché l’avvocato Andrea Nobili, ex Garante dei detenuti per le Marche.
di Roberta Rampini
Il Giorno, 21 novembre 2024
L’artista Nadia Nespoli: “Non un semplice pannello monocromatico ma ore di dialogo, lavoro manuale e profonda riflessione”. Fili rossi per dire stop alla violenza sulle donne. Fili rossi lavorati all’uncinetto da uomini che hanno commesso reati contro le donne. “I fili rossi” è il titolo di un’opera nata dalla collaborazione tra il laboratorio Artemisia dei detenuti del settimo reparto del carcere di Milano-Bollate e l’artista milanese Nadia Nespoli in mostra al Tribunale di sorveglianza di Milano fino al 15 dicembre. Un’opera d’arte tessile che rappresenta un potente messaggio contro la violenza sulle donne e la discriminazione di genere. La scelta del colore rosso non è casuale, ma rappresenta il simbolo universale della lotta contro la violenza di genere. Oltre al messaggio sociale c’è anche un altro aspetto che lo rende particolare: nel processo creativo i detenuti hanno imparato una tecnica tradizionalmente femminile come l’uncinetto.
di Letizia Magnani
Grazia, 21 novembre 2024
Il bambino di 10 anni che ha colpito un coetaneo a Napoli. Le risse della movida a Milano. La guerriglia tra minorenni a Genova. C’è allarme per la diffusione di armi tra i giovani. Grazia ha indagato per capire le cause di una ferocia che esplode per motivi banali. Ferocia. È la parola che meglio descrive la violenza dei più giovani. Come quella del bambino di 10 anni che ha colpito con un coltello alla coscia un tredicenne: gli aveva chiesto il pallone con cui stava giocando con gli amici. È accaduto il 16 novembre a Giugliano, in provincia di Napoli. I dati della Polizia di Stato e le numerose vicende di cronaca dicono una sola cosa: si è abbassata l’età delle vittime di violenza, ma anche di chi commette i reati. Gli uni e gli altri hanno 15, a volte persino 13 o 10 anni, come si è visto. Il procuratore capo del Tribunale per i minorenni di Milano, Luca Villa, ha recentemente parlato di una “generazione con il coltello in mano”. Gli episodi in città nel 2024 in cui si è usata un’arma, quasi sempre, appunto, un coltello, sono stati 80. Moda? Tendenza? Nuova ondata di machismo? A commettere reati sono giovani sempre più piccoli, italiani, oppure minori non accompagnati arrivati da Paesi lontani o di seconda generazione. Ad accumunarli, la povertà e l’aggressività.
di Angelo Scelzo
Avvenire, 21 novembre 2024
C’è la variante degli apparenti “futili motivi” nell’epidemia di violenza e morte che colpisce i giovani e i ragazzi di Napoli. Per l’ultimo, Arcangelo Correra, appena 18 anni, freddato sotto casa, in una piazzetta dei Tribunali, si parla di un “incidente” o di uno scherzo finito male. Ma già altre volte è bastato uno sguardo, un parcheggio conteso per la moto, una scarpa sporcata per ammassare i numeri per la più tragica delle sequenze che la città ricordi. C’è la costante di una pistola o di un coltello sempre a portata di mano a rendere insopportabile questa che si può chiamare emergenza, ma solo per tenere in campo un termine convenzionale e tuttavia largamente abusato.
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