di Susanna Marietti*
Il Fatto Quotidiano, 21 novembre 2024
“A volte i detenuti venivano fatti spogliare, investiti da lanci d’acqua mista a urina e praticata violenza quasi di gruppo, gratuita e inconcepibile”. Questo il racconto del procuratore di Trapani nella conferenza stampa tenuta a proposito dell’inchiesta per le presunte torture nel carcere della città, che ha portato undici poliziotti penitenziari agli arresti domiciliari e altri quattordici sospesi dal servizio. Lo schema si ripete, ogni volta identico seppur diverso: la tortura in carcere, la violenza del pubblico ufficiale verso colui che ha in custodia, vuole annientare la dignità della persona detenuta, calpestare ogni senso di umanità, affermare un’inferiorità ontologica, un disprezzo. Come accadde a Santa Maria Capua Vetere durante il lockdown del 2020, come accadde a Reggio Emilia contro un detenuto denudato e incappucciato per il quale Antigone è oggi a processo, come è accaduto ancora in tante situazioni. Quello stesso disprezzo mostrato dal sottosegretario Delmastro pochi giorni fa verso i detenuti cui la polizia dovrebbe orgogliosamente togliere il respiro e confermato dalla premier Meloni nel dargli ragione.
di Vincenzo R. Spagnolo
Avvenire, 21 novembre 2024
“A volte i detenuti venivano fatti spogliare, investiti da lanci d’acqua mista a urina” e veniva “praticata violenza quasi di gruppo, gratuita e inconcepibile”. È un esercizio davvero doloroso, quello di ascoltare la ricostruzione del procuratore di Trapani Gabriele Paci, coordinatore dell’inchiesta nata nel 2021 e che ieri ha portato all’emissione di 25 misure cautelari e interdittive a carico di altrettanti agenti penitenziari del carcere Pietro Cerulli. Dentro quelle dichiarazioni, dal buio delle celle arrivano a noi echi degli abissi d’umiliazione, sofferenza e angoscia inflitti a decine di esseri umani. Sì, esseri umani, perché l’aver ricevuto una condanna (o l’essere in attesa di giudizio) per un reato compiuto, anche grave, non può e non deve mai consentire ad altri di cancellare, offendere, calpestare l’umanità del recluso.
di Adriano Sofri
Il Foglio, 21 novembre 2024
Violenze, abusi e omertà degli agenti: l’inchiesta nel carcere di Trapani. Si sceglievano le isole belle per metterci le tristi prigioni. Il mare li isolava, appunto, e quanto a loro, il mare non dovevano nemmeno vederlo, e figurarsi Maria, tranne che sognare lei e il mare nella canzone. Trapani è anche lei una città di due mari, e il suo carcere ne è circondato. I prigionieri non lo vedono, ma l’amministrazione li aveva risarciti con un “Reparto blu”. Non esiste più, era già una sentina puzzolente e senz’aria, ora chiusa, ragioni “igienico-sanitarie”.
di Lirio Abbate
La Repubblica, 21 novembre 2024
Vittime e carnefici si muovono in uno spazio di fatto abbandonato dallo Stato. L’inchiesta sulle violenze nel carcere di Trapani è un compendio dell’orrore. Abusi, torture fisiche e psicologiche, diritti calpestati, dove vittime e carnefici si muovono in uno spazio di fatto abbandonato dallo Stato. Un inferno, insomma. Che andava avanti da almeno due anni, il tempo dell’inchiesta condotta dal procuratore Gabriele Paci. Era stato dimenticato da tutti, il carcere di Trapani. Erano abbandonati a loro stessi gli agenti della polizia penitenziaria. La direzione era esercitata, “per la firma”, una volta a settimana da un dirigente assegnato ad altro carcere. Non c’erano psichiatri o psicologi, o assistenti sociali. Suppliva la Asl “periodicamente” per non più di due ore la settimana.
di Concita De Gregorio
La Repubblica, 21 novembre 2024
No, non sono casi isolati. Quelli che emergono quelli di cui si sa perché qualche telecamera riprende i fatti e sfugge alla censura interna, per esempio - sono una litania di violenze sempre identiche, la sopraffazione feroce di persone inermi, non in grado di difendersi né di essere credute, dopo. Da Bolzaneto nei giorni di Genova al carcere di Trapani, ieri, passando per la morte di Stefano Cucchi, i fatti di Santa Maria Capua Vetere, i minori del Beccaria, caserme e penitenziari, luoghi di detenzione di contenzione o di transito. Non si possono trattare come casi isolati, non si può davvero più minimizzare, sedare e sopire, le mele marce, poche, la maggioranza invece.
di Gian Carlo Caselli
La Stampa, 21 novembre 2024
La Carta parla di umanità della pena e finalità rieducativa. Principi incompatibili con le parole del sottosegretario. “L’idea di far sapere ai cittadini come noi trattiamo, come noi incalziamo, come noi non lasciamo respirare chi sta dietro quel vetro oscurato, è per il sottoscritto una intima gioia”. Queste parole sono state pronunziate nel corso della presentazione di una nuova auto della polizia penitenziaria. Ormai lo sanno tutti, altrimenti sarebbe stato interessante chiedere in giro di chi mai potessero essere. E sono sicuro che nessuno avrebbe indovinato che si tratta niente meno che del sottosegretario alla Giustizia onorevole Andrea Delmastro Delle Vedove.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 21 novembre 2024
Con l’introduzione del reato di possesso di cellulari, i prezzi per lo smercio sono raddoppiati, facendo la fortuna delle organizzazioni criminali. Da quando è stata introdotta, per volere del governo Conte 2, la norma che prevede una pena da 1 a 4 anni per chi introduce o detiene telefoni cellulari o dispositivi mobili di comunicazione all’interno di un istituto penitenziario, è aumentato lo smercio dei telefonini. Il proibizionismo e il panpenalismo non solo non hanno fatto da deterrente, ma hanno aumentato i profitti del commercio illegale.
di Denise Amerini
collettiva.it, 21 novembre 2024
Il carcere non è luogo dove nessun bambino, neanche uno, può stare, può vivere un’infanzia serena. Lì i bambini vedono il cielo attraverso finestre con le sbarre, al raggiungimento dell’età prevista subiscono un brusco allontanamento dalla madre, difficilmente sviluppano un rapporto positivo con le istituzioni. Il carcere non è luogo dove le madri possano vivere né sviluppare una genitorialità compiuta e serena. E non si può neanche pensare di separare i neonati dalle madri (per quel pensiero per cui alcune donne non rispondono allo stereotipo della buona madre), addirittura rispolverando concetti ormai superati come quello della patria potestà, abolita da 50 anni. Ce lo ricorda la Corte europea dei diritti dell’uomo.
di Luca Bonzanni
Avvenire, 21 novembre 2024
Nessuno si candida per i posti dirigenziali a Roma, Bologna, Treviso, Pontremoli e Catanzaro. La Uil: è il segno delle carenze anche organizzative. Roma, Bologna, Treviso, Pontremoli, Catanzaro. Solo in quei cinque istituti penali per minorenni (Ipm), ci sono oltre 150 giovanissimi, in bilico sul sottile filo tra la speranza di un futuro diverso e un presente spesso scavato dalle tensioni. Le difficoltà della giustizia minorile sono raccontate dai dettagli: per queste cinque carceri non si trovano comandanti della Polizia penitenziaria, nessun funzionario ha presentato domanda per quei posti vacanti.
di Luigi Ferrarella
Corriere della Sera, 21 novembre 2024
Colpisce che il metodo di questi interventi legislativi venga ignorato o accolto senza grandi reazioni dall’opinione pubblica. Sulle leggi di “interpretazione autentica” - nelle quali cioè il legislatore, per ovviare a una situazione di pretesa incertezza giuridica, impone che una certa norma sia interpretata dai magistrati secondo un significato selezionato tra i vari possibili - si può sostenere tutto e il contrario di tutto, visto che negli anni i giuristi dei più vari orientamenti, scervellandosi sul sottile confine con l’intromissione abusiva e sostanzialmente retroattiva nello svolgimento dell’amministrazione della giustizia, hanno via via definito queste leggi “rapsodiche” (Verde), “labirintiche” (Pugiotto), “Torre di Babele” (Antonini).
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