di Tommaso Panza
Il Domani, 23 novembre 2024
Intervista a Susanna Marietti (Antigone). Per la coordinatrice dell’associazione, le telecamere devono essere messe ovunque. “Da Delmastro messaggio pessimo. Il dl Caivano? Ha distrutto la giustizia minorile”. Sovraffollamento, suicidi, violenza. Le carceri italiane sono al collasso: oltre 60mila detenuti a fronte di poco più di 47mila posti disponibili. In 81 tra i reclusi si sono tolti la vita, sette gli agenti di Polizia penitenziaria. E poi i ripetuti episodi di tortura, pestaggi, abusi di stato. L’ultimo scoperto dalla procura di Trapani, che indaga su 46 agenti di Polizia penitenziaria in servizio nel carcere “Pietro Cerulli” di Trapani.
di Alice Oliverio
Il Manifesto, 23 novembre 2024
Il sottosegretario a Napoli rivendica ancora la frase sui soffocamenti. “Non voglio dare tregua alla mafia”. Poi rilancia: “Contrario a ogni svuota carceri”. “Ribadisco che non voglio dare tregua alla mafia”. Così il sottosegretario Andrea Delmastro torna a commentare la sua uscita sull’intima gioia che gli provoca sapere che i detenuti soffocano sul sedile posteriore dei nuovi mezzi della polizia penitenziaria. Di più, da Napoli, a margine dell’incontro organizzato dall’Unione Sindacati di Polizia Penitenziaria su “Carcere e criminalità 4.0. Sfide e opportunità per la polizia penitenziaria”, Delmastro insiste, aprendo anche squarci sulla sua vita domestica: “Mia moglie, quando mio figlio Giovanni continua a dire che non vuole finire i compiti, che vuole andare a guardare la tv o stare sul tablet, sapete che gli dice? Non ti lascio respirare finché non finisci i compiti. E non ho mai pensato che mia moglie volesse asfissiare mio figlio. Se avesse un senso letterale quella frase, dovremmo desumerne che uno in Italia compra le macchine asfissianti? Allora, dietro quei vetri ci sono i mafiosi al 41bis”.
di Angelo Picariello
Avvenire, 23 novembre 2024
“Il novanta per cento dei detenuti nelle carceri nemmeno dovrebbe essere lì”. L’affermazione è perentoria, e non riguarda solo i potenziali innocenti reclusi, ma anche - e soprattutto - i casi di persone colpevoli, sì, ma che trarrebbero maggiore giovamento per sé stessi e per la società da un espletamento della pena diverso dal carcere. Lo pensa, a ragion veduta, il professor John Braithwaite, considerato il “padre” della giustizia riparativa. E l’insufficiente deterrenza che mostra persino la pena capitale (basti pensare al proliferare di reati di sangue negli Usa che ancora la prevedono) impone di esplorare anche questa strada diversa, “che è anche più efficiente”, assicura Braithwaite, docente dell’Università di Camberra, insignito venerdì al Quirinale del premio Balzan.
di Conchita Sannino
La Repubblica, 23 novembre 2024
In Cdm le sanzioni per le toghe che commentano le norme di cui si occupano. Conflitto quotidiano. Un avviso al giorno. O un paletto, una stoccata o una nuova norma che delimiti il campo. Anche ieri, l’offensiva del governo sulla giustizia, che allarga il solco tra politica e magistratura, non conosce soste. Prima la presidente Giorgia Meloni: che rivendica con i sindaci dell’Anci la cancellazione dell’abuso d’ufficio, indicando come pericolo scampato “i lunghi e disonorevoli processi” per i buoni amministratori. Nelle stesse ore, da un convegno a Firenze, calano ancora sul caso migranti - i duri, affilati distinguo contro le toghe da parte di un autorevole parterre: Carlo Nordio, Alfredo Mantovano, Fabio Pinelli. I giudici siano “sottoposti alle leggi, non solo alla Costituzione, come dice la nostra Carta”, le loro bocche siano collegate “al raziocinio”. Di più: “Perché votare i politici se poi i giudici disapplicano le loro leggi?”. O anche: “Non c’è spazio per il diritto creativo”.
di Irene Famà e Paolo Festuccia
La Stampa, 23 novembre 2024
Il decreto legge nell’agenda del Consiglio dei Ministri di lunedì. Nordio: no al diritto creativo. Una battaglia lunga. Da una parte il governo e dall’altra le toghe. Il primo fronte è il prossimo decreto legge che il governo è pronto a varare lunedì in consiglio dei ministri, il secondo, apparentemente teoretico ma in realtà di sostanza, sul prevalere della giurisprudenza italiana al cospetto di quella europea. Vince l’una o l’altra. In sostanza, hanno ragione i giudici di Bologna che sul nodo “Paesi sicuri” hanno inviato le carte alla Corte europea o il governo che sulla crisi del centro migranti in Albania si è mostrato pronto a fare le barricate?
di Mario Di Vito
Il Manifesto, 23 novembre 2024
Il vicepresidente del Csm si schiera col governo. Critiche da Md e da Area: “Vorrebbe dei magistrati assoggettati al legislatore”. Anche Nordio all’incontro di Firenze: “Non c’è spazio per il diritto creativo”. Ma il presidente della Consulta Barbera ricorda che una norma si può disapplicare. L’incontro organizzato a Firenze dalla Corte dei conti s’intitolava “Giustizia al servizio del paese”. I convitati - soprattutto il ministro della Giustizia Carlo Nordio, il sottosegretario Alfredo Mantovano e il vicepresidente del Csm Fabio Pinelli - lo hanno evidentemente inteso come “Giustizia al servizio di chi governa il paese”. E così è passata un’altra giornata di attacchi della destra ai giudici. Questa volta il punto d’attacco è stato l’articolo 101 della Costituzione (“La giustizia è amministrata in nome del popolo. I giudici sono soggetti soltanto alla legge”).
di Valentina Stella
Il Dubbio, 23 novembre 2024
Responsabilità civile dei magistrati, il deputato di FI critica la norma attuale: via di fuga dagli errori. I magistrati non pagano mai per i loro errori. È questo il senso della polemica sollevata ieri dal deputato di Forza Italia, Enrico Costa. In un momento in cui il governo si appresta a varare nel Consiglio dei Ministri di lunedì una nuova norma sul disciplinare delle toghe che amplierà di molto le possibilità del ministro della Giustizia di esercitare l’azione disciplinare contro le toghe troppo esposte pubblicamente, il parlamentare azzurro rilancia anche la questione della responsabilità civile dei magistrati, definendola “una legge che è una immunità”. La storia la conosciamo: nel 1987, sulla scia di vicende giudiziarie considerate emblematiche di mala giustizia, come il caso Tortora, il Partito radicale propose un referendum per rendere più severa la legislazione in materia, per consentire a qualsiasi cittadino si sentisse danneggiato da un provvedimento di un magistrato, per dolo o colpa grave di quest’ultimo, di ottenere dal magistrato responsabile il risarcimento dei danni che questi gli aveva causato. L’ 80,21% degli italiani voleva che le regole cambiassero e solo il 19,79% votò no. Ciò nonostante, il Parlamento, con l’approvazione della cosiddetta “legge Vassalli”, disciplinò la materia in modo da vanificare del tutto l’esito del referendum. Poi arrivò la riforma del 2015, che mantenne l’attuale principio della responsabilità indiretta del magistrato, per cui l’azione risarcitoria rimane azionabile nei confronti dello Stato.
di Ermes Antonucci
Il Foglio, 23 novembre 2024
Negli ultimi dieci giorni tre processi per voto di scambio politico-mafioso che avevano travolto importanti amministrazioni locali sono finiti con l’assoluzione degli imputati. Fare politica, cioè cercare consensi, costituisce ormai una pratica da kamikaze. Fare politica a livello locale, cioè ottenere consensi (leggasi voti) per poter essere eletti a incarichi di governo, sta diventando impossibile. Anzi, costituisce ormai una pratica da kamikaze. Colpa di una magistratura che tende a vedere il marcio ovunque, ma anche di una politica che, pur di soddisfare gli istinti forcaioli dell’opinione pubblica, ha inasprito alcuni reati, rendendoli però sempre più evanescenti. Si prenda il reato di voto di scambio politico-mafioso. Vi forniamo un dato: solo negli ultimi dieci giorni, tre processi per voto di scambio politico-mafioso che avevano travolto importanti amministrazioni locali si sono conclusi con l’assoluzione dei politici coinvolti. Le vicende riguardano tre comuni del sud Italia, ma sappiamo che ormai la criminalità organizzata è presente su tutto il territorio nazionale.
di Francesco Patanè
La Repubblica, 23 novembre 2024
Zoom sui penitenziari dopo il caso Trapani: nelle strutture dell’Isola oltre 7mila reclusi, l’otto per cento in più. Negli istituti minorili di Palermo e Acireale alta tensione fra i ragazzini italiani e gli stranieri. Sono sovraffollate, non hanno medici né psicologi di supporto, in alcuni casi hanno zone senza luce e acqua e arrivano a ospitare fino a 18 detenuti in celle fatiscenti di 30 metri quadrati. Sono le carceri siciliane, 23 strutture fra case circondariali e istituti di pena che cadono a pezzi. Per sorvegliare i 7.073 detenuti il Dipartimento amministrazione penitenziaria (Dap) fa i salti mortali: mancano 584 agenti su un organico di 4.195 effettivi. “La carenza è generalizzata - dicono dall’ufficio del garante siciliano per i detenuti - come il sovraffollamento che per fortuna non arriva ai livelli delle regioni del nord. Il problema maggiore sono le strutture carcerarie ormai allo stremo”. I posti disponibili sono 6.518 a fronte di una popolazione carceraria che supera le 7 mila unità (di cui 1.008 stranieri). L’8 per cento in più.
Corriere della Calabria, 23 novembre 2024
“Il Governo si compiace del disagio, se non anche della sofferenza inferta ai detenuti nei trasferimenti sui blindati della Polizia Penitenziaria”. “Soltanto pochi giorni fa un giovane detenuto di 28 anni si è tolto la vita nella casa di reclusione di Catanzaro. La notizia, diffusa dalla stampa, suscita tristezza e rinnova il sentimento di sgomento, ci tocca da vicino, perché si tratta di un suicidio avvenuto nelle carceri cittadine e perché questo estremo gesto di disperazione denuncia ancora una volta, ove ve ne fosse la necessità, le gravi inadeguatezze che accompagnano la detenzione”. È quanto evidenzia in una nota il Consiglio Direttivo e l’Osservatorio Carcere della Camera Penale di Catanzaro “Alfredo Cantafora”.
- Ancona. Ha la scabbia, detenuto messo in isolamento tenta il suicidio: è grave
- Prato. Mazzetti: “Basta demagogia sul carcere, mancano agenti e figure apicali”
- Firenze. Il caso Sollicciano. L’ex cappellano attacca: “Carcere abbandonato”
- Catania. Giustizia riparativa, i costruttori supporteranno il reinserimento sociale dei detenuti
- Roma. Quel che resta di Olympe









