anconatoday.it, 23 novembre 2024
Aveva preso la scabbia e per questo era stato messo in isolamento. Lì ha tentato di uccidersi, impiccandosi con un laccio alle sbarre della finestra del bagno. Grave un detenuto di 50 anni, italiano. Il gesto risale a mercoledì scorso ed è avvenuto nel carcere di Barcaglione. A salvarlo sono stati i poliziotti della penitenziaria che si sono accorti e sono entrati nella cella tagliando subito il cappio. Lo hanno adagiato sul pavimento. Non respirava e hanno iniziato le manovre per rianimarlo. Nel frattempo è stato chiamato il 118 e sono arrivati i sanitari in carcere che hanno continuato con la rianimazione. Quando ha ripreso a respirare è stato portato d’urgenza in pronto soccorso all’ospedale di Torrette. Poi il trasferimento al nosocomio di Jesi dove è ricoverato in prognosi riservata. L’uomo era arrivato a Barcaglione da qualche mese, prima era nel carcere di Montacuto.
di Giovanni Fiorentino
firenzetoday.it, 23 novembre 2024
La deputata di Forza Italia punta il dito contro le problematiche della struttura. “Ho visto una situazione sicuramente difficile e complessa, ma non così drammatica come qualcuno vuol fare credere. A mio avviso, il problema principale del carcere di Prato, come già avevo denunciato ad agosto, è la pianta organica: mancano dipendenti e figure apicali. Lo scorso settembre ho consegnato una relazione al viceministro Francesco Paolo Sisto. E dopo il consiglio comunale, solleciterò altri interventi risolutivi”. È il pensiero della deputata Erica Mazzetti, al termine della visita effettuata nelle scorse ore all’interno del penitenziario di via Montagnola, a margine della quale ha preannunciato per il carcere di Maliseti un intervento da mezzo milione di euro che riguarderà l’efficientamento energetico della struttura e il rifacimento delle docce (sulla base di una delle carenze evidenziate).
La Nazione, 23 novembre 2024
Don Vincenzo Russo: “Forse dovrebbero essere trasferiti tutti i detenuti”. Su Sollicciano non intendendo placarsi i venti di bufera. Dopo l’ennesimo provvedimento del tribunale di sorveglianza che bacchetta l’amministrazione penitenziaria per le condizioni igienico-sanitarie del penitenziario, anche l’ex cappellano Vincenzo Russo torna sul tema dei diritti dei detenuti e soprattutto delle responsabilità dei vertici del dipartimento. “Nell’ultimo periodo il carcere di Sollicciano è senza direttore, a motivo di assenza per malattia”, esordisce il religioso. “Questa mancanza non è qualcosa che si possa trascurare - continua - dal momento che un luogo così gravato da preoccupanti problemi e questioni non risolte non può permettersi il lusso di rimanere senza riferimenti certi e soprattutto operativi”.
ancecatania.it, 23 novembre 2024
Intesa tra Ance, Ente Scuola Edile, Udepe e Associazione Difesa e Giustizia APS ETS. Prosegue l’impegno di Ance Catania nel sociale e nel processo di rieducazione dei condannati attraverso la formazione professionale e il lavoro. Un nuovo passo è stato fatto con il protocollo firmato dai Costruttori etnei, dall’Associazione Difesa e Giustizia APS ETS, dall’Ente Scuola Edile e dall’UDEPE (Ufficio Distrettuale di Esecuzione penale Esterna) di Catania. Tra i pilastri dell’accordo l’articolo 15 e il 17 della Costituzione che, rispettivamente, prevedono che “il trattamento del condannato e dell’internato è svolto avvalendosi principalmente dell’istruzione, della formazione professionale, del lavoro e della partecipazione a progetti di pubblica utilità, della religione, delle attività ricreative e sportive e agevolando opportuni contatti con il mondo esterno e i rapporti con la famiglia” e che “la finalità del reinserimento sociale dei condannati e degli internati deve essere perseguita anche sollecitando ed organizzando la partecipazione di privati e di istituzioni o associazioni pubbliche o private dell’azione rieducativa”.
di Eleonora Martini
Il Manifesto, 23 novembre 2024
A Regina Coeli, in scena la pièce delle ex detenute “Le donne del muro alto”. La cella dove Olympe de Gouges venne rinchiusa prima di salire al patibolo, rea secondo i suoi giudici - tutti uomini - di aver espresso nei suoi scritti proto femministi pensieri troppo libertari e contrari alla violenza di Stato, era “lunga 6 piedi e larga 4”. A conti fatti, equivalgono a circa 2,5 metri quadri, secondo il sistema metrico decimale che sarebbe stato introdotto di lì a poco nel mondo dalla Francia repubblicana giacobina. Non i 3 metri quadri di spazio vitale - esclusi arredamenti - richiesti oggi per ciascun detenuto dalla Convenzione europea dei diritti dell’uomo (a cui l’Italia ancora troppo spesso non si attiene), ma per essere il 1793 neppure così male, verrebbe da pensare.
di Andrea Polo*
Il Fatto Quotidiano, 23 novembre 2024
Marco ha 18 anni, Giovanni 14; ormai stanno per affacciarsi all’età adulta e, nonostante qualche arrabbiatura scolastica, dico con soddisfazione che sono dei bravi ragazzi e se c’è una cosa che mi rende orgoglioso di loro è il grande rispetto con cui trattano le altre persone e il modo con cui da sempre risolvono e hanno risolto i loro piccoli e grandi conflitti. Mai con le mani, sempre con le parole. Questo imprimatur, spero, farà di loro uomini corretti nei rapporti interpersonali; primo fra tutti quello con l’altro genere. Purtroppo, le cronache di questi anni raccontano troppo spesso di violenze e maltrattamenti nei confronti nelle donne e la mia paura, ammetto, è che sentirne parlare così spesso rischi di farci sembrare la cosa “normale”, quando normale non lo è affatto.
di Adil Mauro
Il Manifesto, 23 novembre 2024
Centri antiviolenza. Tra le luci e le ombre dei Centri in cui ci si occupa degli uomini che maltrattano. In Italia sempre più realtà associative affrontano la violenza contro le donne occupandosi degli uomini che la agiscono. I centri per uomini autori di violenza (Cuav) sono in rapido aumento, come evidenzia la seconda indagine nazionale del 2023 realizzata nell’ambito del “Progetto ViVa”, frutto di un accordo di collaborazione tra Cnr e Dipartimento per le pari opportunità. Al 31 dicembre 2022 i Cuav presenti sul territorio erano 94, con 141 punti di accesso totali tra sedi principali e secondarie.
di Giansandro Merli
Il Manifesto, 23 novembre 2024
Partono gli operatori sociali, l’ente gestore mantiene solo direttore e amministrativi. “Lo staff presente nei centri in Albania è stato ridotto al livello minimo, restano solo i lavoratori necessari per la manutenzione della struttura e per fornire i servizi di base agli agenti che si occupano della sicurezza e a quelli presenti nel penitenziario”, afferma l’eurodeputato tedesco di Volt Damian Boeselager. Ieri ha visitato il centro di Gjader con una delegazione del suo partito, “movimento progressista pan-europeo”, che a Strasburgo ha eletto cinque deputati. Nella visita ne erano presenti quattro - da Germania e Olanda - insieme ai co-presidenti italiani di Volt Daniela Patti e Guido Silvestri e a quella Ue Francesca Romana D’Antuono.
di Franz Baraggino
Il Fatto Quotidiano, 23 novembre 2024
Tra disillusione sui rimpatri e futuro incerto: “Si riparte ad aprile, forse”. Dopo il trattenimento di una ventina di migranti, tutti trasferiti in Italia per incompatibilità tra le procedure d’asilo svolte e il diritto europeo, nei centri di Shengjin e Gjader è rimasto solo il personale e gli operai che lavorano nei cantieri di strutture ancora da completare. Tanto che la visita della delegazione di Volt Europa e dei suoi europarlamentari “è stata accolta come piacevolissimo diversivo”, raccontano i due copresidenti del “primo partito paneuropeo” in Italia, Daniela Patti e Guido Silvestri, al termine del loro giro a Gjader. “Sulle procedure di rimpatrio non c’è un protocollo, dicono che va ancora definito”, è stato spiegato loro dai funzionari dell’ambasciata e di polizia che li hanno accompagnati. “Non è chiaro se chi non ottiene l’asilo va prima portato in Italia o se potrà essere imbarcato grazie a un accordo con l’aeroporto di Tirana”. Non proprio dettagli, ma poco male, per ora. Perché del cortocircuito normativo che ha bloccato i piani del governo non si tornerà a parlare fino al 4 dicembre, quando la Cassazione si pronuncerà sulla famosa questione dei “Paesi sicuri” e sui ricorsi del Viminale contro i decreti dei magistrati di Roma che a metà ottobre avevano liberato e inviato in Italia i primi 12 richiedenti.
di Francesca Spasiano
Il Dubbio, 23 novembre 2024
Le donne non sono più soltanto un bottino di guerra. Peggio: sono il terreno sul quale oggi si combattono i conflitti. Ad ogni latitudine, in ogni parte del mondo in cui il corpo delle donne è ancora usata come arma. Perché sono le donne, nelle zone di guerre, a pagare il prezzo più alto. Senza alcun bisogno di stilare una gerarchia del dolore tra le popolazioni civili che ne subiscono le conseguenze più drammatiche. È questo il messaggio che la senatrice Susanna Donatella Campione ha voluto rilanciare a una manciata di giorni dal 25 novembre. Componente della commissione Giustizia di Palazzo Madama e della delegazione italiana presso l’Assemblea Parlamentare dell’Osce, la parlamentare di Fratelli d’Italia è impegnata in una battaglia mirata a disciplinare l’uso della violenza sessuale come strumento di guerra. Una battaglia nazionale e internazionale, che si declina nel nostro Paese con un disegno di legge attualmente all’esame dalla commissione Giustizia. Un testo che riflette l’impegno assunto lo scorso luglio con il via libera della commissione politica dell’Osce alla risoluzione presentata da Campione.
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