di Gaia Tortora
La Nazione, 29 luglio 2024
Aumentano i suicidi nelle carceri italiane, con 60 vittime in diverse città. La situazione critica richiede interventi urgenti per garantire dignità e assistenza ai detenuti. Prato, Rebibbia, Brescia, Milano, Viterbo. Per lo più nomi di città di un terrificante bollettino di morte che ha raggiunto quota 60. Ecco, forse - chissà - se iniziassimo a dare un nome un volto a quei nomi che non sono città, ma persone identificate con il carcere dove sono recluse, le nostre coscienze avrebbero un minimo di sussulto. Forse. Perché ormai siamo totalmente assuefatti. E anche la conta dei suicidi che si aggiorna velocemente non ci colpisce più. Che importa. Provengono dalla discarica umana. Hanno sbagliato (ma in carcere c’è anche chi attende giudizio) e quindi chissenefrega.
di Andrea Gianni
Il Giorno, 29 luglio 2024
Il singolo da solo non può risolvere nulla, ci vorrebbe un’azione collettiva. servono più misure alternative”. “Le carceri sono polveriere, pronte a esplodere alla minima scintilla. Gli spazi per intervenire ci sarebbero, quello che manca è la volontà politica”. Luigi Pagano ha trascorso la sua vita professionale nel sistema carcerario. Entrato nell’amministrazione penitenziaria nel 1979, ha diretto diversi istituti fra cui, per 15 anni, San Vittore, uno dei penitenziari italiani con il peggior tasso di sovraffollamento. È stato provveditore regionale per la Lombardia, vicecapo del Dap nazionale, ha lanciato sperimentazioni e progetti innovativi. Ora, in pensione, osserva una situazione che resta “drammatica”, fra suicidi di detenuti, rivolte e problemi sedimentati nel tempo.
Zanettin (Fi): “Accolti nostri emendamenti significativi al dl carceri, ma c’è ancora tanto da fare”
Adnkronos, 29 luglio 2024
“Sono stati accolti tre nostri emendamenti significativi al dl Carceri, sul tema del sovraffollamento: la detenzione domiciliare, l’affidamento in prova ai servizi sociali e la possibilità per i detenuti tossicodipendenti di espiare la pena nelle comunità terapeutiche. Per quest’ultima misura, il governo ha anche stanziato finanziamenti specifici per coprire i costi del soggiorno nelle comunità. Siamo soddisfatti di questo compromesso, frutto di un dialogo importante con il governo, poiché queste misure contribuiranno a ridurre la pressione sul sistema carcerario”. Lo ha dichiarato a Sky Agenda il senatore e capogruppo di Forza Italia in commissione Giustizia a palazzo Madama Pierantonio Zanettin.
di Francesco Curridori
Il Giornale, 29 luglio 2024
Il segretario Coisp: “Norme che aspettavamo da anni”. “Il Dl Sicurezza contiene delle importanti innovazioni normative che chiedevamo da tempo”. A dirlo è Domenico Pianese, segretario generale del Coisp che, intervistato dal Giornale, affronta anche il tema del sovraffollamento delle carceri, uno dei temi caldi di queste settimane a cui il governo ha dedicato un altro decreto legge ad hoc.
di Concita De Gregorio
La Repubblica, 29 luglio 2024
Esistono reati inemendabili, reati così odiosi per cui nessuna pena, nessuna riabilitazione e pentimento possono bastare? E se sì, a giudizio di chi? Il nostro, il giudizio del popolo? O è alla legge che dobbiamo tutti obbedire? Basta, il carcere, a darti una seconda possibilità di vita o non puoi averla, e allora a cosa serve il carcere. Beccaria, torna! Ci piace di più la pena di morte?
di Viviana Daloiso
Avvenire, 29 luglio 2024
Le parole carpite durante il primo incontro tra i genitori e il figlio in carcere sono già diventate un caso. Perché crediamo che sia un errore averle rese pubbliche. Ce l’eravamo già chiesti un mese fa, quando divennero di dominio pubblico i verbali degli interrogatori di Filippo Turetta, coi particolari terribili della violenza su Giulia Cecchettin, il numero delle coltellate inferte sul suo corpo indifeso, l’uso meticoloso dei sacchi e dello scotch e del coltello: a che cosa serve che si sappia in modo analitico e minuzioso, fuori dai palazzi di giustizia e dai tribunali dove qualcuno deve decidere sulla pena giusta da comminare al giovane, come è materialmente avvenuto questo femminicidio? Diritto e dovere di cronaca, si dirà. Ma in quel caso Avvenire decise di non farla, la cronaca, di non indugiare in tanto orrore, tanto meno nella pubblicazione degli scatti di quella notte, con la povera ragazza strattonata, inseguita, trascinata sul marciapiede.
di Stefano Tallia*
casadeigiornalisti.it, 29 luglio 2024
Quando la difesa del diritto di cronaca passa anche dalla scelta di non pubblicare un verbale. Invitato dal Garante regionale dei detenuti Bruno Mellano e dal dipartimento di studi giuridici dell’Università di Torino, sono stato alcune settimane fa all’interno del polo universitario del carcere di Saluzzo. Una realtà piuttosto lontana da quanto leggiamo in queste settimane a proposito dei penitenziari italiani all’interno dei quali il sovraffollamento sta rendendo intollerabili le condizioni di vita. Pur non conoscendo dettagliatamente la situazione di quel carcere, nel corso dell’incontro mi sono fatto l’idea di una struttura nella quale, pur nella inevitabile durezza della condizione detentiva, quella visione del carcere come luogo di recupero e di riscatto delle persone scritta nella nostra Costituzione, abbia un qualche senso. Con gli studenti-reclusi abbiamo quindi discusso e ragionato del delicato rapporto tra informazione e giustizia e del tema, per i detenuti centrale, del diritto all’oblio. Un confronto utile a conoscere il punto di vista di chi è spesso protagonista delle cronache, un esercizio che credo tutti i giornalisti dovrebbero fare di tanto in tanto. Fino a qualche ora fa, avrei dunque voluto dedicare quest’ultima puntata del Diario prima della pausa estiva a un richiamo generale sulle parole che utilizziamo per raccontare questa realtà, che tante, troppe volte, difettano della necessaria sensibilità. A questi temi nei prossimi mesi l’Ordine dei Giornalisti del Piemonte dedicherà alcuni corsi di formazione e tuttavia, proprio un episodio avvenuto nel fine settimana mi suggerisce una riflessione più ampia sul giornalismo e le sue regole.
di Roberta Merlin
Corriere del Veneto, 29 luglio 2024
“Ora lui si rende conto di quello che ha fatto”. Parla Nicola Turetta, genitore dell’ex fidanzato di Giulia Cecchettin, accusato di averla uccisa l’11 novembre 2023: “Temevo che lui si potesse suicidare”. “Chiedo scusa per quello che ho detto a mio figlio: erano solo tante fesserie. Non ho mai pensato che i femminicidi fossero una cosa normale. Ho fatto quelle affermazioni solo perché temevo Filippo si suicidasse”. Mentre parla Nicola, il padre di Filippo Turetta, il 23enne di Torreglia, da novembre scorso nel carcere veronese di Montorio con l’accusa di avere sequestrato e ucciso l’ex fidanzata Giulia Cecchettin, ha la voce rotta dal pianto. Ieri mattina, è uscito di casa all’alba e si è diretto a piedi verso le campagne che circondano il piccolo paesino di Torreglia, nel Padovano, dove abita con il resto della famiglia.
di Andrea Pasqualetto
Corriere della Sera, 29 luglio 2024
Lo psichiatra: “Il padre dovrebbe dire al figlio: “Se tu sei qui è anche colpa mia”. Il giustificazionismo danneggia tutti”. E sulla rinuncia alla perizia psichiatrica per Turetta da parte della difesa: “Scelta saggia”. “Partirei dalla pietas, la prima parola che ritengo si debba pronunciare nei confronti di chi si trova nella difficile condizione di questi genitori. Quelle parole del padre al figlio si possono anche comprendere nell’immediatezza dell’arresto, dettate dalla paura del gesto autolesionista. Tuttavia ci sono dei punti su cui bisogna ragionare”.
di Manuela Modica
Il Fatto Quotidiano, 29 luglio 2024
La proposta bipartisan alla marcia silenziosa per Lorena Quaranta. Una modifica legislativa per escludere le attenuanti dai casi di femminicidio. È la proposta lanciata dal palco di Furci, in provincia di Messina, dai parlamentari di destra e sinistra presenti alla marcia contro la pronuncia della Cassazione. La Suprema corte ha annullato l’ergastolo di Antonio De Pace, assassino di Lorena Quaranta, rinviando gli atti alla Corte d’Assise d’Appello di Reggio Calabria perché venga valutata l’attenuante dello stress da Covid. Contro questa decisione, una marcia silenziosa è partita alle 19 di ieri, sabato 27 luglio, da casa di Lorena a Furci Siculo, il paese della costa ionica messinese dove la 27enne laureanda in Medicina viveva assieme a De Pace, infermiere due anni più grande della ragazza. Proprio a Furci si è consumato il femminicidio: Lorenza è stata strangolata al termine di una lite, il 31 marzo del 2020.
- Prato. Giovane si uccide in cella, tragedia senza fine: nelle carceri italiane dieci suicidi al mese
- Prato. Detenuto si uccide, è il terzo in 8 mesi. I sindacati: “Dogaia abbandonata dai vertici”
- Prato. Il Garante regionale dei detenuti: “Strage infinita, vergogna generale”
- Palermo. “Soffochiamo in celle minuscole, ascoltateci o ci lasciamo morire”
- Teramo. La direttrice: “Evitati 100 suicidi, non esiste un caso Castrogno”











