di Valentina Stella
Il Dubbio, 19 novembre 2024
Mentre l’Anm alza ancora i toni nei confronti di Nordio e il ministro replica alle critiche, ecco la lettera dei presidenti delle Corti d’appello. Che chiedono di fermare le norme con cui l’esecutivo assegna ai loro uffici i ricorsi sui migranti. Nessuna tregua fra magistratura e politica, anzi: da ambo le parti si affilano le armi per lo scontro finale: il referendum sulla separazione delle carriere. A nulla è servito il messaggio conciliatorio del ministro della Giustizia Carlo Nordio e del numero due di via Arenula, Francesco Paolo Sisto, dieci giorni fa alla festa per i sessant’ anni di Magistratura democratica. È trascorsa solo una settimana da allora e il clima è tornato nuovamente rovente.
di Domenico Quirico
La Stampa, 19 novembre 2024
Sanzioni e aiuti militari non hanno funzionato. Lo Zar ha il tempo dalla sua parte e aspetta Trump. Si sta per chiudere il sipario su migliaia di morti. Il caso è grave: mille giorni di inutile guerra. Quando si sono pronunciate queste poche sillabe, e intanto in Ucraina uomini e cose si rarefanno, appassiscono, cadono a pezzi, si è detto tutto, si è risposto a tutto e la vittoria non è nemmeno più una speranza. E allora siamo alla domanda, indefettibile: perché ci hanno ingannato promettendoci la vittoria? Chi dovrà renderne conto? L’argomento è scabroso, non lo nego. I progressi della tecnica, e della bugia, hanno reso molto feroci non soltanto questa guerra ma anche la (possibile) tregua. Non dimentichiamo questi due anni di malattia della verità, le false certezze per cui si è accettato un massacro progressivamente e umanamente premeditato: Putin sarà sconfitto, punto! Sarà Zelensky a stabilire quando la vittoria gli apparirà sufficiente perché totale! Mai trattative con Putin che è un criminale di guerra! L’economia russa non resisterà un mese al martello implacabile delle sanzioni! L’esercito russo è formato da aspiranti disertori portati in trincea con il fucile alla schiena! Eroismo ucraino e carri armati Leopard: risultato sicuro! A Mosca scoppierà la rivoluzione, oligarchi orfani di yacht e vacanze, generali umiliati, dissidenti impavidi fatevi sotto!
di Raffaella Chiodo Karpinsky
Avvenire, 19 novembre 2024
Dopo mille giorni la vita di chi in Russia si oppone alla logica della guerra è sempre più dura e a rischio. Eppure sono tanti quelli che continuano a resistere. Ognuno a modo suo esprime il dissenso. Chi pubblicamente andando incontro alle note conseguenze e chi nelle relazioni più strette imparando a schivare le delazioni che portano a perdere il lavoro, il conto in banca e alla gogna. Agenti stranieri e traditori della patria. Cresce la lista di chi viene arrestato, riceve condanne da due a vent’anni anni di carcere. Negli ultimi mesi è evidente - soprattutto dallo storico scambio di prigionieri e il rilascio di importanti figure politiche - il disegno che mira a dividere il fronte dell’opposizione.
di Guido Santevecchi
Corriere della Sera, 19 novembre 2024
Il maxiprocesso ha applicato la Legge di sicurezza cinese. Dieci anni al professore di diritto Benny Tai, fondatore del Movimento degli Ombrelli. Altri quattro anni di carcere a Joshua Wong. La lettura delle condanne ha fatto calare il sipario sul processo “Hong Kong 47” e su quel che restava del sogno democratico. Decine di esponenti dell’opposizione anticomunista dovranno scontare fino a dieci anni di carcere per aver violato la Legge di sicurezza nazionale cinese imposta nel 2020.
di Stefano Anastasia e Luigi Manconi
treccani.it, 18 novembre 2024
Alcuni anni addietro il capo del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria (al tempo il magistrato Santi Consolo, oggi Garante dei detenuti della Sicilia) diramò una “lettera circolare”, avente a oggetto le “Ridenominazioni corrette di talune figure professionali e altro in ambito penitenziario”. “In ogni comunità - esordiva il capo del DAP - il linguaggio svolge un ruolo fondamentale”, ma poi - sul punto di aprirsi a una dissertazione di sociolinguistica - tagliava corto, arrivando subito al punto: “soprattutto per il carcere”, perché “le Regole penitenziarie europee prevedono che la vita all’interno del carcere deve essere il più possibile simile a quella esterna e questa “assimilazione” deve comprendere anche il lessico”. Invece, proseguiva l’alto magistrato, i termini attualmente utilizzati nelle carceri riferiti ai detenuti sono spesso avulsi da quelli comunemente adottati dalla collettività [e questo] è causa di una progressiva e deprecabile infantilizzazione, di un isolamento del detenuto dal mondo esterno che crea ulteriori difficoltà per il possibile reinserimento.
di Francesco Kento Carlo
treccani.it, 18 novembre 2024
La modernità liquida ha creato una categoria di individui che non servono più: i “rifiuti umani”. Essi vengono espulsi ai margini della società, relegati in spazi invisibili e spesso dimenticati. Tuttavia, anche nei margini si possono creare nuove forme di vita sociale, nuove culture e nuovi linguaggi che non solo danno senso a quelle vite “scartate”, ma sfidano la stessa nozione di scarto (Zygmunt Bauman, “Vite di scarto”). L’assìste, il cellante, la domandina… Quante parole si incontrano e si scoprono durante le prime ore in un penitenziario, quante sillabe si combinano in modo inconsueto. Ormai sono tanti anni che tengo laboratori di scrittura rap all’interno delle minorili, e non smetto di scoprire termini nuovi, o quantomeno usati in modo decisamente lontano dalle abitudini dei liberi.
di Margherita Sermonti
treccani.it, 18 novembre 2024
Negli Istituti Penali Minorili sono ristretti minori e giovani fino ai 25 anni che abbiano commesso un reato prima del compimento della maggiore età. Più tardi si entra nel carcere dei grandi, meglio è. Non è difficile capire il perché. Attraverso “Barre. Rap, sogni e segreti in un carcere minorile” (Minimumfax, 2021), Kento conduce i lettori in uno di questi IPM con una prosa limpida e coinvolgente. Colpisce l’equilibrio del racconto, che non scade mai in facili ostentazioni di dolore, offrendo piuttosto una descrizione quasi chirurgica dell’esperienza con i giovani reclusi, inframmezzata di sensazioni e considerazioni personali. Il lettore coglie e interpreta, intuisce, scopre, unisce i puntini, imparando, osservando, empatizzando. Il fatto poi che, com’è ovvio, non siano presenti nel libro specifici riferimenti al carcere e ai ragazzi di cui si parla, rende astratti e quindi più universali luoghi e personaggi, come se sfogliassimo pagine di un’opera di finzione. Ne parliamo con l’autore.
di Carlo Bonini
La Repubblica, 18 novembre 2024
La logica tribale della politica come sopraffazione continua a fare premio su qualunque altra considerazione. E appare sempre più evidente la tentazione che si annida in questa destra di giocare la carta della provocazione permanente. Non più tardi di venerdì 15 novembre, le violenze durante le manifestazioni di Torino e le reazioni che ne erano seguite avevano consigliato un richiamo all’igiene delle parole. L’invito a una moratoria nell’uso di un linguaggio politico d’odio. Lo aveva fatto questo giornale. Ne aveva avvertito l’urgenza il presidente della Cei, il cardinale Matteo Zuppi, alla vigilia e in apertura del sinodo dei vescovi. Se ne era fatto interprete istituzionale il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi. Ebbene, il risultato è in questo weekend che ci lasciamo alle spalle trasformato dalla destra in un’ennesima e truculenta corrida lessicale.
di Giovanna Vitale
La Repubblica, 18 novembre 2024
I documenti varati all’unanimità dall’Anm: “Si respira un’aria pesante, attacchi per delegittimarci e assoggettarci”. La replica della Lega: “Meno convegni e più lavoro”. Forza Italia: “Solo un lungo piagnisteo”. Silenzio della premier. Non intendono più restare a guardare, i magistrati. Né subire in silenzio l’assalto contro singoli giudici e l’intera categoria, accusata dal governo di essere politicizzata solo per aver fatto il suo dovere: scrivere sentenze a norma di legge, criticate “perché sgradite all’indirizzo della maggioranza” di turno.
di Gabriella Cerami
La Repubblica, 18 novembre 2024
“Ai parlamentari democraticamente eletti spetta il compito di rappresentare il popolo italiano, non ai magistrati”. Il viceministro della Giustizia, Francesco Paolo Sisto, interviene nello scontro tra politica e giudici respingendo “le guerre di religione”. E sulla possibilità di spostare alle Corti d’appello alcune competenze in materia di migranti fa sapere che sono in corso approfondimenti.
- “Non siamo noi ad esondare. Vogliono che ci allineiamo”
- Se le sentenze dei giudici sono sgradite l’equilibrio dei poteri non va compromesso
- “Con le nuove norme 30mila ricorsi”, Corti a rischio paralisi
- Ivrea (To). Atti di autolesionismo in carcere: 156 episodi, +50% rispetto al 2023
- Alessandria. Malato e a fine pena, dovrà scontare al Don Soria l’ultimo mese di carcere









