di Giuseppe Agliastro
La Stampa, 28 luglio 2024
Berlino si indigna: “Non è tollerabile”. La dittatura di Lukashenko è tristemente nota per il disprezzo dei diritti umani e le “confessioni” strappate con la violenza. Un uomo in lacrime, rinchiuso in una cella angusta, che con la voce spezzata dall’angoscia si appella al dittatore Aleksandr Lukashenko affinché gli conceda la grazia. La tv di Stato bielorussa ha mandato in onda un video che ha subito suscitato un’ondata di indignazione. Prima di tutto nel governo di Berlino. Il giovane ripreso dalle telecamere - assicurano i media internazionali - è infatti un cittadino tedesco a cui il regime bielorusso ha riservato la più terribile delle pene: la condanna a morte. Una condanna dietro la quale si agitano le tensioni tra l’Occidente e il regime di Minsk, noto per le torture e le detenzioni politiche, e a sua volta stretto alleato di quello di Putin. E non sono pochi gli osservatori che in questa bieca spettacolarizzazione del dolore vedono un messaggio di Lukashenko alla Germania per un possibile scambio di detenuti che coinvolga anche il Cremlino.
di Valerio Palombaro
L’Osservatore Romano, 28 luglio 2024
Torture, maltrattamenti, detenzioni illegali e arbitrarie sono all’ordine del giorno nelle sovraffollate carceri della Repubblica Centrafricana. La denuncia contenuta in un rapporto delle Nazioni Unite, arriva a pochi giorni dalla segnalazione dell’Unicef secondo cui oltre dieci anni di conflitto protratto e di instabilità “mettono a rischio ogni singolo bambino” del Centrafrica. Due distinti rapporti internazionali che, oltre tornare sulla piaga della grave situazione socio-politica nel Paese, mettono in luce un’altra dolorosa realtà per i bambini. Perché anche i minori sono direttamente interessati dai contenuti del rapporto dell’Onu sullo stato delle prigioni. “Sebbene la Repubblica Centrafricana abbia firmato una Convenzione internazionale per non mettere i bambini in carcere, rimane il problema dell’assenza di un carcere minorile nel Paese”, spiega al telefono de “L’Osservatore Romano”, suor Elvira Tutolo, religiosa delle Suore di Santa Giovanna Antida Thouret originaria di Termoli: “Così i ragazzini che commettono piccoli o grandi crimini, cosa non inusuale a causa delle condizioni di povertà estrema, vengono sbattuti in celle sovraffollate insieme agli adulti. Senza diritti”. “Siamo entrati in questa problematica in maniera molto diretta- ricorda suor Elvira-. Nella località di Berberati stavamo a pochi passi dalla prigione e una volta abbiamo sentito delle grida: siamo rimasti scioccati nello scoprire che erano quelle di un ragazzo di soli 12 anni”.
di Ornella Favero*
Il Riformista, 27 luglio 2024
Quando gli studenti hanno più fiducia nei cittadini del ministro Nordio L’amnistia “rappresenta un fallimento dello Stato e verrebbe negativamente compresa dai cittadini”. Parole del ministro Nordio, che non ha molta fiducia nell’intelligenza dei cittadini italiani. E se provassimo a dimostrargli che se si fa conoscere davvero la realtà del carcere alla società, una parte consistente di quella stessa società potrebbe essere in grado di capire anche misure difficili come l’amnistia e l’indulto? Abbiamo provato a parlare di questi temi agli studenti, che nel carcere di Padova numerosissimi incontrano le persone detenute per parlare di pene e carcere, per ascoltare le loro storie e capire quanto sia facile da piccoli comportamenti a rischio scivolare nei reati, ma anche quanto è importante che la pena sia scontata in modo civile e umano.
di Gian Domenico Caiazza
Il Riformista, 27 luglio 2024
Non potevamo accomiatarci da Voi, cari lettori (per la sola pausa estiva, beninteso) in nessun altro modo che pronunciando, con tutto il fiato che abbiamo in corpo, la parola più impronunciabile di questo Paese: AMNISTIA. Chiunque si occupi dei problemi della giustizia italiana, che sono tanti, complessi ed impellenti, sa che il tema del sovraffollamento carcerario è una bomba da tempo innescata, destinata inesorabilmente ad esplodere di fronte alla irresponsabile inerzia della politica. Lo spettacolo parlamentare di queste ultime ore è la penosa messa in scena di questa pervicace ed ottusa irresponsabilità politica, fondata sul fraintendimento tra intransigenza punitiva e banalissima incapacità di governare fenomeni ed emergenze che lo Stato - ecco il punto - ha il compito esclusivo di risolvere.
di Stefano Musolino*
Il Riformista, 27 luglio 2024
Siamo di fronte a un’autentica emergenza umanitaria: bisogna tutelare la dignità umana di chi si trova in carcere. Ora più che mai è indispensabile una vera riforma del sistema dell’esecuzione penale. C’è “...un tempo per cercare e un tempo per perdere, un tempo per serbare e un tempo per buttare via, un tempo per stracciare e un tempo per cucire, un tempo per tacere ed un tempo per parlare...”, la litania del Qoelet percorre le menti della comunità giuridica, di fronte ai numeri del sovraffollamento delle nostre carceri a cui si sommano, come conseguenza agghiacciante, quelli dei suicidi dei detenuti e del personale di Polizia Penitenziaria.
di Nicola Mazzacuva*
Il Riformista, 27 luglio 2024
E ormai del tutto ricorrente la segnalazione dell’eccezionale incremento delle leggi penali. Si versa nella stagione del diritto penale ‘massimo’ (ovvero `totale’) ed è divenuto non solo impossibile conoscere tutti i reati ‘legalmente’ previsti, ma financo calcolarne l’esatto numero: il che risulta davvero incredibile e allarmante. Orientamenti rigoristici prevalgono, poi, anche nel momento di commisurazione della pena. Del resto, l’ampliata possibilità di applicare una ‘pena carceraria’ costituisce il (quasi obbligato) esito di interventi legislativi spesso volti soltanto ad incrementare il trattamento sanzionatorio.
di Giuseppe Belcastro*
Il Riformista, 27 luglio 2024
Albeggiava l’anno 2013 quando la Corte di Strasburgo, investita dal dolore di sette persone detenute nelle carceri italiane, incominciava la motivazione della storica sentenza Torreggiani con devastante semplicità: “La Corte rammenta che la carcerazione non fa perdere al detenuto il beneficio dei diritti sanciti dalla Convenzione. Al contrario, in alcuni casi, la persona incarcerata può avere bisogno di una maggiore tutela proprio per la vulnerabilità della sua situazione e per il fatto di trovarsi totalmente sotto la responsabilità dello Stato”.
di Eriberto Rosso*
Il Riformista, 27 luglio 2024
La modifica dell’art. 79 della Costituzione, per come intervenuta con la legge costituzionale 6 marzo 1992, n. 1, si è costruita una rigida gabbia per la concessione di amnistia e indulto, prevedendo la maggioranza qualificata dei 2/3 dei parlamentari per deliberare i provvedimenti di clemenza. Al contempo, però, con quella legge il Parlamento ha rivendicato a sé il potere di una risposta politica a situazioni straordinarie che coinvolgono il sistema penale e la macchina repressiva dello Stato. Si è così posto fine ad antichi retaggi sul potere di clemenza riservato all’imperatore, al principe, al Papa o al Presidente, per spostare il centro della responsabilità politica dell’atto di estinzione dei reati o di abbuono della pena verso il Parlamento, quale organo di espressione della volontà popolare.
di Franco Insardà
Il Dubbio, 27 luglio 2024
Dall’inizio dell’anno si sono tolte la vita 59 persone: l’ultimo caso a Rebibbia. Le opposizioni attaccano, ma Ostellari ribadisce: “No allo svuota-carceri”. Ormai anche la conta dei suicidi si è trasformata in qualcosa di rituale. Oggi l’ennesimo, questa volta a Rebibbia, dove un giovane detenuto di 30 anni si è impiccato nella sua cella del reparto g12 del carcere romano. Per lui non c’è stato nulla fare, nonostante i soccorsi. Sono già 59 le persone che si sono tolte la vita in carcere dall’inizio dell’anno, alle quali vanno aggiunti i sei agenti della polizia penitenziaria che non ce l’hanno fatta più a reggere il peso della invivibilità in carcere. Sì perché, come diceva Marco Pannella, in carcere ci sono tutti sia i detenuti che i detenenti. E tutti soffrono di questa condizione ormai disperata, ben fotografata dall’ultimo rapporto dell’associazione Antigone. Al 30 giugno 2024, le carceri italiane ospitavano 61.480 detenuti a fronte di soli 51.234 posti regolamentari. Il tasso di affollamento ufficiale è del 120%, ma la situazione è ancora più grave se si considerano i posti effettivamente disponibili, infatti, tenendo conto dei 4.123 posti non utilizzabili, il tasso reale di affollamento sale al 130,6%.
di Mariastella Gelmini*
Il Dubbio, 27 luglio 2024
La maggioranza non ha il coraggio di rispondere a una situazione che il Presidente Mattarella, citando la drammatica lettera dei detenuti dal carcere di Brescia, ha definito “indecorosa per un Paese civile”. La discussione sul cosiddetto decreto carceri del Governo al Senato e il rinvio sine die del disegno di legge Giachetti alla Camera dimostrano, purtroppo, che la maggioranza non ha il coraggio di rispondere a una situazione che il Presidente Mattarella, citando la drammatica lettera dei detenuti dal carcere di Brescia, ha definito “indecorosa per un Paese civile”. Il tasso di affollamento è attualmente al 130 per cento, il 27 per cento dei reclusi ha a disposizione meno di 3 mq e si contano purtroppo 58 suicidi da inizio anno. Numeri impietosi che confermano le gravi condizioni in cui versano le carceri italiane, a scapito non solo dei detenuti ma anche della Polizia Penitenziaria, del Terzo Settore e di chi opera in queste strutture ogni giorno.











