di Cecilia Ferrara e Angela Gennaro
Il Domani, 26 luglio 2024
Giovedì 25 luglio l’ennesima protesta nel Centro per il rimpatrio. Dove l’uso degli psicofarmaci è schizzato alle stelle e un accesso agli atti ha mostrato moltissimi “eventi critici” di cui la metà riguardano i tentativi di suicidio. Ma spesso la malattia psichiatrica per i medici della struttura non è una ragione sufficiente per l’inidoneità alla detenzione. Il Cpr, centro per i rimpatri, di Ponte Galeria a Roma è di nuovo in rivolta. Oggi, intorno a mezzogiorno, è scattata l’ennesima protesta: materassi bruciati, gravi danneggiamenti, persone salite sui tetti e che sono riuscite a fuoriuscire dai loro “settori” per arrivare fino ai corridoi che collegano i vari moduli. Secondo le testimonianze che arrivano dall’interno della struttura, le forze dell’ordine sarebbero intervenute e il bilancio, al momento, sarebbe di una 2 persone trattenute che hanno avuto bisogno di intervento medico, e di 4 agenti e un funzionario della questura “refertati” in ospedale di cui uno con una contusione ad un polso. La rivolta sarebbe rientrata in seguito all’intervento della squadra mobile della polizia I trattenuti sono stati lasciati senza pranzo.
di Franz Baraggino
Il Fatto Quotidiano, 26 luglio 2024
Magi e Orfini a Piantedosi: “La Prefettura sapeva, spieghi”. Appena un mese fa Trieste aveva assistito allo sgombero del famigerato Silos, il fatiscente edificio accanto alla stazione ferroviaria, già magazzino portuale dell’Impero austroungarico, dove transitanti e richiedenti asilo giunti dalle rotte balcaniche si accampavano a causa di un sistema di accoglienza inadeguato. Anni e anni senza far nulla, con società civile e terzo settore a sopperire alle mancanze delle istituzioni, nonostante l’accoglienza di chi domanda protezione sia obbligatoria per legge. C’è voluta la visita di Papa Francesco e del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, in città a inizio luglio per la 50a edizione delle Settimane sociali dei cattolici italiani, perché quella vergogna fosse definitivamente chiusa e tuttavia, ancora una volta, senza soluzioni alternative strutturali. Ma sono bastate poche settimane perché il capoluogo del Friuli-Venezia Giulia tornasse a far parlare di sé per il livello delle sue strutture di accoglienza.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 25 luglio 2024
I decreti rave, Cutro, Giustizia, Caivano e il pacchetto sicurezza hanno creato nuovi reati, aumentando le pene. Sempre e solo repressione, portando agli estremi la politica panpenalistica che ha attraversato varie legislature. Un’analisi approfondita viene cristallizzata dal dossier dell’associazione Antigone da poco presentato, portando all’attenzione pubblica una serie di provvedimenti significativi adottati dal governo Meloni, evidenziando le implicazioni e le critiche legate a ciascuno di essi. Tutto è penale, tutto è condanna e nuovi reati.
di Vincenzo R. Spagnolo
Avvenire, 25 luglio 2024
Se il sovraffollamento carcerario non fosse una questione tremendamente seria, si potrebbe essere tentati di considerare surreale il dibattito politico in corso sulle misure da adottare per provare a sfoltire le presenze negli istituti di pena. Purtroppo, mentre nelle Camere maggioranza e opposizioni si scontrano duramente su due testi distinti (il decreto legge governativo “Carcere sicuro”, all’esame del Senato, e la proposta di legge del deputato Roberto Giachetti sulla liberazione anticipata alla Camera), nei 190 penitenziari italiani i problemi restano tanti e tali da aver portato le condizioni di vita dei 60mila detenuti (10mila in più della capienza) oltre il limite del sopportabile.
di Alessandro Parrotta*
Il Dubbio, 25 luglio 2024
Erving Goffman, sociologo delle istituzioni canadese del Novecento, nel suo fondamentale trattato Asylums, dedica la prima parte all’analisi di quelle che lui identifica come le “istituzioni totali”: tra quest’ultime, come noto, figura il carcere. Gli istituti penitenziari, come osserva il sociologo, prevedono in qualche modo una replica, in piccolo, della società esterna, diversificata, stratificata e con leggi proprie: al loro interno, la divisione principale è quella che separa la popolazione detenuta, da un lato, dall’Amministrazione penitenziaria (lo “staff”, come chiama Goffman), dall’altro.
di Sara Tirrito
Il Fatto Quotidiano, 25 luglio 2024
Pene più dure per le madri, anche se questo comporta danni permanenti sui figli molto piccoli. La maggioranza di governo non cede di un millimetro sulle misure alternative per le detenute con bambini al seguito. I partiti di opposizione avevano presentato una serie di emendamenti in commissione Giustizia al Senato per finanziare le case famiglie protette e potenziare gli Istituti a custodia attenutata per le madri (Icam), ma martedì 23 luglio hanno abbandonato il tavolo accusando una “mancanza di confronto”. Eppure, proprio Forza Italia e Lega in passato avevano mostrato aperture, tanto che nel 2022 hanno votato a favore della proposta di legge Siani sulle case protette (poi fallita).
di Francesco Rotondi
Il Domani, 25 luglio 2024
Non si tratta di lavoro in funzione espiatoria, ma nemmeno semplicemente di lavoro come strumento rieducativo; si tratta invece di utilizzare il lavoro come leva per rappresentare all’interno delle mura carcerarie lo strumento di riscatto sociale. Il dibattito politico e la cronaca di quanto accaduto nel carcere di Trieste nelle scorse settimane, ampiamente documentato sulla vostra testata, devono indurre a riflettere approfonditamente sul tema delle carceri e sul ruolo del lavoro rispetto alla detenzione. Prima di cimentarsi in valutazioni opinabili occorre muovere da numeri che opinabili non sono. In primo luogo, va osservato che, nel nostro paese, sono in stato di detenzione circa 61mila persone, di cui il 4,3 per cento sono donne e il 31,3 per cento sono stranieri: ciò a fronte di una capienza delle strutture di circa 51.700 posti. In questo quadro, occorre rilevare che dei detenuti oggi presenti nelle carceri italiane circa seimila usciranno dallo stato di detenzione entro un anno, e il 35,7 per cento ha un fine pena al più pari a 4 anni. Occorre anche aggiungere che a oggi nel corso dell’anno si sono verificati 56 suicidi, un record.
di Stefano Monti
formiche.net, 25 luglio 2024
Perché non considerare i detenuti come potenziali imprenditori? Limitarsi a chiedere cosa possa fare la società per i detenuti, senza interrogarsi sul contrario, è una forma sottile di discriminazione che li identifica come un problema anche quando potrebbero essere una potenziale soluzione. È di questi giorni la pubblicazione dell’annuale rapporto nel quale Antigone analizza le condizioni nelle carceri italiane. Una condizione che risulta chiara già dalla scelta del titolo di questa ventesima edizione del rapporto “Nodo alla gola”. Ci si riferisce, chiaramente, al numero di suicidi che tra il 2023 e i primi mesi del 2024 è stato più volte al centro dell’opinione pubblica. Ma si riferisce anche a tutte quelle potenziali condizioni che, di fatto, rendono il percorso riabilitativo meno edificante di quanto potrebbe essere.
Il Foglio, 25 luglio 2024
È giusto che chi ha sbagliato paghi, perché occorre rieducazione; è altresì vero che oggi, con questo sovraffollamento, le persone detenute vengono poco alla volta, giorno dopo giorno, defraudate della loro umanità, e questa cosa deve fare paura, e fa concretamente spavento. Pubblichiamo la lettera dei detenuti del Gruppo diritti umani della Casa Circondariale Nerio Fischione ex Canton Mombello, a Brescia, una delle carceri più affollate d’Italia, inviata a Sergio Mattarella, e citata ieri dal capo dello stato nel suo discorso alla cerimonia del ventaglio.
di Ilaria Sacchettoni
Corriere della Sera, 25 luglio 2024
Vertice con Bongiorno e Nordio, ridotte le richieste di Forza Italia. Resta l’Aventino dell’opposizione, duello in Aula. Più scontro finale che dibattito fisiologico quello sul decreto Carceri. Maggioranza e opposizione si affrontano affilando le armi in previsione di mercoledì prossimo, quando il provvedimento - sul quale probabilmente sarà posta la fiducia - approderà nell’aula del Senato. È lì che la minoranza presenterà i propri emendamenti, dopo aver abbandonato martedì sera i lavori in commissione. L’Aventino è continuato anche ieri, con la richiesta al governo di riformulare il decreto alla luce delle emergenze carcerarie (dal sovraffollamento ai suicidi, passando per le condizioni degradanti dei detenuti in Italia).
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