di Michela Santoro
laquilablog.it, 16 novembre 2024
Stamani la cerimonia conclusiva del Premio, al Ridotto del Teatro comunale.”Essere qui oggi è per me un’esperienza profondamente toccante. La poesia - ha dichiarato, da dentro il Carcere, il poeta e saggista, Durs Grunbein, ospite d’onore del XXIII Premio Letterario Internazionale ‘L’Aquila BPER Banca, intitolato a Laudomia Bonanni’ - è un linguaggio di libertà, una via per esplorare il mondo interiore e per comunicare emozioni e pensieri che spesso restano nascosti. Incontrare i detenuti e ascoltare le loro domande, mi ha ricordato quanto sia potente la parola, soprattutto in un luogo come questo, per riaffermare la propria umanità e trovare nuovi strumenti per affrontare la vita, una volta fuori da queste mura. È stato un onore, per me, entrare dentro il Carcere e condividere, con detenuti e studenti, questa passione per le parole e per le storie che portano con sé”.
di Michele Brancale
La Nazione, 16 novembre 2024
La psicopedagogista nata a Sesto Fiorentino era solita visitare i detenuti dell’ospedale psichiatrico di Montelupo, trascrivendone le storie che essi le raccontavano, raccogliendole in dei volumi: oggi c’è un trust che ne cura la pubblicazione. Il recente decreto carceri ha suscitato da agosto molte polemiche. La sensazione è che tanti nodi siano rimasti irrisolti, pur con alcune indicazioni positive, come quelle relative alla riabilitazione dei detenuti tossicodipendenti. Il punto è proprio rendersi conto di cosa sono le carceri oggi, in cui la popolazione è spesso caratterizzata da problemi psichici, tossicodipendenza e indisponibilità di casa quando si esce. L’ospedale psichiatrico di Montelupo può per certi versi fare da scuola a tutte le carceri italiane, dove la popolazione “psichica” è molto diffusa, anche per effetto delle tossicodipendenze, e vi sono centri clinici per i detenuti che presentano particolari patologie. Tutta la storia maturata tra le mura dell’ex ospedale può essere di grande utilità per affrontare non pochi aspetti dell’emergenza carceri, ma per farlo bisogna ascoltare e ascoltare tanto.
di Valeria Balocco
marieclaire.it, 16 novembre 2024
Gli incontri del giovedì: nel carcere di San Vittore a Milano un progetto con le carcerate ideato da Federica Berlucchi. Prima ci sono i cancelli automatici e poi un portone di ferro. Lì lasci la tua borsa e il cellulare, ti spogli di tutti gli strumenti che ti permettono di avere un rapporto col mondo fuori. Dopo c’è il rumore stridente delle chiavi che girano nella toppa dell’entrata di ferro del braccio femminile - che si richiude dietro di te appena dentro - cui non riesco proprio ad abituarmi. Ho imparato a gestire l’aria ferma, il sole che passa dalle finestre e disegna sul pavimento quadrati e rettangoli, i cieli uggiosi che rendono necessaria la luce accesa durante gli incontri anche se si svolgono nelle prime ore del pomeriggio.
ravennawebtv.it, 16 novembre 2024
“Vivere senza la chiave. Dialoghi tra carcere e città” è l’appuntamento in programma sabato 16 novembre al Teatro Capuccini, via Canal Grande 55, a Faenza. A partire dalle 18.30 si terrà un incontro con frate Ignazio De Francesco. Dopo l’incontro, alle 20.45, è in programma uno spettacolo teatrale tratto dal libro dello stesso De Francesco “Vivere senza la chiave”. In scena Joseph & Bros. “Una rappresentazione molto intensa che ha visto la sua ‘prima’ nel carcere della Dozza, per volontà dell’autore del testo da cui è stato tratto lo spettacolo teatrale. Si tratta di Joseph & Bros, con la regia di Alessandro Berti, attore regista e drammaturgo, in scena con Francesco Mariuccia e Savì Manna. Il testo lo ha scritto Ignazio De Francesco, monaco dossettiano, islamologo, co-fondatore di Eduradio. Si chiama Giuseppe e i suoi fratelli, dal suo libro ‘Vivere senza la chiave’, Zikkaron Edizioni, una piccola casa editrice che pubblica testi preziosi”.
di Gianluca Iovine
Il Dubbio, 16 novembre 2024
Nel suo trentennale, il Med Film Festival è ormai un ponte stabile tra le culture dei Paesi del Mediterraneo e oltre. La kermesse vanta importanti partners istituzionali e privati quali MiBac, Ministero degli Esteri, DAP del Ministero della Giustizia, Regione Lazio, Comune di Roma, Commissione Europea, Fondo Asilo Migrazione e Integrazione, IOM UN Migration, Cinecittà, Amnesty International e WWF; oltre ad ambasciate di Francia, Spagna, Marocco, e media come Avvenire, Ansa, RAI Movie, per citarne alcuni; cosa che permette di superare la semplice rassegna, creando occasioni di finanziamento offrendo masterclass originali; mostrando progetti audiovisivi e sociali, scoprendo nuove tendenze artistiche della contemporaneità, ben oltre i confini del Mare Nostrum. E il pubblico apprezza, avvicinandosi a sogni e sofferenze di popoli distanti, narrati con delicatezza e sapienza espressiva.
di Gery Palazzotto
Il Foglio, 16 novembre 2024
Da don Cozzi che raccoglie le memorie di Brusca a Mario Frittitta. Dal gesuita Pintacuda a padre Sorge. Il difficile dialogo con l’oscurità. Marcello Cozzi si presenta come prete, lucano, impegnato da decenni sul versante del disagio sociale, nell’educazione alla legalità e alla giustizia, nel contrasto alle mafie e nell’accompagnamento ai pentiti di mafia e ai testimoni di giustizia. Racconta che dal 2004 è stato contattato da più di cento mafiosi e che con almeno cinquanta di loro continua a sentirsi, scriversi e vedersi. Talvolta l’accompagnamento sfocia in un libro. L’ultimo raccoglie le memorie di Giovanni Brusca che con malcelata modestia afferma: “Sono stato ritualmente affiliato all’età di 19 anni, credo di essere stato uno dei più giovani nella storia di Cosa nostra…”. L’ex enfant prodige che è maturato straziando corpi di giudici e poliziotti, strangolando bambini, sciogliendo i nemici nell’acido, oggi è un tranquillo pensionato del crimine. Si è definito lui stesso “un animale” e ha lasciato il carcere in virtù degli sconti di pena per i collaboratori di giustizia. “Un animale” in libertà.
di Giorgio Paolucci
Avvenire, 16 novembre 2024
È la prima volta che un capo dello Stato partecipa all’iniziativa donando un pacco al Banco, esattamente come ogni anno fanno altre 5 milioni di persone. Le ragioni di una straordinaria provocazione. È la prima spesa solidale di un capo dello Stato. Ed è anche la prima ad essere stata consegnata al Banco Alimentare in questa Giornata nazionale della Colletta alimentare 2024. Anche il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha espresso il suo sostegno all’iniziativa, concedendo l’Alto Patronato accompagnato da un pacco grigio, impreziosito dal tricolore. Un gesto significativo di vicinanza e solidarietà. Fino al 30 novembre sarà possibile donare la spesa anche online su alcune piattaforme dedicate: per conoscere le varie modalità di acquisto dei prodotti e i punti vendita aderenti all’iniziativa è possibile consultare il sito colletta.bancoalimentare.it.
di Luigi La Spina
La Stampa, 16 novembre 2024
Protestare è legittimo, ma così non si aumentano certamente i consensi per i motivi della protesta e per chi protesta. Il corteo di studenti era partito a Torino con alcune motivazioni sulla riforma Valditara per la scuola e sulle nuove regole dell’Università anche condivisibili, ma, purtroppo è degenerato con forme di violenza inaccettabili. Alla manifestazione si sono aggiunte subito le solite accuse contro Israele e la guerra in Palestina. Anche in questo caso, comprensibili le proteste per come il governo di Netanyahu si sta comportando, ma il modo con il quale lo si è fatto, con alcuni episodi di violenza ingiustificabili, è inammissibile. Non si capisce davvero perché i manifestanti abbiano fatto irruzione al Museo del cinema, alla Mole Antonelliana, simbolo di Torino e di tutti i torinesi, senza distinzioni di parte. Né imbrattare i principali monumenti del centro cittadino ha alcuna motivazione. Senza senso è stato anche l’ingresso violento in alcune sedi private e sono soprattutto gravi alcuni richiami al periodo più oscuro degli anni 70 del secolo scorso, come le tre dita per simboleggiare la pistola P38, un ricordo di quegli spezzoni di Autonomia operaia protagonisti di tanti episodi criminali.
di Daniele Nalbone
Il Manifesto, 16 novembre 2024
Le reazioni “Inaccettabili scene di violenza e caos a opera dei soliti facinorosi”, dice Palazzo Chigi. Schlein: “Speculazioni”. “È stato celebrato il No Meloni day all’insegna dell’aggressione alle forze dell’ordine, quando approveremo definitivamente il Ddl sicurezza festeggeremo il Meloni day”. La dichiarazione del sottosegretario alla giustizia Delmastro, in mezzo alle tante degli esponenti di destra, è esemplare per la sua chiarezza. Come si è visto sabato scorso a Bologna, quando dalle ricostruzioni ufficiali è scomparsa la provocazione di Casapound, governo e maggioranza hanno deciso di calvalcare ogni protesta giovanile in funzione dell’approvazione del Ddl sicurezza. E il copione è stato declinato allo stesso modo anche per lo sciopero degli studenti di ieri. Il via libera lo ha dato Meloni che sui social ha parlato di “inaccettabili scene di violenza e caos a opera dei soliti facinorosi”.
di Danilo Paolini
Avvenire, 16 novembre 2024
Troppo giovani per ricordare quegli anni terribili, non abbastanza giovani per essere giustificati. Tra i tanti gesti brutti e da condannare compiuti nei cortei di ieri per il cosiddetto “No Meloni day”, in particolare in quello di Torino, si è rivisto “quel” gesto: l’indice e il medio della mano uniti, il pollice aperto a simboleggiare una pistola, la Walther P38 appunto, arma prediletta dall’estremismo rosso negli anni 70 del secolo scorso. Anni che ogni italiano di buon senso - quali che siano le sue idee politiche - sperava definitivamente archiviati. E invece riecco quel gesto, fatto da studenti che, ripetiamo, sono troppo giovani per ricordare e troppo cresciuti per essere giustificati. Tanto più se spalleggiati da attivisti che a quel passato in qualche modo si rifanno.
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